IN CLASSE CHE SUCCEDE?

 Che cosa si insegna oggi nella scuola italiana? O meglio: qual è l’oggetto della comunicazione didattica che interviene tra insegnante e allievo al fine di produrre acquisizione di nuove esperienze?

 

Alla luce della tradizione culturale a cui apparteniamo (che affonda nelle radici cristiane ed ebraico-greco-latine) l’oggetto della trasmissione sono le conoscenze, ovvero i saperi che ci introducono nella realtà facendocene gustare il significato, secondo le modalità rese possibili dalle circostanze di tempo e di luogo e dalla situazione degli alunni.

 

 Il passaggio della conoscenza dal maestro all’alunno costituisce un metodo, strada adeguata all’obiettivo comune che è l’apertura della ragione alla scoperta del significato di tutta la realtà.

La tradizione ha indicato la conoscenza che diventa consapevolezza personale con la parola “cultura”, intesa come riflessione critica e sistematica sulla esperienza.

 

La scuola (di ogni ordine e grado) è ambito di cultura nella misura in cui il contenuto della comunicazione didattica non si chiude in sé stessa, in maniera quasi onnicomprensiva, ma permette di effettuare la verifica delle ipotesi che il docente offre ai propri allievi. Una ipotesi di significato relativa ad un aspetto particolare della realtà lancia il docente e l’alunno alla scoperta dei legami e dei rapporti tra il particolare e il tutto. Nella libertà del coinvolgimento con il significato si fonda la libertà del coinvolgimento tra persone che guardano oltre i muri delle aule.

Ad una scuola fonte di continua novità per una comunità basterebbero poche cose: alcuni contenuti (o livelli essenziali) validi per tutti e molta autonomia, molta libertà interpretativa offerta ad insegnanti ed alunni. Libertà ed autonomia non solo, e non tanto, nella determinazione delle programmazioni, quanto nella organizzazione degli stessi contenuti conoscitivi in nuclei fondanti per are a, per materia, per argomento.

 

L’impressione è che invece si sia proceduto in altro modo e che la presenza di una forte componente statalista nella realtà del nostro sistema scolastico abbia finito per statalizzare anche la conoscenza, con conseguenze dalle quali facciamo fatica a rientrare.

 

L’oggetto del contendere sono, senza dubbio, le discipline scolastiche.

 

La disciplina non è solo una particolare organizzazione delle nozioni afferenti ad un oggetto, corrispondente ad una determinata fase storica della società (concezione relativistica del sapere). La disciplina scolastica, come richiama la parola stessa, implica un metodo di introduzione nel reale attraverso una particolare finestra che si apre progressivamente agli occhi dell’allievo. Perciò alle discipline occorre giungere attraverso passi adeguati e un lavoro che talvolta è disciplinare (ci oè propositivo di un metodo di approccio ad una situazione, ad un particolare, ad un aspetto magari pratico della realtà come manovrare un tornio) senza averne le caratteristiche formali.

 

Può essere utile che la scuola primaria non abbia a tema le discipline, pur essendo suo compito quello di appassionare la persona del bambino ad un metodo di rapporto con la realtà che passa attraverso il rapporto con l’adulto. Può essere utile, viceversa, che la scuola secondaria di primo e secondo grado prenda decisamente la strada d elle discipline, pur lasciando ampio spazio ad una verifica della sintesi che è l’allievo, nella sua situazione, che deve compiere.

 

L’impressione è che si sia proceduto nel nostro contesto esattamente in senso opposto. Abbiamo una scuola primaria fortemente disciplinare (nata dai Programmi dell’85) e una scuola superiore che tende ad abbandonare le discipline, intese ripetiamo come metodi di approccio alla realtà.

 

Il risultato è una grande confusione terminologica che pervade i testi e i documenti ministeriali (e non) di riferimento dei vari ordini di scuola, in cui gli obiettivi di apprendimento (che per quanto concerne la loro composizione in proposta formativa dovrebbero essere lasciati alla competenza del docente) sono coniugati secondo logiche curricolari (cioè in qualche modo prescrittive) che ne minano alla radice l’efficacia educativa.

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