IL PRESEPE “SICILIANO”

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La Storia del Presepe

La prima descrizione della Natività ci giunge dagli evangelisti Luca e Matteo. Nei loro brani, infatti, c’è già tutta la sacra rappresentazione che a partire dal medioevo prenderà il nome latino di praesepium ovvero recinto chiuso, mangiatoia. Proprio Luca, infatti narra dell’umile nascita di Gesù “in una mangiatoia perché non c’era per essi posto nell’albergo” (Lc 2,7) dell’angelo che annunciò l’evento ai pastori presso i loro rifugi, dei magi venuti da oriente seguendo la stella, per adorare il Bambino che i prodigi del cielo

annunciano già re.

A partire dal IV secolo la Natività diviene uno dei temi dominanti dell’arte religiosa e in questa produzione spiccano per valore artistico: la natività e l’adorazione dei magi del dittico composto da cinque parti in avorio e pietre preziose che si ammira nel Duomo

di Milano e che risale al V secolo e i mosaici della Cappella Palatina a Palermo, del Battistero di S. Maria a Venezia e delle Basiliche di S. Maria Maggiore e S. Maria in Trastevere a Roma. In queste opere dove si fa evidente l’influsso orientale, l’ambiente

descritto è la grotta, che in quei tempi si utilizzava per il ricovero degli animali, con gli angeli annuncianti mentre Maria e Giuseppe sono raffigurati in atteggiamento ieratico simili a divinità o come soggetti secondari quasi estranei all’evento rappresentato. Dal secolo XIV la Natività è affidata all’estro figurativo degli artisti più

famosi che si cimentano in affreschi, pitture, sculture, ceramiche,argenti, avori e vetrate che impreziosiscono le chiese e le dimore della nobiltà o di facoltosi committenti dell’intera Europa, valgano per tutti i nomi di Giotto, Filippo Lippi, Piero della Francesca,

il Perugino, Dürer, Rembrandt, Poussin, Zurbaran, Murillo, Correggio, Rubens e tanti altri. Il presepe come lo vediamo rappresentare ancor oggi, nasce secondo la tradizione dal desiderio di San Francesco di far rivivere in uno scenario naturale la nascita di Betlemme coinvolgendo il popolo nella rievocazione che ebbe luogo a Greccio la notte di Natale del 1223. L’episodio fu poi rappresentato magistralmente da Giotto nell’affresco della Basilica Superiore di Assisi.

Primo esempio di presepe inanimato, a noi pervenuto, è quello che Arnolfo di Cambio scolpisce nel legno nel 1280 e del quale oggi si conservano le statue residue nella cripta della Cappella Sistina di S. Maria Maggiore in Roma. Da allora e fino alla metà del 1400 gli artisti modellano statue di legno o terracotta che sistemano davanti a un fondale pitturato riproducente un paesaggio che fa da sfondo alla scena della Natività; il presepe è esposto all’interno delle chiese nel periodo natalizio. Culla di tale attività artistica fu la Toscana ma ben presto il presepe si diffuse nel regno di Napoli ad opera di Carlo III di Borbone e nel resto degli Stati italiani.Nel ‘600 e ‘700 gli artisti napoletani danno alla sacra rappresentazione un’impronta naturalistica inserendo la Natività nel paesaggio campano ricostruito in scorci di vita che vedono personaggi della nobiltà, della borghesia e del popolo rappresentati nelle loro occupazioni giornaliere o nei momenti di svago: nelle taverne a banchettare o impegnati in balli e serenate. Nel ‘700 si diffonde il presepio meccanico o di movimento che ha un predecessore in quello costruito da Hans Schlottheim nel 1588 per Cristiano I di Sassonia. La diffusione a livello popolare si realizza nel ‘800 quando ogni famiglia in occasione del Natale costruisce un presepe in casa riproducendo la Natività secondo i canoni tradizionali con materiali – statuine in gesso o terracotta, carta pesta e altro – forniti da un fiorente artigianato. In questo secolo si caratterizza l’arte presepiale della Puglia, specialmente a Lecce, per l’uso innovativo della cartapesta, policroma o trattata a fuoco, drappeggiata su uno scheletro di fil di ferro e stoppa. A Roma le famiglie importanti per ricchezza gareggiavano tra loro nel farsi costruire i presepi più imponenti, ambientati in città o nella campagna romana, che permettevano di visitare ai concittadini e ai turisti. Famosi quello della famiglia Forti posto sulla sommità della Torre degli Anguillara, o della famiglia Buttarelli in via De’ Genovesi riproducente Greccio e il presepe di S. Francesco o quello di Padre Bonelli nel Portico della Chiesa dei Santi XII Apostoli, parzialmente meccanico con la ricostruzione del lago di Tiberiade solcato dalle barche e delle città di Gerusalemme e Betlemme.

IL PRESEPE IN SICILIA

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La tradizione tipicamente italiana del presepe si realizza in forme estetiche e stilistiche diverse che risentono dell’allocazione geografica e dei diversi periodi storici. Il presepe Siciliano usa particolari materiali come la cera, il corallo,l’avorio,l’osso,la madreperla,l’alabastro e materiali propri di alcune zone dell’isola. In Sicilia l’arte presepiale risente degli influssi della scuola napoletana soprattutto per ciò che riguarda l’ambientazione come la riproduzione di scene di vita quotidiana tipica delle varie zone dell’isola con personaggi tipicamente isolani. Anche la tecnica,pur rifacendosi alla tipologia del presepe partenopeo,presenta,tuttavia,caratteri di originalità in relazione alle situazioni geo-culturali dell’isola.

In Europa si festeggia il natale e l’inizio del nuovo anno tagliando alberi e addobbandoli con festoni e palline colorate e luci, nel Sud è più diffusa la tradizione del Presepe.
In Sicilia sono quattro le aree in cui si è sviluppato una tradizione di un certo rilievo riguardo al presepe con forti connotazioni isolane :Palermo,Siracusa,Trapani e Caltagirone.Nel palermitano e nel siracusano,a causa dell’apicultura molto diffusa,sin dal ‘600 si fece uso della cera per creare statuine e poi interi presepi. A Palermo,l’apicultura è molto diffusa e fin dal ‘600 si usò la cera per plasmare statuine di Gesù Bambino e poi interi presepi. In quest’arte si distinguono i cosiddetti “Bambinai” che operavano nella zona della chiesa di San Domenico tra il ‘600 e il ‘700.
Caposcuola fù Giulio Gaetano Zumbo di cui si può ammirare un presepe al Victoria and Albert Museum di Londra. Altri nomi famosi furono:Giovanni Rosselli,Anna Fortino,Giacomo Serpotta. I bambinelli cerei,creati dai predetti artisti,sono alquanto raffinati,impreziositi di accessori aurei ed argentei, con una croce in mano a voler sottolineare il forte legame, teologico-liturgico, esistente tra il Natale e la Pasqua.A Siracusa,così come a Palermo, è la cera d’api ad essere molto utilizzata per la costruzione dei presepi. Nel ‘800 sono rinomati i “cerari” siracusani che producono presepi interi o Bambinelli dall’espressione gioiosa o dormienti, recanti nelle mani un agnellino, un fiore o un frutto e immersi in un tripudio di fiori di carta e lustrini colorati dentro teche di vetro (scarabattole).
Tra gli artisti del siracusano eccellono Fra’ Ignazio Macca, del quale si conservano alcuni presepi nell’eremo di San Corrado a Noto e nel Museo Bellomo di Siracusa e Mariano Cormaci ricordato dal presepe in cera a grandezza naturale sito nella grotta di Acireale. Notevole anche il presepe conservato nel palazzo Vescovile di Noto, che rappresenta uno spaccato di vita contadina, composto da 38 figure inserite nel paesaggio dei monti iblei. Di notevole importanza anche un grande presepe,a Scicli,del 1576 ,di autore ignoto e di stile napoletano,ed un presepe a Modica, in terracotta, allestito nel 1882 dall’artista caltagironese Benedetto Papale. A Trapani,per la creazione dei presepi sono stati utilizzati materiali nobili soprattutto il corallo,come unico elemento in epoca rinascimentale,insieme all’avorio,alla madreperla,all’alabastro e alle conchiglie nel periodo barocco e rococò. Splendidi esempi sono i presepi esposti al museo Pepoli di Trapani. La “città del presepe”per antonomasia è Caltagirone.Nella città calatina i presepi sono stati realizzati in terracotta,poiché in città è stato sempre presente l’artigianato della terracotta e delle ceramiche,e rappresentano scene di vita contadina e pastorale animate da personaggi come il pastore dormiente,lo zampognaro,il venditore di ricotta,il cacciatore. Il periodo “d’oro”dell’arte presepiale caltagironese si ebbe tra la fine del ‘700 e la prima metà dell’ ‘800 con la creazione di presepi in terracotta policroma Nomi di spicco furono quelli degli artisti Giuseppe e Giacomo Bongiovanni e Giuseppe Vaccaro.Categorie rinomate nel calatino furono quelle dei “Santari” e “Pasturari” che hanno reso famosa la città di Caltagirone in tutto il mondo. I presepi di Caltagirone,sul finire del ‘700 fecero il giro di tutta Europa ed alcuni di essi hanno trovato posto in musei prestigiosi come il British di Londra e quello di Monaco di Baviera. La fama degli artisti “pasturari” calatini divenne tale che era vanto delle famiglie nobili e benestanti dell’isola possedere a casa loro un presepe di Caltagirone. L’ultimo grande creatore di presepi fù padre Benedetto Papale che riusciva ad incantare i visitatori con i suoi capolavori artistici. Ciò che rende splendidi i personaggi del presepe calatino è la loro perfetta aderenza psico-antropologica alla realtà e al tempo in cui è stato creato. Infatti il presepe di Calatagirone è lo specchio di una società contadina,di “burgisi”,piccoli artigiani che non celebrano la loro condizione sociale bensì mettono il loro status al servizio della Natività. C’è negli artisti calatini una profonda aderenza ed adesione umana al mondo agro-pastorale che li circonda. Il “pasturaru”o chiunque costruisca un presepe è attento a modificare,di volta in volta,la rappresentazione adeguandola al sentire e al vivere del suo tempo cosicché quelli che possiamo considerare degli archetipi,pur rimanendo tali,si trasformano in divenire fino a raggiungere la dimensione del metafisico quale fine supremo della storia. L’umilissimo “mestiere” dei “Pasturari”,che ormai si tramanda da tre secoli,ha fatto sognare intere generazioni di artigiani calatini le cui opere continuano,ancora oggi, a riempire le case di tutti i siciliani.

Michele Vilardo

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