Messina 1908-2008 Un Terremoto Infinito….

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Prefazione
Con un racconto agile, denso di testimonianze, di cifre, di dettagli, Eleonora lannelli ricostruisce i cento anni dal grande terremoto di Messina. Un secolo di storia fluisce veloce in queste pagine. E nelle prime, ossessiva ritorna l’ora della catastrofe: quelle 5,21 di lunedì 28 dicembre che divisero la storia della città in un prima e in un dopo in cui nulla fu più uguale, segnando l’annientamento di quella che era stata per secoli una delle capitali più belle e vivaci della Sicilia.
Molte immagini s’imprimono nella memoria del lettore: i bambini rimasti orfani che il “Giornale di Sicilia” descrive mentre scendono smarriti dai treni alla stazione di Palermo, rischiando d’essere preda di «brutti ceffi»; la mano di donna che si sporge dalle macerie per chiedere aiuto e ha le dita troncate da uno sciacallo che le ruba gli anelli; il re Vittorio Emanuele, in visita alla città nell’aprile del 1909, che, turbato dalle lentezze della ricostruzione, ai cerimoniosi funzionari del Genio Civile intima rudemente «Andate a lavorare». Impressionante è il campionario di vergogne che segue al disastro, anticipo di altre vergogne che catastrofi più recenti ci hanno insegnato a conoscere: i ritardi e la confusione nei soccorsi, lo spreco delle donazioni internazionali, il losco frugare tra le macerie alla ricerca di tesori sepolti più che di vittime, le canaglierie e i soprusi di una burocrazia lenta, stupida e inetta.
Dalle lentezze, dagli imbrogli, dai pasticci della ricostruzione emerge la città delle baracche, che è il cuore di questo libro. La Messina che incantava i viaggiatori con la strepitosa invenzione urbanistica della Palazzata si trasforma nella miserabile città delle catapecchie. E come un malvagio incantesimo, quella forma degradata dell’abitare diventa una costante del paesaggio urbano, incancellabile, insuperabile.
Scrive l’autrice che un’unica baracca del dopo terremoto sopravvive ancora oggi, orribile cimelio di una provvisorietà che si ostina a durare, ma ben 3.016, costruite negli anni, costellano il territorio messinese, abitate da 15 mila persone. Come se il disastro, e l’estenuante dopo terremoto, col suo vischioso protrarsi, avessero fiaccato l’anima della città, sprofondandola in un attendismo rancoroso, sottraendole ogni desiderio di definitiva ricostruzione, oscurando ogni progetto di futuro.
Sulle ragioni di questo sprofondare Eleonora lannelli indaga interrogando storici, urbanisti, studiosi. Fino a evocare un’ipotesi di grande suggestione: un mutamento di codice genetico, innescato dall’azione invisibile di un gas, il radon. Liberato dalla potenza del sisma, quel gas avrebbe alterato per sempre il dna dei messinesi. Affascinante teoria, se non altro perché, come il terremoto, libera gli esseri umani dal dovere di costruirsi un destino, e di renderne conto.
                                                                                                  BIANCA STANCANELLI

Eleonora Iannelli,Messina 1908-2008 Un Terremoto Infinito. Storia di una città tornata alla vita ma rimasta incompiuta. Kalòs,2008.

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