OTTOBRE ROSSO…..

 

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LA RIVOLUZIONE D’OTTOBRE, I MERITI DEI COMUNISTI,
GLI ERRORI DELLA CHIESA. ACCESO DIBATTITO SU “JESUS”

ROMA-ADISTA. La Rivoluzione d’ottobre del 1917 divide i lettori di Jesus che, sulle pagine del mensile dei Paolini di gennaio, contestano o apprezzano la linea del giornale, giudicata filo-comunista dai detrattori, lucida ed equilibrata dai sostenitori.Pietra dello scandalo, un commento di Maria Cristina Bartolomei, docente di Filosofia Morale alla Statale di Milano e collaboratrice stabile del giornale da diversi anni, pubblicato sul numero di novembre dal titolo “La rivoluzione d’ottobre e il dovere di cercare ancora“. Il “comunismo realizzato”, scrive, è da condannare per diversi motivi: “Mancanza di libertà individuali; di rispetto dei diritti umani; repressione religiosa e ateismo di Stato”. Tuttavia, è opportuno occuparcene poiché “i problemi che ha denunciato e cercato di risolvere sono veri e, nel quadro del capitalismo, si sono aggravati. Sono i problemi della ingiustizia, orrenda, gravissima che vige nei rapporti tra gli esseri umani; dello sfruttamento di molti a vantaggio di pochi, che vuol dire miliardi di vite triturate nelle rotelle dell’ingranaggio che produce benessere sufficiente a tacitare le nostre coscienze, e opulenza nonché potere di dominio del mondo (anche con l’uso della guerra) nelle mani di pochissimi”. “Prima del movimento socialista – prosegue – non si ricordano sollevazioni cristiane contro la trasformazione in merce dell’uomo, contro le condizioni disumane di lavoro, anche di donne e bambini. Ci furono molte generose iniziative di assistenza (quante congregazioni religiose!), ma non azioni politiche a contrasto di quell’ordine costituito. Diritti oggi (o almeno sino a ieri!) considerati ovvi furono conquistati a prezzo di dure e sofferte lotte: senza l’incitamento del movimento socialista, tutto ciò non sarebbe accaduto”. Il comunismo ebbe il torto, scrive la Bartolomei, di “indicare in Dio e nella religione il nemico della promozione umana. Ma più grave torto lo ebbero i cristiani a non schierarsi con gli ultimi, a non opporsi ai potenti che li opprimevano. Che Dio ci perdoni per come il suo volto e il messaggio dell’Evangelo sono stati deformati dalla prassi delle Chiese!”. Tanto che, aggiunge, dopo il “libro nero delle vittime del comunismo”, andrebbe scritto non solo “il libro nerissimo delle vittime del capitalismo” – “che non sono finite e comprendono non solo i miserabili del Sud del mondo sfruttati dalle multinazionali e in mille altri modi, ma anche i bambini cui negli Usa oggi viene negata assistenza sanitaria gratuita” – ma anche “un libro nero del cristianesimo ‘reale’: un libro di persecuzioni e violenze; di repressioni; di inadempienze, ritardi, cecità nel cogliere i bisogni del mondo”. “La tragica contraddizione tra mezzo e fine del comunismo fu l’uso della violenza per ottenere la liberazione sociale – conclude la Bartolomei –. Ma la spinta dell’ottobre 1917 fu l’indignazione per l’ingiustizia; la ricerca della giustizia per tutti, della eliminazione dei rapporti di dominio (purtroppo perseguita eliminando fisicamente i dominatori); fu la convinzione che, al di qua delle legittime differenze, gli esseri umani sono uguali e hanno uguali diritti: l’esatto contrario di ciò che ispirò i totalitarismi fascisti, ai quali a torto il comunismo viene assimilato. Il comunismo aprì un orizzonte di speranza e dignità a milioni di oppressi, che si riconobbero ‘compagni’: uomini che condividono lo stesso pane (quali assonanze per i cristiani!). Non lo rimpiangiamo, ma abbiamo l’onere di rispondere ai problemi che affrontò, di trovare vie più umane di economia e società; il suo fallimento ci interpella: ‘cercate ancora’!” (come suggeriva, nel 1990, all’indomani dell’abbattimento del Muro di Berlino, il titolo del libro dell’economista Claudio Napoleoni, ndr).La riflessione di Maria Cristina Bartolomei “mi ha ferito profondamente”, scrive da Brescia il prete ortodosso Vladimir Zelinskij, su Jesus di gennaio, a cui si associa Raffaele Savigni, da Lucca: “Desidero manifestare il mio dissenso rispetto a talune affermazioni di Maria Cristina Bartolomei”, poiché “ritengo che fossero sbagliati non solo i mezzi utilizzati da Lenin e compagni, ma anche il fine”. Sull’altro fronte Gio Ferri, da Novara, che scrive per congratularsi per il commento: “La lucidità di quell’articolo nell’interpretazione della storia e l’onestà intellettuale dell’autrice – prosegue –, con riferimento a due secoli di socialismo e di lotte per il riscatto degli oppressi mi hanno veramente impressionato e commosso”. “Se avessi dovuto scrivere un articolo sull’argomento – aggiunge B. Traverso – lo avrei scritto così. In fondo l’avvento del comunismo non fu altro che una risposta all’esigenza di giustizia ed equità. Purtroppo, come spesso succede agli uomini, nobili ideali vengono distorti in maniera incredibile fino a creare dei veri e propri mostri”.Lunga le replica della Bartolomei alle molte lettere ricevute “sia di assenso sia di dissenso”. “Nel comunismo ci sono verità cristiane impazzite”, scrive. “Ma perché sono impazzite? Non forse anche perché nella pratica cristiana non trovano più o piena accoglienza? I cristiani sono stati mediamente più pronti a cogliere l’offesa a Dio e all’uomo consistente nella repressione religiosa e nell’ateismo di Stato, che non quella consistente nello sfruttamento e oppressione dell’uomo, immagine di Dio. E, ora che hanno maturato l’opzione per la democrazia, quando condannano i totalitarismi tendono a farlo in modo indifferenziato. Mentre rimane una differenza essenziale tra chi è almeno inizialmente mosso dall’ideale della uguaglianza umana, della abolizione del dominio dell’uomo sull’uomo, del superamento della soggezione alla guerra come modo di rapporto tra gli Stati, e chi invece persegue esattamente il contrario: la disuguaglianza, il dominio e l’oppressione su individui e popoli, in base a criteri razzisti o classisti. Tra chi guarda il mondo a partire dai suoi ‘inferi’ e chi lo guarda dall’alto del privilegio”. (l. k.)

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2 Risposte

  1. A che ci sono posta anche qua!
    mmm interessante argomento… Diciamo che le paoline ultimamente hanno allargato gli orizzonti: forse un pò troppo incautamente però.
    Parlando con il mio prof. di antropologia filosofica risultava evidente di come il comunismo fosse intrinsecamente sbagliato. Per quanto riguarda poi l’analisi sociologica l’aveva già fatta Engel limitandosi a dire la condizione disumana che il proletariato post industriale ha causato. Ma ancora oggi non è che le nostre città siano senza poveri, anzi! Sicuramente le persone che hanno accolto l’istanza comunista hanno una buona sensibilità ai temi sociali. Ma non è detto che la risposta sia migliore del problema che vogliono affrontare! Marx xredeva che bastava creare condizioni economiche favorevoli perchè l’uomo fosse felice e non tentasse di sopraffare il “compagno” la realtà è molto più complessa e la storia ce lo ha dimostrato. Altra cosa da ricordare è ciò che muove i suoi appartenenti politici: I filosofi sono ammaliati dalla loro idea, dal loro sistema ideale, i politici dal potere e volendo essere indulgenti dall’ideologia, il proletario dal desiderio di riscatto e dall’odio del padrone ( provate a farvi un giro nell’interland milanese ne troverete a zibbeffe di sti personaggi che però risultano simpatici se non si accorgono della tua inflessione meridionale). Insomma ricordiamoci le parole di Gesù: lui solo è il buon pastore e conosce le sue pecore, chi viene prima di lui viene solo per ammazzare rubare e immolare (ne ho fatto sintesi). Il mercenario fugge, il buon pastore resta… perchè il suo solo interesse sono le pecore: lui le ama. I filosofi e i politici fanno solo i loro interessi: sono dei mercenari del pensiero e della politica; i proletari non vogliono un mondo più giusto: vogliono solo stare bene anche se questo significa rendere schiavo gli altri ( provate a pensare alla lotta di sopravvivenza di Primo Levi nei Lager) Provate a pensare alle stragi dell’internazionale comunista in Spagna : quanti martiri, laici, religiosi, preti e vescovi! Per non pensare alla fine di tutti gli oppositori politici in Russia… una strage! Certo che poi il sacerdote russo si senta offeso: stiamo attenti a che l’ideologia non ci offuschi gli occhi. E lo stesso facciamo con tutto : comunismo, nazismo e qualsiasia altra cosa: oggi può essere il laicismo sfrenato o anche le ondate razziste contro i rumeni…
    Riccardo

  2. A me l’articolo della Bartolomei sembra sprovveduto sul piano scientifico e infondato su quello teologico. Sprovveduto perché: fare della mancanza di fedeltà dei cristiani praticamente l’unica (o anche solo la principale) causa della tragedia del socialismo reale, cioè il primo vero fenomeno di massa di proporzioni mondiali, dalla comparsa del cristianesimo, senza tener conto delle condizioni storiche pressoché infinite coinvolte nella sua nascita e nel suo sviluppo, non è, in fondo, un delirio di potenza mistico-religiosa?
    Infondato perché: dov’è la fondatezza cristologica dell’analisi (storica? Morale? Teologica?) della Bartolomei?
    Forse che simili catastrofi autodistruttive sarebbero state impensabili in condizioni storiche in cui il cristianesimo non fosse stato culturalmente egemone? E che dire allora del nazismo, che, a differenza del comunismo, si costituisce non solo contro ma anche SENZA il cristianesimo?
    Ave crux, spes unica, confessava l’antica liturgia del triduo pasquale. Negli ultimi anni della sua vita Giovanni Paolo II si chiedeva, quasi come in un soliloquio agostiniano sulla propria personale esistenza e sulla storia del novecento, quale senso provvidenziale avesse la durata del comunismo, tanto maggiore rispetto a quella del nazismo. Quando Paolo di Tarso afferma che solo la fede salva, lo dice anzitutto in un’ottica soteriologica, cioè afferma al tempo stesso che esiste un mistero del male, come un’autodistruttività radicale dell’umanità, inattaccabile ad ogni opera umana: sistema sociale, ideologia, filosofia, etica o religione che si voglia. In questo senso il male, dunque, prescinde dalla Chiesa storica e la precede, anche se non il disegno storico-salvifico. La stessa Chiesa è popolo dei salvati, non salvezza essa stessa, non senza Cristo, e Cristo crocifisso, «unico Nome nel quale è stabilito che possiamo esser salvi». Non c’è dunque spazio per una visione, in fondo manichea o docetista, della storia: come se il male avesse origine dall’infedeltà della Chiesa. Piuttosto questa salvezza misteriosamente avviene nella stessa storia e nella stessa carne in cui si dispiega lo spettacolo dell’autodistruttività umana, esattamente come Gesù salva nella sua carne immolata.

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