“Gli sia messa una macina al collo…..”:la vergognosa piaga dello clero-pedofilia.

“Gli sia messa al collo una macina da mulino…”
“… e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli” (Luca 17, 2). Imputati, processi e condanne in dieci anni di pedofilia tra il clero. Intervista con Charles J. Scicluna, promotore di giustizia della congregazione per la dottrina della fede.

di Gianni Cardinale

ROMA – Monsignor Charles J. Scicluna è il “promotore di giustizia” della congregazione per la dottrina della fede. In pratica si tratta del pubblico ministero del tribunale dell’ex Sant’Uffizio, che ha il compito di indagare sui cosiddetti “delicta graviora”, i delitti che la Chiesa cattolica considera i più gravi in assoluto: e cioè quelli contro l’eucaristia, quelli contro la santità del sacramento della penitenza, e il delitto contro il sesto comandamento (“non commettere atti impuri”) di un chierico con un minore di diciotto anni. Delitti che un motu proprio del 2001, “Sacramentorum sanctitatis tutela”, ha riservato, come competenza, alla congregazione per la dottrina della fede. Di fatto è il “promotore di giustizia” ad avere a che fare, tra l’altro, con la terribile questione dei sacerdoti accusati di pedofilia periodicamente alla ribalta sui mass media. E monsignor Scicluna, un maltese affabile e gentile nei modi, ha la fama di adempiere il compito affidatogli con il massimo scrupolo, senza guardare in faccia a nessuno.

D. – Monsignore, lei ha la fama di essere un “duro”, eppure la Chiesa cattolica viene sistematicamente accusata di essere accomodante nei confronti dei cosiddetti “preti pedofili”.

R. – Può essere che in passato, forse anche per un malinteso senso di difesa del buon nome dell’istituzione, alcuni vescovi, nella prassi, siano stati troppo indulgenti verso questi tristissimi fenomeni. Nella prassi dico, perché sul piano dei principi la condanna per questa tipologia di delitti è stata sempre ferma e inequivocabile. Per rimanere al secolo scorso basta ricordare l’ormai celebre istruzione “Crimen sollicitationis” del 1922.

D. – Ma non era del 1962?

R. – No, la prima edizione risale al pontificato di Pio XI. Poi con il beato Giovanni XXIII il Sant’Uffizio ne curò una nuova edizione per i padri conciliari, ma ne vennero fatte solo duemila copie e non bastarono per la distribuzione che fu rinviata sine die. Si trattava comunque di norme procedurali da seguire nei casi di sollecitazione in confessione e di altri delitti più gravi a sfondo sessuale come l’abuso sessuale di minori.

D. – Norme che raccomandavano però il segreto…

R. – Una cattiva traduzione in inglese di questo testo ha fatto pensare che la Santa Sede imponesse il segreto per occultare i fatti. Ma non era così. Il segreto istruttorio serviva per proteggere la buona fama di tutte le persone coinvolte, prima di tutto le stesse vittime, e poi i chierici accusati, che hanno diritto – come chiunque – alla presunzione di innocenza fino a prova contraria. Alla Chiesa non piace la giustizia spettacolo. La normativa sugli abusi sessuali non è stata mai intesa come divieto di denuncia alle autorità civili.

D. – Quel documento però viene periodicamente rievocato per accusare l’attuale pontefice di essere stato – in qualità di prefetto dell’ex Sant’Uffizio – il responsabile oggettivo di una politica di occultamento dei fatti da parte della Santa Sede.

R. – Si tratta di un’accusa falsa e calunniosa. A questo proposito mi permetto di segnalare alcuni fatti. Tra il 1975 e il 1985 mi risulta che nessuna segnalazione di casi di pedofilia da parte di chierici sia arrivata all’attenzione della nostra congregazione. Comunque dopo la promulgazione del codice di diritto canonico del 1983 c’è stato un periodo di incertezza sull’elenco dei “delicta graviora” riservati alla competenza di questo dicastero. Solo col motu proprio del 2001 il delitto di pedofilia è ritornato alla nostra competenza esclusiva. E da quel momento il cardinale Ratzinger ha mostrato saggezza e fermezza nel gestire questi casi. Di più. Ha mostrato anche grande coraggio nell’affrontare alcuni casi molto difficili e spinosi, “sine acceptione personarum”, cioé senza riguardi per nessuno. Quindi accusare l’attuale pontefice di occultamento è, ripeto, falso e calunnioso.

D. – Nel caso che un sacerdote sia accusato di un “delictum gravius”, cosa succede?

R. – Se l’accusa è verosimile il vescovo ha l’obbligo di investigare sia l’attendibilità della denuncia che l’oggetto stesso della medesima. E se l’esito di questa indagine previa è attendibile non ha più potere di disporre della materia e deve riferire il caso alla nostra congregazione, dove viene trattato dall’ufficio disciplinare.

D. – Da chi è composto questo ufficio?

R. – Oltre a me, che essendo uno dei superiori del dicastero, mi occupo anche di altre questioni, ci sono un capo ufficio, padre Pedro Miguel Funes Diaz, sette ecclesiastici e un penalista laico che seguono queste pratiche. Altri officiali della congregazione prestano il loro prezioso contributo secondo le esigenze di lingua e di competenza.

D. – Questo ufficio è stato accusato di lavorare poco e con lentezza.

R. – Si tratta di rilievi ingiusti. Nel 2003 e 2004 c’è stata una valanga di casi che ha investito le nostre scrivanie. Molti dei quali venivano dagli Stati Uniti e riguardavano il passato. Negli ultimi anni, grazie a Dio, il fenomeno si è di gran lunga ridotto. E quindi adesso cerchiamo di trattare i casi nuovi in tempo reale.

D. – Quanti casi avete trattato finora?

R. – Complessivamente in questi ultimi nove anni, dal 2001 al 2010, abbiamo valutato le accuse riguardanti circa tremila casi di sacerdoti diocesani e religiosi che si riferiscono a delitti commessi negli ultimi cinquanta anni.

D. – Quindi di tremila casi di preti pedofili?

R. – Non è corretto dire così. Possiamo dire che grosso modo nel 60 per cento di questi casi si tratta più che altro di atti di efebofilia, cioè dovuti ad attrazione sessuale per adolescenti dello stesso sesso, in un altro 30 per cento di rapporti eterosessuali e nel 10 per cento di atti di vera e propria pedofilia, cioè determinati da una attrazione sessuale per bambini impuberi. I casi di preti accusati di pedofilia vera e propria sono quindi circa trecento in nove anni. Si tratta sempre di troppi casi – per carità! – ma bisogna riconoscere che il fenomeno non è così esteso come si vorrebbe far credere.

D. – Tremila quindi gli accusati. Quanti i processati e condannati?

R. – Intanto si può dire che un processo vero e proprio, penale o amministrativo, si è svolto nel 20 per cento dei casi e normalmente è stato celebrato nelle diocesi di provenienza – sempre sotto la nostra supervisione – e solo rarissimamente qui a Roma. Facciamo così anche per una maggiore speditezza dell’iter. Nel 60 per cento dei casi poi, soprattutto a motivo dell’età avanzata degli accusati, non c’è stato processo, ma, nei loro confronti, sono stati emanati dei provvedimenti amministrativi e disciplinari, come l’obbligo a non celebrare messa coi fedeli, a non confessare, a condurre una vita ritirata e di preghiera. È bene ribadire che in questi casi, tra i quali ce ne sono alcuni particolarmente eclatanti di cui si sono occupati i media, non si tratta di assoluzioni. Certo non c’è stata una condanna formale, ma se si è obbligati al silenzio e alla preghiera qualche motivo ci sarà…

D. – All’appello manca ancora il 20 per cento dei casi.

R. – Diciamo che in un 10 per cento di casi, quelli particolarmente gravi e con prove schiaccianti, il Santo Padre si è assunto la dolorosa responsabilità di autorizzare un decreto di dimissione dallo stato clericale. Un provvedimento gravissimo, preso per via amministrativa, ma inevitabile. Nell’altro 10 per cento dei casi poi, sono stati gli stessi chierici accusati a chiedere la dispensa dagli obblighi derivati dal sacerdozio. Che è stata prontamente accettata. Coinvolti in questi ultimi casi ci sono stati sacerdoti trovati in possesso di materiale pedopornografico e che per questo sono stati condannati dall’autorità civile.

D. – Da dove vengono questi tremila casi?

R. – Soprattutto dagli Stati Uniti che per gli anni 2003-2004 rappresentavano circa l’80 per cento del totale di casi. Per il 2009 la percentuale statunitense è scesa a circa il 25 per cento dei 223 nuovi casi segnalati da tutto il mondo. Negli ultimi due anni, dal 2007 al 2009, infatti, la media annuale dei casi segnalati alla congregazione dal mondo è stata proprio di 250 casi. Molti paesi segnalano solo uno o due casi. Crescono quindi la diversità e il numero dei paesi di provenienza dei casi ma il fenomeno è assai ridotto. Bisogna ricordare infatti che il numero complessivo di sacerdoti diocesani e religiosi nel mondo è di 400 mila. Questo dato statistico non corrisponde alla percezione che si crea quando questi casi così tristi occupano le prime pagine dei giornali.

D. – E dall’Italia?

R. – Finora il fenomeno non sembra abbia dimensioni drammatiche, anche se ciò che mi preoccupa è una certa cultura del silenzio che vedo ancora troppo diffusa. La conferenza episcopale italiana offre un ottimo servizio di consulenza tecnico-giuridica per i vescovi che devono trattare questi casi. Noto con grande soddisfazione un impegno sempre maggiore da parte dei vescovi italiani di fare chiarezza sui casi a loro segnalati.

D. – Lei diceva che i processi veri e propri riguardano circa il 20 per cento dei circa tremila casi che avete esaminato negli ultimi nove anni. Sono finiti tutti con la condanna degli accusati?

R. – Molti dei processi ormai celebrati sono finiti con una condanna dell’accusato. Ma non sono mancati quelli in cui il sacerdote è stato dichiarato innocente o dove le accuse non sono state ritenute sufficientemente provate. In tutti i casi comunque si fa non solo lo studio sulla colpevolezza o meno del chierico accusato, ma anche il discernimento sull’idoneità dello stesso al ministero pubblico.

D. – Un’accusa ricorrente fatta alle gerarchie ecclesiastiche è quella di non denunciare anche alle autorità civili i reati di pedofilia di cui vengono a conoscenza.

R. – In alcuni paesi di cultura giuridica anglosassone, ma anche in Francia, i vescovi, se vengono a conoscenza di reati commessi dai propri sacerdoti al di fuori del sigillo sacramentale della confessione, sono obbligati a denunciarli all’autorità giudiziaria. Si tratta di un dovere gravoso perché questi vescovi sono costretti a compiere un gesto paragonabile a quello compiuto da un genitore che denuncia un proprio figlio. Ciononostante, la nostra indicazione in questi casi è di rispettare la legge.

D. – E nei casi in cui i vescovi non hanno questo obbligo per legge?

R. – In questi casi noi non imponiamo ai vescovi di denunciare i propri sacerdoti, ma li incoraggiamo a rivolgersi alle vittime per invitarle a denunciare quei sacerdoti di cui sono state vittime. Inoltre li invitiamo a dare tutta l’assistenza spirituale, ma non solo spirituale, a queste vittime. In un recente caso riguardante un sacerdote condannato da un tribunale civile italiano, è stata proprio questa congregazione a suggerire ai denunciatori, che si erano rivolti a noi per un processo canonico, di adire anche alle autorità civili nell’interesse delle vittime e per evitare altri reati.

D. – Un’ultima domanda: è prevista la prescrizione per i “delicta graviora”?

R. – Lei tocca un punto – a mio avviso – dolente. In passato, cioè prima del 1898, quello della prescrizione dell’azione penale era un istituto estraneo al diritto canonico. E per i delitti più gravi solo con il motu proprio del 2001 è stata introdotta una prescrizione di dieci anni. In base a queste norme nei casi di abuso sessuale il decennio incomincia a decorrere dal giorno in cui il minore compie i diciotto anni.

D. – È sufficiente?

R. – La prassi indica che il termine di dieci anni non è adeguato a questo tipo di casi e sarebbe auspicabile un ritorno al sistema precedente dell’imprescrittibilità dei “delicta graviora”. Il 7 novembre 2002, comunque, il servo di Dio venerabile Giovanni Paolo II ha concesso a questo dicastero la facoltà di derogare dalla prescrizione caso per caso, su motivata domanda dei singoli vescovi. E la deroga viene normalmente concessa.

Tratto da.:Avvenire del 13 marzo 2010.

Circa i delitti più gravi
riservati alla Congregazione per la dottrina della fede
18 maggio 2001

CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Lettera Ad exequendam. Inviata dalla Congregazione per la dottrina della fede ai vescovi di tutta la Chiesa cattolica e agli altri ordinari e gerarchi interessati, circa i delitti più gravi riservati alla medesima Congregazione per la dottrina della fede, 18 maggio 2001: AAS 93(2001), 785-788.

La Lettera apostolica in forma di motu proprio di Giovanni Paolo II Sacramentorum sanctitatis tutela del 30.4.2001 (cf. nn. 575-580) rispondeva al preciso scopo di “definire più dettagliatamente sia ‘i delitti più gravi commessi contro la morale e nella celebrazione dei sacramenti’, per i quali la competenza rimane esclusiva della Congregazione per la dottrina della fede, sia anche le norme processuali speciali ‘per dichiarare o infliggere le sanzioni canoniche’”. Le Norme sono contenute in questa successiva Lettera. Riguardo alla definizione dei “delitti più gravi”, la principale novità riguarda la pedofilia, ovvero “il delitto contro il sesto comandamento del Decalogo commesso da un chierico con un minore al di sotto dei 18 anni di età” (prima erano 16). Riguardo invece alle novità procedurali, i vescovi svolgeranno indagini preliminari e segnaleranno i casi alla Congregazione, la quale deciderà se lasciare la causa agli stessi ordinari o avocarla a sé: i procedimenti di questo genere, inoltre, sono soggetti al segreto pontificio.
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Circa i delitti più gravi
riservati alla Congregazione per la dottrina della fede
18 maggio 2001
Per l’applicazione della legge ecclesiastica, che all’art. 52 della Costituzione apostolica sulla curia romana dice: “[La Congregazione per la dottrina della fede] giudica i delitti contro la fede e i delitti più gravi commessi sia contro la morale sia nella celebrazione dei sacramenti, che vengano a essa segnalati e, all’occorrenza, procede a dichiarare o a infliggere le sanzioni canoniche a norma del diritto, sia comune che proprio”, era necessario prima di tutto definire il modo di procedere circa i delitti contro la fede: questo è stato fatto con le norme che vanno sotto il titolo di Regolamento per l’esame delle dottrine, ratificate e confermate dal sommo pontefice Giovanni Paolo II, con gli articoli 28-29 approvati insieme in forma specifica (2).
Quasi nel medesimo tempo la Congregazione per la dottrina della fede con una Commissione costituita a tale scopo si applicava a un diligente studio dei canoni sui delitti, sia del Codice di diritto canonico sia del Codice dei canoni delle Chiese orientali, per determinare “i delitti più gravi sia contro la morale sia nella celebrazione dei sacramenti”, per perfezionare anche le norme processuali speciali nel procedere “a dichiarare o a infliggere le sanzioni canoniche”, poiché l’istruzione Crimen sollicitationis finora in vigore, edita dalla Suprema sacra Congregazione del Sant’Offizio il 16 marzo 1962, (3) doveva essere riveduta dopo la promulgazione dei nuovi codici canonici.
Dopo un attento esame dei pareri e svolte le opportune consultazioni, il lavoro della Commissione è finalmente giunto al termine; i padri della Congregazione per la dottrina della fede l’hanno esaminato più a fondo, sottoponendo al sommo pontefice le conclusioni circa la determinazione dei delitti più gravi e circa il modo di procedere nel dichiarare o nell’infliggere le sanzioni, ferma restando in ciò la competenza esclusiva della medesima Congregazione come Tribunale apostolico. Tutte queste cose sono state dal sommo pontefice approvate, confermate e promulgate con la lettera apostolica data in forma di motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela.
I delitti più gravi sia nella celebrazione dei sacramenti sia contro la morale, riservati alla Congregazione per la dottrina della fede, sono:
– I delitti contro la santità dell’augustissimo sacramento e sacrificio dell’eucaristia, cioè:
1° l’asportazione o la conservazione a scopo sacrilego, o la profanazione delle specie consacrate: (4)
2° l’attentata azione liturgica del sacrificio eucaristico o la simulazione della medesima; (5)
3° la concelebrazione vietata del sacrificio eucaristico assieme a ministri di comunità ecclesiali, che non hanno la successione apostolica ne riconoscono la dignità sacramentale dell’ordinazione sacerdotale; (6)
4° la consacrazione a scopo sacrilego di una materia senza l’altra nella celebrazione eucaristica, o anche di entrambe fuori della celebrazione eucaristica; (7)
– Delitti contro la santità del sacramento della penitenza, cioè:
1° l’assoluzione del complice nel peccato contro il sesto comandamento del Decalogo; (8)
2° la sollecitazione, nell’atto o in occasione o con il pretesto della confessione, al peccato contro il sesto comandamento del Decalogo, se è finalizzata a peccare con il confessore stesso; (9)
3° la violazione diretta del sigillo sacramentale; (10)
– Il delitto contro la morale, cioè: il delitto contro il sesto comandamento del Decalogo commesso da un chierico con un minore al di sotto dei 18 anni di età.
Al Tribunale apostolico della Congregazione per la dottrina della fede sono riservati soltanto questi delitti, che sono sopra elencati con la propria definizione. Ogni volta che l’ordinario o il gerarca avesse notizia almeno verosimile di un delitto riservato, dopo avere svolte un’indagine preliminare, la segnali alla Congregazione per la dottrina della fede, la quale, a meno che per le particolari circostanze non avocasse a sé la causa, comanda all’ordinario o al gerarca, dettando opportune norme, di procedere a ulteriori accertamenti attraverso il proprio tribunale. Contro la sentenza di primo grado, sia da parte del reo o del suo patrono sia da parte del promotore di giustizia, resta validamente e unicamente soltanto il diritto di appello al supremo Tribunale della medesima Congregazione.
Si deve notare che l’azione criminale circa i delitti riservati alla Congregazione per la dottrina della fede si estingue per prescrizione in dieci anni (11). La prescrizione decorre a norma del diritto universale e comune (12): ma in un delitto con un minore commesso da un chierico comincia a decorrere dal giorno in cui il minore ha compiuto il 18° anno di età.
Nei tribunali costituiti presso gli ordinari o i gerarchi, possono ricoprire validamente per tali cause l’ufficio di giudice, di promotore di giustizia, di notaio e di patrono soltanto dei sacerdoti. Quando l’istanza nel tribunale in qualunque modo è conclusa, tutti gli atti della causa siano trasmessi d’ufficio quanto prima alla Congregazione per la dottrina della fede.
Tutti i tribunali della Chiesa latina e delle Chiese orientali cattoliche sono tenuti a osservare i canoni sui delitti e le pene come pure sul processo penale rispettivamente dell’uno e dell’altro Codice, assieme alle norme speciali che saranno date caso per caso dalla Congregazione per la dottrina della fede e da applicare in tutto.
Le cause di questo genere sono soggette al segreto pontificio.
Con la presente lettera, inviata per mandato del sommo pontefice a tutti i vescovi della Chiesa cattolica, ai superiori generali degli istituti religiosi clericali di diritto pontificio e delle società di vita apostolica clericali di diritto pontificio e agli altri ordinari e gerarchi interessati, si auspica che non solo siano evitati del tutto i delitti più gravi, ma soprattutto che, per la santità dei chierici e dei fedeli da procurarsi anche mediante necessarie sanzioni, da parte degli ordinari e dei gerarchi ci sia una sollecita cura pastorale.
Roma, dalla sede della Congregazione per la dottrina della fede, 18 maggio 2001.
+ Joseph card. Ratzinger, prefetto
+ Tarcisio Bertone, SDB, arc. em. di Vercelli, segretario

Note
1) IOANNES PAULUS II, Const. apost. Pastor bonus de romana curia, 28.6.1988, art. 52: AAS 80(1988), 874: EV 11/884.
2) CONGREGATIO PRO DOCTRINA FIDEI, Agendi ratio in doctrinarum examine [regolamento per l’esame delle dottrine]. 29.6.1997: AAS 89(1997), 830-835: EV 16/616-644.
3) SUPREMA SACRA CONGREGATIO SANCTI OFFICII, Instr. Crimen sollicitationis ad omnes patriarchas, archiepiscopos, episcopos aliosque locorm ordinarios ” etiam ritus orientalis “: De modo procedendi in causis sollicitationis [a tutti i patriarchi, arcivescovi, vescovi e agli altri ordinari dei luoghi “anche del Rito orientale”; “Procedimento nelle cause di sollecitazione”], 16.3.1962. Tipografia poliglotta vaticana 1962.
4) Cf. Codex Iuris Canonici [Codice di diritto canonico] (CIC), can. 1367: Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium[Codice dei canoni delle Chiese orientali] (CCEO), can. 1442. Cf. et pontificium consilium de legum textibus interpretandis. Responsum ad propositum dubium [anche Pontificio Consiglio per l’interpretazione dei testi legislativi. Risposta al dubbio] Utrum in can. 1367 CIC. 4.6.1999 [3.7.1999]: AAS 91(1999). 918: EV 18/1259-1266.
5) Cf. CIC cann. 1378 § 2 n. 1 e 1379: CCEO can. 1443.
6) Cf. CIC cann. 908 e 1365; CCEO cann. 702 e 1440.
7) Cf. CIC can. 927.
8) Cf. CIC can. 1378 § 1: CCEO can. 1458
9) Cf. CIC can. 1387: CCEO can. 1458.
10) Cf. CIC can. 1362 § 1 N.1: CCEO can. 1152 § 2 n.1.
11) Cf. CIC can. 1388 § 1: CCEO can. 1456 § 1
12) Cf. CIC can. 1362 § 2: CCEO can. 1152 § 3
Cfr: Cattopedofilia. Una struttura di peccato.
inhttp://terradinessuno.wordpress.com/

28 Risposte

  1. Il problema è raccapricciante.
    Ci si sente mortificati perfino a discuterne ma, vista la frequenza di questi fatti io cercherei di scoprirne la causa per eliminarla.
    Mai come in questo tipo di crimine, prevenire è molto più importante che punire i colpevoli
    Parola di nonna..

  2. Cara Orchidea,
    la pedofilia è un crimine raccapricciante che offende la tua, la mia e la sensibilità di ogni essere umano. Risulta poi, per ovvi motivi, ulteriormente devastante se a commetterla è un sacerdote.
    Detto questo, esaminiamo con calma il problema.
    Si tratta di una abberrazione che non interessa solo i “preti” ma che coinvolge anche altre categorie, quali medici, insegnanti, educatori e padri di famiglia.
    Si, perchè molte di queste violenze, avvengono in famiglia e non di rado, a macchiarsene, sono proprio quei nonni come te, che giustamente ti senti scandalizzata.
    Questo gravissimo peccato, come vedi, non è esclusiva prerogativa dei religiosi.
    Il fatto poi di invocare il celibato come causa determinante, ti ripeto è un falso problema, dato che un grande numero di pedofili è sposato.
    Da ragazzo, ho avuto contatti con molti sacerdoti, ma nessuno di loro si è mai permesso di importunarmi, nella maniera più assoluta.
    Non così posso dire di tre laici: un professore, un conoscente ed un estraneo che mi ha avvicinato con la scusa di una informazione e poi ha tentato di abbracciarmi e baciarmi.
    Ti assicuro però, che grazie a Dio, ho saputo difendermi energicamente liberandomi in modo più che deciso, per cui la cosa non ha avuto alcuna conseguenza neppure psicologica.
    Quindi più che giusto, isolare i colpevoli, ma non cadiamo nell’errore di considerare la Chiesa una congrega di malati sessuali.
    Ci sono tanti bravi preti, che hanno dedicato tutta la loro vita a Dio e di riflesso al prossimo.
    E contrariamente a molti di noi, che a 60 anni andiamo in pensione, loro ad 80 sono ancora lì a tirare il carro.
    Un’ultima precisazione: a proposito del famosissimo passo “Gli sia messa al collo una macina da mulino…”
    “… e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli” (Luca 17)”.
    Non deve essere inteso come inerente ai bambini quali bersaglio di istinti pedofili.
    I piccoli di cui parla Luca sono quelle persone che ricercano ma nei confronti dei quali viene svolta un’opera di disinformazione e dissuasione riguardo le verità rivelate da Gesù.
    Lo scandalo è la pietra d’inciampo, che veniva posta fuori dalla porta di casa, e che qui è usata metaforicamente per indicare le FALSE DOTTRINE.
    Sotto questo aspetto, ascolta ascolta, quel “guai a chi” , sai a chi è rivolto? Non te lo immagineresti mai! A Mancuso ed ai teologi che come lui, allontanano dall’insegnamento della Chiesa e quindi da Cristo:
    No al peccato originale;
    No all’opera salvifica di Cristo;
    No alla Messa e alle pratiche religiose
    No ect. ect.
    Sì, a comportarsi bene! Capirai che scoperta!

    Naturalmente ciò non toglie che il peccato contro il sesto comandamento sia gravissimo e ancor più grave se ha come oggetto un minore.
    Non so più chi ha detto che si va all’inferno peccando contro il sesto comandamento e non senza aver peccato contro il sesto comandamento.
    Soldi, potere, sesso (deviato e non).
    E’ una storia vecchia come il mondo.
    Buona serata.

  3. Caro Federico,
    sono d’accordo con te che il male è dovunque ma, proprio là, non ci dovrebbe essere o almeno la percentuale dovrebbe essere irrisoria.
    Comunque finalmente ho sentito un discorso “viscerale” e non accademico anche se su alcuni punti io non condivido le tue tesi.
    Ma , se me lo consenti, tu sei troppo innamorato della tua Chiesa per poter fare valutazioni obiettive. Però, diciamocelo (come direbbe La Russa!!!!), che c’è di più bello al mondo che essere innamorati????
    A presto.

  4. Federico difende la Chiesa come deve fare ogni buon credente.Essere chiesa,cioè battezzati,non significa non avere il coraggio della verità circa il peccato presente anche dentro la vita della chiesa. Papa Paolo VI diceva:”sento il soffio di Satana soffiare dentro la Chiesa”. Ma il soffio,silente ed efficace dello Spirito Santo è molto più forte di quello di satana.Lo Spirito guida la Chiesa,soprattutto nei momenti più bui della sua storia. Essa è,al contempo,santa e peccatrice.La luce del Vangelo e la vita dei suoi santi la pongono come luce,faro per le genti.Il peccato di tutti i battezzati l’appesantisce di molto.Ha ragione Federico,spesso siamo abituati a vedere il male perchè esso è dirompente.Invece il bene è silente,ma più forte del male.Quanti missionari,religiosi e laici,danno la vita per il Vangelo e per la promozione umana delle popolazioni dove operano.Quanti sacerdoti educano le giovani generazioni.Basta isolare le poche mele marce.

  5. Sono perfettamente d’accordo che Federico lo faccia ma è il….. “”come DEVE fare ogni buon credente” che non
    condivido perchè questo imperativo non tiene conto della liberta di ciascun individuo unico e irripetibile.
    E’ l’essere messa in riga che non mi piace perchè sopprime la libertà di scelta o libero arbitrio di cui siamo singolarmente dotati
    Io fortunatamente non sento il soffio di Satana perchè nella mia lunga vita non ho mai conosciuto questa entità che quindi mi è completamente indifferente.
    Come ho già detto considero il credente un privilegiato alla stregua del figlio di papà mentre io sono una povera orfanella in tutti i sensi..

  6. “che c’è di più bello al mondo di essere innamorati???”:se si è veramente innamorati non ci si sente ne messi in riga ne privati della propria libertà.Pertanto si difende ciò che si ama,anche se la persona o la realtà amata ti può creare qualche problema! Il credente un privilegiato?Niente affatto.E’ una persona che fa un cammino di fede e non si sente solo perchè crede fortemente nella presenza di Dio nella storia.Ciò lo aiuta a rinnegare il male e a riconoscere il proprio di male chiedendo perdono a Dio e al prossimo.Satana non lascia nessuno “indifferente”…..perchè tutti siamo soggetti alle sue suggestioni e.spesso,le assecondiamo.Sei una povera orfanella?Nella Bibbia sta scritto che Dio sta dalla parte degli orfani e dei deboli:sei sulla buona strada.

  7. Il privilegio del credente è tutto lì: non si sente mai solo.

    Nella storia invece non è necessario crederci perchè basta conoscerla.
    Naturalmente è una mia opinione personale.

    Al resto non posso replicare perchè non sono edotta e perchè penso che ognuno debba essere libero di credere in ciò che vuole; anche in Satana se gli piace.

    La perdita dei miei genitori non mi ha mai fatto sentire una povera orfanella ma ha generato in me tanta energia da rendermi forte per affrontare le difficoltà della vita.

  8. Per “povera”orfanella,intendevo riferirmi al tuo non credere,se non ho inteso male. I “poveri” nella Bibbia,non solo solamente chi è privo dei beni necessari,ma,innanzitutto,chi cerca Dio con cuore puro e sincero.Per ciò, ho concluso che sei sulla buona strada.
    Ciao.

  9. Cara Orchidea,
    scusa se ti dico che voi “non credenti” come siete soliti definirvi, avete una visione non del tutto esatta dell’uomo religioso, nel senso che pensate che alla base del suo rapporto con Dio vi sia sempre e soltanto una aspettativa e un atteggiamento di tipo utilitaristico.
    In altre parole ritenete che alla radice della sua religiosità vi sia la paura della morte e anche della vita, con i suoi contrasti, le sue difficoltà e i suoi dolori.
    Considerate la religione come “anestesia” del vivere., “oppio” la definiva Marx , variante occidentale dello Yoga.
    Invece il credente cerca di non peccare non per paura dell’inferno o per lo meno non solo per questo, ma perchè non vuole, peccando, offendere Dio verso cui si sente irresistibilmente attratto e riconoscente per tutto quello che da Lui ha avuto a partire dalla vita.
    Il credente ha un amore autentico per Dio che considera Bene assoluto e origine di tutto quanto di bene e di bello c’è nell’Universo.
    Santa Teresina del Bambino Gesù chiedeva a Dio di essere condannata alle pene dell’inferno in cambio della conversione del diavolo. Condanna me ma salva lui, pregava, perchè in questo modo, cessando le tentazioni di cui Satana è maestro, innumerevoli anime si sarebbero salvate. A tal punto amava Dio da desiderare la salvezza di tutte le anime create e amate da Lui, a scapito della propria.
    Che poi chi riesce a raggiungere elevati gradi di perfezione sia in pace con sè stesso e con tutto il creato è vero, ma è una conseguenza non il fine ultimo ed esclusivo.
    Alla base c’è solo l’amore per l’Assoluto con quello che di bello ne consegue.
    Dio però prova le anime elette come quelle dei santi.
    Non è tutto rosa e fiori. La prova è “la notte dell’anima” così ben descritta da San Giovanni della Croce.
    Buona serata

  10. Ancora una cosa: è naturale che ciascuno è libero di credere in ciò che vuole. Ci mancherebbe altro, anche se non sempre noi cristiani, in certe parti del mondo lo siamo.
    Ma, penso che non bisogna neppure cedere alla tentazione tipica di quegli atei che si credono superiori proprio in virtù del loro non credere.
    Sono intelligente, autosufficiente e forte e posso affrontare tutto senza le favole raccontate dalle religioni, è il loro credo.
    E se sopravviene una malattia che oltre che grave lede la mia dignità, perchè affidarsi alla speranza di un improbabile miracolo ed a un ancor meno probabile aldilà?
    La soluzione è un’altra: dopo una vita da uomo una morte da uomo, eutanasia compresa.
    Nel non credere non vi può essere nessun motivo di vanto. Su questa terra, per non essere poveri orfanelli non c’è che una strada.
    Montanelli era ateo e ne soffriva al punto da invidiare chi aveva fede.
    Per questo motivo non lo posso che pensare vicino a Dio.
    Nuovamente buona serata

  11. Così mi piaci caro Federico; non ti nascondo che stai parlando da uomo e non da clericale.

    Come tu sai bene, sono “allergica” alle continue citazioni di testi sacri o di quello che ha detto tizio o caio:
    Quando parlo con una persona, mi interessa il suo pensiero, il suo sentire, le sue emozioni.

    Non mi considero atea ma agnostica quindi in un creatore o principio ordinatore io ancora credo e con un intervento a parte spiegherò con parole mie perchè non posso condividere la tua fede per la quale ti ammiro e stimo.

    Non credo siano gli atei a sentirsi superiori, al contrario lo sono alcuni credenti che si arrogano sovente il diritto di commiserare i non credenti.

    Quando io, che non smetto mai di farmi domande, ho chiesto in questo sito dove scrivono penne della tua levatura “come mai ,avendo Benedetto XVI affermato che non esiste verità che la ragione umana non possa capire, Walter Bonatti che nel corso della sua vita ha esplorato posti incontaminati dal K2 alla Patagonia, Amazzonia ecc: spesso da solo , non ha trovato Dio? Egli ha nei suoi libri sempre evidenziato che le sue esplorazioni erano il mezzo per conoscere sè stesso, capire il significato della esistenza, e scoprire i requisiti dell’uomo ante civilizzazione.
    Io a questa domanda non ho avuto una risposta “soddisfacente” ma, attingo ad un fatto di trenta anni fa (almeno) che tu già conosci e che riguarda la conclusione di una lunga discussione su Dio fra padre Rotondi (noto gesuita) e mio marito ateo.

    Conclusero che avevano ragione entrambi al 50%.
    Ed io ho aggiunto che la prova del nove non ce l’ha nessuno:
    Quindi secondo me non esiste il migliore o peggiore ma solo una persona che la pensa e sente diversamente; ergo, sono questioni che riguardano la sfera privata. Per i rapporti interpersonali esiste l’etica e la morale nonche il Codice Penale. (ti ho messo anche la rima!!!)
    Ora debbo lasciarti ma sappi comunque che auspico una Chiesa cristiana capace di attrarre il mondo occidentale e di tenerlo unito perchè lo ritengo essenziale (a mio modesto avviso).
    Secondo me la Chiesa cattolica avrebbe bisogno di una nuova strategia:
    Hai visto il film Invictus??’?.

  12. Cara Orchidea,
    non lo so, ma credo che Dio lo si possa trovare solo se lo si cerca con autentico desiderio e con grande umiltà. Credo inoltre che questa ricerca vada condotta dentro di noi perchè è dentro di noi che Dio abita e ci parla. Noi, piccole creature, siamo la sua casa.

    Nel weekend sarò a Bologna. Ti risentirò al ritorno.

  13. Io l’ho cercato per anni perchè ne sentivo la necessità mentre adesso che ho trovato una profonda pace interiore avendo preso coscienza di me, di quel che sono e di quel che sono stata confesso di non sentirne più il bisogno anzi, dirò di più poichè l’amore si fà in due (almeno) ho deciso
    che se mi vuole sà dove trovarmi. Io mi limito ad essere ciò che sono.
    Credo in un creatore che ha messo in moto il meccanismo della vita e che ci ha dotati del libero arbitrio dicendoci. : adesso sono fatti vostri.
    .
    Per maggiore chiarezza voglio fare un esempio terra terra : c’è tantissima gente che va pazza per le ostriche.
    Io, pur non essendone attratta, dopo tante insistenze ne ho assaggiata una una sola volta e non ne ho alcun ricordo, nè positivo nè negativo e quindi le ho dimenticate seguitando a vivere la mia vita senza questa prelibatezza.
    De gustibus.

  14. Ancora una cosa Federico.
    Tu alle ore 5,45 p.m. di oggi hai scritto.
    “su questa terra per non essere poveri orfanelli non c’è che una strada”
    Lo vedi che ti senti detentore della verità assoluta?? altrimenti avresti dovuto aggiungere “a parer mio”
    .
    Non dimenticare che i cristiani “vari” sono circa un miliardo e mezzo . E gli altri cinque miliardi circa di esseri umani come li classificheresti????

    E questo con tutto il più sincero rispetto per la tua fede.

  15. Cara Orchidea,
    li classificherei come figli di Dio.
    Il problema non riguarda loro che non hanno conosciuto Cristo e il cristianesimo ma tutti
    coloro che pur avendolo conosciuto l’hanno rifiutato.

  16. Caro Federico,
    qui non si tratta di problemi perchè i problemi si risolvono sempre bensi di assiomi.
    Credere o non credere come ho già detto riguarda la sfera personale , le nostre sensazioni, le nostre emozioni, il nostro sentire.
    A livello sociale conta solo ciò che siamo e come ci comportiamo.
    Aggiungo che mentre tu sei felice, appagato, realizzato con la tua fede, io lo sono altrettanto ma per altri motivi.
    Ho l’impressione però che ci stiamo ripetendo perchè tu stai dimostrando di non apprezzare la mia delicatezza nei confronti di chi crede.
    Vedi Fede io, da persona matura, non remo mai contro
    qualcosa ma remo sempre PER qualcosa e nutro un
    gran rispetto per chi non la pensa come me.
    A dimostrazione di ciò ti dico che pur essendo molto curiosa, non ho comprato ne Vaticano SPA nè la Questua, perchè se li avessi letti, ne avrei sofferto.
    Quindi, ti prego, non commiserarmi perchè non mi aiuti nemmeno un pò.

  17. Cara Orchidea,
    mi dispiace molto se, senza volerlo, ti ho dato l’impressione di commiserare e di sentirmi superiore a quanti non credono, te compresa. Non è assolutamente così.
    In merito al sentirmi detentore della Verità, non posso negarlo, credo di esserlo. Ma non in virtù dei miei strumenti intellettuali ma di quelli religiosi, nel senso che Cristo è la Verità.
    Pertanto chi aderisce a Cristo, aderisce alla Verità. Di questo sono arciconvinto.
    Tra Lui e tutti gli altri personaggi storici e fondatori di religioni c’è un abisso.
    Nessuno come Lui ha incarnato l’amore!
    Nessuno come Lui ha avuto parole di vita eterna.
    Nessuno ha avuto il suo equilibrio, la sua mitezza, la sua umiltà, la sua bontà!
    Come si fa a non innamorarsene? Proprio non lo capisco.
    Ma questo non significa assolutamente snobbare o compatire chi non è sulla stessa lunghezza d’onda.
    Il definire povero orfanello chi non condivide questi tesori e non crede, non significa disprezzarlo, ma esternare estremo dispiacere e sofferenza per quella persona, orfana appunto di Dio, nostro creatore e Padre.
    Certo la persona in questione può interpretare molto male questo “moto” dell’animo del credente e infatti la reazione è sempre la stessa e l’accusa sempre la medesima: ” come ti permetti!!! Io vivo benissimo così, perchè la mia è una libera scelta!!! Sei tu, credente, che vivi male, che non adoperi la tua testa, credendo ai dogmi e alle verità, che altri (i preti) decidono per te. Sei tu credente, che hai bisogno di paletti e divieti per comportarti bene. Io, laico non credente, non ho bisogno che altri mi impongano ciò che è bene e ciò che è male, perchè lo so da me!!!
    Io, laico, mi comporto già bene e non ho certo bisogno delle prediche dei preti, che oltretutto farebbero bene a guardare in casa loro. E poi, sei tu credente, che ti sei creato l’alibi della religione perchè in realtà sei un debole e hai paura della morte. Il vero uomo è Bonatti, e quanti come lui sfidano l’impossibile confidando solo in sè stessi e nelle proprie capacità. Il vero uomo, non sei certo tu, che ti aggrappi alle sottane dei preti”.
    E come estrema concessione aggiungono che sì , forse un Dio c’è, ma si fa i fatti suoi.

    Povero Gesù, dato che il tuo morire in croce è visto come “l’aver i fatti tuoi”.
    Con buona pace di tutti, credenti e non.

  18. Si, caro Federico , hai perfettamente ragione; sul piano umano Walter Bonatti è insuperabile per le imprese realizzate , la purezza del suo spirito e l’integrità morale.
    Non è necessario crederci, basta conoscerlo.
    O….i contemporanei non ti interessano???
    Ora ho fretta ma tornerò a risponderti.

  19. Cara Orchidea,
    ti segnalo che sul Blog di Vito Mancuso, vengo spesso tirato in ballo, ma le mie repliche vengono costantemente rifiutate.
    A titolo di esempio ti riporto l’ultimo intervento che ho letto e anche la mia breve risposta che non è stata pubblicata.

    Gentilissima Radiolondra,
    poichè mi vedo tirato in ballo,lasciami dire che è proprio vero che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire o meglio capire!
    Voi volete a tutti i costi zittire chi condivide, e quindi difende, l’insegnamento della Chiesa cattolica, la sola ed unica Chiesa cattolica, non quella che fa piacere a voi!
    Poichè non riesco a stare zitto, vengo accusato di voler inculcare idee retrive, oscurantiste e strampalate nella testa magnificamente pensante di voi moderni illuministi.
    Ti assicuro però che non ho mai preteso di convertire o far cambiare idea a nessuno, per il semplice motivo che ho rispetto per le idee altrui e so che, in ogni caso, è impossibile, anche volendo, riuscire a farlo.
    Ciò non toglie che se qualcuno, e su questo blog di “qualcuno” ne ho trovati più di uno, direi molti, se ne esce a dire che i dogmi sono una fesseria, io ho tutto il diritto di intervenire e contraddirlo. Come lui ha il diritto di battere la mani a Mancuso che sostiene essere i dogmi nient’altro che questo, io a mia volta ho tutti i diritti di sentirmi offeso nella mia sensibilità di cattolico e, metaforicamente di fischiarlo.
    Ma su questo blog, devo dirlo, intervengono solo persone di un certo e ben definito orientamento: quale?
    Lo lascio dire a te.
    Federico Lenchi

    Notify me of follow-up comments via email.

  20. Ecco l’ntervento di Radiolondra del 16 u.s di cui ti ho parlato:

    RADIOLONDRA said
    March 16, 2010 at 2:52 pm
    La cosa che urta di più nei blog cristiani, sono i goffi tentativi alla Federico di inculcare la fede ad altri (la sua, naturalmente); il tentativo di tutti quelli che non hanno chiara la differenza fra la testimonianza di Cristo e la vendita del Folletto. Com’è scarso fra gli adepti di tutte le sette cristiane il senso del sacro.

    Ti rendi conto?
    Io sarei un adepto di una setta cristiana!
    Se vai sul sito di Vito Mancuso ne troverai a bizzeffe di questi interventi strampalati ma ormai si parlano tra loro dato che hanno oscurato chi non la pensa come loro. Io come ti ho detto non ho più accesso e non posso più difendermi.
    Mancuso, questa è la verità, vuole solo gli applausi!

    Replica

  21. Guarda che hanno oscurato anche me ed io non ho mai parlato male di Mancuso ….anzi!!!!

    Non ti sembra di essere un pò cattivello???

  22. A proposito di sordi che non vogliono sentire…Caro Federico, tu hai fatto una diagnosi condivisibile rilevando che ce l’hanno tutti con la Chiesa Cattolica e non con le altre Chiese cristiane ma non ti chiedi il perchè????
    Perchè le altre chiese (secondo me) fanno soltanto il loro mestiere mentre la chiersa cattolica arriva a dire ai cittadini italiani per chi debbono non votare:
    Hanno forse dimenticato che lo stato italiano pur cattolico è sempre uno stato laico???.

    Ci vogliamo ricordare quanta gente è morta per la libertà?? e, ti pare che adesso potremmo rinunciarvi??

    No, non lo faremo mai, non possiamo.
    Mentre possiamo invece suggerire alla chiesa cattolica di non fissarsi sul particolare ma di guardare all’universale. Questo dovrebbe essere il suo ruolo che sembra aver dimenticato.

  23. Sollecito una risposta al mio quesito già formulato relativamente all’affermazione di Benedetto XVI che non stò a ripetere ed al fatto che il famoso alpinista Walter Bonatti immerso nella natura incontaminata, nel silenzio assoluto e da solo, abbia conosciuto la verità ma non Dio.
    C’è qualche anima buona che sappia rispondermi con parole sue dettate dalla sua ragione???
    Per chi non ha avuto il piacere di leggere gli scritti di Walter Bonatti (a me sconosciuto fino a pochi mesi fa)
    vorei dire che l’alpinismo per lui è stato un mezzo per conoscere sè stesso oltre che la sua grande passione .
    Le sue esperienze sono avvincenti , straordinarie sì da richiedere una grande forza fisica e integrità morale.
    Sono veramente felice di aver potuto conoscere un uomo di tanto valore prima di concludere la mia già lunga esistenza.
    Grazie di cuore.

  24. Cara Orchidea,
    abbiamo tutte e due un’età che ci permette di fare un confronto tra la società attuale e quella antecedente le cosidette conquiste della modernità, fermo restando che il male c’è sempre stato e l’uomo è quello che è.
    Quindi non si tratta di fare un panegirico dei “temporibus illis” ma di riconoscere che l’uomo, spiritualmente parlando, mai come oggi, è stato su una strada sbagliata. La gioventù è, in molti casi sbandata, perchè non ha punti di riferimento essendo, noi adulti, solo protesi al guadagno, all’esclusivo benessere materiale e al soddisfacimento dei capricci più svariati.
    Anche un tempo c’erano i vizi, ma erano meno diffusi e praticati soprattutto nell’alta borghesia e, cosa non meno importante, erano vissuti come tali, come disordine morale. Ora invece no, sono interpretati come libertà individuale, come conquista. Guarda il disastro delle famiglie, disastro che immancabilmente si riflette sui figli, guarda il disastro della politica e anche del clero con i casi di pedofilia e guarda anche all’attacco violento contro la Chiesa e contro il Papa che è rimasto l’unica voce a difendere la sacralità della famiglia e il diritto alla vita e a spendersi per la difesa dei più deboli.
    Se apriamo i giornali o accendiamo la televisione è tutta una guerra di tutti contro tutti e la politica invece di occuparsi dei problemi concreti dei cittadini, si spende esclusivamente nella lotta tesa a distruggere l’avversario, senza alcuna esclusione di colpi e senza alcun rispetto dell’antagonista come persona e neppure della sua famiglia.
    E i giornalisti, con la scusa del diritto-dovere all’informazione pescano e sguazzano in questo fango di miserie umane.
    Tu dici di non credere al diavolo, ma come giustificare tutta questa esplosione di male?
    Io lo sai, credo ciecamente che esista e che mai come oggi lavora e si frega gli artigli.
    Se ti fermi a riflettere, è rimasto solo il cristianesimo, pur con le sue cadute umane, come ultimo baluardo. Se dovesse crollare, torneremmo alla barbarie.
    A proposito di BenedettoXVI cosa volevi sapere?

  25. If I had a buck for every time I came here! Great writing!

  26. “buck” has a lot of meanings. Do you mean dollar???
    Anyway I didn’t understand the joke .
    Would you please make yorself understood???
    Thanks a lot..

  27. Wow I am really the only comment to your awesome article!?

  28. Once upon a time…”La poesia e lo spirito”. But now!

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