IL CULTO DEI MORTI A VALLELUNGA PRATAMENO (CL).

Il Giudizio Finale,Cappella Sistina.

Il termine nichilismo (dal latino nihil, nulla, da cui nihilismo, secondo una dizione desueta e dal latino medioevale nichil dello stesso significato) designa in senso generico l’atteggiamento o la dottrina volti a negare in modo definitivo e radicale l’esistenza di qualsiasi valore in sé e l’esistenza di una qualsiasi verità oggettiva. Nella sua versione più estrema, il nichilismo considera la realtà stessa come radicalmente inconoscibile.
Con le parole del filosofo Pier Paolo Ottonello,possiamo affermare:« Il nichilismo come negazione radicale o metafisica, è dunque negazione del senso dell’essere e degli enti in quanto significato e realtà sostanziali e valorativi, che possono essere tali solo in quanto fondati nell’assolutezza dell’essere. Nichilismo è dunque, essenzialmente, l’assoluta negazione di ogni assolutezza, che percorre le strade o dell’indeterminazione dell’essere e degli enti o dell’univocità radicale essere nulla. »

In un significato più comune, il nichilismo è una concezione delle cose, in base alla quale la realtà sarebbe inesorabilmente destinata a declinare nel nulla, ovvero, dal punto di vista etico, sarebbe indeterminabile o assente una finalità ultima che orienti il corso delle cose e la vita dell’uomo. Siccome l’uomo è limitato e sperimenta ogni giorno questo limite nella morte e nelle sue dolorose anticipazioni, allora egli può essere spinto a considerare – al di là di quanto se ne sia cosciente – che il niente sia il vero senso dell’essere. L’affermazione nichilista nega pertanto, in questo senso, vera consistenza alla realtà e di conseguenza esclude che l’uomo possa fare esperienza della verità in quanto tale, considerata come oggettiva e universale.

Questa visione della vita spinge Sergio Givone ad affermare che il”mondo non ha senso perché la morte è l’orrore che tutto annienta”.

A tutto ciò si contrappone la visione cristiana,e più in generale religiosa,che professa la certezza di una vita dopo la morte.

L’escatologia (dal greco antico σχατος, éskatos=ultimo) è, nelle dottrine filosofiche e religiose, il settore che prende in considerazione il destino ultimo dell’essere umano e dell’universo. L’escatologia non è una disciplina del tutto astratta, perché tali aspettative ultime dell’uomo (di solito legate alla vita oltre la morte) possono influenzare in modo significativo la sua visione del mondo e il suo comportamento quotidiano.

In pratica l’escatologia è strettamente correlata con la visione della morte e dell’aldilà nelle varie civiltà. Fin dall’antichità è infatti presente la ricerca di un fine ultimo al di là della morte, con diversi miti e culti dell’oltretomba, rintracciabili già negli antichi egizi o negli etruschi. Tali raffigurazioni rituali tendevano a vedere in modo abbastanza cupo la vita oltre la vita.

L’escatologia, nel senso più comune, è correlata alle grandi religioni monoteistiche.

L’escatologia, già presente nell’A.T. e quindi nel pensiero ebraico, viene reinterpretata nel N.T.

Nel pensiero cristiano l’escatologia – trattata in vario modo in più libri biblici – è stata lungamente dibattuta. In termini semplificati, l’escatologia cristiana ha a che vedere con la resurrezione dei morti e con la vita eterna susseguente. È quindi strettamente legata al concetto di paradiso ed inferno. La (prima) venuta di Cristo (il Redentore) viene vista come un fondamentale evento escatologico, che ridà la speranza ai cristiani. Una seconda venuta di Cristo dovrebbe significare l’instaurazione definitiva del Regno di Dio. Alcuni cristiani del I secolo erano convinti che la fine del mondo sarebbe venuta durante le loro vite, dal momento che Gesù (nelle parabole delle 10 vergini e delle lampade) aveva insegnato ai suoi seguaci, di state allerta, mantenersi nella giustizia divina e vegliare ad ogni momento della propria vita. Quando i convertiti di S.Paolo a Tessalonica vennero perseguitati dall’Impero romano, essi pensarono che la fine dei tempi fosse arrivata (vedi II Tessalonicesi capitolo 2). Questa convinzione si era dissipata molto attorno all’anno 90 d.C., quando i cristiani commentavano tra di loro: “Abbiamo sentito queste cose riguardo alla [fine del mondo] sin dai giorni dei nostri padri, e guardate, siamo cresciuti fino a diventare anziani e nulla di questo ci è successo”.

I cattolici fanno riferimento al 25° capitolo del Vg di Matteo, nel versetto dove Gesù Cristo afferma che “nessuno conosce l’ora o il giorno,” eccetto il Padre. Mentre alcuni credono che la predizione delle date o dei tempi sia futile, altri credono che Gesù abbia anticipato i segni che indicherebbero che “la fine dei giorni” si avvicina. Alcuni di questi segni includono disastri naturali, rivolte civili, ed ogni genere di inconsueta catastrofe della massima entità. Del tempo preciso, comunque, Gesù accenna soltanto che verrà come un “ladro nella notte.”

Secondo il CCC(Catechismo della Chiesa Cattolica), le credenze cattoliche attorno al “tempo della fine” vengono espresse nella Professione di Fede, il Credo.

La sintesi della visione cristiana della vita,della morte e della vita dopo la morte è espressa con la dicitura situata all’ingresso del cimitero di Vallelunga Pratameno:

QUESTA SOGLIA DIVIDE DUE MONDI,LA PIETA’ LI UNISCE.

La soglia del cimitero,termine di origine greca che significa dormitoio,separa la vita dei vivi da quella dei morti. Si,poiché i morti,cioè i dormienti,hanno cessato di porre in essere tutto ciò che è legato alla vita biologica,intellettiva,volitiva , ma non a quello che è legato alla loro anima che rimane viva in attesa di ricongiungersi al corpo nel giorno della resurrezione dei morti. Tutti risorgeremo,alla fine della storia,cioè tutti i nostri corpi ritorneranno in vita così come il corpo di Cristo risuscitato dai morti,primizia della resurrezione di tutti gli esseri umani. Con la risurrezione di Cristo la morte è stata già vinta e definitivamente. Dunque la soglia del cimitero non divide i vivi dai morti in modo assoluto,ma solamente in senso fisico e li unisce in un rapporto di profonda comunione spirituale e metafisica. Nella consapevolezza che i morti non hanno più bisogno dei vivi,ma esattamente il contrario:i vivi necessitano dell’intercessione dei morti o per meglio dire “dei fedeli defunti”.Coloro,cioè che hanno vissuto con grande e si sono addormentati nella fede del Signore Morto e Risorto. Dunque la Pietas,cioè questa reciproca relazione affettiva-spirituale,scaturente dalla potenza salvifica del Kirios Morto e Risorto che diventa intercessione per noi viventi, rapporto metafisico tra i vivi nel corpo e i viventi,anche se dormienti,nel Signore. La Pietas unisce i due mondi,rendendoli comunicanti.

In una lapide del cimitero di Vallelunga così stà scritto:

hic iacent qui surrecturi sunt,

qui riposano coloro i quali sono sul punto di risorgere. Tutto ciò testimonia il profondo imprinting che il cattolicesimo ha lasciato nella vita plurisecolare dei vallelunghesi.

La pietà è anche ricordare e venerare il corpo dei dormienti. Infatti,come scrive Sergio Quinzio,rifiuto della morte è la MEMORIA. Da qui l’antichissimo culto dei morti che tutte le popolazioni hanno avuto a testimonianza del rifiuto della morte.

La morte,allora, è esattamente PASQUA,cioè passaggio ad una vita diversa,ma pur sempre vita. I morti,dunque,continuano a vivere!

Un sorta di denuncia contro il grado avvilente a cui è stata ridotta la morte, e i morti, i morenti, i vecchi, dalle nuove ideologie e prassi post-cristiane: a qualcosa che non ci dev’essere e che quindi non si deve vedere, né sapere, che non ha, non deve avere nessun valore entro le nuove presunte scale dei valori. L’ignobile ragione è che ormai l’uomo individuo concreto, l’unico a essere reale, è stato fagocitato a semplice funzione effimera del Politico, del Progresso e degli altri Miti collettivi, veri Moloch delle religioni dell’immanenza, del tutto irreali senza gli individui. Il che non elimina comunque la disperazione dei morituri, immediati e mediati, cioè di tutti i viventi. Disperazione che è, insieme, protesta di una dignità personale alienata nelle utopie e irreprimibile horror mortis, ossia sete di vita oltre questa vita mortale. Per ogni altra sete si postula un oggetto, solo per questa no?
La scommessa sul finito o l’infinito, su Dio o il caso,sulla vita dopo la morte o il nulla è legittima e necessaria come diceva Pascal, già non scommettere è scommettere per il puro finito. Ed è una scommessa tra due fedi:quella nella vita eterna e quella nel nulla eterno. La complessiva argomentazione consiste anzitutto nell’invitare a scommettere per un Aldilà come il cristianesimo cattolico lo annuncia, scartando gli aldilà che altri si immaginano (predestinazione protestante, paradisi islamici, reincarnazioni indù e buddiste, ecc.) o quei surrogati di aldilà intrastorici trascendentali che gli atei hanno poi insinuato, questi davvero i più ingenui e alienanti. La fede cattolica sarebbe tra l’altro la sola a non essere esclusivista quanto a nessun uomo di buona volontà.
Continua è inoltre,ai nostri giorni, l’insinuazione, esattamente pascaliana anch’essa,che scommettendo per l’infinito e vivendo in conformità, anche per il finito « ci guadagnerai a, non potendo questa vita finita illuminarsi di un significato se non di riverbero da quella Cosa che dà senso a ogni altra cosa…contro quegli abatini moderni, ingenui. pericolosi » che, incantati dai nutrimenti terrestri di prestigiose ideologie di moda specie di sinistra, tendono a piegare le verticali della fede nelle orizzontali intrastoriche. Sono i “ teologi della liberazione” (socioeconomico-politica).
Da almeno due secoli non c’è bersaglio più agevole della Chiesa cattolica. Diffamarla non costa niente . Palinodia? Si dà avvio alle retractationes? Sì, è finalmente arrivano disquisizioni poco persuasive in cui si distingue tra alto e basso clero, tra cardinali, gesuiti « astuti confessori dei despoti;altri ricordano i domenicani inquisitori, si irride a monsignori e cardinali e a poveri parroci in povere parrocchie a ed eroici missionari popolari. Ma questo non è riesumare categorie liberai-marxiste e prendere senz’altro per buone le informazioni, deformazioni e disprezzi della loro storiografia? La vera storia dei confessori regali, dell’inquisizione e delle banche vaticane (eccetera) è ancora da scrivere.

A tal proposito segnalo l’interessante ricerca per il conseguimento della laurea in lettere moderne della Dottoressa ROSALIA LA TONA,vallelunghese,che ha portato avanti un’indagine dal seguente titolo:Un ponte fra terra e cielo.L’ideologia della morte nella cultura popolare di Valleunga Pratameno.

Un contributo per meglio comprendere l’identità vallelunghese e il rapporto che gli stessi hanno intrattenuto nei confronti dell’evento morte.

«Alla fine dei secoli, quando / mi chiamerà un’altra voce / e proverò per la seconda volta / l’impeto di risurrezione / prego che come questa volta, /quando sei stato tu a chiamarmi, /alzandomi stupito dalla fossa /con le ossa che sentono la carne /stendersi nuovamente su di loro, /con la carne che sente/in sé di nuovo penetrare l’anima / io possa, in quel tremendo campo / dove avrà inizio l’eterno, /fissare il primo sguardo su dite, / ritrovarti al mio fianco» (Margherita Guidacci).

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Una Risposta

  1. interessante

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