Gli “altari” di San Giuseppe (2010) nella valle del Belice.



SALAPARUTA:POGGIOREALE (TP).

Nonostante la “buon’anima” del defunto On.Bettino Craxi,abbia eliminato il 19 Marzo come giorno festivo in funzione anti-cristiana e in favore di una diffusione del concetto socialista di lavoro,(vedi la “trasformazione del 1 Maggio da giornata del ricordo di San Giuseppe lavoratore a festa del lavoro),la festa di San Giuseppe in Sicilia è rimasta forte, sentita e celebrata in tutta l’isola.Il culto a San Giuseppe,protettore dei falegnami,ebanisti,artigiani in genere,carpentieri,economi e senza tetto, è stato “rilanciato”,nella storia della Chiesa ,da Papa Leone XIII,sul finire del 1800,allorquando la Chiesa subiva attacchi da tutto un processo ideologico e storico,partito dalla rivoluzione francese,mirante a decretarne la sua fine. Così,in un momento drammatico,Papa Leone XIII, lo proclamò patrono della Chiesa universale e scrisse,in suo onore,una bellissima preghiera che a tutt’oggi si recita:”A te,o beato Giuseppe stretti dalla tribolazione ricorriamo e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio…..”.La figura del Santo del lavoro umile e dignitoso,del silenzio,della dedizione alla famiglia di Nazareth,della grande fede nell’accettare il concepimento “anomalo” della sua promessa sposa,Maria,ha colpito la fede e la devozione del popolo cristiano,sin dagli albori del cristianesimo.
Poiché la fede cristiana si tramanda, da una generazione all’altra,anche attraverso il culto ai Santi e a tutti i segni e simboli ad essi legati,la festa di San Giuseppe,attraverso la creazione,in Sicilia,dei cosi detti “altari”-“mense”-“tavolate”(paese che vai dicitura che trovi),è,innanzitutto,un’attestazione della grande fede dei siciliani nel Santo della divina Provvidenza,dei poveri,dei lavoratori,degli ammalati,degli agonizzanti e dei moribondi. Nell’approssimarsi del giorno della festa,in Sicilia si mettono in moto,ad opera di intere comunità, tutta una serie di azioni liturgiche ed extraliturgiche,cioè di pietà popolare,miranti a celebrare San Giuseppe.Dalle novene cantate in dialetto siciliano,al rosario pregato dentro le abitazioni dove si trovano le mense-tavolate-altari. Quest’ultimi creati in onore del Santo per esprimergli devozione e per sciogliere un voto fatto in seguito ad una o più grazie ricevute. Qualcuno,probabilmente,leggendo tutto ciò, si metterà a ridere,pensando ad una Sicilia ferma a chissà quale fase buia del medio-evo. Proverò a dimostrare l’esatto contrario e cioè che il culto e la devozione a San Giuseppe,oltre all’aspetto propriamente cristiano,contengono alcuni elementi interessanti anche per il vissuto sociale delle nostre popolazioni. Farò ciò,brevemente,analizzando gli altari creati in alcuni comuni della valle del Belice, colpiti dal terribile terremoto del 1968 che rase al suolo comuni come Gibellina,Santa Ninfa,Salaparuta,Poggioreale, e ne danneggiò gravemente altri (Salemi,Vita ecc.ecc.),distruggendo la loro configurazione urbanistica tipica dell’isola e avviò la loro ricostruzione,ex novo,con una configurazione architettonica assolutamente atipica per il “topos” e più consona alle logiche anti sismiche:strade larghe e abitazioni basse. Arrivando,ad esempio,a Salaparuta, Poggioreale, si viene colti- è la mia sensazione- da un senso di profonda tristezza,sembra di essere usciti dalla Sicilia e di ritrovarsi altrove. In un paesaggio “lunare”,in territori privati della loro storia e della loro identità culturale. La valle del Belice,dopo il terremoto,si è svuotata e in tanti sono emigrati verso l’Australia,gli Usa,il nord Europa o Italia. Che c’entra tutto questo con San Giuseppe? A Salaparuta ho visitato alcuni altari. In uno di essi ho incontrato due signore,Anna e Caterina,entrambe native del luogo, ma vivono, da anni rispettivamente in Inghilterra e a Milano.Non hanno mai dimenticato il loro paese natio e vi ritornano proprio in prossimità della festa di San Giuseppe. Addirittura la signora Caterina è andata via prima del terremoto e aveva tanta nostalgia di ritornare per vedere gli altari in onore di San Giuseppe che ricordava da bambina. Entrambe le signore,che saluto affettuosamente,erano presenti presso un altare creato dentro una casa di riposo per anziani,la quale struttura è stata costruita grazie ad un lascito di un privato devoto di San Giuseppe. La casa di riposo è perfettamente funzionante e ospita tanti anziani bisognosi di assistenza. Ho avuto il piacere e l’onore di essere invitato a pranzo nel ruolo di “santo”(cioè persona prescelta per il pranzo rituale) e,udite udite,a rappresentare proprio San Giuseppe.Pranzare, seduto al tavolo con dei ragazzini del quartiere(gli altri “santi”),probabilmente provenienti da famiglie con delle difficoltà economiche, è stata una grande emozione. Dunque l’attenzione ai più bisognosi, è un leit-motiv della giornata di San Giuseppe in tutta l’isola. Da sempre è presente la carità amorevole dei credenti,anche dopo la nascita del concetto di stato sociale, che,ovviamente,non si riduce a un giorno all’anno. Sempre a Salaparuta,ho assistito alla consegna di centinaia di pasti a persone anziane,sole o ammalate, che vivono nel quartiere. La festa religiosa come momento di cementificazione sociale,di assistenza ai più bisognosi,di riscoperta delle proprie origini e della propria identità. La festa religiosa che tiene ben salde le proprie radici pur vivendo a migliaia di chilometri di distanza. Da Salaparuta a Poggioreale,tra gli altari, ve ne erano due creati uno dalla locale pro-loco e uno dalla Chiesa madre del paese. Cioè,la festa di San Giuseppe dice che istituzioni laiche,come la pro-loco, e religiose come la parrocchia,possono,anzi devono,collaborare a servizio del territorio e delle fasce più deboli e indifese delle nostre popolazioni. E’ il concetto di fondo della laicità dello Stato moderno,il quale non si oppone ai vissuti religiosi,ma li riconosce e vi collabora. A Poggioreale,mi ha colpito,altresì,un altare, creato da privati cittadini devoti al Santo, nel quale gli uomini hanno costruito la struttura,le donne gli addobbi e il cibo rituale. Così si continua a tramandare un modello di famiglia di stampo islamico:agli uomini i lavori più pesanti e,di norma, fuori di casa,alle donne il dominio della gestione della casa. La famiglia naturale ,nonostante tutto,dalle nostre parti è un valore a cui si tiene tanto anche se liberarsi da certi retaggi,che la storia ha “imposto” al dna dei siciliani, è davvero dura. Inoltre,che dire del senso di ospitalità delle persone che hanno creato gli altari?Alla visita di ogni altare un invito a rimanere a pranzo,un pane in dono e dei dolci da assaggiare sul momento. A Poggioreale,”i santi” sono tredici a rappresentare i 12 apostoli e Gesù,una sorta di ultima cena. Altrove sono tre:la sacra famiglia,oppure quattro:la sacra famiglia e un angelo.In questi due comuni è tradizione che per il giorno del Santo non si preparano cibi né a base di carne né di pesce. Sul significato del cibo sacro degli altari e delle mense dirò in un successivo post. In un altro comune della valle,Vita,quest’anno è stato creato un solo altare, presso la sede del centro sociale per anziani del comune. L’altare è nato grazie al lavoro delle tante donne che frequentano il centro e al fatto che si sono auto-tassate per poterlo realizzare .Le donne di Vita sono abilissime a lavorare ,con le loro straordinarie mani, il cibo più importante degli altari e delle mense:il pane. Dopo la celebrazione della santa messa,inizia il pranzo rituale. A mangiare per primi sono “i santi”,serviti di tutto punto,poi si associano tutti i presenti ed anche chi,per quel giorno,passasse da quelle parti.Anche su questo punto un grande insegnamento:il forestiero va accolto,aiutato e mai disprezzato.
Infatti,come il popolo siciliano potrebbe essere xenofobo o razzista data la sua cultura e la sua storia?
La visita degli altari e delle mense è uno straordinario viaggio alla scoperta di odori, sapori,volti e situazioni che si imprimono in una sorta di memoria indelebile. Non è un caso raro che visitando gli altari si entri in una sorta di viaggio a ritroso,alla ricerca di tanta identità e sana cultura perduti o coperti dalla tanta polvere dell’omologazione di massa e può capitare che ci si lasci trascinare negli spazi della nostalgia e,qualche volta,della malinconia per un proprio passato esistenziale,personale e comunitario,che rischia di perdersi irrimediabilmente.La contemplazione nostalgica dei “tempi andati” può evitare di provocare passività e indolenza solamente se di essi è possibile declinare,nuovamente,i loro contenuti specifici e renderli attuali nel mondo di oggi.Le tavolate,gli altari,le mense in onore di San Giuseppe,vogliono essere un contributo,oltre che alla “traditio fidei”cioè alla trasmissione della fede alle giovani generazioni,a ciò.
Un ringraziamento sentito e doveroso alla signora Palermo per il materiale cartaceo donatomi.Alle signore Anna e Caterina a tutte le volontarie,lavoratori (cuoco in testa!) e lavoratrici della casa di riposo per l’accoglienza e l’ospitalità.Agli amici di Poggioreale un saluto affettuoso e un arrivederci a presto.
Michele Vilardo.

3 Risposte

  1. sono affascinato dalla vostra umanità che l’italia stà perdendo
    mi piacerrebbe che questa umanità tipica degli italiani ritornasse a vivere
    mi piacerebbe conoscervi
    caramente giancarlo

  2. Grazie,cari GianCarlo e benvenuto su Terra Mia!Da dove scrivi?Ciao!

  3. Hey! Do you know if they make any plugins to protect
    against hackers? I’m kinda paranoid about losing everything I’ve worked hard on.
    Any suggestions?

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: