Antonio Rosmini proclamato beato a NOVARA


Il teologo e filosofo Antonio Rosmini è stato proclamato beato con una cerimonia seguita da 8.000 persone a Novara. A celebrare il rito è stato il cardinale José Saraiva Martins, prefetto della Congregazione delle cause dei santi. Tra i fedeli c’erano il presidente del Senato Franco Marini, il ministro Arturo Parisi, in rappresentanza del governo, il presidente emerito Oscar Luigi Scalfaro. La cerimonia si è svolta nel nuovo palasport di Novara, trasformato per l’occasione in luogo di culto.

In tal modo si conclude positivamente il lungo iter della causa di beatificazione che ha proceduto parallelamente alla complessa riabilitazione di Rosmini, ”assertore convinto del binomio fede-ragione”, come sottolinea oggi Gianfranco Ravasi sulle pagine del domenicale de ‘Il Sole 24 Ore’. Uomo dell’800 aperto al nuovo, Rosmini chiedeva il rinnovamento della Chiesa guardando con fiducia al processo di unificazione risorgimentale.

Nel 1882 ebbe inizio la raccolta di testimonianze utili per la causa, ma il processo non venne aperto. In quel periodo, infatti, il Sant’Uffizio stava compiendo un’analisi delle opere di Rosmini, culminata nel 1887 con la condanna Post obitum (pubblicata soltanto il 7 luglio 1888) di 40 proposizioni rosminiane ritenute erronee. In particolare fu il volume ‘Delle cinque piaghe della Santa Chiesa’ a finire nell’Indice dei libri proibiti nel 1849 (insieme a ‘La costituzione civile secondo la giustizia sociale’), per poi essere prosciolata nel 1854 dalla stessa Congregazione dell’Indice con il decreto ‘Dimittantur’.

Nell’opera Rosmini faceva una lucida disamina dei mali che affliggevano la Chiesa cattolica già nella prima metà del XIX secolo: ”la divisione del popolo dal clero nel pubblico culto”; ”la insufficiente educazione del clero”; ”la disunione dei vescovi”; ”la nomina dei vescovi abbandonata al potere del clero”; e ”la servitù dei beni ecclesiastici”.

Nella turbolenta stagione del 1848 erano state poi le riflessioni politico-ecclesiastiche di Rosmini e il suo entusiasmo per le nascenti democrazie liberali a catalizzare l’attenzione e a destare timori fra coloro che vedevano nella dottrina di Rosmini il pericolo per uno stravolgimento del dogma cattolico e il tentativo di introdurre la democrazia nella Chiesa. Neppure la scomparsa nel 1855 del filosofo di Rovereto pose fine alle polemiche sulla sua opera, tanto che lo scontro tra sostenitori e detrattori tornò a inasprirsi.

Nel 1928, padre Bernardino Balsari, il Superiore Generale dell’Istituto della Carità, fondato da Rosmini, ritenne opportuno provare a dare inizio alla causa. Ricorreva quell’anno il centenario della fondazione dell’Istituto, si erano verificate guarigioni miracolose ricondotte all’intercessione del futuro beato e non si volevano perdere le testimonianze di chi lo aveva conosciuto.Tuttavia il processo si arrestò. Dal pontificato di Giovanni XXIII in poi però le cose, sia pure gradualmente, cominciarono a cambiare.

E’ stato infine il cardinale Joseph Ratzinger a sbloccare la causa di beatificazione di don Antonio Rosmini , fondatore di due ordini religiosi, amico del Manzoni e del Tommaseo, espressione del cattolicesimo liberale nel nostro Risorgimento e antesignano di riforme della Chiesa che trovarono attuazione nel Concilio Vaticano II.

Fra l’altro ha trovato conferma nel corso della causa la notizia circa il possibile avvelenamento del religioso da parte di alcuni suoi familiari, della nobile famiglia Bossi Fedrigotti, legata agli austriaci.

ROSMINI/ NAPOLITANO: APERTURA E TOLLERANZA SONO IL SUO MESSAGGIO

Roma, 18 nov. (Apcom) – Antonio Rosmini ha rappresentato “una figura di indubbio spessore e rilievo” nel “panorama e nella storia del cattolicesimo e della cultura filosofica italiana dell’ottocento”. Lo scrive il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione della cerimonia di beatificazione di Antonio Rosmini, che si terrà questo pomeriggio a Novara.

Nel messaggio inviato a monsignor Renato Corti, vescovo di Novara, il capo dello Stato ha sottolineato che “il pensiero di Rosmini, che si collega alla grande tradizione cattolica, si confronta in un’impegnativa discussione con le correnti filosofiche europee del Settecento: nella filosofia morale e politica – sottolinea- le riflessioni di Rosmini, ampiamente dibattute sia nel corso della sua vita sia negli anni successivi alla sua morte, hanno contribuito a diffondere un messaggio di apertura e tolleranza, incarnando per il nostro paese, nell’epoca del Risorgimento e dei primi passi verso la costruzione di uno Stato italiano, le migliori tendenze del cattolicesimo liberale”.

“Non minore rilevanza – prosegue Napolitano – hanno avuto l’influenza e l’attenzione di Rosmini verso gli aspetti educativi e di diffusione del messaggio cristiano, testimoniate, oltre che dalla sua vita, anche dalla fondazione e dall’attività dell’Istituto della carità e delle suore della provvidenza. La beatificazione di questo importante pensatore italiano dell’Ottocento, che giunge dopo lunghe e travagliate vicende – conclude il capo dello Stato – sarà anche l’occasione per mettere in luce e valorizzare il senso della sua presenza storica e per approfondire gli apporti della sua opera alla migliore comprensione dei difficili problemi posti di fronte all’uomo contemporaneo”.

ROSMINI/ CATTOLICI DISSIDENTI: CHIESA LO BEATIFICA,SERVE…

Il movimento cattolico dissidente ‘Noi Siamo Chiesa’ ritiene che”, per essere credibile”, la beatificazione di Antonio Rosmini “esiga riflessioni autocritiche ed impegni riformatori da parte della Chiesa italiana oggi”.

“La beatificazione di Antonio Rosmini raccoglie consensi tra i cattolici di base che si ispirano al Concilio anche se sono in radicale disaccordo col vigente sistema delle canonizzazioni e con gli abusi che di esso sono stati fatti, soprattutto negli ultimi anni”, precisa il portavoce, Vittorio Bellavite, in un comunicato.

“Rosmini fu la massima espressione di quei cattolici che si impegnarono per una soluzione non traumatica del rapporto tra il potere temporale della Chiesa e la nascente nazione italiana. Il suo intervento si fondava su principi di democrazia e di laicità che sorprendono per la loro attualità e che, se fossero stati praticati, avrebbero potuto cambiare nel nostro paese la storia della Chiesa e dello Stato. Molte delle sue proposte per una radicale riforma della Chiesa cattolica furono alla base di orientamenti e decisioni del Concilio Vaticano II”. Per questo motivo ‘Noi siamo chiesa, auspica che quella di domani non sia una “beatificazione solo d’immagine senza alcuna riflessione autocritica”.

NOVARA, MARTINS: ROSMINI ECO MODERNA DEI GRANDI PADRI DELLA CHIESA

Le parole di Antonio Rosmini come un’eco moderna di quella dei grandi Padri della Chiesa. Così si è espresso il prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi José Saraiva Martins durante l’Omelia per la beatificazione di Rosmini. “La voce del Rosmini è un’eco moderna di quella dei grandi Padri della Chiesa a cui può essere tranquillamente affiancato, per l’acutezza e la vastità degli interessi speculativi, ben sposati con l’ardore evangelico dei pastori d’anime…In Antonio Rosmini si trova il filosofo, il pedagogo, il teorico della politica, l’apostolo della fede, il profeta, il gigante della cultura…La Chiesa oggi proclama beato questo sacerdote perché ha riconosciuto nella sua operosa esistenza i segni della virtù, che egli praticò in modo eroico…Nel novello Beato si riscontra un costante filo unificatore fra il suo pensare, il suo credere e il vissuto quotidiano. Ne risulta una testimonianza di vita all’insegna di codesta unità che è ascesi, mistica, santità. L’abate Rosmini visse una vita teologale, in cui la fede implicava la speranza e la carità, con quel dialogo di amore confidente nella Provvidenza, tale da portarlo a non intraprendere nulla, nel grande e nel piccolo ‘se non vi siamo come tirati dalla Provvidenza’”.

Martins ha anche ricordato un passo dell’Enciclica “Fides et Ratio” di Giovanni Paolo II, nel quale il Rosmini veniva citato: “Il fecondo rapporto tra filosofia e parola di Dio si manifesta anche nella ricerca coraggiosa condotta da pensatori più recenti, tra i quali mi piace menzionare, per l’ambito occidentale, personalità come John Henry Newman, Antonio Rosmini, Jacques Maritain, Etienne Gilson, Edith Stein”.

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2 Risposte

  1. Chi sa cosa pensa il PERSONLISTA circa le 5 piaghe della santa Chiesa di rosminiana memoria,sarei curioso di saperlo.

  2. Ciao Maik!

    Risposta alla tua curiosità, qui:
    http://terradinessuno.wordpress.com/2007/11/19/delle-nuove-cinque-piaghe-della-s-chiesa-palermitana/

    CGAGP

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