BUONANOTTE ILLUMINISMO….

LA SCANDALOSA CENSURA CONTRO IL PAPA 17.01.2008
Un passo del discorso che Benedetto XVI avrebbe fatto all’Università, e che non ha potuto pronunciare, recita:“Non avevano bisogno, quindi, (i cristiani) di sciogliere o accantonare l’interrogarsi socratico, ma potevano, anzi, dovevano accoglierlo e riconoscere come parte della propria identità la ricerca faticosa della ragione per raggiungere la conoscenza della verità intera. Poteva, anzi doveva così, nell’ambito della fede cristiana, nel mondo cristiano, nascere l’università. È necessario fare un ulteriore passo. L’uomo vuole conoscere – vuole verità. Verità è innanzitutto una cosa del vedere, del comprendere, della theoría, come la chiama la tradizione greca. Ma la verità non è mai soltanto teorica. Agostino, nel porre una correlazione tra le Beatitudini del Discorso della Montagna e i doni dello Spirito menzionati in Isaia 11, ha affermato una reciprocità tra “scientia” e “tristitia”:
il semplice sapere, dice, rende tristi. E di fatto – chi vede e apprende soltanto tutto ciò che avviene nel mondo, finisce per diventare triste. Ma verità significa di più che sapere: la conoscenza della verità ha come scopo la conoscenza del bene. Questo è anche il senso dell’interrogarsi socratico: qual è quel bene che ci rende veri? La verità ci rende buoni, e la bontà è vera: è questo l’ottimismo che vive nella fede cristiana, perché ad essa è stata concessa la visione del Logos, della Ragione creatrice che, nell’incarnazione di Dio, si è rivelata insieme come il Bene, come la Bontà stessa” .* * *A processare Galileo fu un intellettuale laico…

Un gruppo di professori dell’Università di Roma, in nome della “tolleranza”, vuole che il Papa non parli nell’ateneo romano (l’intervento era stato richiesto dalle autorità accademiche). Strana idea di tolleranza. Il Pontefice sarebbe una figura che non ha niente a che fare con l’università? A parte il fatto che a fondare l’università romana è stato proprio il papa. Praticamente è casa sua. Si legge infatti nello stesso sito internet dell’ateneo: “L’atto di nascita della Università di Roma reca la data del 20 aprile 1303; in questo giorno venne infatti promulgata da Papa Bonifacio VIII Caetani la Bolla In Supremae praeminentia Dignitatis, con la quale veniva proclamata la fondazione in Roma dello ‘Studium Urbis’ ”. Cosa ovvia essendo la Chiesa all’origine di gran parte delle nostre istituzioni culturali.

A parte poi il fatto che Joseph Ratzinger è appunto un docente universitario, anzi un luminare, uno dei più grandi intellettuali del nostro tempo ed è casomai lui che fa onore all’Università di Roma, intervenendo, non l’Università che fa un favore al Papa. A parte il fatto, infine, che i laici ogni tre secondi citano Voltaire (“non condivido ciò che dici, ma mi batterò fino alla fine perché tu possa dirlo”) e poi lo contraddicono nella pratica.

Ma l’aspetto più paradossale è un altro. Perché quello che viene imputato al Papa è di aver citato – in un discorso tenuto quando era cardinale – un intellettuale laico-agnostico, un antidogmatico, un libertario, uno che insegnava a Berkeley dove cominciò la contestazione e che – da anarchico – applaudì alla rivolta, insomma uno dei loro, il celebre epistemologo Paul Feyerabend. Ecco la sua frase citata dall’allora cardinale Ratzinger: “All’epoca di Galileo, la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo e prese in considerazione anche le conseguenze etiche e sociali della dottrina di Galilei. Il suo processo contro Galilei era razionale e giusto, mentre la sua attuale revisione si può giustificare solo con motivi di opportunità politica”.

In effetti la vicenda Galilei fu molto più complessa di quanto racconti la storia a fumetti che vede un S. Uffizio tenebroso che opprime l’illuminato scienziato. E il cardinale Bellarmino, peraltro grande uomo di cultura, aveva le sue ragioni. Questo intendeva dire il filosofo Feyerabend. La sua provocazione sul processo non era condivisa da Ratzinger che, oltretutto, fu colui che volle la revisione del “caso Galileo” con Giovanni Paolo II. Quindi è l’ultimo a poter essere oggi accusato per questo.

Ma – da studioso – ricostruendo il complesso dibattito moderno su quel caso, per far capire la complessità dei problemi e la pluralità delle posizioni in materia, Ratzinger citò anche la celebre pagina di Feyerabend. Quindi Ratzinger viene oggi “scomunicato” in base non al proprio pensiero, ma al pensiero di un altro. Che oltretutto è uno “scettico”, uno della loro stessa area culturale laica (ma lui è coerente e rifiuta tutti i dogmi, anche i loro). “Sono parole” scrivono i professori romani “che, in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quanto docenti che dedicano la loro vita all’avanzamento e alla diffusione delle conoscenze, ci offendono e ci umiliano”.

Ma – chiediamo, cari illustri professori – vi rendete conto che queste “parole” da voi citate e “scomunicate” appartengono non al papa, ma ad un vostro illustre collega epistemologo che ha insegnato per anni nei maggiori atenei? E come potete attribuire all’uno le parole dell’altro? No, i professori non sentono ragioni. E sentenziano: “In nome della laicità della scienza e della cultura e nel rispetto di questo nostro Ateneo aperto a docenti e studenti di ogni credo e di ogni ideologia, auspichiamo che l’incongruo evento possa ancora essere annullato”. Quindi, “in nome del rispetto di ogni credo” chiedono che non sia fatto parlare Benedetto XVI. Tutti, ma non lui.

Se non fossero fatti preoccupanti, ci sarebbe da ridere. Perché in quel discorso tenuto a Parma il 15 marzo 1990, evocato e “scomunicato” dai professori, il cardinale Ratzinger insieme a Feyerabend citava – su una linea analoga – anche un altro filosofo, il “marxista romantico” Ernst Bloch su cui sarebbe interessante sentire il parere dei professori della Sapienza.

Secondo Bloch sia il geocentrismo che l’eliocentrismo si fondano su presupposti indimostrabili perché la relatività di Einstein ha spazzato via l’idea di uno spazio vuoto e tranquillo: “pertanto” ha scritto Bloch “con l’abolizione di uno spazio vuoto e tranquillo, non accade nessun movimento verso di esso, ma solo un movimento relativo dei corpi l’uno in relazione agli altri e la loro stabilità dipende dalla scelta dei corpi presi come punti fissi di riferimento: dunque, al di là della complessità dei calcoli che ne deriverebbero, non appare affatto improponibile accettare, come si faceva nel passato, che la terra sia stabile e che sia il sole a muoversi”.

Il filosofo marxista non tornava certo all’universo tolemaico, né alle conoscenze scientifiche del tempo di Bellarmino e di Copernico, per i quali si potevano fare solo delle ipotesi. Bloch parlava in nome delle più avanzate scoperte scientifiche del XX secolo, esprimeva così – spiegava Ratzinger – “una concezione moderna delle scienze naturali”. Infatti un’altra mente eccelsa del Novecento, grande nome del pensiero ebraico, una combattente contro il totalitarismo, Hannah Arendt, nel libro “Vita activa”, scrive la stessa cosa: “Se gli scienziati precisano oggi che possiamo sostenere con egual validità sia che la terra gira attorno al sole, sia che il sole gira attorno alla terra, che entrambe le affermazioni corrispondono a fenomeni osservati, e che la differenza sta solo nella scelta del punto di riferimento, ciò non significa tornare alla posizione del cardinale Bellarmino e di Copernico, quando gli astronomi si muovevano tra semplici ipotesi. Significa piuttosto che abbiamo spostato il punto di Archimede in un punto più lontano dell’universo dove né la terra né il sole sono centri di un sistema universale. Significa che non ci sentiamo più legati nemmeno al sole, scegliendo il nostro punto di riferimento ovunque convenga per uno scopo specifico”.

Secondo la Arendt “per le effettive conquiste della scienza moderna il passaggio dal sistema eliocentrico a un sistema senza un centro fisso è tanto importante quanto fu, in passato, quello da una visione geocentrica del mondo a una eliocentrica”. Ratzinger – uno dei grandi intellettuali del mondo moderno – lo ha capito molto bene e segnala, come la Arendt, la necessità di riflettere sulle conseguenze sociali di questo nuovo scenario e sull’uso che, in questa situazione, si fa della scienza. Invece il mondo accademico italiano, più provinciale e ideologizzato, sembra ancora fermo al Seicento.

Io penso che il professor Ratzinger si riconoscerebbe di sicuro in quest’altro pensiero della Arendt: “i primi 50 anni del nostro secolo hanno assistito a scoperte più importanti di tutte quelle della storia conosciuta. Tuttavia lo stesso fenomeno è criticato con egual diritto per l’aggravarsi non meno evidente della disperazione umana o per il nichilismo tipicamente moderno che si è diffuso in strati sempre più vasti della popolazione; l’aspetto forse più significativo di queste condizioni spirituali è di non risparmiare nemmeno più gli scienziati”.

Ma vi pare che l’università italiana possa volare a queste altezze? Dove domina l’intolleranza non c’è spazio per l’avventura della conoscenza e per l’inquietudine delle domande. C’è spazio solo per le piccole lotte di potere attorno al rettorato di cui ha parlato Asor Rosa al Corriere. Buonanotte Illuminismo.

Antonio Socci

Da “Libero” 16 gennaio 2008

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Una Risposta

  1. Ricevo da un amico Brunx Giovia,alunno della Sapienza di Roma:

    Nemo propheta in patria di Bruno Giovia

    Il nuovo anno si è aperto con uno dei fatti più gravi della storia del nostro Paese: il Santo Padre Benedetto XVI, invitato a partecipare all’apertura dell’Anno accademico all’Università “La Sapienza” di Roma, ha dovuto rifiutare, ritenendo “opportuno soprassedere”. Ebbene sì, il Vescovo di Roma nonché una delle personalità più importanti del mondo non ha potuto onorare l’invito del Rettore Guarini con la sua presenza in un giorno che sarebbe dovuto essere di “festa” per tutto l’ambiente universitario, luogo di confronto di idee dove si professa la crescita culturale e la formazione della società.
    Le ragioni sembrano assurde, in un Paese che si ritiene libero, democratico, moderno e laico: la sua presenza non sarebbe stata gradita ad un gruppo, seppur ristretto, di docenti e studenti che ritenevano inopportuno invitare il rappresentante di una religione in un luogo laico. Lo stesso Pontefice è stato accusato di aver preso, anni fa quando era ancora Cardinale, le difese della Santa Inquisizione che si scagliò contro Galileo nel lontano ‘600 (si riferiscono alla citazione del filosofo Feyerabend in un intervento nello stesso Ateneo nel febbraio del 1990: «La Chiesa all’epoca di Galileo si attenne alla ragione più che lo stesso Galileo, e prese in considerazione anche le conseguenze etiche e sociali della dottrina galileiana. La sua sentenza contro Galileo fu razionale e giusta, e solo per motivi di opportunità politica se ne può legittimare la revisione »); quindi una parte della comunità scientifica dell’Ateneo romano riteneva che la sua partecipazione avrebbe risollevato questioni di carattere ideologico e religioso.
    Al seguito di tali accuse molto forti e dirette il suo rifiuto probabilmente è arrivato per ragioni di sicurezza, dato che si preannunciavano disagi di ordine pubblico nella Città universitaria.
    Sembra strano a dirsi: il Papa, l’uomo che rappresenta il Cristo in terra, profeta di pace e comunione fra le genti, avrebbe creato disagi e malumori. Per la prima volta nella storia d’Italia il Pontefice non ha potuto recarsi liberamente in un luogo, seppur laico, all’interno della propria Diocesi, e per di più sotto espresso invito delle alte cariche universitarie.
    Tutto ciò in nome della laicità. Ma non è proprio la laicità che dovrebbe garantire la libertà di espressione e di pensiero? Dovrebbe essere proprio l’università il luogo di incontro di diverse posizioni, centro di dibattito al fine di raggiungere il massimo sapere. Invece la “censura” è stata riversata proprio contro la Chiesa, da sempre accusata di ingerenza ad ogni livello della società.
    Si può essere d’accordo o meno sulle posizioni di un’istituzione autorevole almeno quanto lo stesso Stato, ma è fondamentale che sia garantita a tutti, nessuno escluso, la libertà di esprimere le proprie posizioni, le proprie idee, legittimati anche dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo che all’art. 19 recita: «Chiunque ha il diritto alla libertà d’opinione e d’espressione; il che implica il diritto di non essere turbato a causa delle sue opinioni e quello di cercare, ricevere e diffondere, senza considerazione di frontiere, le informazioni e le idee attraverso qualunque mezzo di comunicazione».
    Negli Stati Uniti d’America nel Settembre del 2007 fu invitato alla Columbia University il Presidente iraniano Ahmadinejad, considerato dagli americani uno dei fautori del terrorismo internazionale: fu accolto da contestazioni ed insulti per le sue posizioni antisemite e ultranazionaliste, ma gli fu concesso di esprimersi. Sono certo che nell’Ateneo romano sarebbe accaduto l’esatto opposto, se solo fosse stata data la possibilità al Papa di esprimere le ragioni del mondo cattolico su uno dei temi di forte attualità, ovvero l’abolizione della pena di morte, argomento del dibattito scelto per l’apertura dell’Anno accademico.
    Sebbene le voci contrarie di pochi sono state coperte dal coro unanime di quanti si sono sentiti privati del senso di libertà rimane lo sdegno e il senso di sconfitta per quanto accaduto.
    Io stesso, in quanto studente dell’Università “La Sapienza”, mi sono sentito ostaggi di quei pochi che non hanno permesso che si celebrasse un evento importante e formativo in un luogo libero e indipendente da ogni ideologia.
    Sarebbe opportuno stare ad ascoltare prima di criticare o giudicare, ma soprattutto permettere che un confronto possa esserci in ogni ambito di discussione.
    Ritengo preoccupante per il futuro quanto accaduto, ma sono fiducioso che chi prende posizioni tanto sbagliate si ravveda e lasci che la società abbia garantiti sempre meglio i propri diritti.
    Gandhi diceva: “Un’onesta divergenza è spesso segno della salute del progresso”, ma sarebbe giusto che la divergenza nascesse dal confronto libero e diretto.

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