La Messa è finita?


La Messa è finita? Quanti italiani vanno effettivamente a Messa o frequentano regolarmente un altro culto religioso? La maggioranza delle indagini è condotta mediante sondaggi. Ma quanti di coloro che affermano di andare a Messa ci vanno poi per davvero? La diocesi di Piazza Armerina – che comprende grossi centri come Enna e Gela e altri più piccoli, e dove i dati non sono eccessivamente inquinati dalla presenza di turisti –, costituisce un “caso medio” ideale per rispondere alla difficile questione. In questa ricerca, unica in Italia per ampiezza di rilevamenti e minuziosa analisi dei dati, coloro che dichiarano nell’indagine di avere una pratica settimanale o più che settimanale – non solo cattolica – sono il 33,6%, mentre i frequentatori rilevati di Messe cattoliche nel week-end prescelto sono il 18,5%. Sarebbe sbagliato – spiegano gli autori della ricerca – considerare il primo dato “falso” e il secondo “vero”. Chi afferma di andare a Messa esprime già un’identificazione religiosa chiara, di cui non si può non tenere conto. L’immagine più adeguata è dunque quella dei cerchi concentrici, dai dominicantes contati alla porta delle chiese ai praticanti dichiarati, e da questi a quel 92,2% degli intervistati che si dichiara comunque cattolico. Ma la storia non finisce qui. Le minoranze religiose infatti in Italia sono spesso più presenti di quanto appaia a prima vista. Una seconda parte della ricerca ha portato a rilevare una per una le numerose minoranze – dai musulmani ai pentecostali e ai Testimoni di Geova – presenti sul territorio: il 3,5% della popolazione, che va aggiunto ai dati precedenti, in una zona dove solo il 3,3% degli intervistati si dichiara non credente.

Presentazione su “Avvenire”, 6 giugno 2010
«Indagine porta a porta. Quella delle chiese» – Intervista a Massimo Introvigne di Laura Malandrino (Avvenire, 6 giugno 2010)

Fare la conta alle porte delle chiese. È il valore aggiunto e originale dell’ultima indagine del Cesnur, la seconda in Italia che si avvale di questo metodo dopo una ricerca analoga nel territorio veneziano pubblicata nel 2006. A livello mondiale solo altri due esempi: la Polonia che da trent’anni ogni anno pubblica uno studio di questo genere e due pubblicazioni negli Stati Uniti. Per capire meglio di cosa si tratta ne parliamo con Massimo Introvigne, direttore del Centro Studi sulle nuove religioni (Cesnur), curatore dell’indagine assieme a Pier Luigi Zoccatelli.

Com’è nata l’idea di questo progetto?
Oggi il tema dell’over-reporting, ovvero che la partecipazione dichiarata ai riti religiosi è maggiore di quella effettiva, è al centro di un dibattito scientifico internazionale – risponde Introvigne –. In questo contesto la «conta» delle persone nei luoghi di culto porta un dato nuovo e significativo, che tuttavia deve essere letto non buttando via gli altri.

Perché proprio la diocesi di Piazza Armerina?
La scelta di questo territorio è stata determinata da due fattori: si tratta di un’area non eccessivamente ‘inquinata’ dalla presenza di turisti che comprende grossi centri come Enna e Gela e altri più piccoli, e quindi che bene costituisce il ‘caso medio’ ideale per rispondere alla difficile questione. Inoltre nel 2008 lo stesso territorio era stato oggetto di una indagine sul pluralismo religioso dalla quale era emerso che l’area rappresenta un caso forse unico non solo nel contesto siciliano e nazionale ma probabilmente europeo per la presenza di ben 28 realtà religiose di minoranza pari al 3,5% della popolazione praticante, contro la media nazionale del 2,1%. Basti pensare alla comunità di pentecostali a Gela che ricorda contesti tipici del continente ibero-americano; senza dimenticare il caso storico della presenza valdese a Riesi.

Quali metodi sono stati utilizzati per il rilevamento dei dati?
Da una parte le indagini telefoniche per rilevare il dato di partecipazione dichiarata. Dall’altra, verificato l’orario dei culti in un weekend dato, circa duecento collaboratori sul campo hanno rilevato le presenze alle porte dei luoghi di culto cattolici presenti nel territorio misurando così la partecipazione effettiva con quella dichiarata.

Cosa è emerso dall’indagine?
Che c’è uno zoccolo duro del 18,3% che era in chiesa la domenica delle rilevazioni, seguito dalla cerchia dei praticanti dichiarati (30,1%), da quella di quanti si dichiarano praticanti non regolari (51,4%) e infine dalla cerchia dei cattolici che si sentono tali, che pratichino o no (92,2%). Al riguardo ci tengo a sottolineare che sarebbe sbagliato considerare un dato vero e l’altro falso. Chi afferma di andare a Messa esprime già un’identificazione religiosa chiara, di cui non si può non tenere conto.

Nel cuore della Sicilia la Messa non è finita
di Laura Malandrino (Avvenire, 6 giugno 2010)Chiese, cappelle, edicole votive, in alcune località anche moschee e templi di altri culti. Basta percorrere i paesini e le città della Sicilia per rendersi conto di come qui la religione sia una componente essenziale della vita e della cultura. Non un semplice museo a cielo aperto. E a dimostrarlo sono i numeri.

Pratica religiosa, parole e realtà
Nella Sicilia centrale il 33,6% dichiara una pratica religiosa settimanale, non solo cattolica. Togliendo il 3,5% di fedeli di altre religioni – dove il numero dei praticanti è la quasi totalità trattandosi per lo più di neoconvertiti – i cattolici che dicono di andare a Messa tutte le settimane sono il 30,1%. Un dato che sale al 51,4% se si allarga il cerchio a quanti si dichiarano praticanti non regolari e al 92,2% se si contano i cattolici che dichiarano di sentirsi tali, anche se nelle 75 parrocchie della diocesi di Piazza Armerina in una domenica-tipo di fine novembre sono stati contati presenti nelle chiese solo il 18,3%.
Sono i dati, in anteprima per Avvenire, emersi dall’indagine “La Messa è finita? Pratica cattolica e minoranze religiose nella Sicilia Centrale” condotta dal Centro Studi sulle nuove religioni (Cesnur) in collaborazione con la diocesi di Piazza Armerina che saranno presentati domani ad Enna. Uno studio per verificare le credenze e le appartenenze attraverso la frequenza ai riti religiosi fondamentali che, per quanto riguarda la Chiesa cattolica, sono la partecipazione alla Messa domenicale e l’accostarsi alla comunione e alla confessione almeno una volta l’anno.

Pasqua, Eucaristia e Riconciliazione
«Non una semplice raccolta quantitativa ma un lavoro sociologico per conoscere lo spaccato demografico e religioso del territorio inteso come ambiente antropologico – spiega il vescovo di Piazza Armerina, Michele Pennisi –. Anche se la ricerca ha una sua esigenza conoscitiva di carattere scientifico e un suo valore autonomo, infatti, essa può essere utile come punto di partenza per gli appartenenti alle varie confessioni religiose, ed in modo particolare per i nostri operatori pastorali, per monitorare la situazione religiosa dei vari paesi in vista di una programmazione pastorale organica che parta dall’analisi della realtà per puntare ad una nuova evangelizzazione che si apra al dialogo ecumenico e tenga presente l’importanza del giorno del Signore e dei sacramenti dell’Eucaristia e della penitenza o riconciliazione». In particolare per quanto riguarda il precetto pasquale dall’indagine emerge che il 71,1% lo osserva per la comunione e il 56,7% per la confessione, a cui si aggiunge il 10,9% che dichiara di confessarsi a distanza di anni.

Fra movimenti e confraternite
In relazione al sesso l’analisi dei dati evidenzia una maggioranza femminile sia nella frequenza alla Messa domenicale che nell’accostarsi alla comunione. Tuttavia non mancano vicariati dove la percentuale degli uomini supera la media diocesana del 13%, come Butera dove raggiunge il 28,3%, Gela (15,3%), Enna (15,2%) e Valguarnera (16,7%). Come suggerisce l’indagine a Gela questa maggiore partecipazione maschile si può attribuire alla presenza di nuovi movimenti ecclesiali come il Cammino neocatecumenale, mentre ad Enna alla presenza di 15 confraternite con circa 2.500 aderenti.

L’informazione aiuta a scegliere
A completare il quadro tracciato dall’indagine altri due dati: nel territorio diocesano ogni anno in media «oltre il 98% degli alunni sceglie l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole e una percentuale analoga firma per l’8 per mille alla Chiesa cattolica – spiega il vescovo Pennisi – grazie ad una campagna di informazione sull’uso delle somme destinate alla nostra diocesi e di sensibilizzazione che vede coinvolti commercialisti, ragionieri e tutti i patronati sindacali».

L’INIZIATIVA
Domani a Enna la presentazione”La Messa è finita? Pratica cattolica e minoranze religiose nella Sicilia Centrale” . È il titolo dell’indagine condotta dal Cesnur in collaborazione con la diocesi di Piazza Armerina e il contributo dell’Assessorato dell’istruzione e della formazione professionale della Regione Siciliana che sarà presentata domani alle 17 nell’aula magna del rettorato dell’Università Kore a Enna Bassa. Un volume pubblicato da Salvatore Sciascia editore che si chiude con un articolo di Augusto Gamuzza sulla presenza dell’islam organizzato nella diocesi siciliana. Alla presentazione interverranno il vescovo di Piazza Armerina, Michele Pennisi, il direttore del Cesnur Massimo Introvigne e il vice direttore Pier Luigi Zoccatelli, Alberto Maira del Cesnur Sicilia, il rettore dell’Università Kore Salvo Andò, il presidente dell’ateneo siciliano Cataldo Salerno e il preside della facoltà di Scienze economiche e sociali Giacomo Mulè. (L.Mal.)

Massimo Introvigne, sociologo e storico delle religioni di fama internazionale, vice-presidente dell’APSOR (Associazione Piemontese di Sociologia delle Religioni) e reggente nazionale vicario di Alleanza Cattolica, è autore di quaranta volumi e di oltre cento articoli pubblicati in riviste accademiche internazionali sulla nuova religiosità, il pluralismo religioso contemporaneo e il magistero pontificio. È fondatore e direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni. Ha diretto insieme a PierLuigi Zoccatelli la monumentale enciclopedia Le religioni in Italia.

PierLuigi Zoccatelli, vicedirettore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni, è membro della sezione “Sociologia della Religione” dell’Associazione Italiana di Sociologia e della ESSWE, la European Society for the Study of Western Esotericism. Autore di numerosi libri e articoli su riviste scientifiche internazionali in materia di religiosità contemporanea, i suoi scritti sono stati pubblicati in undici nazioni e sette lingue.

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