UN OMAGGIO A GAETANO PORCASI


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i 841.jpgdi Pverro_grande.jpg75-borsellino.jpg58-scudo-crociato.jpg67-dalla-chiesa.jpg66-mattarella.jpg65-francese.jpgalermo, Sezione Pittura, ; Dopo aver studiato con i maggiori artisti riconosciuti in campo

Nato a Partinico (PA) nel 1965, diplomato presso l’Istituto Statale d’Arte per il Mosaico di Monreale, ne! 1991 ha conseguito ì! Diploma di Laurea con 110 e lode presso l’Accademia dele

Belle Arti di Palermo, Sezione Pittura, ; Dopo aver studiato con i maggiori artisti riconosciuti in campo nazionale ed interna­zionale, quali Salvatore Provino,. Salvatore Modica, Di Raco ecc, intraprende l’attività di insegnamento presso l’Istituto Stataie d’Arte dì Sassari, il Liceo Artistico di Tempio Pausania SS, l’Istituto Statale d’Arte di Alghero ed ha insegnato discipline pìttoriche presso l’Istituto Stataie d’Arte “M. D’Aie©” di Monreale, attualmente è impegnato in attività di docenza presso ii Liceo Scientifico “S. Savarino” di Partinico, Ha partecipato a diverse mostre personali e collettive ad Alghero, Milano, Sassari, Oibia, Roma, Palermo e Partinico dove vive ed opera, ottenendo significativi riconoscimenti. Ha partecipato alla realizzazione di un murales a tema religioso presso i! Palazzo Ducale di Maddaloni (CE), ha restaurato ie volte delia Chiesa Madre di Termini Imerese e della Chiesa di Torretta, si è occupato de! restauro delia Via Crucis all’interno deiia Chiesa Madre di Trappeto, Alcune sue opere si trovano in collezioni private oltre che in Italia -anche JieLpaesi d’oltralpe in special modo in gran parte dell’Europa e negli U.S.A.

Quando si guarda un’opera d’arte di un pittore,più o meno famoso,di solito ci si trova a vedere tematiche di varia natura,dalla “Vucciria” di guttusiana memoria ai quadri surrealisti di Picasso e Dalì e si rimane incantati per la loro sovrumana bellezza. Se guardi,invece,uno o più quadri dell’artista partinicese Gaetano Porcasi, a primo acchito ti chiedi:ma cosa sono queste rappresentazioni? Infatti le opere di Porcasi hanno come oggetto un tema desueto cioè quello della pittura storica. Non di una storia comune e ordinaria bensì straordinaria poiché rappresenta fatti e personaggi che si preferirebbe rimuovere,quanto prima possibile,dalla memoria collettiva. Fatti e personaggi,quelli dipinti dal Porcasi,che al vederli su tela non possono non inquietare le coscienze civili per il forte potere evocativo e di denuncia che essi assumono. La denuncia pittorica del Porcasi però non è fine a se stessa, ma funge da leva per sollevare in chi guarda il mondo dei ricordi e della memoria. Scrive il Porcasi:” so bene,in qualità di artista che le tradizioni non muoiono mai se affidate alla forza dell’immagine che le fissa cogliendo momenti di vita destinati altrimenti ad essere fagocitati dal tempo”. Inoltre,altra tematica interessante nella pittura di Gaetano è quella di rappresentare la “sicilianità” ossia scene e particolari che sfuggono all’uomo moderno.Si può applicare alla pittura storica di Porcasi quanto dice uno storico francese,il De Certò,che per vivere il presente bisogna seppellire il passato non nel senso di obliarlo ma di metabolizzarlo. Il nostro presente è legato al passato solamente nella misura in cui esso diventa parte viva della nostra storia attuale. Il tutto utilizzando colori vivaci e attraenti che vogliono comunicare una precisa identità:quella siciliana,connotata dalla triste dialettica vita-morte, bellezza-bruttezza del crimine,santi e mafiosi,uomini del vero onore e quelli del verissimo disonore. Ma il Porcasi si serve della sua pittura anche per avvalorare il percorso della solidarietà.

Traccerò,se pur brevemente, un profilo di queste tre caratteristiche del pittore partinicese.

La pittura storica.

Le tele del Porcasi rappresentano eventi storici che vanno dallo sbarco degli americani in Sicilia sino alla cattura di Binnu Provenzano. Cinquant’anni di storia siciliana connotata da una “politica” stragista, a partire da Portella della ginestra,considerata non a caso la madre di tutte le stragi dell’era repubblicana,posta in essere dal triste connubio tra la mafia,la politica servile ad essa e i poteri devianti. A Porcasi non manca dunque la materia prima per la sua pittura di fatti tragici e dolorosi. Alcune di queste opere fanno parte dell’interessante volume “la Sicilia delle Stragi” a cura di Giuseppe Carlo Marino,in libreria da pochi giorni. Due di esse mi hanno particolarmente colpito poiché sono un omaggio a due persone uccise dalla mafia e ancora poco conosciute:il quadro dedicato al sindaco di Cattolica Eraclea,Giuseppe Spagnolo,ucciso nella notte tra il 13-14 agosto del 1955 e quello dedicato a Rita Atria,una ragazza di Partanna,figlia di una famiglia di mafiosi che rinnega la sua appartenenza e decide di collaborare con il giudice Borsellino. Ma Gaetano Porcasi sembra avere la passione per i personaggi,vittime di mafia,cosiddetti “minori” nel senso che non facilmente assurgono agli onori delle cronache e non c’è il regista di turno che attenzioni il loro sacrificio. Intendo riferirmi ai quadri che rappresentano tre partinicesi uccisi in epoche diverse:i sindacalisti Giuseppe Casarrubea e Vincenzo Lo Iacono uccisi dalla mafia la sera del 22 giugno del 1947 presso la sede della camera del lavoro di Partinico,tramite il lancio di una bomba, e l’avvocato Giuseppe La Franca ucciso il 9-01-1997 ,dai Vitale-Fardazza di Partinico, perché voleva proteggere le sue proprietà terriere dall’invadenza di quest’ultimi. Dunque una visione della storia,quella di Porcasi,che non trascura i cosiddetti “ultimi”,quelli che non hanno voce. Inoltre è da sottolineare come la pittura di Porcasi ha voluto ritrarre un momento fondamentale del triste rapporto tra la mafia e la chiesa in Sicilia,ossia l’uccisione di padre Puglisi. L’uccisione di don Pino,avvenuto il 15 settembre del 1992, seguì alle durissime parole pronunciate, lo stesso anno nel mese di maggio,nella valle dei templi di Agrigento da Papa Giovanni Paolo II contro i Mafiosi:”convertitevi, un giorno verrà il giudizio di Dio”. L’assassinio di Pugliesi non può che essere letto come la risposta della Mafia alla Chiesa che,finalmente,aveva deciso di prenderne le distanza. Con il martirio di Don Puglisi,inizia,finalmente, un distacco della religione cattolica dalla “religione “mafia e un cammino di elaborazione di un percorso di purificazione e di resistenza alla mafia compiuto con le categorie proprie del cristianesimo,quelli del Vangelo e della tradizione della Chiesa con i Santi in prima linea come modelli da imitare.In stretta collaborazione con l’impegno della società civile contro il male comune:la mafia. Purtroppo,nei decenni passati,parecchi sono stati i sacerdoti uccisi in Sicilia nei primi decenni del 1900 poichè creatori delle prime casse rurali per sottrarre i contadini alla feroce piaga dei tassi usurai. Di alcuni di essi(don Stella di Santa Caterina Villarmosa,Don Cananella di Mussomeli) ad oggi si conosce poco o nulla, e non regge il confronto con i pochi e indegni servitori “in nigris” della mafia,da don Teotista Panzeca,arciprete di Caccamo al partinicese Padre Agostino Coppola che sposò Riina in clandestinità. Qualcuno di essi,tutt’ora vivo e vegeto, non contento di essere stato un catorcio del malaffare per parecchi decenni ,servo indegno della mafia e della truffa e mercenario del Vangelo,si sta organizzando per festeggiare il suo peccaminoso servilismo a Cosa Nostra insieme a chi, dopo aver passato una vita nell’illegalità e nel latrocinio sistematico, usando la pubblica amministrazione, ha deciso di vendere i “pizzini della legalità”:per rifarsi la “verginità”?. Il giorno della Giustizia di Dio,però, non è poi così lontano!

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La Sicilianità. A far da contrappunto alle opere pittoriche che raccontano gli assassini di Mafia,così come scrive Cosmo Di Carlo,i paesaggi di una Sicilia solare con i fichi d’India, agavi,ginestre,ulivi,arance e limoni patrimonio di una terra baciata da Dio e calpestata dagli uomini. A ciò si uniscono le tele raffiguranti i contadini e le donne siciliani. I contadini a simboleggiare il lavoro onesto e duro dei campi;le donne che,in Sicilia,sono l’anima del focolare domestico ma che negli anni passati non hanno disdegnato di aiutare i loro mariti nel duro lavoro della terra.

Inoltre Porcasi sottolinea un grande valore cui le donne siciliane sono particolarmente attaccate:la maternità. Le tele del Porcasi veicolano i veri valori dell’identità siciliana:il lavoro onesto,la famiglia e i figli,la fede,il rispetto della dignità della persona umana,delle donne,degli anziani e soprattutto dei bambini verso cui il siciliano stravede al punto tale da chiamare figli e nipoti non con il loro nome ma “sangu meu” e “vita mea”(sangue mio e vita mia!). Veicolano anche alcuni disvalori come l’omicidio,l’uccisione di donne e bambini,l’uccisione di rappresentanti delle istituzioni. Espressione non della vera identità del siciliano,che ama la vita,ma della devianza sociale che i mafiosi hanno scelto come loro percorso di vita. Ma i mafiosi non rappresentano i Siciliani e la Sicilianità!

Su questa scelta della rappresentazione della vera identità siciliana,vanno inserite anche le opere che il Porcasi ha realizzato in difesa dall’inquinamento dell’aria,del suolo e delle falde acquifere che tormentano ad oggi Partinico.

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Il percorso della Solidarietà. Alcune tele sono state dedicate ad illustrare realtà della vita africana e sono state donate per un progetto di sviluppo e di solidarietà che la Facoltà di Agraria di Palermo sta portando avanti in uno dei paese del centro Africa. Un grande insegnamento per chi si dimena,da queste parti, come un coccodrillo affamato,cercando di “sbranare” più tasche possibili per aiutare l’Africa: pretestuosamente o realmente?.

Un grazie sentito all’amico e collega “Tanuzzu” per il suo impegno in favore della sana denuncia,della voglia di non-dimenticare le tante vittime della mafia e di consegnare alle generazioni future la vera identità siciliana.

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