L’anima e il suo destino.

Anima

 di

Vito Mancuso

“Il libro incontrerà opposizioni e critiche, ma sarà difficile parlare di questi argomenti senza tenerne conto”, scrive nella prefazione al volume il cardinale Martini. Gli argomenti sono i più classici, l’esistenza e l’immortalità dell’anima, il suo destino di salvezza o perdizione. Del tutto nuova è invece la trattazione, in cui scienza e filosofia assumono il ruolo di interlocutori privilegiati della teologia, configurando una fondazione del concetto di anima immortale di fronte alla coscienza laica. Criticando alcuni dogmi consolidati, il libro affronta l’interrogativo fondamentale che da sempre inquieta la mente degli uomini: se esiste e come sarà la vita dopo la morte.

 Commento 

a cura di

Giuseppe

Artino Innaria

 La Chiesa Cattolica ormai ha da tempo perso quel primato culturale detenuto nella nostra civiltà per secoli. Eppure, per nostra fortuna, nella comunità ecclesiale contemporanea non mancano voci affascinanti, capaci di incantare anche i non credenti, soprattutto quegli “atei devoti” sensibili al richiamo delle sirene dello Spirito ed inquieti nella inesausta ricerca di una sfuggente Verità.

Nel panorama culturale cattolico italiano una attenzione di rilievo merita Vito Mancuso, docente di Teologia moderna e contemporanea presso la Facoltà di Filosofia dell’Università San Raffaele di Milano. “L’anima e il suo destino”, un tema avvincente quanto impervio, è il titolo del suo ultimo libro.

Già, l’anima – questa dimensione impalpabile ancorché viva ed essenziale, oggi sempre più smarrita e confusa, dell’esistenza di ogni uomo -, alla ricerca della quale si era cimentato già, in un viaggio di straordinaria ricchezza di riferimenti culturali e di entusiasmante stimolo intellettuale, Monsignor Gianfranco Ravasi, biblista e oggi Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, nel suo “Breve storia dell’anima” (2003, Arnoldo Mondadori Editore, pagine 341).

E, sopra ogni altra cosa, il suo destino finale, intorno al quale si gioca l’intera posta della fede.

L’opera di Mancuso è una coraggiosa avventura teologica, in cui egli chiama a compagna ed interlocutrice la coscienza laica (“quella parte della coscienza, presente in ogni uomo, credente o non credente, che cerca la verità per se stessa e non per appartenere a un’istituzione; quella parte della coscienza che vuole aderire alla verità, ma vuole farlo senza alcuna forzatura ideologica, di nessun tipo, e se accetta una cosa, lo fa perché ne è profondamente convinta, e non perché l’abbia detto uno dei numerosi papi, o uno degli altrettanti numerosi antipapi della cultura laicista”: “L’anima e il suo destino”, pag. 1), per fondare una teologia che non arretri di fronte ai risultati della scienza e al metodo critico della filosofia, e che sappia unificare i contenuti dell’una e dell’altra in un sapere unitario costruito con un discorso razionale e teso alla conquista della verità. Compito non facile, specie se impone addirittura la rivisitazione e la messa in discussione di non pochi profili dogmatici e cardinali della dottrina della Chiesa e a farne le spese è, innanzitutto, una impalcatura concettuale eretta sulle fondamenta della pesante eredità del pensiero di Sant’Agostino.

Per Mancuso il cosmo è un trattato su Dio al pari delle Sacre Scritture. Grazie ai contributi della scienza, l’uomo è in grado di rintracciare il Principio Ordinatore, il Logos che regge la natura secondo una logica di incremento della complessità e dell’informazione, l’ordine che dà forma all’energia alla base dell’essere, in una linea di evoluzione che dalla materia inerte porta alla vita e man mano alla comparsa degli esseri intelligenti e allo sviluppo della morale e della spiritualità. Questa saggezza basata sull’osservazione della natura ci dà conferma del messaggio cristiano, perché il principio fondamentale dell’essere come energia non è altro che la relazione, che produce armonia e contrasta la deriva entropica dell’universo. Il Logos, quindi, è relazione, che, attraverso i legami, crea sostanza nuova, in un incessante riprodursi di energia su livelli qualitativi sempre superiori. Ma se il Logos è relazione, allora è l’amore l’attuazione perfetta del Logos, in quanto relazione perfetta tra gli esseri.

L’immortalità dell’anima non è una chimera, ma non è nemmeno la graziosa elargizione di una divinità imperscrutabile che dispensa la Grazia secondo disegni oscuri. Essa è il frutto del lavoro spirituale, della capacità dell’individuo di realizzare dentro e fuori di sé l’ordine relazionale in cui si sostanzia il Logos, permettendo a quel sovrappiù di energia che è l’anima di sopravvivere al corpo nel dare vita ad una ulteriore rottura ontologica, in cui l’energia si incrementa al punto da farsi puro spirito a prescindere da un supporto materiale.

Dio, il Principio Primo, su cui si fonda il Principio Ordinatore, per l’autore del libro, rimane personale, per quanto trascendente rispetto al Mondo, che governa per mezzo della legge impersonale del Logos. La trascendenza di Dio rispetto al Mondo spiega la distanza che può porsi tra i due termini, il cuneo di libertà che Mancuso chiama “il peccato del mondo” nel tentativo di rileggere il dogma del peccato originale.

Il rapporto tra libertà e Dio è delicato, tanto più che esso coinvolge anche l’opposizione tra una concezione personale della divinità e quella teologia negativa, per la quale di Dio si può solo dire, con Meister Eckhart, che è “negazione della negazione”.

Se la libertà fa parte dello statuto ontologico della divinità, forse, non è la libertà il vero “peccato del mondo”, come ritiene Mancuso, perché la libertà del mondo rispecchia quella di Dio tanto quanto il Logos. Forse il vero peccato del mondo è la distanza ontologica da Dio.

Se il mondo viene da Dio, viene come emanazione di una energia traboccante, che, tuttavia, nel manifestarsi si allontana dall’origine, ed è in questo distacco che risiede il rischio di perdizione. Nell’ottica del ritorno a Dio, l’amore dell’uomo per Dio è essenziale tanto quanto l’amore di Dio per l’uomo e per tutto il creato. Ma il rischio di perdizione probabilmente è solo apparente, perché nella logica dell’essere tutto non può che reintegrarsi nell’origine ed è questo il vero significato della redenzione (il pensiero corre a quelle teorie sull’universo che ipotizzano una fase di espansione ed una di concentrazione dell’energia e della materia).

Mancuso, in maniera condivisibile, ha il merito, dal nostro punto di vista, di recuperare la dottrina dell’apocatastasi, della reintegrazione di tutte le cose in Dio, rifacendosi ad uno dei padri della Chiesa, Origene, osteggiato da Agostino, per il quale, invece, la massa umana, segnata dal marchio del peccato originale, è dannata, predestinata alla perdizione eterna, tranne nei pochi eletti dalla Grazia.

L’opera di Mancuso contiene enormi aperture non solo verso la laicità, ma soprattutto verso il pluralismo religioso in nome del carattere universale della verità. Nell’ammettere che è possibile salvarsi anche senza aver conosciuto il messaggio evangelico, la Chiesa ha superato l’antico principio “extra ecclesiam nulla salus”. Nondimeno, il grande interrogativo che giriamo all’autore del libro, è: si può costruire una teologia universale rimanendo cristiani? È la medesima domanda che si pone il sociologo francese Frederic Lenoir in “Le Metamorfosi di Dio. La nuova spiritualità occidentale” (Garzanti, 2005, pagg. 326 ss.). Gesù costituisce il fulcro centrale del Cristianesimo principalmente perché la sua venuta, la sua opera di redenzione, il suo sacrificio sulla croce rappresentano eventi unici, irripetibili nella storia dell’umanità. Lenoir segnala il pericolo di come questa posizione possa finire per emarginare il cristianesimo nella modernità: “Il quesito cruciale che la modernità pone alla teologia cristiana è quello di una possibilità di mantenere la propria unità, coerenza e identità, facendo nel contempo evolvere la propria teologia cristologica ed ecclesiologica in una direzione che gli permetta di prendere in considerazione il pluralismo religioso. In altri termini, il cristianesimo può rimanere sé stesso, rinunciando a dichiararsi depositario della verità ultima, nonché a ritenere che tutte le religioni dell’umanità sono solo vie imperfette di salvezza?”.

Infine, una rimeditazione del senso della teologia cristiana non può non passare attraverso la consapevolezza che la verità può essere attinta per diverse vie e in diversi gradi. Uno dei limiti del cattolicesimo è quello di non distinguere una dimensione esoterica da quella essoterica. Certi dogmi che la razionalità teologica smonta, per contro, hanno conservato per secoli una utilità dimostrativa essenziale per gli spiriti semplici. Quegli stessi dogmi, ciononostante, non possono risultare appaganti per gli intelletti bramosi di possedere la verità per mezzo di una fede, non concepita come credenza senza spiegazioni, come fiducia cieca nel magistero dell’autorità ecclesiale o come pragmatica scommessa alla Pascal, bensì come convincimento conquistato con la conoscenza. Il riconoscimento di stadi e modalità diverse della rivelazione potrebbe portare ad una nuova maturità del pensiero teologico.

L’ANIMA E IL SUO DESTINO Autore: Vito Mancuso. Pagine: 323. Anno: 2007. Editore: Raffaello Cortina Editore.

Controrepliche all’opera del Prof.Vito Mancuso

a cura del

Dott.

FEDERICO LENCHI

(Prima parte)

Esaminando “L’Anima e il suo Destino” nel capitolo che tratta dell’inferno l’A. arriva ai seguenti risultati:
1-il diavolo non esiste concretamente come persona oppure se esiste sarà obbligato da Dio a una conversione forzata che lo costringerà a vedere le sue tenebre sbaragliate dall’irrompere della forza della luce divina ;
2-la punizione degli uomini abitati totalmente dal male, sarà o temporanea , e quindi non eterna , oppure vi sarà una distruzione della personalità del peccatore in cui non si è trovato altro che odio.
Devo subito precisare che si tratta di antiche concezioni, elaborate fin dai primi tempi della Chiesa, come vedremo, atte a mettere in dubbio fino a rifiutarla l’inquietante rivelazione sull’inferno relativa alla sua eternità.
L’A. pertanto non dice nulla di nuovo ma ripropone quanto già detto a partire dal III secolo da Origene e dagli Origenisti. (cfr.pp. 275-76)

Vediamo da subito come queste teorie siano in netto contrasto con quanto insegnato dal Magistero Cattolico che indica l’inferno, dal latino “luogo che sta sotto”, come uno stato o situazione di infinita sofferenza determinata dal rifiuto totale e definitivo di Dio, degli altri, di se stessi e del mondo, in contrasto con la vocazione di vivere in comunione.
La Bibbia, al fine di indurci ad opporci con tutte le forze al male, ci presenta la possibilità di dannazione con immagini di morte e di disperazione, immagini che vanno indubbiamente interpretate ma non sminuite (cfr. Mt. 10,28; I Cor. 3,17; Gal. 6,7; Fil. 3,19; Ap. 2,11; 20,6.14;21,8).
La Bibbia altresì evidenzia con assoluta chiarezza i diversi aspetti della realtà del peccato:
-IDOLATRIA Adamo ed Eva volevano essere come dei
-RIVENDICAZIONE DI ASSOLUTA AUTONOMIA MORALE, cioè decidere in modo autosufficiente ciò che è bene e ciò che è male;
-RIFIUTO DELLA CONDIZIONE CREATURALE, ovvero perdita della relazione vitale con
Dio. In altre parole la radice del peccato va rintracciata nel libero arbitrio dell’uomo, nella sua
libertà di opporsi al suo progetto.
Per tali ragioni il peccato è descritto nell’Antico Testamento e confermato nel nuovo, come, infedeltà, adulterio, fornicazione ossia come rinnegamento del patto di amore che Dio ha stipulato con l’uomo.

L’aspetto più inquietante della rivelazione sull’inferno è, come abbiamo visto, quello della sua irreversibilità ed eternità. Per tale ragione già nei primi secoli presero corpo alcune teorie di cui le principali sono quelle relative all’Apocatastasi e all’Annichilazione.
Fu Origene, soprannominato Adamanzio “uomo d’acciaio”(185?-250) che per primo, in ambito cristiano, sviluppò la teoria dell’Apocatastasi.
Per valutare correttamente il suo pensiero teologico bisogna innanzi tutto tenere ben presente l’epoca in cui scrisse le sue opere.
Egli nella ricerca della conoscenza esatta dei divini misteri si incammina in territori sconosciuti ed inesplorati formulando ipotesi che non avevano la pretesa di soluzioni definitive e non potendo contare quindi, su quella grande auctoritas, strumento preziosissimo per il teologo, che è il Magistero della Chiesa che, con i grandi Concili del IV e V secolo, fisseranno con la Regula fidei argini invalicabili per la ricerca teologica.
L’opera di Origene, tesa a rafforzare la fede con il ragionamento ma non in modo frammentario chiarendo quel particolare punto o mistero, ma cercando globalmente tutta l’economia della salvezza , inserendo tutte le vicende e tutti gli attori, oltre che per l’Apocatastasi fu condannata più in generale per il pensiero ellenico che vi compariva anche se scriveva, ben consapevole che la filosofia è un’arma a doppio taglio:” approfittano di questa conoscenza che hanno dell’ellenismo per generare dottrine eretiche e fabbricare, per così dire, vitelli d’oro a Betel” ( I Principi).
Era però del parere che i barbari ( i cristiani) sono capaci di scoprire le dottrine ma che i greci sono più abili a giudicare, fondare e adattare alla pratica delle virtù le scoperte dei barbari per cui conclude che “chiunque arriva all’insegnamento cristiano delle dottrine dalle dottrine e dalle discipline dei greci, è in grado di giudicare della sua verità” stabilendo in tal modo una certa affinità almeno propedeutica tra le due verità: quella ellenica e quella cristiana.
Senza addentrarmi nel pensiero di questo autentico genio creativo, grandissimo precursore della ricerca teologica, ricordo che la condanna formale di Origene avvenne con il V Concilio di Costantinopoli nel 553, voluto dall’imperatore “teologo” Giustiniano in cui furono pronunciati 15 anatematismi che lo riguardavano. La controversia sull’ortodossia del suo pensiero, fu iniziata nel 394 dal vescovo Epifanio di Salamina e portata a termine da Girolamo che in un primo momento ne era stato un convinto ammiratore.
Questo portò a una delle più aspre e meno edificanti polemiche tra Girolamo e il suo vecchio amico Rufino di cui parlò anche Agostino nei seguenti e sconsolati termini:” magnum et triste miraculum”.
Ma per tutto il secolo precedente i grandi Padri greci e latini, da Gregorio taumaturgo fino ad Ambrogio di Milano avevano avuto parole di grande elogio ed apprezzamento.
Ma gli anatematismi con cui fu condannato a posteriori, riportano passi presi dalle opere di Evagrio e non da quelle di Origene.
In tutto il pensiero di Origene è sempre presente un vero spirito ecclesiale, tanto che volle sempre servire esclusivamente la sua Chiesa e fu sempre pronto a sottomettersi al suo giudizio: “ Se io che porto il nome di presbitero e che ho annunciato la parola di Dio, tradissi mai la dottrina sella Chiesa e la regola del Vangelo, cosicché a te, Chiesa, fossi motivo di scandalo, possa l’intera Chiesa con unanime decisione, mozzare e gettare via me, sua destra”.
Tali parole avrebbero dovuto impedire che Origene fosse annoverato tra gli eretici e l’intera sua opera proscritta:
Ben diverse quelle del modernista Loisy che riporto a memoria:” non è in me la facoltà di cancellare il frutto delle mie ricerche”.

RITENGO AUSPICABILE CHE LA CHIESA, CHE TANTO DEVE AD ORIGENE; RIVEDA LA CONDANNA, A SUO TEMPO TROPPO AFFRETTATAMENTE ESPRESSA.

Continuando il discorso sull’Inferno vediamo come Mancuso, oltre all’apocatàstasi, prenda in considerazione l’annichilazione ovvero la riduzione al niente del dannato.
Ma né l’apocatàstasi,né tanto meno l’annichilazione trovano alcun fondamento nella Scrittura.
D’altro canto, Le due lettere cui si fa riferimento per giustificare tali teorie e cioè, la lettera ai Corinzi (I, 15-18) che afferma che alla fine del mondo, Dio sarà tutto in tutti, e quella ai Colossesi (I,20) secondo cui Dio in Cristo ha voluto riconciliare a sé tutte le cose, vanno lette ed interpretate nella loro interezza, non limitandosi a queste due affermazioni.
L’ ipotesi dell’apocatàstasi, va contro ogni logica, perché non rispetta la serietà e l’impegno della vita terrena che in tal modo assumerebbe le fattezze di una colossale commedia giocata sulla pelle degli uomini, negherebbe la gravità del peccato, per cui nulla farebbe più la differenza tra un agire retto e un agire all’insegna del male, toglierebbe poi significato al libero arbitrio umano e degli angeli decaduti e svuoterebbe di ogni significato di redenzione l’altissimo prezzo pagato da Cristo in croce.
Parimenti l’annichilazione non rispetterebbe la scelta dei perduti che ostinatamente hanno rifiutato Dio e renderebbe lo stesso Dio artefice di un progetto di distruzione delle creature da Lui create.
Fermo restando che io ritengo come assoluta verità, quella insegnata dalla “mia” Chiesa mi sembrerebbe più logico pensare che:

Dio nella sua infinita misericordia abbia stabilito che chi, con assoluta ostinazione libera volontà e piena coscienza, abbia rotto il suo rapporto con Lui trasgredendo le sue leggi per perseguire pervicacemente il male, verrà posto, per l’eternità, in una terra d’oblio, di tenebre e di silenzio come si legge in Dt (32, 22) e in Gb (26,5; 36, 16-17) ovvero una terra di ombre.
Questa visione non sarebbe in contrasto con l’A.T. e concilierebbe la Giustizia con la Misericordia.

Continuando l’analisi teologica dell’Anima e il suo destino, ti invio una breve riflessione prendendo spunto da quanto affermato dal Prof. Mancuso a pag. 165 e più precisamente al paragrafo 59 con il sottotitolo: Due dogmi che fanno a pugni tra loro: origine dell’anima e peccato originale.
Mancuso scrive:” La fede cattolica ci obbliga (???) a ritenere che le anime vengono create direttamente da Dio, e nello stesso tempo assoggettarla alla corruzione e alla concupiscenza ponendola in uno stato di inimicizia con lui (scritto minuscolo, scusa la pignoleria) al punto che si deve parlare di “morte dell’anima”, come stabilito sempre dal Magistero nel Concilio di Trento (vedi DH 1512). E prosegue più oltre: “Se l’anima è partecipe della natura divina, non può essere corrotta; se invece è corrotta, non può essere partecipe della natura divina”.
Ora dato che -continua Mancuso- “neppure Agostino sapeva risolvere il problema di questo conflitto dogmatico…per risolverlo ci sono tre possibilità:
-si tiene il dato della creazione diretta dell’anima spirituale da parte di Dio;
-si tiene il dato dell’anima che nasce spiritualmente morta perchè soggetta al peccato originale;
-non si tiene nessuno dei due.
Mancuso afferma che le prime due ipotesi siano insostenibili per cui aderisce alla terza via e a conclusione del paragrafo ribadisce:” …è sulla base di Dio come Logos che si vede che il dogma del peccato originale, così com’è non tiene” (cfr.pp.165-167).
Riassumendo, secondo l’Autore:
1-l’anima non può essere creata da Dio in quanto corrotta;
2-e neppure nascere spiritualmente morta;
3- per i motivi suddetti le prime due ipotesi sono razionalmente insostenibili.
A mio giudizio, sempre razionalmente, la prima ipotesi è, contrariamente a quanto creduto da Mancuso, sostenibilissima alla luce della Rivelazione.
Infatti il peccato originale fu commesso non dal solo corpo o dalla sola anima dei progenitori ma dal concorso di entrambe secondo la concezione biblica, riaffermata dal Catechismo della Chiesa Cattolica (1992, par.365) che considera l’uomo come unità di anima e corpo in maniera così profonda che si deve considerare l’anima come forma del corpo. Da cui ne deriva che lo spirito e la materia, nell’uomo, non sono due nature congiunte ma un’unica natura.
In altre parole, è Adamo inteso come “unica natura” che ha peccato e noi, suoi discendenti , ereditiamo questa colpa solo all’atto del concepimento quando a nostra volta diventiamo un’ unità e acquisiamo la nostra identità di uomini, ovvero quando avviene la fusione tra il corpo materiale datoci dai genitori e l’anima creata da Dio.
Ma l’anima creata da Dio e da Lui donataci quale soffio vitale, è da ritenersi indenne da colpa fino a quando non diviene una sola sostanza col corpo dando origine ad una realtà unitaria, l’uomo.
Prima che ciò avvenga l’anima non ha colpe, esce pura, viva non morta dalle mani di Dio, in quanto non è ancora partecipe della creaturalità umana.
Mi sento quindi di rifiutare con decisione, l’affermazione di Mancuso secondo cui ” …il dogma del peccato originale, così com’è non tiene”.
Ma capitolo dopo capitolo analizzeremo tutto il lavoro.
Su una cosa concordo pienamente con Mancuso quando dice che nei tempi andati le menti migliori si dedicavano alla teologia mentre oggi quelle stesse menti, si dedicano alla scienza o ad altre attività più remunerative.

Ps.Questo non significa che l’anima sia preesistente al corpo ma solo che all’atto della sua creazione, nel momento in cui viene creata, questa è sola con Dio e quindi pura.
Questo in virtù del fatto che il concetto di tempo non si applica all’Essere Supremo.
Ma il Dio ipotizzato da Mancuso è vicino all’uomo, capisce la sua fragilità, partecipa ai suoi dolori?
Io ritengo di no. Mi sembra un Dio frutto di una eccessiva razionalità, non sua, ma di Mancuso.
Cercherò di spiegare più avanti perchè.

Riconosco nel prof. Mancuso un anelito sincero, uno sforzo intellettuale non da poco nella ricerca dell’Assoluto,il grande merito di sollevare problemi e stimolare risposte ma pur riconoscendoli questi meriti non posso condividerne il pensiero.
A pag. 30 leggo:”Publico il libro con la speranza di venir confutato.” e più oltre ” il mio obietTivo non è la vittoria personale.Contro chi poi? Contro la Chiesa, la madre e la maestra alla quale devo la fede?”.
La Fede! questo è il problema a cui tutto va ricondotto!
Mancuso, sa che le fonti della teologia sono necessariamente due: la fides e la ratio.
La prima è la fonte dei suoi contenuti, la seconda è la fonte della loro comprensione. Ora come non rilevare una certa sua Mancanza nell’interpretarne i contenuti? Infatti leggo a pag. 29 del suo libro:” …ma come è possibile pensare che lo Spirito Santo non abbia sempre assistito la Chiesa quando era in gioco la formulazione del patrimonio dogmatico, il depositum fidei?
Per rispondere è sufficiente dare un’occhiata alla Bibbia. La riteniamo giustamente ispirata dallo Spirito Santo, ma alcune sue pagine, sia dell’Antico Testamento sia del Nuovo, contengono un grado di violenza e di odio difficilmente ascrivibili allo Spirito Santo. Vi è un salmo, molto noto per il suo lirismo spirituale, che si conclude invitando a prendere i neonati dei nemici e a massacrarli sfracellando il loro tenero cranio contro le pietre”.E dopo aver riportato altri passi ugualmente cruenti conclude:” Ora, siccome di pagine di questo genere nella Bibbia ve ne sono in certa quantità, traggo la conclusione che la Bibbia non abbia goduto di una ispirazione tale da parte dello Spirito Santo da essere concepibile come garanzia di ogni parola in essa contenuta (cfr. pp.29-30).Fin qui Mancuso.
D’accordo che lui è un teologo e non un esegeta ma neppure io sono un esegeta e tanto meno un teologo ma un semplice credente che di professione fa il medico dentista. Eppure so che già, Clemente Alessandrino, maestro di Origene e padre della teologia scientifica insegnava che” quasi tutta la Scrittura espone i suoi oracoli mediante espressioni enigmatiche”.
Clemente ripartisce gli insegnamenti scritturistici a due livelli, uno di immediata comprensione e uno invece espresso in forma oscura e coperta, che reca profitto solo a chi sa interpretarla(Pedagogo III, 12,27), ossia lo gnostico (il teologo). “…Infatti nè i profeti nè il Signore stesso hanno enunciato i misteri divini in forma semplice che fosse accessibile a tutti , ma hanno parlato per parabole come gli stessi apostoli hanno constatato”.
Sarebbe molto lungo continuare ad esporre per intero il suo pensiero. Quello che ho citato è solo per ricordare a Mancuso quello che già conosce e cioè che la Sacra Scrittura parla per allegorie e in questo senso va interpretata.
Ma questa è una difficoltà che già Sant’Agostino aveva incontrato prima della sua conversione dal manicheismo:” Il mio orgoglio rifuggiva da quella maniera di esprimersi e il mio acume non penetrava nel suo intimo (la Bibbia). Essa era tale da crescere insieme ai piccoli ma io, gonfio di superbia, mi volevo credere grande, sdegnando essere ancora bambino”.
Vorrei arrivare subito alla conclusione ed esporre quelli che secondo me sono gli errori del pensiero teologico di Mancuso ma troppi sono i rimandi che trovo lungo il percorso per cui mi fermo qui e rimando alla prossima volta l’addentrarmi nel cuore della sua teologia.

Egr. Signor Pandiani. la ringrazio per le spiegazioni sull’A.T. relative ai versetti che sono stati motivo di inciampo per il Prof. Mancuso. Evidentemente lei è uno specialista di cui in questo dibattito si sentiva la mancanza e della cui presenza pertanto mi rallegro. Ero rimasto solo nella difesa dell’ortodossia. Oltre a quello che lei così autorevolmente ha spiegato aggiungerò qualcosa sulla Parusia.
Credo di aver capito che tutto l’impianto speculativo del prof. Mancuso sia partito dal tentativo di giustificare il male e la sofferenza nel mondo, problema che già aveva angustiato Sant’Agostino.
Per farlo ha teorizzato un Dio per così dire lontano, che agisce per interposto Principio Ordinatore Impersonale cui ha demandato il governo del mondo, non privilegiando l’uomo ma agendo indifferentemente in favore di tutte le cose.
Nel suo ragionamento si avventura in conclusioni aberranti da un punto di vista cattolico:
1)l’ anima come surplus di un’energia non meglio definita ma comunque di tipo fisico e come tale non creata da Dio ma mutuata dai genitori;
2) uomo che si salva indipendentemente dalla Grazia ma per esclusivo merito personale raggiunto con la “capacità di riprodurre in sè e fuori di sè la logica generale della natura physis”(già sentito da Pelagio anche se questi non parlava di natura physis) (cfr. pp. 306-307);
3)negazione dell’opera redentrice di Cristo al punto che”… l’immortalità non viene legata a un singolo evento del passato quale la risurrezione di Cristo, nè ricondotta a un atto divino unilaterale …” (cfr. pp. 307-308)e ancora:” Non è la risurrezione di Cristo, che per prima, vince la morte, ogni volta che è morto un uomo giusto, è già stata possibile mediante le leggi divine che governano il processo cosmico”:
4) rifiuto dei dogmi (già teorizzato dalla New-age e dalla Massoneria:
5) Negazione del diavolo e dell’inferno (dopo aver banalizzato il peccato si nega che il commetterlo coscentemente e pervicacemente, rifiutando fino all’ultimo il pentimento e la conversione a Dio possa comportare una pena.
Mi fermo qui reputando che ce n’è abbastanza per provare disagio nei confronti di uno studioso che si definisce cattolico e che definisce formali e non sostanziali le differenze tra il suo pensiero e quello della dottrina cattolica!!!
Ma anche il Peccato originale e la risurrezione della carne sono per lui dottrine senza fondamento.
Ripeto ce n’è abbastanza per provare sofferenza nei confronti di un fratello in grave crisi di fede.
Vediamo ora quali alibi invoca a sostegno delle sue tesi.
Quello della Sacra Scrittura e più precisamente quei passi dell’A.T. che l’amico Pandiani ha così magistralmente spiegato nel loro corretto significato e in quelli della Parusia predicata da San Paolo che a mia volta cercherò di spiegare come meglio potrò;poi l’alibi degli antichi Padri incorsi in errori che avevano una spiegazione nell’ essere loro i primi esploratori di una teologia cristiana ancora agli albori, inesplorata e pertanto privi di quell’aiuto fondamentale che è l’auctoritas della Chiesa che verrà solo successivamente con i vari Concili. Infine altro alibi il primato della sua ragione impossibilitata ad accettare le dottrine suddette.
Come possa un cattolico, che si dice grato alle suore e ai sacerdoti dell’oratorio per avergli fatto apprendere la fondamentale consuetudine alla preghiera, essere attore di tali e tante eresie da lui definite eufemisticamente “libertà di pensiero teologico” mi risulta non solo doloroso ma anche del tutto incomprensibile.
Vista l’ora devo rimandare la discussione sulla Parusia a domani sperando che il signor Pandiani continui a seguirci.
Egr.. Signor Pandiani,
solo ora leggo le precisazioni da lei fornite riguardo il battesimo. Nel ringraziarla, ancora mi complimento per la grande cultura che dimostra di possedere e che mi è di stimolo ed insegnamento.
In attesa di riprendere l’argomento devo però fornire qualche spiegazione sulla Parusia che lei è già fin d’ora è pregato di ampliare.

Il capitolo 15 della 1 Corinzi è estremamente denso e complesso.
L’occasione viene posta a Paolo dall’obiezione sollevata da alcuni, presenti nella comunità, tesa a negare la risurrezione dei morti. Problema molto grave che poteva minare dalle fondamenta l’essenza stessa della fede.
Paolo infatti aveva portato l’annuncio della risurrezione a tutte le comunità che aveva fondato.
Si trattava di un annuncio sconvolgente che meritava, prestandosi a fraintendimenti, un ulteriore approfondimento teologico.
Iniziamo confrontando il suo pensiero sulla risurrezione quale emerge nella 1 Tess. 4, 13-18 per giungere poi alla posizione assunta in 1 Cor. 15.
Tra questi due scritti intercorrono circa 5 anni essendo la 1 Tessalonicesi del 50-51 e la 1 Cor. del 54-55.
La risurrezione è trattata in maniera molto diversa nelle due lettere poichè era premura di Paolo rispondere ai bisogni concreti delle comunità cui erano indirizzati.
Quella dei Tessalonicesi era una comunità formata da non pochi cristiani provenienti dal giudaismo, e il giudaismo concepiva la salvezza in chiave esclusivamente escatologica per cui l’attesa della fine dei tempi e della storia era il tema teologico dominante.
Ne consegue che una volta convertiti al cristianesimo, la loro attesa si concentrò tutta sul ritorno di Cristo che avrebbe segnato l’inizio di un mondo nuovo.
Ma nel frattempo alcuni cristiani erano morti per cui la domanda che sorgeva era se questi sarebbero stati esclusi dalla partecipazione dell’incontro con il Signore.
Quindi:
1) nessuno a Tessalonica aveva messo in dubbio la predicazione Paolina circa la seconda venuta del Signore;
2) ma ci si chiedeva quale sorte sarebbe toccata a quanti erano o sarebbero morti prima della realizzazione di tale evento.
In risposta a questo dubbio, Paolo scrive preoccupandosi di confortare la giovane comunità cristiana:” Non vogliamo poi lasciarvi nell’ignoranza, fratelli, circa quelli che sono morti, perchè non continuiate ad affliggervi come gli altri che non hanno speranza. Noi crediamo infatti che Gesù è morto e risuscitato:; così anche quelli che sono morti, Dio li radunerà per mezzo di Gesù insieme con Lui. Questo vi diciamo sulla parola del Signore: noi che viviamo e saremo ancora in vita per la venuta del Signore, non avremo alcun vantaggio su quelli che sono morti…Confortatevi dunque a vicenda con queste parole”.
Il ritorno di Cristo è descritto con due schemi diversi: quello giudaico con l’immagine della tromba, dell’arcangelo, delle nubi ovvero con quello tipico degli scritti apocalittici sulla fine, e quello ellenistico rappresentato dal corteo, dell’arrivo del Signore e l’ascesa con Lui verso il cielo.
Da notare che in questo capitolo Paolo non affronta il problema dei non credenti o dei nemici della fede, non parla di Giudizio e non affronta il problema dei peccati, è convinto dell’imminente ritorno del Signore verso cui con una visione cristocentrica tutto converge.
In questa fase della riflessione paolina resta in ombra il valore proprio della risurrezione finalizzata esclusivamente alla Parusia: Cristo deve tornare per prendere con se tutti i credenti.
A sua volta la risurrezione non è molto importante per i Tessalonicesi che serve solo per coloro che al ritorno di Cristo sono già morti.
Il proseguimento di questa analisi lo completerò appena mi sarà possibile e cioè compatibilmente con le mie disponibilità di tempo.
Mi scuso se per ragioni di fretta posso aver commesso qualche errore. A volte, come in questo caso, invio senza neanche rileggere quello che ho scritto.
Invito il signor Pandiani ad aggiungere qualcosa che posso aver dimenticato o ignorato.
Continua…

29 Risposte

  1. Al dr.Federico Lenchi,
    ho “scorso” il suo articolo su L’anima ed il suo destino che segue quello di G.A.Innaria e mi viene spontaneo dire, illuminata solo dal mio buon senso che: “remare contro deve costare tanta fatica e non porta da nessuna parte.
    L’anima..come tutte le opere di questo mondo incontra la disapprovazione di alcuni e l’approvazione di altri contemporanei. Solo la storia potrà dire l’ultima parola-
    Come lei sà, Vito Mancuso non ha scritto il libro al fine di far venire meno la fede in chi ce l’ha, ma per attrarre alla Chiesa e/o al Cristianesimo persone che come me se ne erano allontanate. Quindi, l’obiettivo di V.M. è positivo cioè “pro” e non “contro” qualcuno:
    Invece lei dr.Lenchi che in quanto a cultura religiosa di persona non appartenente al clero ha una statura notevole, perchè dopo aver evidenziato in precedenti interventi la scristianizzazione del mondo occidentale non dedica le sue capacità, LA SUA IMMENSA PASSIONE PER LA CHIESA CATTOLICA per avviare un processo che almeno ne inverta il trend?
    Prima però, come ho già detto, bisogna chiedersi il perchè del fenomeno che, sono certa, è attribuibile ad un coacervo di fattori.
    Come lei sa bene, il mio calibro intellettuale è modesto e la mia cultura religiosa quasi inesistente ma, lasci che le dica che io considero la maggior parte dei dogmi quasi un insulto alla intelligenza umana dei nostri giorni (fatto salvo chi ci crede per fede) e considero la dottrina cattolica un mezzo per togliere agli uomini quel meraviglioso dono di Dio che è la libertà:
    Libertà di essere, libertà di amare, libertà di scegliere.
    Ed infine, lei che sà tante cose in campo religioso, perchè non segue l’esempio di papa Woityla (papa mondiale) e non prova ad esprimersi in un modo meno “palloso” ma più gioioso, leggero e divertente?
    Abbandoni il “bastone” ed usi la “carota”.
    Solo così potrà attrarre, affascinare ed interessare.
    Dio è luce, Dio è gioia:
    Sia o almeno provi ad essere meno tecnico e più UOMO:
    La maggior parte degli esseri umani ha bisogno di sentirsi parte di un disegno divino che li avvolga tutti e li faccia sentire fratelli:
    La maggior parte degli uomini ha bisogno di CALORE UMANO.

  2. Gentile Signora Luciana,
    Lei dice che Mancuso ha il grande merito di attirare al cristianesimoi persone, che come lei, se ne sono distaccate, e mi invita ad essere più umano e meno tecnico, meno teorico, meno, meno, meno…diciamolo: meno cattolico!!!
    Mancuso, pur simpatico, intelligente, accattivante è il mio nervo scoperto ed essendo io dentista, so quanto questo sia doloroso.
    Lui si autoassolve dall’accusa di eretico dietro l’escamotage della libertà di pensiero teologico e getta nella spazzatura la Tradizione frutto del lavoro, e delle illuminazioni dei Padri della Chiesa, dei Vescovi e di teologi del calibro di Clemente Alessandrino, Origene, Agostino, Tommaso e su su fino a Benedetto XVI nonchè dei mistici.
    L’importante dice non è credere ma essere, intendendo con ciò che si può ESSERE, anche se si è lontani, CONSAPEVOLMENTE, dalla Chiesa, lontani dalla partecipazione ai sacramenti, lontani dai dogmi.

    continua federico

  3. Al dr.Federico Lenchi,
    mi cospargo il capo di cenere e mi scuso per l’espressione goliardica che non si addice ad una ottantenne..
    Quindi sostituisco la parola “palloso” con “noioso”.
    Insomma caro Federico io vorrei tanto che lei promuovesse qualcosa di utile per ridare al messaggio cristiano un posto autorevole nel nostro paese e nel mondo:
    Tutto si può fare:: basta volerlo!!!!.
    Con la consuetà cordialità e…tanta simpatia.
    Luciana

  4. Gentile Luciana,
    lei mi sopravvaluta. Io ho il mio bel da fare a convertire me stesso. Non per niente noi cattolici preghiamo di mantenere la perseveranza finale perchè è tanto facile deragliare quando meno ce lo aspettiamo. Quando crediamo e ci crogioliamo pensandoci “bravi, belli e buoni” ecco le tentazioni che ci provano facendoci perdere le nostre certezze e mostrandoci le nostre fragilità.
    Questa però, a ben vedere, è la pedagogia di cui si serve Dio per farci capire la nostra pochezza, per farci tornare umili, per strapparci alla supponenza di bastare a noi stessi.
    Senza il suo aiuto non riusciamo a vedere oltre il nostro naso.
    Ma questo non deve spaventarci o farci venire inconcludenti sensi di colpa, fine a se stessi, ma al contrario stimolarci a migliorare, a crescere spiritualmente dato che nulla avviene per caso.
    Inoltre a chi ha avuto il grande dono della fede, che però va continuamente alimentata, verrà chiesto di più e io questo di più non so proprio dove andrò a prenderlo.
    E’ fuorviante poi, credere che annacquando il cristianesimo aumentino i praticanti. Gli ordini religiosi che vantano il maggior numero di vocazioni sono quelli che hanno regole più rigide come possono essere quelle delle congregazioni di clausura.
    Tutto questo per ribadirle che io posso favorire le conversioni non con le parole, che spesso ottengono l’effetto contrario, e neppure con l’esempio della mia vita, così poco santa, ma con e nel silenzio della preghiera.
    A proposito di preghiera mi diceva un sacerdote esorcista che noi, che preghiamo così poco, neppure immaginiamo quante ore giornaliere di adorazione facciano i veri “maghi”, non i ciarlatani, a Lucifero per acquisire doni e favori. Ma si sa che i doni del diavolo non danno gioia, nè a loro nè ai loro clienti.
    E parlando di diavolo torniamo a Mancuso.Oggi non sembra politicamente corretto credere al diavolo perchè siamo tecnologici, scientifici, illuministi, intelligenti, colti, smaliziati mentre diavolo significa medioevo, superstizione, ignoranza, roghi alle streghe.
    Come può immaginare io non credo solo al Dio cristiano ma anche al diavolo biblico.
    Mancuso con speculazioni di ordine intellettuale ne esclude l’esistenza.
    Ora a lui rivolgo l’invito che a suo tempo ho fatto ad un collega di Piero Angela.
    Perchè non va ad assistere a qualche esorcismo per capire se i fenomeni che si manifestano sono i frutti di un comportamento disturbato o viceversa esprimano una realtà inquietante in quanto non spiegabile.
    Nei salotti, tra persone colte, si snobbano queste credenze ma nessuno di costoro che ne ridono accetta poi di assistere ad un esorcismo.
    Ma a parte questo, Mancuso, l’ho detto e lo ripeto ha grandi responsabilità perchè aggiunge confusione a confusione.
    Chissà cosa ne pensa il signor Pandiani.
    Ma tornerò sull’argomento.
    A presto.
    federico lenchi

  5. Gentilissimo Federico,
    faccio seguito alla sua del 20 c.m.
    Poichè credo che il nostro sia un dialogo fra sordi, voglio dirle in maniera inequivocabile che io non la sto invitando ad essere meno…meno…cattolico anche perchè l’ho definita “imbibito di cattolicesimo” Lei persevera nell’essere ciò che è.
    Quello che fin’ora le ho suggerito in nome di quella PASSIONE che lei ha per la sua Chiesa (comprensiva di gerarchia) è che se vuole invertire il trend del declino della Chiesa stessa, dimostrato dalla crescente scristianizzazione dell’occidente che lei stesso ha ammesso, deve fare qualcosa. Quindi non solo preghiera ma azione così come recita il detto “aiutati che Dio ti aiuta”.
    Io, pur essendo stata agnostica fino alla lettura dell’Anima ed il suo destino che mi ha illuminato la vita e mi fa guardare alla morte con gioia (l’aldilà addirittura mi intriga!!!) sono consapevole che per conservare l’ identità culturale dell’occidente è necessaria una RESURREZIONE della Chiesa Cattolica che proponga il messaggio di Gesù in modo
    incisivo, nuovo, fraterno, emozionante e coinvolgente.
    Cosa però che lei, accecato dall’avversione per il suo “nervo scoperto” non riesce anzi non vuole comprendere.
    Vito Mancuso non è contro la Chiesa ma è un geniale e giovane teologo che ha avuto una splendida intuizione.
    D’altra parte, come ho già detto, persino fra i gerarchi della Chiesa c’è chi lo apprezza.
    Ed io, immodestamente vorrei aggiungere che se L’anima ed il suo destino fosse tradotto in inglese, in America non sarebbe un successo ma un vero trionfo a scapito di quella miriade di sette che continuano a proliferare.
    Lei caro Federico, come tutti gli innamorati, non riesce a veere oltre il suo naso. Ed anche se l’innammoramento è una malattia dalla quale nessuno vorrebbe mai guarire, mi permetta una domanda disinteressata: ” ma se lei o persone del suo stesso livello culturale e con un amore viscerale per la sua Chiesa non riesce a fare e sottolineo FARE
    qualcosa per la salvezza della Chiesa stessa ma chi potrebbe mai farlo???
    Se lei in questo sito seguita a fare pregevoli discorsi accademici privi di calore umano,che non emozionano e che, me lo consenta, sanno anche molto di muffa, non resta che rivolgersi a San Gennaro e Company.
    Con cordialità.
    Luciana

    P.S. Sul tema “Diavolo ed esorcisti” mi dichiaro impreparata e disinteressata.

  6. A Federico Lenchi,
    rileggendo la sua del 20 c.m. rilevo la sua frase “Vito Mancuso aggiunge confusione a confusione”
    Come la si deve intendere che la confusione già c’è??? e se c’è non bisognerebbe parlarne?? potrebbe essere un buon inizio non le pare??
    Notte.
    Luciana

  7. Caro Federico e cara Luciana, non mi sogno di intramezzarmi nella vostra partita di ping pong teologico e certamente non ho il tempo e ne l’intenzione di gettarmi in esegesi, tantomeno di teologi contemporanei.
    Però vorrei rilevare due cose a proposito del lungo articolo di Federico:
    scrive:
    “L’ ipotesi dell’apocatàstasi, va contro ogni logica, perché non rispetta la serietà e l’impegno della vita terrena che in tal modo assumerebbe le fattezze di una colossale commedia giocata sulla pelle degli uomini, negherebbe la gravità del peccato, per cui nulla farebbe più la differenza tra un agire retto e un agire all’insegna del male, toglierebbe poi significato al libero arbitrio umano e degli angeli decaduti e svuoterebbe di ogni significato di redenzione l’altissimo prezzo pagato da Cristo in croce.”

    Mi viene da pensare che affrontare così un mistero significhi pensare che tutto ciò che Dio ha decretato sia comprensibile in termini umani, come ad esempio il male nel mondo, io non lo credo e penso che siccome l’eternità non è questione di durata, è molto difficile dire cosa sarà, non avendo a nostra disposizione un’esperienza che ci dia un riferimento.
    Nella Chiesa ortodossa si dice che la luce divina ci investirà tutti, esattamente come succede ora, peccatori e santi, e esattamente come succede ora in una liturgia autentica, questo sarà di beatitudine ad alcuni e insopportabile a chi ha scelto la tenebra nella sua vita.
    Ma è ancora una descrizione che prende in considerazione i riferimenti della vita umana, scritturalmente possiamo pensare a questa luce divina come quella che gettò a terra sconvolti Pietro, Giovanni e Giacomo sul monte Tabor, che pure erano santi e prediletti.

    La seconda cosa che mi viene in mente è l’inveterato vizio di concepire l’uomo come composto di corpo e anima o di corpo e spirito, assimilando incomprensibilmente lo spirito all’anima.
    Ora, è evidente che anima e corpo sono due dimensioni che appartengono all’individuo, mentre lo spirito è unico e soffiato da dio in tutti gli uomini, dunque non soggetto ai limiti individuali.
    Eppure in tutte le religioni del mondo c’è questa consapevolezza della tripartizione dell’uomo in corpo anima e spirito, ma non è un puro cavillo formale o teologico; come tutti gli errori ha conseguenze concrete evidenti e piuttosto gravi.
    In Vito Mancuso, come in molti altri teologi e filosofi contemporanei, e anche nelle considrazioni di Luciana e Federico, insomma nel mondo occidentale come lo conosciamo negli ultimi secoli, direi almeno da San Tomaso d’Aquino in poi, si è formato un pensiero scientifico che riporta ogni questione ad un principio di non contraddizione, che sarebbe a dire riconduce tutte le domande a due elementi contrapposti, un po’ come ragiona un computer, una logica binaria.

    Atei hanno passato una vita a dimostrare che nelle scritture ci sono contraddizioni in termini e quindi sono inaccettabili, le risposte normalmente cercano di usare la stessa logica, ma non sono mai convincenti e mai possono essere considerate epistemologicamente certe.
    Io credo che da quel lontano errore di cui ho parlato si sia prodotta questa mentalità che ha condizionato l’intera civiltà occidentale e che sta distruggendo il mondo intero, perchè la polarizzazione è insuperabile, non ha soluzione, ma produce un’accelerazione della tecnica, fino alla sua supremazia.
    Mi spiego meglio; quando leggo dispute di teologi contemporanei con scienziati o intellettuali atei o credenti, ho sempre l’impressione che a vincere sia quello che meglio si destreggia con la dialettica, con quella antica disciplina che tanto dilettava i pagani, ma alla fine nessuno risulta essere convincente fino in fondo, in genere ognuno segue quello che più lo seduce.
    Fortunatamente a dirimere tali questini non c’è più il braccio secolare, che, come poneva fine alle dispute, faceva con la vita di chi si trovava dall’altra parte, ma resta sempre alla fine quest’appello all’autorità, al decreto ingiuntivo, all’è così punto e basta, al taglio del nodo gordiano con la spada.
    Così ci imbattiamo sempre in coppie concettuali sterili, come avere ed essere, ragione e sentimento, anima e corpo ecc. ma è solo entrando nella contraddizione, incarnando i due elementi in una terza realtà, che possiamo cominciare a intravvedere come Dio ci vede, come la realtà della croce risolve ogni antinomia e opposizione e insieme ci mostra la strada, nessuna verità è vera se non è incarnata, quando anche il più grande astrofisico o il più preparato teologo arrivasse a dimostrare scientificamente l’esistenza di Dio, non servirebbe a nulla, anzi così facendo, riconoscendolo in qualche cosa ne decreterebbe una maggior distanza dall’uomo, e nella vita delle persone si aggiungerebbe soltanto un’altra verità, forse la più astratta e inutile che non produrrebbe nessun cambiamento significativo.

  8. Dopo aver letto gli articoli di Federico e Mario che ho apprezzato per la fatica che debbono essere costati, mi è venuta una espressione inglese a tutti nota: “so much ado about nothing”.
    Io infatti sin dall’inizio ho dichiarato che Dio non lo voglio studiare sui libri ma lo voglio sentire, percepire
    ed apprezzare per le meraviglie della creazione.
    Io, nella mia immensa ignoranza o, candore, come gentilmente la chiama Mario,, ho un rapporto con Dio semplice , diretto e gioioso. Insomma sto in pace con me stessa e con gli altri.
    Grazie comunque Mario per il tuo intervento illuminante come sempre e…….ormai per me resterai sempre un “condor”:
    Grazie ad entrambi e, non vi nascondo che mi manca molto Michele Barbiero:
    Felice notte.
    Luciana

  9. Un’ultima battuta!!!
    Visto che la prova del nove non la può fare nessuno mi dico….e se per caso avesse ragione il pro:Umberto Verionesi che sostiene che siamo un ciclo biologico???
    Per me l’importante per dare senso alla vita sono i valori umani. Il resto lo farei rientrare nella….
    “PRIVACY”.
    Federico dirà che è una “lucianata” ma è farina del mio sacco:
    Notte
    Luciana

  10. Carisimi Luciana e Mario,
    mi sento, metaforicamente parlando, come un pugile che, pur stretto all’angolo, avverte lucidamente di aver ancora molte energie da spendere.
    E questo grazie al suo allenatore ed ai suoi secondi che nel mio caso sono rappresentati dal magistero, Papa in testa.
    Capisco le vostre obiezioni e quindi anche la difesa che Luciana fa del caro Mancuso.

    Prima considerazione: i più grandi nemici del cattolicesimo, non sono gli atei ma i cattolici stessi.
    Secondo voi, Mancuso ha ancora fede?
    Ve lo chiedo perchè la più grande accusa mossa a Dio dai non credenti è questa:
    ” Non è possibile che ci sia un Dio che permette tante sofferenze e tanto male. Sarebbe un Dio o crudele e sanguinario oppure menefreghista.”
    La letteratura è piena di romanzi i cui protagonisti accusano Dio di avere le mani che grondano sangue, perchè non pago di aver preteso la morte di suo Figlio in croce ed averlo abbandonato al suo destino di buio eterno e non certo alla risurrezione ed al trionfio espresso con l’angosciante grido -Padre, Padre perchè mi hai abbandonato- pretende il sacrificio di tanti, troppi innocenti, bambini in testa.
    Per costoro ammettere che Dio esista equivale a togliergli dignità in quanto, appunto, sanguinario.
    Per i credenti, per le persone di fede, la questione è diversa perchè ci si sforza di guardare “oltre” e si riconosce che vi è l’inconoscibilità dei disegni di Dio perchè se così non fosse Dio non sarebbe Dio e noi non saremmo uomini. Inoltre nella sofferenza o come dicono i cattolici, nella croce, si raggiungono livelli di illuminazione che se no ci sarebbero preclusi. In altre parole il dolore, se accettato ovvero se non induce a bestemmiare Dio, promuove una crescita spirituale che altrimenti sarebbe impossibile.
    Al riguardo nessun santo ne è stato indenne. A titolo di esempio lo stesso Sant’Agostino ha sofferto la morte dell’unico ed adorato figlio Adeodato mentre San Tommaso d’Aquino ha assistito alla rovina della sua famiglia che si era schierata a favore del Papa, credo Innocenzo III, contro l’imperatore Federico II.
    Quindi il credente dice, “Dio non so il perchè di tutto questo, non so perchè permetti che i bambini muoiano ( ma muiono anche gli innocenti che non possono difendersi perchè ancora nel grembo materno e per mano dell’uomo non di Dio !!! ) ma mi fido di te, e il perchè di tutto questo lo capirò un giorno e allora vedrò che il tuo disegno era giusto”.
    Infine ci sono gli agnostici, i dubbiosi che pensano che il cristianesimo come ci è insegnato e tramandato è assurdo, è contro ogni logica, irrazionale e che per tali ragioni propendono a ritenere che siano molto più logiche le teorie e le spiegazioni che ci danno le religioni ORIENTALI o quelle che ci forniscono i teologi alla Mancuso.
    Infatti cosa dice Mancuso? Che Dio ha demandato alla NATURA di governare l’Universo, uomo compreso, e la Natura lo fa avendo come scopo un indirizzo che non tiene conto del bene individuale ma di quello collettivo. Quindi per quanto ci attiene, la NATURA non si occupa delle sofferenze di Maria o Giuseppe ma solo dell’evoluzione che interesserà gli innumerevoli Maria e Giuseppe.
    Questo in parole molto povere.

    Sospendo per motivi contingenti ma riprenderò l’argomento come lo vedo io. A presto.

  11. Da quanto ho affermato posso concludere che su questo argomento Mancuso

    1) fa una teologia della NATURA che ricorda molto da vicino le filosofie orientali;

    2) la sua interpretazione relega il singolo individuo a comparsa essendo questo sacrificato a quello che in realtà è l’unico obiettivo della natura ovvero il raggiungimento di un equilibrio cosmico.

    Per il cristianesimo, al contrario, il buon Pastore abbandona le 99 pecorelle per cercare quella che si è smarrita.

    Il cristianesimo risulta pertanto la religione dell’amore,
    quella di Mancuso in quanto spersonalizzata, della Natura, che non si cura delle sofferenze del singolo.

  12. Mi ritrovo nuovamente fra due Titani:
    Ragazzi, sapete che vi dico??? per me SIETE TROPPO TANTI. Insomma almeno per le mie capacità partite da troppo lontano .
    Non sò se vi ricordate quanto io abbia sostenuto (scandalizzandovi un pò) che per me la spinta iniziale di un pensiero e/o di una azione è il piacere:
    Cioè mi indirizzo sempre verso ciò che mi piace inizialmente.
    Ed è con grande soddisfazione che leggo nell’articolo di Mario molto complesso e ben articolato. ” IN GENERE OGNUNO SEGUE QUELLO CHE PIU’ LO SEDUCE”.
    Quello che sto tentando di dirvi che, mentre voi avete alle spalle la conoscenza di una cultura millenaria, io che di fronte a voi mi ritengo una anlfabeta, posso arrivare ed a volte ci arrivo , a certe conclusioni, ascoltando soltanto la mia voce di dentro.
    Comunque a Federico mi sento di esprimere l’apprezzamento per questi due ultimi interventi dai quali mi è pervenuto un alito di UMANITA’.
    Concludo dicendo che:
    MANCUSO A ME “MI” PIACE PROPRIO TANTO:
    Luciana

  13. Non finisco mai di sorprendermi di fronte al fatto che tante persone come Federico Lenchi e Mario Pandiani ad esempio, ricordino nomi e date di fatti accaduti. e mi chiedo sempre come io, che sono maestra nel non
    ricordare i nomi, avrei ribattezzato EVLOGHIO patriarca di
    Alessandria citato da Mario Pandiani.
    Per non parlare poi delle date!!! sono un vero disastro;
    io sò solo che un fatto è accaduto ma….il quando è
    tutto da scoprire.
    Così…tanto pè cantà, sarebbe il caso di dire perchè io non me la prendo…mi accetto così come sono certa di non far addormentare mai nessuno grazie alla mia imprevedibilità!!!! Pace e bene a tutti.
    Luciana

  14. Cara Luciana,
    il V Concilio Ecumenico condannò Origene come eretico.
    Il fatto è che gli anatematismi contro di lui, come ha dimostrato Guillaumont riportano passi ripresi dalle opere di EVAGRIO e non da quelli del povero Origene.

    Leggo oggi sul quotidiano La Stampa che un paziente da 26 anni in coma vigile come lo era la povera Eluana Englaro riesce a comunicare tramite un computer appositamente programmato. Ha fatto sapere di essere stato mentalmente sempre presente anche se non riusciva a comunicare nulla col suo corpo.
    federico

  15. Caro Federico,
    tu pretendi troppo da me!!! Io vorrei, ce la metto tutta, ma non ti capisco.
    Però, a proposito del coma vigile (questo l’ho capito) debbo darti soddisfazione nell’affermare che non sono d’accordo con Vito Mancuso il quale ha detto che lui vorrebbe vivere in qualsiasi condizione:
    Io NO assolutamente NO.
    Per me la vita è movimento, autosufficienza e dignità . Senza preferisco lasciare
    il mio povero corpo e volarmene via l i b e r a e scoprire cosa c’è oltre il cielo.
    Luciana

    P.S. Grazie comunque perchè mi fai sentire v i v a

  16. Cara Luciana,
    nulla da eccepire se piuttosto che essere completamente paralizzata preferisci liberarti dal tuo corpo e volare via ma….se pur paralizzata sei coscente, come sembra fosse il caso in questione che pare non sia l’unico, e per volare via ti fanno morire di fame e di sete, come nel caso dell’Englaro, mi sembra una situazione da incubo.
    E’ vero però che l’hanno imbottita di ipnotici forse intuendo che quel cervello proprio spento non era.
    Comunemente si pensa che chi è in stato vegetativo permanente sia immobile, con gli occhi chiusi come la bella addormentata. E invece sono pazienti che reagiscono agli stimoli, hanno un ritmo sonno-veglia, deglutiscono, sbattono le palpebre se produci un rumore o tocchi la cornea, ect.
    Alla luce di questa scoperta dovranno cambiare nome un’altra volta. Prima si chiamava Sindrome apallica, poi coma vigile, ora Stato vegetativo permanente, ma poichè si è visto che permanente non è cogna un nuovo nome che lo proporremo.
    Vuoi scoprire cosa c’è nel cielo?
    Mi ricordi Santa Teresa D’Avila che diceva: “Muoio di non morire”.
    Ciao
    federico

  17. Caro Federico ,
    io sostengo che nessuno può arrogarsi il diritto di impedirmi di morire se è ciò che voglio.
    La libertà di scegliere con cui nasciamo non può esserci tolta da nessuno.
    Ovviamente la nostra volontà deve essere espressa in modo inequivocabile
    Se tu chiami “vita” le condizioni che hai descritto e te la vuoi vivere fino in fonfo, libero di farlo; io preferisco andare a scoprire cosa c’è sopra il cielo perchè del mio corpo ridotto in quelle condizioni pietose non sò cosa farmene. Per non parlare dei costi!!
    Non sarebbe meglio con quei soldi sfamare qualche bambino???? Io lo troverei molto caritatevole!!!
    Notte
    Luciana.

  18. Cara Luciana,
    forse non sono riuscito ad essere chiaro.
    La persona in coma da 25 anni che ai medici sembrava cerebralmente morta in realtà sentiva e capiva tutto e l’ha spiegato tramite computer dato che tuttora il suo corpo è immobile.
    Il corpo ma non il cervello.
    Pensa allora se anche Eluana Englaro si fosse trovata nella stessa situazione di capire e sentire i discorsi di chi stava organizzando il suo trasferimento ad Udine, togliendola alle cure amorevoli delle suore che la seguivano da 16 anni, per farla morire di fame e di sete.
    Federico

  19. Cara Luciana,
    ti comunico visto che ti piace Mancuso, che è uscito il suo ultimo libro “La vita autentica”.
    federico

  20. Grazie Federico, ma arrivi tardi:
    Lo stò già leggendo:
    Ma per tornare ad Eluana, lei aveva espresso chiaramente ai suoi genitori che non avrebbe mai voluto vivere in quello stato avendo visto non sò se una sua amica, in quelle condizioni.
    Ma per finire, mi potresti spiegare che cosa c’entra in tutto questo la Chiesa?? Siamo o non siamo uno stato laico??? Siamo o non siamo nati “corredati” del libero arbitrio??:
    Se non facciamo male agli altri, della nostra vita possiamo disporne come vogliamo….altrimenti….
    che libero arbitrio è????
    Luciana

    P.S. Ho imitato la pubblicità del famoso provolone!!!

  21. Caro Federico,
    ho imparato a riflettere su ciò che tu dici e che ripeto “Eluana come quest’iltimo signore di 26 anni avrebbe potuto essere ancora viva con il cervello” (o qualcosa di molto simile): A questo punto ti chiedo : ma non pensi come Eluana si sia in….quietata e sentita “violentata” da queste persone misericordiose che, ignorando le suppliche del di lei padre, la tenevano in vita?? e non venirmi a dire che togliendogli il cibo e l’acqua avrebbe sofferto!!!
    Sarebbe bastata un pò di carità cristiana.!
    Che tristezza!!!! per non parlare poi del povero Welby.
    E parliamo di società civile!!!!
    A presto
    Luciana

  22. Cara Luciana,
    un conto è parlare in pieno benessere, un’altro in una SITUAZIONE DI MALATTIA.
    Ricordo un paziente affetto da cachessia per tumore polmonare in stadio terminale. Quando arrivavo i suoi occhi si illuminavano e subito mi porgeva il braccio martoriato per le molte fleboclisi. La moglie, in separata sede, mi disse: “pensi dottore, che prima di ammalarsi, mi diceva che se gli fosse venuto un tumore si sarebbe buttato con la macchina contro un albero mentre ora vuole vivere, vivere ogni minuto. E un’altra paziente affetta da tumore ovarico e ridotta ad una larva come questo tipo di tumore sa provocare, il giorno prima di morire mi supplicava dicendomi: ” la prego, mi dica che guarirò”.
    Parlo di oltre 35 anni fa quando, a differenza di oggi, si nascondeva ai malati la natura della loro patologia neoplastica e quando non vi erano i farmaci che permettono di convivere dignitosamente con queste terribili malattie.
    Era però un gioco delle parti in cui il medico mentiva, loro facevano finta di credere a queste pietose menzogne e i parenti fingevano una quasi serenità per trasmettere forza al famigliare malato. Per tornare a noi chi ci dice che il padre di Eluana abbia riferito correttamente quello che Eluana aveva espresso e chi ci dice che Eluana, se coscente, non possa aver cambiato idea.
    E ancora perchè credere, in mancanza di uno scritto, a quanto affermato da qualcuno anche se padre?
    A questa stregua io potrei affermare che Eluana aveva espresso il desiderio di nominarmi erede universale e, con lo stesso metro di giudizio, il giudice dovrebbe prenderne atto.
    E che dire di quegli eroi che si sacrificano fino all’inverosimile per assistere un loro caro?
    Sono dei cretini o peggio degli egoisti che non agiscono a fin di bene?
    Io avrei orrore se qualcuno disponesse della mia vita senza un mio consenso scritto.
    Ma come si permette, penserei, di mandarmi al creatore in virtù di un qualcosa che avrei detto in un momento di forte emozione.
    Inoltre perchè due pesi e due misure? Ovvero perchè un trattamento privilegiato, tra virgolette, per Eluana che aveva alle spalle un padre determinato che ha potuto spendere fior di soldi per gli avvocati, a scapito di tutti quei poveretti malati di alzeimer che non hanno alle spalle parenti altrettanto AMOROSI?
    Se è amore sopprimerli, sopprimiamoli, tutti.
    Ragionare così significa ammettere che amore non è assistere, lavare, imboccare, parlare chi è in stato vegetativo, amore è sopprimerlo.
    Federico

  23. Quindi al di là di ogni considerazione di morale cattolica e per rimanere in un ambito esclusivamente giuridico mi sembra che per lo meno ci voglia un consenso scritto dell’interessato se no la deriva può essere veramente pericolosa.

  24. Caro Federico,
    questa volta debbo darti ragione che sia necessaria una disposizione scritta. Ma credimi, io non ho dubita to mai della onestà del padre di Eluana però riconosco
    che chi deve applicare la legge ha bisogno di leggi chiare ed inequivocabili.
    Poichè come avrai ormai capito io sono una “spartana” vado subito a fare il mio bravo testamento biologico.
    Come vedi, se gli uomini riuscissero a liberarsi degli idealismi, troverebbero il modo di trovare “il giusto mezzo”. Altrimenti tutta quella grazia di Dio che è la nostra mente andrebbe sprecata:
    Grazie Federico, anche se ti contraddico spesso, voglio dirti che ti apprezzo e stimo e che….mi manca tanto Michele Barbiero!!!!
    A presto
    Luciana

    P.S. che ne è stato di “extra ecclesia(m?) nulla salus???”

  25. Cara Luciana,
    questo blog è molto letto e io in passato ho avuto delle interessanti discussioni soprattutto sul caso Englaro.
    Credo che anche Michele Barbiero che invochi lo leggesse.
    Quind speriamo che altri tornino a partecipare e si uniscano a noi.
    Federico

  26. La speranza è l’ultima a morire caro Federico, come vedi, conoscersi può portare anche ad un sentimento fraterno anche perchè, come dice il nostro Mario Pandiani, siamo icone di Dio.
    (e questo a me “mi” piace!!!!)
    Luciana

  27. Stavo notando però che non hai dato la risposta al mio P.S. Extra ecclesia? nulla salus.
    Tu che hai una memoria storica mi potresti aggiornare??
    Grazie Federico:
    Luciana

  28. Cara Luciana,
    ti ho mandato l’indirizzo del video. Devi digitare l’indirizzo:www.vineo.com/7853346.
    Per il nessuna salvezza al di fuori della Chiesa, di cui si servono certi denigratori, ti preparerò un breve trattato che possa soddisfarti almeno in parte.
    E Pandiani? E Barbiero? Dove siete?

  29. Indirizzo esatto che sostituisce il precedente:

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