Miur,Valutazione dell’IRC e del Comportamento.

Il MIUR fa chiarezza sulla Valutazione dell’Insegnamento della Religione Cattolica e del Comportamento.

  Il Ministero ha fatto chiarezza sul metodo da utilizzare nella valutazione degli studenti; è stata emanata la circolare n°10 prot. 636, con la quale si afferma che “le espressioni valutative siano riportate con voti numerici espressi in decimi“; tutto ciònon si applica  alle valutazioni degli insegnanti di religione, per i quali si specifica che  “continuano ad applicarsi le specifiche norme vigenti in materia“;  nell’insegnamento della religione, infatti, la valutazione riprende ancora oggi  una procedura di derivazione concordataria (art. 4 della  legge n° 824/1930) recepita all’art. 309 del Testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 296.
Quanto alla possibilità per gli insegnanti di religione di esprimere una propria valutazione sul comportamento degli alunni, ribadiamo che non è cambiato nulla rispetto agli anni precedenti. In questi giorni, sono stati diffusi inutili allarmismi a proposito dello “Schema di regolamento per la valutazione degli alunni”, che all’art. 3 comma 6, recita “la votazione sul comportamento, attribuita collegialmente dal consiglio di classe, concorre, come il voto delle altre discipline, alla determinazione della media complessiva dei voti in ogni situazione in tutti i casi previsti dalla norma. Da tale votazione complessiva è escluso l’insegnamento della religione cattolica, ai sensi dell’art. 309 del Testo Unico….”.
Un nostro -inciso- per il fatto che tale “Schema di regolamento” è solo una “bozza” che va ancora rivista e corretta e non ha quindi nessun carattere applicativo, è comunque opportuno sottolineare che la frase “da tale votazione complessiva è escluso l’insegnamento della religioneè riferita alladeterminazione della media complessiva dei voti” e NON alla votazione sul comportamento; infatti all’art. 7 del predetto schema la formulazione chiarisce in modo inequivocabile che “l’insegnamento della religione è utile ai fini del voto del comportamento, dei crediti scolastici e all’ammissione alla classe successiva o all’esame finale di ciclo” .
Allegati:
Circolare Ministeriale n. 10 del 23 gennaio 2009 – Valutazione degli apprendimenti e del comportamento
Bozza Schema di regolamento per la valutazione degli alunni.

http://www.idracireale.org/news.asp?id=349

2 Risposte

  1. VALUTO PERCHÈ SONO

    Si sono alternate negli ultimi tempi diverse sollecitazioni relative all’esercizio della valutazione dello studente da parte del docente, che tengono conto delle modifiche disposte dalla legge di conversione 30 ottobre 2008, n. 169.
    Vi è anzitutto la valutazione del comportamento (la condotta), delineata nel DM n. 5 del 16 gennaio, che dovrà considerare, tra l’altro, i livelli di “apprendimento e di consapevolezza raggiunti, con specifico riferimento alla cultura e ai valori della cittadinanza e della convivenza civile”.
    Si colloca a questo punto, per quanto riguarda gli studenti della scuola secondaria di primo grado e della scuola secondaria di secondo grado, l’uso dei voti decimali che, definiti collegialmente dal consiglio di classe, concorrono “unitamente alla valutazione degli apprendimenti, alla valutazione complessiva dello studente”, dunque fanno media. Pertanto, a fronte di atteggiamenti di particolare gravità che siano stati sanzionati, la valutazione inferiore ai 6/10 espressa in sede di scrutinio finale comporta la non ammissione all’anno di corso successivo, ovvero la bocciatura. Si specifica che la “valutazione espressa in sede di scrutinio intermedio o finale non può riferirsi ad un singolo episodio, ma deve scaturire da un giudizio complessivo di maturazione e di crescita civile e culturale dello studente in ordine all’intero anno scolastico”.
    La successiva circolare n. 10 del 23 gennaio, facendo riferimento ad uno “schema di regolamento in materia di valutazione” che si può leggere in bozza ma che non è stato ancora ufficializzato, sottolinea che i criteri essenziali per una valutazione di qualità sono: la finalità formativa; la validità, l’attendibilità, l’accuratezza, la trasparenza e l’equità; la coerenza con gli obiettivi di apprendimento previsti dai piani di studio; la considerazione sia dei processi di apprendimento sia dei loro esiti; il rigore metodologico nelle procedure; la valenza informativa.
    Per quanto concerne la valutazione degli apprendimenti espressa in decimi nelle scuole del primo ciclo, la circolare la ritiene una modalità “più chiara e trasparente” dei precedenti giudizi, nonché un’opportunità per utilizzare al meglio la valutazione in funzione del miglioramento dei livelli di apprendimento.
    Si rimanda comunque alla libertà dei docenti di prevedere che, sia nella scuola primaria che in quella scuola secondaria di I grado, i voti in decimi siano accompagnati anche da giudizi sintetici o analitici.
    V’è da aggiungere che lo schema di regolamento di cui sopra insiste sul fatto che “la valutazione è, per la scuola, una verifica dell’efficacia delle azioni messe in atto per favorire il raggiungimento di livelli adeguati di apprendimento per ciascun alunno” e che “una valutazione adeguatamente formativa e di qualità non rileva solamente gli esiti, ma pone attenzione soprattutto ai processi formativi dell’alunno”.
    È appunto questo giudizio di carattere globale che deve rifluire nel consiglio di classe che “è l’organo collegiale preposto alla valutazione periodica e finale degli alunni”.
    Le incertezze non solo semantiche implicite nella normativa, per cui da una parte si richiama ad una responsabilità personale dell’insegnante (da condividere con i colleghi) e dall’altra a “eventuali indicatori di apprendimento” cui i docenti possono fare ricorso (la famosa docimologia), è indicativa di una situazione generale per cui nella scuola ciò che attiene alla valutazione (in pratica tutto, perché fare lezione è anzitutto guardare se gli alunni apprendono), passa attraverso un “io” che valuta. In questo caso la soggettività del docente.
    La valutazione è infatti una riconversione continua del docente dallo schema alla attivazione di un rapporto con l’alunno. Per valutare il docente deve essere uno che prende sul serio sé e l’altro. Allo stesso modo l’altro (l’alunno) è chiamato a diventare consapevole delle proprie capacità e dei propri mezzi dentro un rapporto che valuta, cioè giudica. Si valuta e si accoglie la valutazione dentro un metodo, un cammino da fare insieme. Magari aspro, ma un cammino da compiere.
    Non si deve pertanto temere la valutazione e nemmeno il passaggio verso metodologie più dirette (come il voto in decimi), purché si diano continuamente le ragioni (la direzione) dei passi che si compiono.
    http://www.diesse.org

  2. quello che stavo cercando, grazie

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