Lo spirito dei diritti religiosi…

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IntroduzioneIndice
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Presentazione
di Silvio Ferrari

Tutte le religioni producono un proprio diritto, cioè un complesso di norme che definiscono i diritti e i doveri dei loro fedeli. 

Questo libro pone a confronto tre diritti “religiosi”, il diritto ebraico, quello canonico e quello islamico, allo scopo di individuarne analogie e differenze. In una società sempre più pluralistica dal punto di vista religioso, è importante capire le radici di tanti comportamenti che a prima vista risultano incomprensibili o sconcertanti perchè estranei al nostro background culturale : la questione del velo, il rifiuto di determinati cibi, il rapporto tra uomo e donna affondano le loro radici in norme che sono in buona parte condivise dalle tre religioni ma che hanno avuto uno sviluppo diverso.

Ricostruire questo percorso (e soprattutto capire perchè è stato diverso) serve sia per prefigurare l’evoluzione di queste tre religioni (verso un futuro sempre più conflittuale oppure verso l’individuazione di punti di incontro e di dialogo?) sia per fornire al legislatore statale strumenti per comprendere, e quindi gestire, le richieste che gli provengono dai fedeli di queste comunità. 

La ricerca mostra che vi è un’area comune a diritto ebraico, canonico ed islamico, determinata dalla origine divina delle loro norme e dal fatto che esse hanno per scopo ultimo la salvezza eterna dei fedeli. Tutto ciò distingue profondamente i diritti “religiosi” dai diritti “secolari” (quelli degli Stati, degli organismi internazionali, ecc.) e da’ ai primi una forza particolare: le norme dei diritti religiosi vengono sovente percepite come comandamenti divini e, talvolta, questa percezione può condurre ad esiti inaccettabili (si pensi al caso dei “martiri” islamici).

Vi sono però significative differenze che separano il diritto canonico dal diritto ebraico ed islamico. Le più rilevanti sono:
a) il rapporto con la cultura classica: la filosofia greca ed il diritto romano in particolare. Questo rapporto è molto più diretto nel caso del diritto canonico che in quello del diritto ebraico ed islamico. In particolare il diritto canonico recepisce e fa propria la nozione di diritto naturale, cioè di un diritto che è comune a tutti gli uomini (indipendentemente dalla loro fede religiosa) e può essere conosciuto da tutti attraverso il corretto uso della ragione. Una simile nozione è molto più debole nel diritto ebraico e quasi inesistente in quello islamico. Il diverso impatto che la nozione di diritto naturale ha sulle tre religioni emerge in molti campi. L’idea di un legame universale che unisce tutti gli uomini ancor prima della loro fede religiosa determina per esempio un diverso approccio alla questione dei diritti fondamentali dell’uomo, più agevole oggi per il diritto canonico che per quello islamico. Questa stessa idea rende possibile al diritto canonico contemporaneo accettare la laicità dello Stato, inteso come casa comune di credenti e non credenti che vi possono convivere sulla base del diritto naturale che li accomuna: la debolezza di quest’ultima nozione porta invece il diritto islamico (ed anche ebraico) a preferire altri modelli (per esempio quello del millet, basato sulla coesistenza all’interno di uno stesso Stato di diverse comunità religiose, ciascuna con un proprio diritto, propri tribunali, ecc.).
b) la distinzione tra religione e politica, più netta nel diritto canonico che negli altri due ordinamenti giuridici. Il “date a Cesare quel che è di Cesare, date a Dio quel che è di Dio” si trova nel Vangelo ma non ha corrispondenza nè nell’Antico Testamento nè nel Corano. Questa differenza -per quanto sia stata interpretata in modo diverso e talvolta contraddittorio nella storia del cristianesimo- ha un impatto profondo sui rapporti tra Stato e religione: nell’Occidente cristiano essa conduce a riconoscere una sfera di legittimità e di autonomia (sia pur relativa) del diritto secolare, agevolando la nascita dello Stato laico; nell’Oriente musulmano (e, in qualche misura anche in Israele) questa autonomia è più debole ed il diritto dello Stato resta concettualmente subordinato al e praticamente impregnato dal diritto islamico (o ebraico). 
c) la secolarizzazione del diritto canonico, molto più marcata che quella del diritto ebraico ed islamico. L’esistenza di una autorità -il pontefice- in grado di prendere decisioni per tutta la Chiesa, la presenza di una istituzione ecclesiastica organica e centralizzata, il fatto che da lunghissimo tempo il pontefice sia anche un sovrano temporale hanno avvicinato il diritto della Chiesa al diritto degli Stati, facendogli assumere alcuni caratteri -il predominio della legge, per esempio- propri dei diritti secolari contemporanei. La comunità ebraica e quella musulmana hanno una struttura reticolare anzichè piramidale, mancano di una gerarchia centralizzata e sono fondate sull’esistenza di molteplici comunità locali, ciascuna con una propria autorità: tutto ciò ha fatto sì che il diritto ebraico ed islamico siano fondati non tanto sulla legge quanto sul consenso dei saggi e della comunità, sulla consuetudine, sulla interpretazione delle norme data dagli esperti di diritto. Dalla fine del Medioevo in poi, questi caratteri si sono progressivamente attenuati nel diritto canonico ma sono rimasti forti negli altri due diritti. In questo senso il diritto canonico è divenuto più moderno ma ha anche perduto parte della sua originalità, appiattendosi sul modello dei diritti secolari: gli altri due diritti invece appaiono tecnicamente più obsoleti, hanno maggiori problemi a confrontarsi con la modernità ma hanno meglio conservato i caratteri propri dei diritti “religiosi”.

Questo libro non autorizza facili ottimismi. Diritto ebraico, canonico ed islamico non sono diversi soltanto perchè le tre religioni ad essi sottostanti sono giunte ad un differente stadio di sviluppo: vi sono anche diversità di fondo, più difficilmente eliminabili perchè connesse alla stessa rivelazione divina su cui ciascuna di esse è fondata. 

Vi è però un punto che merita di essere sottolineato. In un’epoca in cui molti diritti secolari hanno rinunciato a porre il proprio baricentro nella ricerca della giustizia, accontentandosi di una funzione strumentale e subordinata rispetto all’economia ed alla politica, questi tre diritti religiosi continuano ad affermare l’idea che il diritto serva ad indicare agli uomini la verità: un’idea che per certi versi è “pericolosa”, come tutto ciò che ha a che fare con la verità, ma che pone l’unica domanda veramente fondamentale per un giurista. Senza voler imporre a nessuno un “regime della verità”, questo richiamo ad una funzione profetica della giustizia costituisce la sfida che i diritti religiosi lanciano non soltanto alla società secolarizzata di oggi ma anche a se stessi, chiamandosi a trovare un punto di incontro a questo livello così alto e così difficile da raggiungere. 
Premessa

Introduzione

Capitolo I. Introduzione al diritto comparato delle religioni

1. Diritto comparato e religioni: un rapporto difficile (ovvero: perchè non esiste un diritto comparato delle religioni)
2. Sistemi giuridici religiosi?
3. Comparazione, diritto e religioni in una società multiculturale

Capitolo II. Il diritto tra secolarizzazione e ritorno del religioso

1. Diritto, religione e secolarizzazione nel pensiero di Weber e Schmitt
2. La secolarizzazione del diritto nel mondo musulmano ed ebraico
3. Secolarizzazione del diritto e ritorno del religioso
4. Osservazioni conclusive: irrazionalità dei diritti sacri?

Capitolo III. Diritto e religione nella tradizione ebraica, cristiana e musulmana

1. I confini del diritto
2. Il diritto nell’economia della salvezza

Capitolo IV. Il diritto divino

1. Diritto divino
2. Diritto divino e diritto naturale
3. Diritto divino e diritto umano (ovvero come modificare una legge immutabile)
4. Le vie del mutamento: legislazione (canonica) e interpretazione (ebraica ed islamica)

Capitolo V Ipotesi di ricerca

1. L’appartenenza religiosa
2. La guida della comunità
3. Diritto religioso vs. diritto secolare

Conclusioni. Che fare?

1. La base di partenza
2. Le prospettive
3. Il percorso

Indice analitico
Indice dei nomi

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