Creazionismo ed evoluzionismo…..

  • Di Federico Lenchi
  • Parte I
    La teoria dell’evoluzione, fin dal suo primo apparire, sembrava favorire l’ateismo e il materialismo, in quanto sembrava negare quanto afferma la Bibbia in merito alla creazione degli esseri viventi, e sull’origine dell’uomo creato direttamente da Dio e dotato di anima spirituale. Negazione resa evidente dal farlo derivare dalla scimmia, ed escludendo ogni intervento divino nel passaggio della materia non vivente alla vita e dagli esseri non intelligenti all’uomo.
    R.Dawkins considerava gli organismi viventi come il mezzo inventato dai geni per riprodursi, che definiva il “carattere egoista” di questi ultimi.
    Monod concludeva il suo saggio” Il caso e la necessità” con queste parole: “ L’uomo finalmente sa di essere solo nell’immensità indifferente dell’Universo da cui è emerso per caso. Il suo dovere, come il suo destino, non è scritto in nessun luogo
    J. Monod, Il caso e la necessità, Mondatori 1972, 172.

    La fede cristiana, afferma al contrario,che tutto ciò che esiste, sia essa materia che spirito,è creato liberamente e per amore da Dio ed è da lui condotto e guidato secondo un disegno fino al suo completo compimento.
    DA QUANTO HO DETTO RISULTA CHE TUTTO, ANCHE IL PROCESSO EVOLUTIVO, SI SVOLGE SECONDO LA DIPENDENZA DA DIO ED E’ SOTTO LA SUA PATERNA PROVVIDENZA.
    Ma cos’è la Creazione? Per il cristiano è innanzi tutto un mistero da credere:” Credo in un solo Dio, Padre Onnipotente, creatore del cielo e della terra(…).
    La creazione quindi appartiene unicamente a Dio al punto che la Bibbia inizia con “ In principio Dio creò il cielo e la terra(Gn1,1) dove il verbo usato per “creò” è bara^, il cui soggetto è esclusivamente Dio per indicare che è proprio Lui che ha creato e a cui spetta la creazione.
    CIELO E TERRA nel linguaggio ebraico indica la totalità, tutto ciò che esiste.
    IN PRINCIPIO significa che tutto quello che esiste ha avuto un principio ma non nel senso che Dio ha creato il mondo nel tempo ma in quello che CON IL MONDO DIO HA CREATO ANCHE IL TEMPO.
    DIO quindi non ha creato il mondo nel tempo ma , col mondo, Dio ha creato il tempo come elemento costitutivo del suo divenire ovvero il mondo non è eterno ma ha avuto un inizio temporale.
    CREO’ ( E Dio disse…Gn1) significa che Dio crea con la sua Sapienza ovvero che Dio non fabbrica facendo passare il mondo dal non essere o dal nulla, all’esistenza. La creazione che Dio opera non rientra nella categoria dell’azione ma in quella della RELAZIONE. Questo significa che nella creazione si deve intendere non una “operazione” di Dio ma la dipendenza, che l’essere creato ha con il principio che lo fonda.
    Le creature dipendono da Lui ma Lui non dipende dalle creature. E la creazione non causa in Dio nessun mutamento per cui Dio non passa DAL NON ESSERE CREATORE ALL’ESSERE CREATORE.
    Quindi Dio decide di dare l’ESSERE alle creature che vengono a trovarsi in una situazione di assoluta dipendenza ma tutto questo avviene SENZA CHE EGLI AGISCA.
    Egli, ripeto, non opera e non operando non passa dal non essere creatore all’essere creatore, Egli è immutabile.
    Le creature dipendono da Lui ma Lui non dipende da esse.
    Le creature iniziano ad esistere senza che ci sia alcun essere su cui Dio abbia agito per dare l’essere alle creature.
    In altri termini questa è la creazione dal nulla (creatio ex nihilo).

    Ma bisogna subito comprendere che “creazione dal nulla” non significa che per creare il mondo Dio sia partito dal nulla , come se il nulla fosse qualcosa di diverso da Dio e dalle cose create.
    Infatti il “nulla” non è che nulla e non può servire da punto di partenza per nessuna operazione. Un momento in cui non ci fosse nulla è un assoluto non senso infatti affinché ci sia un momento è necessario che ci sia già qualche cosa. Un momento è una porzione del tempo e il tempo è un attributo delle cose esistenti. Noi non riusciamo a rappresentare nulla fuori dalle forme del tempo, per cui quando cerchiamo di rappresentare il non essere preesistente al mondo, noi lo collochiamo nel tempo, e in tal modo costituiamo un tempo vuoto, pronto a ricevere in un dato momento il mondo e la sua durata. Ma questo non ha alcun senso.

    La creazione quindi non parte dal nulla per giungere all’essere. Non c’è prima il nulla e poi l’essere. Il mondo non è creato in un dato momento prima del quale solo Dio esisteva e che quindi l’atto creatore sia avvenuto in un dato momento, quando Dio ha deciso di far esistere il mondo perché in tal modo la creazione sarebbe un divenire e il divenire presuppone che ci sia un tempo, quello prima e quello dopo. Ma il tempo è la misura delle cose e come tale creato con esse.

    Questa lunga premessa per capire meglio quello che cercherò di spiegare successivamente ovvero come in Teologia si possa conciliare la Creazione con l’ Evoluzione.
    Parte II
    CREAZIONE ED EVOLUZIONE
    Riepilogando quanto fin qui detto vediamo come:
    1) Dio non crea dal nulla, per cui il mondo non passa dal nulla all’esistere;
    2) Dio non crea in un tempo vuoto e in uno spazio vuoto, ma con il mondo crea il tempo e lo spazio;
    3) Dio però non crea e non opera perché se così fosse non sarebbe immutabile, dato che in tal caso passerebbe dal non essere creatore all’essere creatore, per cui dobbiamo ritenere che
    4) Quello che noi intendiamo come CREAZIONE da parte di Dio è la “RELAZIONE DI DIPENDENZA ” voluta liberamente da Lui che pone la creatura nei suoi riguardi.
    5) Ovvero, l’ESSERE CREATO diviene dipendente in rapporto al principio che lo fonda.
    Capisco la difficoltà che vi può essere per chi, come me del resto, non possiede adeguati strumenti di filosofia.
    Questa premessa è però fondamentale per capire quello che ora andrò ad esporre e che più da vicino riguarda il problema che il Prof. Caputo ha sollevato.
    Le conclusioni che presenterò sono l’espressione dei lavori della COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE.
    Dio, liberamente e per amore ha voluto che il mondo esistesse.
    Il mondo esiste esattamente come Dio l’ha voluto, governato dalle leggi che liberamente gli ha dato ed è continuamente sorretto dalla sua forza creatrice.
    Per tale ragione il mondo non è abbandonato a sé stesso, ma continuamente sostenuto nel suo essere e nel suo agire dalla provvidenza e dall’ amore di Dio.
    Ma Dio non si sostituisce alle cause naturali, lascia cioè agire le leggi e le cause naturali che gli ha dato e che lo governano.
    In altri termini: DIO NON SI SOSTITUISCE ALL’ATTIVITA’ CHE LUI MEDESIMO HA CONFERITO ALLE CAUSE CREATURALI, MA PERMETTE CHE QUESTE POSSANO AGIRE SECONDO LA LORO NATURA PER CONSEGUIRE PERO QUELLE FINALITA’ ’ CHE LUI HA STABILITO E VOLUTE.
    In virtù dell’attività che le cause naturali hanno,si sono verificate quelle condizioni biologiche necessarie alla comparsa degli organismi viventi, nonché alla loro riproduzione e DIFFERENZIAZIONE.
    Dio ha quindi voluto che ci fosse un MONDO IN EVOLUZIONE in modo che sotto l’azione delle cause naturali ci fosse il passaggio dal meno al più, dalla materia non vivente alla vita, inizialmente semplice, unicellulare e poi via via sempre più complessa, fino ad arrivare all’uomo, massima espressione dell’evoluzione.
    Risulta evidente che le cause naturali avendo una natura imperfetta e contingente hanno realizzato un processo evolutivo in cui hanno potuto trovare posto la CASUALITA’ e L’ ALEATORIETA’ ovvero mutazioni genetiche disastrose o afinalistiche e anche eventi catastrofici in cui hanno trovato l’estinzione specie vegetali ed animali come appunto i DINOSAURI.
    Sintetizzando possiamo affermare con estrema certezza che non vi è opposizione tra CREAZIONE ed EVOLUZIONE dato che nel processo evolutivo trovano posto tanto il CASO che la FINALITA’ e nell’EVOLUZIONE tanto la FINALITA’ che il CASO.

    L’opposizione e l’inconciliabilità vi è invece tra il “Creazionismo fissista” secondo cui Dio ha creato ab origine tutte le specie quali le vediamo oggi, e “l’Evoluzionismo ateo”, secondo cui il mondo si è evoluto esclusivamente secondo il caso e non con una finalità superiore.
    Dawkins scrive : “…Essa (l’esistenza) non ha una mente né alcuna forma di coscienza. Non progetta il futuro. Non vede, non ha alcuna forma di pre-veggenza. Se si può dire che essa svolga il ruolo di orologiaio in natura, è l’orologiaio cieco. (L’orologiaio cieco, Milano, Rizzoli, 1988).
    Parte III
    L’uomo, come il fine del processo evolutivo.
    Abbiamo fin qui visto come per la concezione cattolica, la contingenza dell’ordine creato, non è incompatibile con un disegno divino , indirizzato, pur nella possibilità di elementi di casualità, ad una finalità, di cui l’uomo, come vedremo, rappresenta la massima espressione, mentre per l’evoluzionismo ateo il processo evolutivo è cieco, privo di guida.
    Ma la scienza e quindi lo scienziato non può né negare né affermare che vi sia una causalità divina.
    Può solo constatare che, nonostante mutazioni genetiche a volte dannose e nonostante eventi distruttivi l’evoluzione sia indirizzata verso forme viventi sempre più evolute e complesse avvalorando in questo modo la realtà di una finalità ed di un disegno intelligente.
    Per la teologia cattolica il fine perseguito da Dio nella creazione è l’uomo, in quanto è l’unico in grado di auto-trascendersi e auto-superarsi, ovvero di essere intelligente e libero.
    L’uomo infatti in quanto costituito da una parte materiale e come tutti gli esseri materiali costretto a discendere per evoluzione da un altro essere materiale, dall’altra è anche parte spirituale il che gli permette di trascendere la materia e di essere appunto, intelligente e libero.
    E’ solo l’uomo che nella sua realtà materiale riassume tutta la sua sapienza, bellezza, perfezione dell’universo e con la sua intelligenza ne scopre la ricchezza e perfezione, la mette a vantaggio degli altri esseri, con le sue scoperte, invenzioni tecnologiche, produzioni artistiche e ne rende gloria al Dio creatore.
    Non importa che egli sia un puntino che abita in un puntino periferico dell’universo perché lo spirito trascende la materia, la pensa, la valuta, la modifica e le fa compiere con la cultura, l’arte, la scienza e la tecnica, quello che essa non sarebbe, se lasciata a sé stessa, mai capace di compiere.
    La grandezza dell’Universo è insignificante davanti alla grandezza dello spirito umano.
    Un pensiero di Pascal esprime magnificamente questo concetto:” L’uomo non è che una canna, la più debole della natura, ma è una canna pensante. Non c’è bisogno che tutto l’universo si armi per schiacciarlo: un vapore, una goccia d’acqua basta ad ucciderlo. Ma anche se l’universo lo schiacciasse, l’uomo sarebbe ancora più nobile di chi l’uccide, perché sa di morire e conosce la superiorità dell’Universo su di lui; l’universo invece non ne sa niente” (B. Pascal, Pensieri ed altri scritti di e su Pascal, Ed. Paoline 1986.
    L’uomo è quindi essere spirituale e come tale non può essere il prodotto della materia in evoluzione.
    Con l’uomo ci troviamo davanti ad un salto ONTOLOGICO. Questo non significa negare od opporsi a quella continuità fisica che rappresenta il filo conduttore dell’evoluzione sul piano della biologia, della fisica e della chimica. Il salto ontologico, ovvero il passaggio all’ambito spirituale non è ambito di osservazione scientifica, anche se a livello sperimentale se ne possono scoprire gli effetti, rappresentati dalla autocoscienza, dalla capacità di progettazione del futuro e di simbolizzazione come è il linguaggio simbolico.
    L’esperienza della coscienza di sé, del sapere metafisico, della coscienza morale, della libertà, della esperienza estetica e religiosa sono materia di competenza e riflessione filosofica, mentre è compito della teologia coglierne il senso ultimo secondo il disegno del Creatore.
    Questo salto ONTOLOGICO che ha infuso in una o più forme pre-umane il PRINCIPIO SPIRITUALE, non presente nelle potenzialità della materia anche più evoluta, ha richiesto un intervento particolare e diretto di Dio creatore.
    L’infusione di un principio spirituale (anima) in un principio materiale (corpo) ha potuto avvenire se non quando il corpo era ormai disposto a ricevere l’intervento creatore di Dio ovvero quando da forme pre-umane, australopiceti e ominidi, si è passati a quelle di Homo sapiens.
    L’uomo rappresenta pertanto il culmine e il fine ultimo del processo creativo in quanto è l’unico in grado di dargli un senso, coglierne il significato, comprenderlo, ammirarlo.
    Senza l’uomo, il mondo sarebbe muto, immerso in un eterno silenzio, perché non ci sarebbe nessuno capace di dargli voce.
    Soltanto l’uomo è capace di rompere questo silenzio perché soltanto l’uomo da voce all’universo con la cultura, l’arte, la scienza.
    Affermava Pascal: “ Il silenzio eterno degli spazi infiniti mi sgomenta”.
    Questi sono i rapporti tra creazione ed evoluzione secondo l’insegnamento cattolico.
    A questo va aggiunto che Cristo è Colui cui tutto tende come ultimo fine.Solo allora il faticoso e drammatico processo evolutivo dei viventi acquisterà tutto il suo significato.

    Vi ringrazio e nel caso voleste approfondire l’argomento vi segnalo il notevole lavoro di Giuseppe De Rosa, Quaderno 3752 di La Civiltà Cattolica pp. 127 e seg. da cui ho tratto questo mio intervento.

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