Il Caso della Baronessa di Carini….

BA

Chi fù la Baronessa di Carini?Personaggio femmineo realmente esistito,Laura Lanza di Trabia,il suo “mito” vive, imperituro, da circa 500 anni. La Baronessa fa,ancora oggi,parlare di sé. Perché? Perché è diventata,nell’immaginario collettivo siculo,l’archetipo del tradimento,dell’amore consumato in gran segreto,contro la volontà del “padre-padrone”.Dunque, amante ideale che volle pagare le sue pulsioni erotiche(per dirla con Freud) con il sacrificio della sua giovane vita. Perchè,dunque,non ricordarla oltre il tempo? Infatti,la storia della avvenente Laura Lanza è stata oggetto di studi e di ricerche,di canzoni popolari,di folclore,di romanzi. E lo sarà ancora…

La storia di Laura ha colpito,è colpisce ancora-come non potrebbe?-perché essa è divenuta il simbolo di un amore “impossibile”.Già,il mito del frutto proibito!Eros e Thanatos,Amore e Morte….Chissà se Freud ha conosciuto la storia della Baronessa…..poichè,essa,si presta molto all’analisi degli amori “proibiti”,a tratti “platonici” e,a tratti terribilmente erotici….di un erotismo fugace,ma intenso. A tratti angelicata,quasi fosse una stella proibita,a tratti donna passionale che non accetta la “ragion di stato” (di machiavelliana memoria)impostale dal padre-padrone.”Sa da fare”,insomma,proprio contro la ragion di stato! Così la Baronessa visse la sua giovane vita dimenandosi tra la ragion di stato del padre-padrone,contro la sua coscienza,e la trasgressione…..

Eppure una domanda sorge spontanea:ad oggi,quante “baronesse” ci sono ancora in giro? Cioè quante donne passionali  che coltivano amori “proibiti”,pur fingendosi,abilmente,donne angelicate e  sostenitrici del puro amore platonico e sempre disposte ad immolarsi per la ragion di stato che il “Papi-padrone”, di turno,chiederà? Insomma,uno spunto per riflettere sul fatto che un briciolo di correttezza,onestà e  dignità non guasta…..!!!

A riproporci tutto ciò il bel romanzo di Mariano Di Giovanni dal titolo emblematico:Il caso della Baronessa di Carini.Laura Lanza di Trabia.

 Interessante il commento,che vi propongo di seguito, di Lelio Rossi.

 La Baronessa di Carini, l’eroina del «Caso», non è soltanto per Mariano Di Giovanni il personaggio del suo romanzo; ma è anche il centro di appassionati studi sul fatto particolare, sulla storia del periodo in cui esso si svolse e sul folclore siciliano.

Il romanzo è un amaro commovente dramma d’amore, in cui due giovani innamorati. Laura Lanza di Trabia e Ludovico Vernagallo, sono inesorabilmente separati dalla volontà del padre di lei, Don Cesare, ligio interprete della legge feudale: Laura è obbligata a sposare il barone di Carini, don Vincenzo La Grua, e Ludovico, prode e leale cavaliere, a spasimare d’amore per Lei, cercando fugaci incontri o un impossibile oblio in qualche avventuroso viaggio. Ma Laura e Ludovico non sono soltanto due tenerissimi amanti; sono anche due spiriti eletti, alieni da ogni viltà e perciò condannati a soffrire ed a soccombere al tradimento altrui. Laura cade trucidata dal padre, Ludovico si lascia trafiggere da un sicario di don Vincenzo La Grua.

La natura della vicenda ed il carattere dei personaggi danno al romanzo un tono tutto particolare, a cui il Di Giovanni ha certamente dato l’accento. Laura e Ludovico sono nella fantasia dell’artista le forze del bene, incapaci di sopravvivere nella lotta che debbono sostenere contro quelle del Male.

Il loro linguaggio è sempre pervaso di questa loro fedeltà al Bene che, dopo tutto, coincide col loro amore; poche volte esprime un proposito di lotta o di reazione; invoca sempre la morte liberatrice. Da questo deriva un carattere di costante ed estrema delicatezza che si palesa soprattutto nel dialogo fra i due amanti, che è sempre musica, talvolta elegiaca, ma sempre legata ad uno stato d’animo sospeso tra il cielo e la terra, tra il sogno e la realtà.

Se la ricostruzione storica del «Caso» è molto vicina alla verità, bisogna dire che la ricostruzione fantastica, fatta dal Di Giovanni, è un grande atto di amore verso i valori che in essa intese onorare.

LELIO ROSSI

Una Risposta

  1. L’amore vero non muore mai!

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