SESSO-DROGHE E ALCOOL….VITE “BRUCIATE”

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Vi giro questo articolo, per proseguire la nostra preghiera e la
nostra accorata attenzione alle problematiche giovanili. Avete tutti
letto il libro della Lombardo “Ho 12 anni, faccio la cubista, mi
chiamano principessa”? E’ allucinante, ma questa situazione va
conosciuta, in modo da contrastarla con la positività. Dobbiamo
aiutare in nostri adolescenti a capire quanto siano preziosi!
Verbena

Dal Resto del Carlino “Allarme adolescenti”

ALLARME ADOLESCENTI
“La paghetta per comprare la cocaina”
Viaggio fra i ragazzi che fanno sempre più uso di droghe e alcol. Le
confessioni choc dei giovanissimi: “Perchè? per lo sballo, mia mamma
lo sa”. I dati preoccupanti dell’Aul

BOLOGNA, 2 GENNAIO 2008 – S’INUMIDISCONO l’indice e `assaggiano’
qualcosa, che tengono non così nascosto nel palmo della mano. Una
polverina bianca in una confezione di cellophane, abilissimi ad
aprire l’involucro senza disperdere nulla. Quella roba costa troppo:
è cocaina. A impressionare non è tanto la quantità di quel che
circola, tra i gruppetti di ragazzi che aspettano di entrare in
discoteca, quando è già il primo gennaio. E’ casomai l’indifferenza,
quel gesto fatto con disinvoltura, come se fosse la cosa più naturale
del mondo. Come se i ragazzi fossero insensibili a quel che gli sta
accadendo. Nessuno che smetta. Eppure il fotografo non è invisibile.

C’E’ questo sedicenne bello come un campione dello sport, il viso
pulito, il figlio ideale, che non prova neanche a nascondere la dose
appena acquistata da un coetaneo. Apre il palmo della mano
sinistra. «La foto? Se vuoi, ma non devi riprendere nulla di me»,
vuol essere sicuro. Lui sa benissimo che potrebbe farne a meno, dice.
E allora perché? «Per lo sballo», è quasi deludente. Come se quella
parola fosse uno slogan che mette a tacere gli adulti, finalmente.
«Scusa, adesso devo andare — ha fretta —. Lo so che la cocaina costa.
Ottanta-cento euro al grammo. Io la prendo quando posso. Più o meno
una volta al mese. Risparmio sulla paghetta. Sì, mia mamma lo sa,
anzi lo sapeva. Mi ha fatto le analisi. Per un po’ avevo smesso.
Chiaro, io la compro, non l’ho mai venduta».

POCHI passi indietro, in un angolo più buio, uno scambio velocissimo.
Un gruppetto di tre — c’è anche una ragazza — si avvicina a un
coetaneo. Il più basso e nervoso apre una scatolina di latta. E’
piena di dosi. Il cliente `tira’ una riga, lì, in piedi. Paga e se ne
va. «Ne hai bisogno?», prova a insistere l’altro. E non è una domanda
filosofica. No, stanotte basta così. Corre via anche la pattuglia dei
tre. Ogni tentativo di capire è respinto. «Guarda, abbiamo molta
fretta», è brusca la ragazza. Interrompe così le giustificazioni
dell’amico. Che, superata la sorpresa, si assolve: «Io non spaccio,
sono altri a farlo». Le spiegazioni un’altra volta.

EPPURE due notti di osservazione in giro sembrano confermare quel che
pensa il buttafuori di una nota discoteca: «La droga te la porti
dappertutto, è nella vita più normale della gente. Sempre. Non si
deve cercare qui. Non solo». Ti carichi e poi esci. «Ho tirato a
casa, con un grammo ci fai cinque righe. Gli effetti li conosco
benissimo, studio farmacia», confessa una ventiduenne all’una del
primo gennaio, seduta in un locale. E’ al quinto bicchiere: un cuba
libre, un long island, tre calici di prosecco. «Con la cocaina è
meglio — è convinta —. Una volta ogni tanto, sia chiaro. Lo faccio
quando posso, ho pochi soldi. La prendo e reggo meglio l’alcol. Parlo
di più, rido di più…». Ma la scienza racconta tutta un’altra
storia. Secondo alcuni studi la cocaina provoca danni al cervello.
Sicuramente dà paranoia, tremori, ipertensione, tachicardia, problemi
cardiaci, supervalutazione di sé, aggressività e insonnia. Può
bastare?

EPPURE la diciassettenne che è riuscita a smettere — il primo viaggio
a 14 anni — insiste: «La cocaina è carica di bonanza. Sei
polleggiato, vuoi bene a tutti e neanche te ne accorgi. Con la droga
ho iniziato a 12 anni, mi facevo le canne. Sì, anche a scuola. I
professori vedono che hai gli occhi rossi. Allora cominciano a
chiedere i servizi dei carabinieri con i cani. Due anni dopo ho
provato la coca. Come sono riuscita a smettere? Volendomi bene,
usando la testa». Una volta ha rischiato molto, per un micidiale
miscuglio di alcol e droga. «Ho preso una pasta, non mi saliva niente
di botta — racconta nel suo gergo —. Avevo bevuto un mojito, prima.
Allora ho preso un’altra pasta. Niente. Ma quando ho bevuto una
birra, la pasta mi è salita di colpo. Sono svenuta, mi hanno portato
in un parco. Avevo gli occhi ribaltati. No, nessuno ha pensato di
accompagnarmi all’ospedale. Quella è proprio l’ultima spiaggia. Se
sei a un rave e ti sei drogato, non ci vuoi andare perché sono
casini. Io mi sono salvata perché ho deciso che dovevo uscirne.
Questo dev’essere chiaro. Se non sei convinto tu, tutte le prediche
del mondo non servono a niente».

di Rita Bartolomei

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