Religione a scuola…..

                                          CULTURA E POLEMICHE
                      RELIGIONE A SCUOLA, LA POSTA IN GIOCO

                                                                        di  

                                                       Gerolamo Fazzini

Al di là delle polemiche, il nodo vero è la riqualificazione della materia e
la sua dignità culturale. Con attenzione all’emergenza educativa e alla
società multietnica

Quanto espresso in questo contributo è a titolo personale. Chi scrive ha
insegnato Religione nella scuola media statle “Manzoni” di Merate (Lc) dal
1982 al 1984.

E’ con una certa dose di amarezza e sconcerto che ho seguito le polemiche
delle ultime ore seguita alla sentenza del Tar del Lazio relativa all’insegnamento  della religione cattolica. Amarezza e sconcerto perché l’impressione è che, per l’ennesima volta, si sia dato vita a una disputa ideologica, tesa a riaffermare le rispettive posizioni, ma incapace di uno sguardo lungimirante.
Non entrerò nel merito dei contenuti della sentenza del Tar e delle
conseguenze deleterie che essa provoca. Mi interessa infatti spostare il
dibattito su un altro piano, specie pensando alla situazione attuale, all’emergenza educativa in atto e alla società multietnica con cui ci dobbiamo confrontare.

1) Qual è il senso e la funzione dell’IRC a scuola? L’insegnamento della
religione cattolica non ha carattere dogmatico/dottrinale ma culturale;
richiede un approccio intellettuale e non domanda un’adesione di fede (come invece il catechismo). Da questo punto di vista ha pienamente ragione Massimo Cacciari quando dichiara che “l’ora di religione è fondamentale, dovrebbe diventare obbligatoria in tutte le scuole superiori. Una materia di insegnamento come italiano, storia e filosofia”. Oggi come oggi tutti sanno che non è così; “religione” è considerata una materia di serie B e chi la insegna spesso è visto – ci si passi il termine – come uno “sfigato”. La dignità culturale della materia è a dir poco compromessa (similmente
“Introduzione alla teologia” in Università Cattolica: formalmente
obbligatoria, nella pratica è un esame ridicolo).

2) Una riqualificazione culturale dell’IRC è fondamentale anche (anzi:
soprattutto) in considerazione dello scenario multiculturale e multi
religioso che abbiamo davanti. Proprio per dare ai ragazzi le chiavi di
accesso alla cultura sia occidentale che universale, non è pensabile che si
possano ignorare i contenuti della Bibbia, le convinzioni di base della fede
cristiana ecc. Un IRC ripensato in questa chiave sarebbe uno strumento
prezioso di arricchimento culturale anche (soprattutto) per gli studenti che
non hanno alle spalle un bagaglio cattolico elementare. Tradotto: per
musulmani, buddisti ecc. che vivono tra noi un IRC di questo tipo (lungi da
derive catechetiche, lo ripetiamo a scanso di equivoci!) diverrebbe elemento ulteriore per un’integrazione vera e profonda.

3) Per un rilancio vero dell’IRC occorre, a mio avviso, una ulteriore
riqualificazione degli insegnanti. Già si è fatto molto negli ultimi anni.
Ma rimane ancora l’ambiguità di docenti che, pur in possesso di titoli, sono
nominati dall’autorità ecclesiastica. Meglio, molto meglio sarebbe garantire
lo studio della Teologia nelle università anche statali, con piena dignità
accademica (come avviene in Germania) e dà lì “pescare” – con concorsi ad
hoc – i futuri professori. Questi ultimi non sarebbero più visti dai
colleghi e dai ragazzi come sono considerati oggi, ma recupererebbero almeno un po’ di autorevolezza.

4) In questi anni – vogliamo dircelo? – parte della considerazione (non dirò
del “prestigio”) degli insegnanti di religione è andato perduto a causa dell’atteggiamento colpevolmente rinunciatario di alcuni, supportato, se non causato, da un clima generale che considera la materia religiosa residuale di per sé.
Accanto a parecchi docenti (alcuni li conosco personalmente!) che ci mettono l’anima, ve ne sono che hanno depauperato il senso e valore dell’IRC con proposte a dir poco banali: dal film insulso con dibattito, alla discussione sulla droga e via di questo passo…

5) Chi scrive è convinto che l’ora di religione cattolica andrebbe insegnata
obbligatoriamente a tutti (senza possibilità di esenzione, per capirci).
Sogna, però, che si arrivi anche a un’ora aggiuntiva di “storia delle
religioni”, in cui siano presentati almeno i contenuti principali delle
grandi tradizioni religiose non cristiane e – pure – uno spazio dedicato
alle confessioni cristiane che da noi sono minoritarie (ma non solo sono in
molte altre parti d’Europa…). Se è vero che è indispensabile conoscere la
Scrittura per capire Dante (e nono solo), è altresì vero che non si può, nel
2009, in un Paese che ha una presenza di immigrati non cristiani sempre più
massiccia, non immaginare percorsi culturali e scolastici che offrano a
tutti una conoscenza basilare ma rigorosa del contenuto delle varie
religioni. Beninteso: così come occorreranno docenti titolati per insegnare
religione cattolica, allo stesso modo l’islam non potrà essere insegnato
dall’ultimo imam approdato in Italia o da religiosi che ignorino la cultura
italiana e pensino a un’ora del genere come occasione di indottrinamento.

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