Una riflessione sulla SPERANZA…

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Testo della rilfessione di:Don Bernardo,monaco benedettino presso il monastero di San Miniato a Firenze.

Segnalato al blog dal Dott.Ino Cardinale di Terrasini.

 

Che cosa si può sperare?

In ascolto della Parola per addestrarci alla speranza

Ci ricorda questo tema biblico fondamentale romani 15,4

4Ora, tutto ciò che è stato scritto prima di noi, è stato scritto per nostra istruzione, perché in virtù della perseveranza e della consolazione che ci vengono dalle Scritture teniamo viva la nostra speranza.

 

«il mondo è cominciato senza l’uomo e finirà senza di lui, abbiamo sì l’illusione di poter difendere col potere e la tecnologia quanto le nostre culture hanno elaborato cercando di disarmare progressivamente la natura, ma quanto alle creazioni dello spirito umano, il loro senso non esiste che in rapporto all’uomo e si confonderanno nel disordine quando egli sarà scomparso»

(Claude Levi Strauss )

 

Il bastone, le monete, il portachiavi,

la docile serratura, i tardivi

appunti che non leggeranno i pochi giorni

che mi restano, le carte da gioco e la scacchiera,

un libro e fra le sue pagine l’avvizzita

violetta, monumento di una sera

di certo indimenticabile e già dimenticata,

il rosso specchio occidentale dove arde

un’illusoria aurora. Quante cose,

lime, soglie, atlanti, bicchieri, chiodi,

ci servono come taciti schiavi,

cieche e stranamente silenziose!

Dureranno di là del nostro oblio;

non sapranno mai che ce ne siamo andati.

(Borges Las Cosas)

 

«nel momento in cui i magi guidati dalla stella adorarono il nuovo re Cristo, giunse la fine dell’astrologia, perché ormai le stelle girano secondo l’orbita determinata da Cristo». (Gregorio  Nazianzeno)

 

«Oggi imperversa nel pianeta un’ideologia del presente e dell’evidenza che paralizza lo sforzo di pensare il presente come storia, perché essa si adopera a rendere obsoleti tanto le lezioni del passato quanto il desiderio di immaginare l’avvenire. Da uno o due decenni a questa parte il presente  è divenuto egemonico. Agli occhi dei comuni mortali, esso non è più l’esito del lento evolversi del passato, non lascia più intravedere un abbozzo del futuro possibile, ma si impone come un fatto compiuto, opprimente, il cui inopinato palesarsi fa dileguare il passato e saturare l’immaginazione dell’avvenire». (Marc Augé)

 

« In nihil ab nihilo quam cito recidimus ».Nel nulla dal nulla quanto presto ricadiamo).(epitaffio di età paolina)

 

Testimoni di speranza:

“io non cesso di sperare, moltiplicherò le tue lodi!” salmo 70. 14

proemio di Gaudium et spes : “la comunità dei cristiani è composta di uomini i quali, riuniti insieme nel Cristo, sono guidati dallo Spirito Santo nel loro pellegrinaggio verso il regno del Padre, ed hanno ricevuto un messaggio di salvezza da proporre a tutti. Perciò la comunità dei cristiani si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia.”

 

Siamo però noi i primi bisognosi di una nuova esperienza di speranza: stasera a san miniato al monte con umiltà e fede vorremmo infatti dire col Signore Gesù di fronte a Lazzaro che “Questa malattia non è per la morte”, vogliamo avere la presunzione di chiedere a Dio di mostrarci anche da questa collina la mirabile e consolante visione di Ezechiele, miriadi di ossa che sotto l’azione dello spirito sono rivestite di carne e insufflate di vita, visione che avviene, è bene non dimenticarlo, quanto tutti in Israele dicevano –Ez 37,11- “la nostra speranza è svanita”.

Chi vi parla appartiene ad un piccolissima comunità monastica, qualche giovane, ma molti gli anziani, molti i malati…

La magnificenza mirabile ma anche un po’ frustrante della Basilica di San Miniato ci scoraggia ma ci rianima quella lectio divina tutta particolare che è osservare la natura: osservarla con Giobbe 14,7

 

7Poiché anche per l’albero c’è speranza:
se viene tagliato, ancora ributta
e i suoi germogli non cessano di crescere;
8se sotto terra invecchia la sua radice
e al suolo muore il suo tronco,
9al sentore dell’acqua rigermoglia
e mette rami come nuova pianta.

 

Emmaus

17Ed egli disse loro: “Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?”. Si fermarono, col volto triste; 18uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: “Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?”. 19Domandò: “Che cosa?”. Gli risposero: “Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; 20come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l’hanno crocifisso. 21Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. 22Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro 23e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. 24Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l’hanno visto”.

25Ed egli disse loro: “Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! 26Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?”. 27E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. 28Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. 29Ma essi insistettero: “Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino

 

La speranza: ricordo vivente (Gabriel Marcel)

 

La speranza cristiana si fonda sulla memoria e ripresentazione di Cristo. O è la speranza di Cristo o non è cristiana. Essa è speranza rammemorata, perché cerca il futuro di Cristo nel passato di cristo, e lo trova nella risurrezione da morte del Cristo crocifisso. La speranza cristiana, dunque, si lega sempre alla memoria della passione di Cristo e della sua fine sulla croce. “Crocifisso risuscitato sta a significare che che nella sua fine sulla croce va trovato il nuovo inizio, e con lui quello del mondo. ( J Moltmann)

 

Anche noi siamo abitati da passioni tristi e sconsolanti, anche noi assomigliamo ai pellegrini in Emmaus, è nostro il loro “noi speravamo”: esperienza di delusione e di sconcerto amaro per la vicenda del loro Messia…è la speranza all’imperfetto: “noi speravamo”. Anche noi come loro dobbiamo essere ridestati alla memoria, a quella particolare memoria della fede che consente una nuova narrazione della storia, una storia di speranza “Non doveva forse il Cristo patire, e così entrare nella sua gloria?”. La speranza viva si sprigiona dalla scoperta di quella necessità che Gesù aveva ripetutamente annunciato nei passi verso Gerusalemme, ma essi non avevano voluto o potuto capire. Era necessario. Quella necessitas anche noi dobbiamo tornare ad apprendere per poter tornare a narrare, con gesti e parole, l’avvenimento pasquale che guarisce dalla malinconia, perché, senza censurare niente, ma anzi includendo tutto, ovvero sofferenza, morte, sconfitta, fallimento, mostra in pienezza il senso nascosto ma più autentico del tempo

C’è dunque una fecondità nell’accogliere, quale elemento fondamentale del racconto della storia, quell’intreccio nevralgico della rivelazione di Dio che è il pathos, la passione del Cristo. A partire dalla necessità dei patimenti del Messia, su quel tragitto da Gerusalemme a Emmaus, tutto Mosè e i profeti sono narrati di nuovo. E anche della nostra storia di oggi dobbiamo dare nuova narrazione in questa chiave, perché si dissolvano le passioni “tristi”, e dalla vita reale sia annunciata la speranza pasquale , perché la vita mostri la speranza che la muove.

7Proprio per questo nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte e fu esaudito per la sua pietà; 8pur essendo Figlio, imparò tuttavia l’obbedienza dalle cose che patì 9e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono, (Ebrei 5, 7-9)

È la sua obbedienza di Figlio nella prova ad averci assicurato la speranza che non delude

Sta a solo a noi in questo ritrovato deserto di crisi, annunciare una novità totalmente evangelica e affidabile perché innestata nell’antica verità di una storia non favolosa ma drammaticamente reale: l’amore di Dio si è manifestatosi nell’abbraccio di Cristo, l’abbraccio di Cristo che avendo sopportato ogni sofferenza, è diventato garanzia di speranza per tutti: l’amore che soffre ogni cosa,  crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa …I Cor 13.7

 

La speranza, un legame affidabile

“Nella Scrittura sperare non è mai un atto intransitivo. Sempre, comunque, si realizza in un contesto di relazione, di legame affidabile. Dio, un Dio personale, non l’immaginazione idolatrica, immagine ammiccante e seducente perché lucida e smaltata , ma proprio per questo incapace di accogliere in profondità. Scrive Spiq: “la speranza neotestamentaria non è solo un sentimento personale e neppure l’oggetto stesso dell’attesa: rappresenta l’intera economia della salvezza, il senso della chiamata (Ef 4,4 4Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione), di cui il cristiano è chiamato a tenere salda la professione (Eb 10,23 23Manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perché è fedele colui che ha promesso)”.

Finché c’è amore, donazione, obbedienza all’amore di Dio reso manifesto in Cristo (I Giov 4,9: 9In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui)  -potremmo dire- c’è speranza e dunque vita! Un amore, quello di Dio, da narrare attraverso una cordiale condivisione, ospitale e gratuita, delle sofferenze e delle inquietudini degli altri, perché nostra unica, credibile e affidabile “munizione” è il disarmante ma infinito amore di Dio, che si misura invincibile proprio nella dialettica col male: è qui che si afferma concretamente la speranza:

Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? 32Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui? 33Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio giustifica. 34Chi condannerà? Cristo Gesù, che è morto, anzi, che è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi? 35Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? 36Proprio come sta scritto:

Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno,
siamo trattati come pecore da macello
.

37Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. 38Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, 39né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore. (Romani 8, 31-39 )

 

“La risurrezione da morte di Cristo dice che egli non è tra i morti e che quindi l’ordine di questo mondo è stato stravolto. La forza della risurrezione si profila nelle anticipazioni attraverso cui noi già oggi intravediamo i lineamenti di quella nuova creazione del mondo che Cristo porterà a compimento quando verrà il suo giorno e nelle consolazioni che proviamo nelle nostre sofferenze che ci consentono di resistere di non lasciarsi andare. E questo lo possiamo cogliere in tre dimensioni: Vita contro la morte, giustizia contro la violenza, creazione contro la distruzione, dove il secondo termine  rappresenta la realtà, mentre il primo indica la speranza che si apre al futuro” .(J. Moltmann)

 

Necessità di un superamento di una dialettica aut –aut in forza dell’Incarnazione:

Scriveva Wittgenstein

6.41 Il senso del mondo dev’essere fuori di esso. Nel mondo tutto è come è, e tutto avviene come avviene; non v’è in esso alcun valore – né, se vi fosse, avrebbe un valore.

Se un valore che ha valore v’è, dev’esser fuori d’ogni avvenire ed essere-cosí. Infatti ogni avvenire ed essere-cosí è accidentale.

Ciò che li rende non-accidentali non può essere nel mondo, ché altrimenti sarebbe, a sua volta, accidentale. Dev’essere fuori del mondo.

Tractatus

 

Questo è vero ma non dimentichiamoci che l’evento pasquale ha avviato la trasformazione del mondo, del cuore stesso della storia

 

Populorum Progressio di Papa Paolo VI

79. Certuni giudicheranno utopistiche siffatte speranze. Potrebbe darsi che il loro realismo pecchi per difetto, e che essi non abbiano percepito il dinamismo d’un mondo che vuol vivere più fraternamente, e che, malgrado le sue ignoranze, i suoi errori, e anche i suoi peccati, le sue ricadute nella barbarie e le sue lunghe divagazioni fuori della via della salvezza, si avvicina lentamente, anche senza rendersene conto, al suo Creatore. Questo cammino verso una crescita di umanità richiede sforzo e sacrificio: ma la stessa sofferenza, accettata per amore dei fratelli, è portatrice di progresso per tutta la famiglia umana. I cristiani sanno che l’unione al sacrificio del Salvatore contribuisce «all’edificazione del corpo di Cristo» (Ef 4,12) nella sua pienezza: il popolo di Dio radunato.(55)

Tutti solidali

80. In questo cammino siamo tutti solidali. A tutti perciò abbiamo voluto ricordare la vastità del dramma e l’urgenza dell’opera da compiere. L’ora dell’azione è già suonata: la sopravvivenza di tanti bambini innocenti, l’accesso a una condizione umana di tante famiglie sventurate, la pace del mondo, l’avvenire della civiltà sono in gioco. A tutti gli uomini e a tutti i popoli di assumersi le loro responsabilità.

 A livello più personale, speranza come affidamento, desiderio, attesa, ascolto, fiducia

(Cfr. Antonia Pozzi)

 

Ho tanta fede in te. Mi sembra
che saprei aspettare la tua voce
in silenzio, per secoli
di oscurità.
Tu sai tutti i segreti,
come il sole:
potresti far fiorire
i gerani e la zàgara selvaggia
sul fondo delle cave
di pietra, delle prigioni
leggendarie.
Ho tanta fede in te. Son quieta
come l’arabo avvolto
nel barracano bianco,
che ascolta Dio maturargli
l’orzo intorno alla casa.

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