L’ingresso del vicerè Diego Enrìquez Guzmàn a Palermo,nel 1585.

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Il documentarista Dott. Giovanni Filingeri,in questo prezioso volume, ci fa rivivere la Palermo dei Vicerè di metà ’500 a partire dall’arrivo di Carlo V in città  a cui si legò una nuova architettura della città in netta contrapposizione con quella medievale di fattura normanna e sveva.

In questo saggio viene presa in esame la documentazione archivistica che riguarda l’allestimento dell’apparato effimero predisposto dal Senato di Palermo per l’accoglienza trionfale al vicerè Diego Enriquez Guzmàn (Gusmàn), conte di Alba de Liste,nell’agosto del 1585, XIII indizione.

Il nuovo rappresentante del monarca spagnolo, succeduto a Marco Antonio Colonna (1577-84), è eletto vicerè con real dispaccio del 26 gennaio 1585, emanato da Alcalà….

Per il Senato palermitano, l’insediamento d’un nuovo vicerè è l’occasione ideale per ribadire e sancire il ruolo indiscusso di Palermo quale capitale de facto della Sicilia, ma è anche la circostanza per riproporre l’uso di quelle forme di ricevimento già in voga nella tradizione rappresentativa locale. Ci si aspetta molto dal rappresentante reale e, la municipalità, pur in difficoltà economiche, si accolla nuovi debiti per organizzare l’allestimento per il solenne arrivo. Alla povertà dilagante, ai problemi legati alla carestia e alla sanità fa da contrasto l’affermazione del prestigio civico che ostenta l’opulenza e il fasto, retaggio di nostalgici emblemi dell’epoca svevo-normanna ed aragonese.

A redigere il progetto, su committenza della locale municipalità, è l’ingegnere senatorio (?) Vincenzo Jaconia….

La novità di rilievo è l’utilizzo del duplice arco di trionfo, l’uno nella versione che caratterizza il pontile trionfale, l’altro nella versione di porta cittadina dislocata nei pressi del varco d’accesso predisposto nella cinta muraria, proprio là dove è prevista la realizzazione della Porta Felice in muratura, promossa dal vicerè Marcantonio Colonna nel 1581 e, momentaneamente sospesa, a causa dell’indebitamento del Senato.

La realizzazione della porta lignea intitolata a donna Felice Orsini, consorte del Colonna, appare un omaggio alla fattiva politica del vicerè, politica che Palermo auspica dal nuovo rappresentante reale.

I primi archi trionfali, modesti in confronto a quelli realizzati in altre città, sono innalzati a Palermo nel 1535, in onore di Carlo V, reduce dalla vittoria di Tunisi contro i Turchi. Da quel momento, la presenza delle architetture effimere caratterizzerà la scenografia urbanistica delle feste palermitane sino alla seconda metà del XIX secolo….

L’introduzione architettonica del nuovo arco ligneo di Porta Felice, manufatto che si ispira all’interesse umanistico della romanità anche se con sfumature diverse, ha un triplice obiettivo: il primo è quello di far conseguire a Palermo il prestigio, l’approvazione e il consenso politico vicereale al fine di cementare i rapporti fra il nuovo governante e il popolo; il secondo è quello di ricoprire, anche se temporaneamente, lo squarcio artificiale delle mura; e, l’ultimo, non certo per importanza, è quello d’assicurare la sequenza prospettica ideale all’unione assiale fra le più importanti porte cittadine: Porta Nuova (1569-1584) e, per l’appunto, Porta Felice, secondo la maniera d’intendere lo spazio urbano promossa dalla monarchia….

L’idea su cui si basa quest’ultimo progetto, si inserisce nel disegno di riqualificazione urbanistica messo in atto dai vicerè e dall’Universitas, sin dalla prima metà del ‘500, per realizzare un impianto urbano più regolare caratterizzato da un asse primario che, attraversando l’intera città, unisca in tempi più brevi il retroterra alla marina. L’articolato progetto risponde a un idoneo programma di potenziamento strategico-difensivo del sito che è possibile ottenere attraverso un più razionale

collegamento dei luoghi strategici della città. Si intuisce la volontà di destinare le due maggiori piazze cittadine, Piano del Palazzo Reale e Piazza Marina-Cala (sede del potere giudiziario dell’Inquisizione) a polo d’attrazione dell’intero assetto urbano, sul cui asse d’unione verticale devono insistere gli emblemi del potere civile e religioso, nonché le architetture più prestigiose della città. Scopo dell’intervento è anche quello di superare la difformità estetica di vaste aree edilizie, in forte degrado per la presenza di edifici fatiscenti.

La politica urbanistica della monarchia spagnola rifiuta il modulo medievale dell’antica città ed adotta, in armonia con la tesi rinascimentale dei rettifili, il collegamento tra le nuove emergenze. In questo modo, l’innovata viabilità risponde alla logica della mediazione fra città e porto.

La svolta epocale si attua con l’ingresso di Carlo V e costituisce l’inizio d’un rapporto preferenziale,ma complesso,tra Palermo e il regno ispanico, di cui sono espressione significativa il potenziamento del sistema difensivo della città, la costruzione del nuovo molo, il restauro del Palazzo Reale, la realizzazione di infrastrutture pubbliche….

Ferrante Gonzaga, vicerè dal 1535 al 1546, affida la progettualità e la realizzazione delle opere difensive all’ingegnere bergamasco Antonio Ferramolino. E nell’arco d’un trentennio che Palermo, circondata da una cinta bastionata, assumerà quella forma “quadrata” che sarà fissata per sempre nella sua cultura e nella sua iconografia, corrispondente agli obiettivi d’assetto mìlitare dell’ideale città cinquecentesca….

Con il vicerè Garcia di Toledo prende il via il progetto di rinnovamento urbanistico mediante l’allargamento e la rettifica del “cassaro” sino a Sant’Antonio (e Porto Salvo), secondo una più moderna visione suggerita dalle esperienze militari. Nasce così il grande asse di Via Toledo su cui si aprono, tangenzialmente, tre ampi slarghi, emblemi del potere cittadino: quello religioso antistante la Cattedrale, quello civico di fronte al Palazzo Pretorio e, infine, quello del baronaggio, colto ed elitario, nel piano Bologna, sede prestigiosa delle più importanti famiglie palermitane.

Con l’arrivo del Colonna (1577-1584) si realizza la Porta Nuova (1582-87) e il prolungamento del Cassaro (Via Toledo), dalla chiesa di S. Maria di Porto Salvo alla Porta Felice (1581-1637). Nelle fonti di quei tempi, il nuovo asse viario ha l’appellativo di “strada d’Austria” che, come vedremo in seguito, si articolerà in diversi spazi scenici (Piazza Marina ecc.) da destinare alle diverse forme di spettacolarità urbana.

Nello stesso periodo, si avvia la sistemazione dello spazio antistante la fascia costiera (Foro Italico), recuperato dal ritiro del mare.

Di notevole interesse è la scoperta del Filingeri,secondo cui i quattro manufatti lapidei ,assieme alla sovrastante aquila e lapide dedicatoria di porta Nuova,furono scolpiti da Vincenzo Gagini (1527-95) su committenza del senato palermitano. I cosidetti “Talamoni” si trovano anche nella parte esterna di porta Felice rivolti verso il mare. La lettura che il Filingeri da dei talamoni è si ordine storico,cioè a dire sarebbero delle costruzioni architettoniche poste all’esterno delle porte d’ingresso nella città per ricordare che il pericolo del tempo erano proprio i turchi .Vero è che il modello architettonico delle porte  è attinto dalla tradizione  classica romana, ma è pur vero che l’ornamento scultoreo dei talamoni riecheggianti appunto i Mori,nella Sicilia di metà ‘500 non può essere considerato solamente un ornamento architettonico. Infatti in Sicilia,più che altrove,la derisione del nemico non cristiano è uno degli eventi che,dal punto di vista della psicologia di massa,assume un significato catartico che rimanda non solo al ricordo storico della dominazione musulmana dell’isola e alla liberazione della stessa ad opera dei Normanni, ma soprattutto al fatto che nel ‘400 e nel ‘500 il pericolo si chiama ancora Turco e che può spuntare ,da un momento all’altro,proprio dal mare. La Sicilia quale frontiera più avanzata dell’impero spagnolo nel mediterraneo,funge da base logistica per le iniziative  di carattere sociale,culturale e strategico-militare contro i Turchi a difesa della cristianità. Allora i talamoni rappresentano due cose significative:

1-la metafora dello scontro ancora in atto,all’epoca,tra mondo cristiano e Turchi ( cfr. battaglia di Lepanto);

2- feticci che assumono un valore apotropaico.

Un grazie sentito all’amico Dott.Filingeri per la sua grande capacità di ritrovare documenti inediti e sepolti dal tempo e dall’oblio degli uomini e ridare loro voce e nuova linfa,per una comprensione sempre più autentica e veritiera della nostra storia,avendo dato un contributo storico-documentario, innovativo,sulle antiche porte di Palermo. Carta canta!

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 Premessa

Fra i molteplici temi attinenti il patrimonio storico-artistico e architettonico dell’Isola che potevano essere oggetto d’una attività di ricerca, la scelta è caduta sugli effimeri apparati trionfali e su alcune porte di Palermo, costruite nella seconda metà del Cinquecento.

Questa correlazione tematica costituisce una modalità d’indagine complessa, ma non inconsueta, essendo stata affrontata in varie riprese dalla recente storiografia. Tra la cultura dell’effimero importata dalla Rinascenza e l’architettura permanente coeva, esiste un legame profondo che ambisce alla contestuale definizione dello spazio scenico e rappresentativo urbano.

La rinnovata attenzione nasce, in realtà, dal rinvenimento, presso l’Archivio di Stato di Palermo, di documenti inediti che aprono nuove prospettive d’interpretazione e di ricerca su tendenze ed eventi particolarmente intrecciati.

Nel corso del Cinquecento, sotto il regime spagnolo, Palermo e Messina si contendono il ruolo di capitale del Regnum Siciliae.

L’ambizione della città dello Stretto a essere la capitale di fatto avvalorata, oltre che dalla politica filo-governativa, anche dalla supremazia imprenditoriale, commerciale e culturale, suffragate dalla presenza dei più grandi cantieri navali siciliani, dal monopolio nella produzione e manifattura della seta, dall’ideale posizione logistica sulle rotte commerciali europee, dall’emergere d’una classe politica e dirigenziale compatta e dinamica.

Nell’accesa disputa, emerge prepotente l’orgoglio municipalista dell’aristocrazia palermitana, poco incline ad accettare con inerzia le decisioni, spesso irrevocabili, del monarca. Il Senato locale si scuote dal torpore e inventa di tutto per alimentare il prestigio della città.

 Nella capitale si ricorre all’uso di tendenze scenografiche, statiche e dinamiche, tramite l’esuberante ornamentazione urbana (porte, fontane, ottangoli). In questo rinnovato fervore artistico e culturale, ogni evento di carattere religioso, festivo o encomiastico, diventa l’occasione per far sfoggio di manifesta superiorità; ed anche l’uso degli apparati effimeri, inizia ad avere

ruolo preminente nella disputa municipalista.

L’effimero è notoriamente ritenuto il campo dello sperimentalismo nell’ architettura e nell’arredamento urbano; e, in quanto tale, permette di anticipare e visualizzare le nuove tendenze artistiche e monumentali. Di esso, si esalta spesso il carattere innovativo e la tendenza agli azzardi propri del provvisorio, volti a raggiungere l’effetto del meraviglioso scenico.

Per cogliere questi aspetti, introduciamo il lettore nel mondo degli allestimenti effimeri predisposti dal Senato di Palermo in occasione dell’ingresso solenne del vicerè Guzman, argomento finora poco discusso dalla recente storiografia.

L’interesse per un qualcosa che non ha lasciato traccia materiale, eccezion fatta per i pochi ragguagli dei cronisti di quei tempi, sembra superfluo, se non addirittura anacronistico; peraltro essendo fugace finzione, non tutti riconoscono l’importanza di questi apparati che, ridotti spesso a valore puramente descrittivo, visivo e scenografico urbano, vengono spogliati della loro dignità di “architetture” o dell’intrinseca accezione artistica e figurativa. Tuttavia, come avremo modo di chiarire, la descrizione dell’apparato effimero del 1585, conserva intatto il suo fascino e, non solo perché anticipa la lunga tradizione dello spettacolo palermitano, ma per le relazioni che consente di stabilire con la coeva architettura permanente.

In Sicilia, anche se con un ritardo di circa mezzo secolo, viene recepita la cultura rinascimentale italiana. Una folta schiera d’ operatori, scultori architetti e scalpellini-architetti peninsulari, soprattutto toscani, si riversa nell’Isola per monopolizzare la locale cantieristica civile, religiosa e militare. La loro attività è intensa poiché non vi è centro urbano che non attinge ai nuovi fermenti artistici e architettonici. Ed è proprio sulla scia di questa nuova tendenza culturale che si affermano gl’indizi del coevo linguaggio manierista, che avranno notevole influenza sull’architettura di cui tratteremo in seguito.

La presente ricerca intende quindi fornire spunti e formulare ipotesi di lavoro sullo “stato dell’arte” e sulle tendenze effimere che le conoscenze attuali sembrano accreditare al Cinquecento palermitano.

 

 

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Giovanni Filingeri,L’ingresso solenne del vicerè Diego Enrìquez Guzmàn a Palermo,nel 1585. Contributo Storico-documentario sulle antiche porte di Palermo. Associazione Culturale ” Historia Magistra Vitae”,2008.

2 Risposte

  1. Vorrei sapere se e come è possibile acquistare questo libro. Grazie

  2. Gentile Simona,il volume in oggetto è in vendita direttamente dall’autore.Mandami una tua mail al seguente indirizzo:michele.vilardo@alice.it,che ti dò indicazioni su come contattare l’autore.
    Cordiali saluti.

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