Contro Satana.

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All’inizio del 2011 padre Matteo La Grua pronunciò parole profetiche alla giornalista Roberta Ruscica: “Fai in fretta… Vorrei vedere questo libro stampato. Mi resta poco da vivere”. Era vero. Padre La Grua morì pochi giorni dopo, il 15 gennaio, a 97 anni. Nel racconto di una vita tutta dedita a combattere le forze del male, padre Matteo lascia la sua eredità e riflette sull’avvento dei tempi messianici e sulla urgente necessità di conversione dell’umanità intera. E impossibile quantificare miracoli, guarigioni e liberazioni dal demonio da lui operate. Noto e stimato in tutto il mondo, rimase lontano dai riflettori della stampa e dai salotti tv che se lo contendevano. Di sé padre Matteo diceva: “Sono un semplice figlio della Vergine Maria. Sono strumento del Suo grande Amore. Non ho alcun merito”. Eppure i fedeli, a migliaia, facevano attese di ore per assistere alle sue “messe di guarigione” celebrate a Margifaraci, centro di spiritualità sorto a due passi dal cimitero della mafia, quelle fosse comuni in cui furono ritrovate tante vittime della guerra di Cosa Nostra. Uomo di intensa preghiera e di profonda umiltà, ricercato da personaggi famosi e da gente comune, da ricchi uomini d’affari e da poveri sbandati, aprì la porta della sua casa a chiunque avesse bisogno. Questo libro-intervista – da lui fortemente voluto negli ultimi mesi prima di morire – è dedicato a quanti, lontani dall’amore di Dio, sono vittime del demonio.

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“E nessuno lo sappia….”.Per un ricordo di Padre Calcedonio Ognibene.

locandina
Copertina (4)
Don Ognibene (2)

Il ministero presbiterale di Cataldo Naro.

A cura del Prof.Francesco Lo Manto docente di storia della chiesa presso la Facoltà Teologica di Sicilia “S.Giovanni Evangelista”Palermo.
estratto Cataldo Naro Lomanto

SETE DI VERI MAESTRI.

Sacerdoti e laici sulle frontiere dello Spirito a Palermo

di Ferdinando Russo

Una società senza maestri la nostra?

E’ questo un interrogativo, che ci poniamo quando le scuole di Palermo sono devastate,mentre si riducono i posti di organico dei maestri, quando anche dal Governo arrivano inquietanti offensive verbali, ingiurie e sospetti, quando le forze politiche sono in fermento e nascono movimenti e partiti, pur nell’assenza
di possibili successi, quando la Chiesa Italiana si mobilita per l’emergenza educativa ed il laicato avverte l’esigenza di un supplemento di impegno nella formazione religiosa,sociale,politica dei giovani e degli adulti , quando davanti alla crisi economica e della occupazione i segnali di superamento mancano, quando nell’Europa serpeggiano dissapori e disarmonie e la stessa unità del paese è scossa da sintomi di logoramento.
L’emergenza educativa” della società postmoderna è il tema che ha sollevato la Chiesa proponendo, attraverso la CEI, il progetto culturale
esteso al decennale dedicato all’Educazione-(1)
Come sul piano sociale le Encicliche dei sommo-pontefici (3) hanno segnato la storia dello sviluppo
dei diritti dei lavoratori e la difesa della dignità della persona umana, così sul piano etico-valoriale (4) il progetto culturale segna una mobilitazione senza precedenti.
Armando Matteo e Dario Edoardo Vigano, presentando il volume di G.Savagnone (5)Maestri di Umanità alla scuola di Cristo, nella collana “Comunità cristiana linee emergenti, Agorà, scrivono
“L’avvento della cultura pluralista, i nuovi diffusi stili di vita, l’impatto della tecnica sulla natura e sull’umano, l’allungamento della vita umana,la diffusione dei new media, l’evoluzione in senso globale del lavoro e dell’economia, l’intreccio di popoli e di religioni rendono ragione dell’affermarsi nel cuore dell’occidente dell’”emergenza educativa”.

Nell’antichità classica Diogene cercava l’uomo, nel suo mistero, nelle sue nascoste potenzialità creative, alla luce della candela,con un pizzico di ironia,di comprensione per le difficoltà incontrate nel labirinto della vita, lo interpellava, lo esaminava, lo invitava a riflettere
su se stesso e sugli altri. Anche allora una emergenza educativa?
E Socrate non temeva le ingiurie nell’invitare i suoi interlocutori ad interrogarsi, a riflettere, a superare i condizionamenti dell’egoismo e degli interessi e l’uomo, che voleva salvare, l’uccide.
Fu Platone a proseguire il suo insegnamento, a farsi maestro.

Ma nella settimana pasquale abbiamo incontrato il vero Maestro, il Primo in assoluto, mandato a rivoluzionare ed a conciliare il rapporto dell’umanità con Dio e con il prossimo.
Lo ha ricordato papa Benedetto XVI , nei due volumi di riflessioni, che ci consegna su “Gesù di Nazaret”, ove si fa discepolo e descrive il Maestro, non in cattedra, ma per proporre con l’umiltà ,come soggetto di critiche e di rilievi di chi continua la ricerca di Dio in tutti i continenti, secondo l’insegnamento del maestro ,nella sua storicità, nella sua testimonianza eroica e totale fino al sacrificio della croce, che invita gli uomini alla fratellanza ed alla pace, alla giustizia,alla carità che si fa amore, alla comune missione fondamentale dei cristiani (3).

Su tale insegnamento la Chiesa cattolica ci invita a riflettere per intervenire, da discepoli del Maestro, a fronteggiare l’emergenza educativa, come, con chi, con quali referenti, nei nostri giorni.

E si impone, per il laicato, popolo di Dio, con i sacerdoti ed i laici, come ci ricordava Igino Giordani, (6) di essere degni della responsabilità che il battesimo ci consegna ,discepoli aspiranti alla salvezza,annunciata nella Pasqua, con il costo che richiede a ciascuno, quasi a segnare nella storia umana, una svolta che non ammette titubanze, che chiede generosità, donazione, impegno educativo.

Solo così si comprende la ricerca antica di senso, di trascendenza, dei comandamenti sui doveri umani, da quando il cristianesimo ha fatto la sua comparsa,ma da sempre presente nell’intimità di ciascuno, della persona, nel suo divenire e vissuto storico, e confermato nella Chiesa di Cristo.
Ed oggi tale ricerca si manifesta nella sua attualità nei laici dell’associazionismo ecclesiale, consapevoli delle tensioni, dei condizionamenti, di una società smemorata, egoista, che cancella vocazioni e gesti di donazione, che sfugge, per quieto vivere, alle responsabilità civili, che rinuncia alla trasmissione della tradizione e della fede, che corre dietro i falsi idoli della post modernità,alle illusioni di un benessere senza regole, limiti, doveri.

La mobilitazione si rende necessaria, emerge, in Sicilia, nei gruppi e nei movimenti piu’ sensibili e attenti ai bisogni spirituali ed etici, economici e culturali del nostro tempo.

Ne abbiamo discusso partecipando ai convegni, ai dibattiti, alle giornate di spiritualità e di Preghiera del laicato della Chiese di Sicilia, agli incontri della Consulta regionale delle aggregazioni laicali(CRAL), riconvocata a Pergusa dal segretario Generale Avv. Di Pietro Alfio, per il 14 maggio, alla 46 Settimana sociale dei cattolici di Reggio Calabria, registrando i fermenti dei movimenti del volontariato, della Compagnia delle Opere, e delle associazioni del mondo del lavoro, così attenti alla dottrina sociale della Chiesa, ed ai documenti del Concilio Vaticano II e della CEI, così sensibili ai problemi della disoccupazione e della formazione professionale, della solidarietà con i popoli del sottosviluppo, con la crescente povertà di molte famiglie.(7)

Da ciò sorgono molte iniziative, osservate e diffuse dai massmedia, sull’ emergenza educativa, che è entrata nella programmazione decennale della Chiesa cattolica e che
invita a ricercare nuovi e numerosi maestri –discepoli del vero Maestro(8).

Non ci stanchiamo, in tal senso, di apparire ripetitivi, se ricordiamo la scrupolosa fatica intellettuale della Facoltà teologica della Sicilia nel consegnarci l’opera, a cui ha dato la sua professionalità
il prof.Franco Armetta,”Il Dizionario Enciclopedico dei pensatori e dei teologi(9),che comprende i pensatori dell’ottocento e del novecento, i teologi, gli educatori, i Santi, i Beati,le avanguardie del pensiero politico dei cattolici. Emerge la vera identità della Sicilia cristiana, con i suoi valori e le testimonianza dei suoi figli migliori. L’opera servirà al laicato cattolico meridionale nel suo impegno a formare una nuova classe dirigente, evitando di tradire il pensiero, i valori, i fondamenti, i principi, che portarono i cattolici dall’opposizione al governo,
a costruire le nuove istituzioni della democrazia.

Troviamo, infatti, nel Dizionario l’origine di una eccezionale partecipazione al governo ed al dibattito culturale, unita alle esperienze dei cattolici Toniolo, Mignosi, Mangano, Sturzo, Cusmano, Messina, La Pira, Petix, Crifò, Mazzamuto, Sinagra, Corsaro, Suriano, Naro, La Duca, Castagnetta.

Furono costoro i maestri che contribuirono alla formazione delle giovani generazioni del dopoguerra, e dell’ultimo novecento, ancora utili per offrire un contributo ai formatori dell’emergenza educativa dell’inizio del terzo millennio.

Né resta il loro un gesto isolato, storico, passato, se osserviamo gli scritti di “Spiritualità e letteratura” di Tommaso Romano ed il suo recente volume (10) , se rileggiamo la fatica dell’Ottagono Letterario, se osserviamo l’escursus del Premio Pietro Mignosi (11), gli scritti recenti di Giuseppe Savagnone (12),di Salvatore Agueci,(13 ),se consultiamo le annate della Tradizione, di Labor, de Il Dialogo ,di Comunità in Cammino, di Città per l’Uomo, di CNTN ,di Presenza del Vangelo, con Rosario Calò e Nino Barraco, di Segno, de Il Bandolo,i quaderni dell’ASLA, se apprezziamo la ricostruzione del Centro Pitrè fatta dal letterato Elio Giunta (14).
Ed è come ritrovare tra gli altri G.Cottone, Monaco, Ganci, Bruno, Palumbo, Mirabile, Corsaro, Alongi, Muccioli, Mirabella, Mercadante, Pantaleone, Cimino, Ida Rampolla, Zinna, Rivilli, Puglisi, Luzi, Buongiorno, Rigoli, Santangelo.

Ed è lunga la fila degli Editori ,con Mazzoni, Romano, Thule, Il Foglio clandestino,Sciascia di Caltanissetta,Il Bandolo, le Associazioni ed i movimenti, che si offrono per una rinnovata azione educativa, dalla tradizionale Azione Cattolica alla Fuci, ai Focolari, a Rinnovamento dello Spirito,a Comunione e Liberazione, all’Opus Dei, a Presenza del Vangelo,all’Oasi Cana, all’UCAI, con dirigenti generosi e propositivi, con visioni ecumeniche dei rapporti e delle relazioni con i popoli nuovi e con le tradizioni culturali e religiose, più disponibili al dialogo di un tempo.

I nuovi veri operatori, gli educatori, sacerdoti e laici, sulla scia ed alla scuola del Maestro si preparano così al grande compito educativo, culturale, religioso, professionale, etico, artistico, di cui necessita la società del nostro tempo.

E gli storici locali fanno la loro parte. A.G.Marchese rincorre i centenari di Giuliana, li interroga per conoscere i segreti di una vita semplice di lavoro e famiglia. Poi incontra con Giovanni Filippo Ingrassia, il medico ,che si rende vicino agli ammalati poveri e si fa alto il distacco con l’attualità ed i medici che ci mancano (15).

Anche la politica ha bisogno di maestri, tanto che l’ufficio di pastorale sociale e del lavoro della diocesi del cardinale Paolo Romeo, Presidente della CEsi, ha convocato a Palermo presso l’aula magna CEI, al Gonzaga, nella settimana scorsa, illustri docenti nazionali Mauro Barberis, Roberto Gatti, Pietro Barcellona, Giuseppe Savagnone e locali, Giuseppe Notarstefano, Luigi Cavallaio, Eugenio Guccione, Giorgio Scichilone, per trattare il tema del “Ritorno alla politica,idee e personalità” ed il successo all’iniziativa non è mancato.
.
E padre Felice Lupo, nell’auditorium di Sant’Eugenio Papa, ha invitato con M.D’Acquisto e F.Russo, i professori Giuseppe Verde, Franco Teresi e Franco Viola,a dialogare con i laici più impegnati nelle parrocchie dei quartieri di Piazza Europa su temi di politica e sociologia, nell’impatto con il decentramento, il federalismo fiscale e le
istituzioni decentrate, annunciando, per il 30° Anniversario della nuova chiesa e di Comunità in Cammino la Settimana Europea, giunta alla quinta edizione, che si svolgerà a Palermo dal 1° Maggio a domenica 8 Maggio con le conclusioni ed una solenne celebrazione eucaristica presieduta da S.E.R.Card.Paolo Romeo.

Ed agli incontri di formazione tenuti a Piazza Europa ,abbiamo trovato ragazzi, già maturi, giovani universitari, adulti, desiderosi di spendersi, come nei loro anni giovanili, uomini e donne, italiani e/o ancora stranieri , con traguardi pluralistici religiosi e civili, in sintonia, anche se su linee diverse e autonome, per recuperare speranze nella vita, nella famiglia, nelle istituzioni, regionali ed europee, nello sviluppo della solidarietà tra i popoli e della sussidiarietà orizzontale per superare con una diffusa responsabilità sociale alcuni momenti della presente crisi.
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Sono venuti agli incontri programmati , dalle Parrocchie, dagli Oratori, dai di Centri di formazione professionale, ad incontrare operatori delle banche etiche, della Caritas, delle opere e dei servizi dei movimenti e dell’associazionismo,(ACLI,MCL,CIF,CD,Confartigianato), dalle cooperative del terzo settore.

E ciò è ancora piu’ significativo quando anche lo Stato sembra retrocedere nel dovere costituzionale
di assicurare a tutti il diritto allo studio riducendo il numero dei maestri e le prospettive di un lavoro, mentre i partiti si attardano a porre mano alle riforme elettorali e a dare trasparenza e strumenti di partecipazione ai cittadini e le scuole pubbliche e private parificate subiscono la residua opposizione, che mortifica la libertà dell’insegnamento e le scelte delle famiglie, per un laicismo strisciante, tardo a morire.

Nel contempo maturano a Palermo nel laicato speranzose vocazioni sociali a superare l’isolamento dei pochi a porsi il tema della democrazia politica e quello della partecipazione
attiva, doverosa, responsabile, alla vita delle città ed al governo del territorio, dell’ambiente,delle risorse da utilizzare per l’educazione, l’occupazione e lo sviluppo, senza trascurare l’apporto
sempre più necessario delle donne in movimento per la conquista delle pari opportunità.

Ferdinando Russo
onnandorusso@libero.it

1) CEI-documenti-Educare alla vita buona del Vangelo.Orientamenti pastorali dell’Episcopato
Italiano per il decennio 20101-2020-Roma 4-10-2010

2)Benedetto XVI, Gesù di Nazaret, Libreria Editrice vaticana, 2010,2011

3) Il compendio della dottrina sociale della Chiesa,Tipografia vaticana,
Libreria Editrice vaticana,Città del Vaticano 2004

4) CEI -Il Progetto culturale della Chiesa Italiana,in http://www.progettoculturale.it,www.paolinitalia.it

5) AA.VV,Maestri e Pastori ,Preti a Palermo tra Vaticano I e Vaticano II,con presentazione di Salvatore Di Cristina, e saggio introduttivo di Cataldo Naro,Libreria editrice Il pozzo di Giacobbe,

6) Colomba In Hye Kim, I.Giordani, Il contributo di Igino Giordani alla teologia morale, in nuova Umanità.anno XXXI N.183 Pag.417-436

7) Consulta Diocesana (CDAL) e Regionale Aggregazioni Laicali, (CRAL)
in http://www.cdal-monreale.it, e http://www.chiesedisicilia.org

8) F.Russo in Vivienna, in Google, in Facebook alle voci Laicità, Laici delle Chiese di Sicilia.

9) F.Armetta (a cura di ) AA.VV.Dizionario Enciclopedico dei pensatori e dei teologi di Sicilia Secc.XIX e XX-Salvatore Sciascia Editore, Caltanissetta, Roma ,2010.

10) T.Romano, Ammirate biografie, Incontri e profili di siciliani e non ,con nota introduttiva di Anna Maria Ruta, edizioni Arianna Palermo 2011.

11) Ottagono Letterario,in Premio letterario internazionale Pietro Mignosi,VIII Edizione 2010

12) G.Savagnone, Maestri di umanità alla scuola di Cristo, Per una pastorale che educhi gli educatori, Cittadella Editrice, Assisi, 2010.

13) S.Agueci, La Laicità dei non laici, con prefazione di F.Russo,Effatà Editrice,2010,cantalupa (TO)

14) E.Giunta, Romanzo Letterario palermitano, Memoriale del Centro Cultura Pitrè, Ilapalma,2011

15) C.Naro,La lezione di Pina Suriano

16) F.Russo Laici alla Scuola della Dottrina Sociale della Chiesa a Palermo in http://www.vivienna.it,in http://www.facebook.com alla voce Ferdinando Russo .

17) A.G.Marchese, Giovanni Filippo Ingrassia, Flaccovio Editore, Palermo 2010

I Valori straordinari della nostra civiltà.

DI MASSIMO INTROVIGNE

Una circostanza veramente felice ci porta a riflettere sul Vercelli Book a pochi giorni dalla visita in Gran Bretagna di Benedetto XVI. Infatti, il Vercelli Book è un testo essenziale per comprendere le radici cristiane dell’Inghilterra. Risale al decimo secolo ed è uno dei quattro più antichi codici poetici in inglese, essenziali per lo studio della formazione di questa lingua, senza che si possa dire con certezza quale di questi quattro testi sia il più antico. La presenza a Vercelli di questo libro, casuale o se si preferisce provvidenziale, è dovuta a un intreccio di strade che portavano monaci e pellegrini dalla lontana Gran Bretagna a Roma e ritorno, già di per sé un elemento che mostra l’unità spirituale dell’Europa del Medioevo. Il Vercelli Book è una prova particolarmente eloquente, che ancora oggi possiamo vedere e consultare, delle radici cristiane della Gran Bretagna e dell’Europa. I temi che tratta sono profondamente religiosi e cristiani, e nello stesso tempo profondamente britannici ed europei. Le storie dei santi e dei primordi della Cristianità intrecciano elementi biblici e altri che derivano dai poemi epici celtici, non giustapposti ma fusi insieme armonicamente. Dalle pagine del Vercelli Book esce viva una cultura che è insieme celtica e cristiana, formata nei monasteri, e che ci ricorda come alle radici greche, romane e bibliche dell’Europa se ne aggiunga, a formare la Cristianità, una quarta, anglo-germanica e appunto celtica, che non va mai trascurata.
In qualunque Paese di tradizione cristiana si siano recati, il venerabile Giovanni Paolo II (1920-2005) e Benedetto XVI sempre hanno insistito sul fatto che le origini e la storia di questo Paese sono segnate dall’opera dei santi. Infatti, «le antiche nazioni dell’Europa hanno un’anima cristiana, che costituisce un tutt’uno col “genio” e la storia dei rispettivi popoli, e la Chiesa non cessa di lavorare per mantenere continuamente desta questa tradizione spirituale e culturale» (Benedetto XVI, 2010d).
Benedetto XVI è tornato sistematicamente nel suo recente viaggio al tema della «lunga storia dell’Inghilterra, così profondamente segnata dalla predicazione del Vangelo e dalla cultura cristiana dalla quale è nata» (Benedetto XVI 2010c), e delle «profonde radici cristiane che sono tuttora presenti in ogni strato della vita britannica» (Benedetto XVI 2010a). Il Papa ha richiamato il ruolo essenziale svolto per la nascita delle nazioni che compongono la Gran Bretagna dai «monaci che hanno così tanto contribuito alla evangelizzazione di queste isole. Sto pensando ai Benedettini che accompagnarono Sant’Agostino [di Canterbury, 534-604] nella sua missione in Inghilterra, ai discepoli di San Columba [521-597], che hanno diffuso la fede in Scozia e nell’Inghilterra del Nord, a San Davide [ca. 512-601] e ai suoi compagni nel Galles» (Benedetto XVI 2010b).
E nel secolo successivo all’epoca d’oro dei santi inglesi, il settimo, il Papa evoca la figura del benedettino san Beda il Venerabile (672-735), dalla cui testimonianza preziosa ricaviamo qualche notizia sui primi grandi poeti cristiani in lingua inglese, Cynewulf e Caedmon, i cui testi più antichi ci sono conservati nel Vercelli Book: Il destino degli Apostoli, Elena e forse Andreas per Cynewulf, Il sogno della croce per Caedmon, senza peraltro che le attribuzioni siano del tutto sicure. Certo invece è che questa altissima poesia nasce come si è accennato dall’incontro fra l’epica celtica e la lettura della Bibbia nei monasteri, nell’epoca d’oro del primo cristianesimo inglese.
«Fu l’impegno dei monaci nell’imparare la via sulla quale incontrare la Parola Incarnata di Dio che gettò le fondamenta della nostra cultura e civiltà occidentali» (Benedetto XVI 2010b). In Inghilterra il Papa ha specificamente richiamato il suo discorso del 12 settembre 2008 al Collège des Bernardins a Parigi (Benedetto XVI 2008), da molti giudicato uno dei grandi discorsi del suo pontificato insieme a quello del 12 settembre 2006 all’Università di Ratisbona che lo precede esattamente di due anni. Al Collège des Bernardins il Papa fa notare che le radici cristiane dell’Europa sono, più precisamente, radici monastiche.
Le «radici della cultura europea» si trovano nei monasteri, i quali «nel grande sconvolgimento culturale prodotto dalla migrazione di popoli e dai nuovi ordini statali che stavano formandosi» non solo conservano «i tesori della vecchia cultura» ma insieme ne formano una nuova (ibid.). Per la verità, i monaci non avevano come scopo la cultura: «si deve dire, con molto realismo, che non era loro intenzione di creare una cultura e nemmeno di conservare una cultura del passato. La loro motivazione era molto più elementare. Il loro obiettivo era: quaerere Deum, cercare Dio. Nella confusione dei tempi in cui niente sembrava resistere, essi volevano fare la cosa essenziale: impegnarsi per trovare ciò che vale e permane sempre, trovare la Vita stessa. Erano alla ricerca di Dio» (ibid.). Non si trattava però di una ricerca senza bussole né di «una spedizione in un deserto senza strade» (ibid.). Al contrario, «Dio stesso aveva piantato delle segnalazioni di percorso» e dato ai cercatori una via: «la sua Parola», consegnata agli uomini nelle Sacre Scritture (ibid.).
La cultura dei monaci era così necessariamente una «cultura della parola», e i monaci avevano bisogno di studiare le «scienze profane», a partire dalla grammatica, non perché coltivassero la scienza per la scienza ma perché per la loro ricerca di Dio avevano bisogno di comprendere la Scrittura, e questo non poteva avvenire senza le scienze. Benedetto XVI cita ripetutamente lo storico benedettino dom Jean Leclercq, O.S.B. (1911-1993), per il quale nell’esperienza dei monaci del Medioevo désir de Dieu e amour des lettres procedevano necessariamente insieme. Così, ogni monastero aveva sempre una biblioteca e una scuola, perché senza questi strumenti era impossibile prepararsi e preparare a comprendere la Parola di Dio e quindi cercare Dio. Dunque, anche se lo scopo dei monaci non era creare la cultura europea di fatto essi furono condotti a crearla e a trasmetterla alle generazioni successive.
Per comprendere bene la Parola di Dio e per annunciarla i monaci dovevano studiare il greco, il latino, la cultura biblica e anche le tradizioni dei popoli in mezzo ai quali vivevano e cui dovevano annunciare il Vangelo. Nasce qui quel grande dialogo fra tradizione culturale celtica e sapienza biblica della cui espressione in forma poetica il Vercelli Book è eloquente testimone. Si pensi al primo poema del Vercelli Book, Andreas. Qui sant’Andrea, il santo patrono della Scozia la cui crux decussata o croce diagonale, su cui fu martirizzato, costituisce la bandiera scozzese ed è parte della bandiera britannica detta Union Jack, cerca di salvare il collega apostolo san Matteo che è stato rapito dai cannibali Mirmidoni. Del leale equipaggio della sua nave – un tipico comitatus, o gruppo di uomini, come s’incontra tanto spesso nella letteratura celtica e britannica – fanno parte un timoniere e due marinai, che sono in realtà Gesù e due angeli sotto mentite spoglie. Ma sant’Andrea non lo sa, e annuncia loro il Vangelo. Gesù ne è così soddisfatto che gli concede prima il dono dell’invisibilità, grazie al quale sant’Andrea riesce a penetrare nelle terre dei Mirmidoni, poi la forza – quando è scoperto – di resistere alle loro torture e infine di convertire i cannibali al Vangelo e liberare san Matteo. Anche questo poema ci fa vedere come nasce l’Europa nei monasteri: le radici della storia sono greche e derivano dagli Atti di Andrea nel quarto secolo, con un’ovvia eco dell’Odissea di Omero, ma la materia è rielaborata con l’andamento fiero e quasi militare delle epopee celtiche, su una base che rimane quella della Bibbia e della storia della salvezza cristiana.
E il messaggio è cristiano. I Mirmidoni che si cibano della carne degli uomini rappresentano, come il drago ucciso da san Giorgio, il paganesimo con i suoi sacrifici umani e con tutti i suoi aspetti oscuri che il cristianesimo sconfigge e incatena. Ma i Mirmidoni non sono il drago, cioè Satana: sono uomini, vittime del drago. Sant’Andrea dunque li sconfigge, ma non li distrugge: li converte. Così fa il cristianesimo europeo, che non distrugge l’eredità precristiana ma la purifica dai suoi aspetti inaccettabili e, convertendola, la preserva e ne fa una componente del tessuto dell’Europa.
Non potendo citare tutti i testi del Vercelli Book, vorrei fare almeno un riferimento a Elena, capolavoro di Cynewulf che vi appone anche la sua firma, una classica storia di inventio di una reliquia, anzi della reliquia per eccellenza, la Santa Croce, da parte di sant’Elena (ca. 250-330), madre dell’imperatore Costantino (272-337). L’episodio è storico, come la grande passione di sant’Elena per le reliquie, ma il poema è deliziosamente anacronistico, perché mette in scena nella Gerusalemme dei tempi di Costantino gli Unni e i Franchi. Sant’Elena è trasfigurata in una tipica eroina della mitologia celtica. Arriva a Gerusalemme alla testa di un’armata e compie diverse azioni eroiche e meritorie per ritrovare la Vera Croce, compresa la conversione di quello che emerge come il suo principale oppositore, l’ebreo Giuda. Alla fine di una ricerca davvero epica, in cui Satana stesso ostacola l’intrepida Elena, si scoprono non una ma tre croci, e nessuno sa quale sia quella di Gesù Cristo. Sono poste sopra un morto, e solo la Vera Croce lo fa risorgere. La Elena guerriera e nordica si trasfigura in una zelante ed eloquente predicatrice della verità del cristianesimo.
Forse il testo del Vercelli Book che ha avuto la maggiore influenza nella formazione della cultura britannica è The Dream of the Rood, talora tradotto come «Il sogno della croce». Rood è il legno dell’albero da cui è tratta la Vera Croce, oggetto di una visione in cui il legno stesso appare, parla e racconta la storia della crocefissione dal punto di vista della Croce stessa. Ora, un albero che vive e parla è un elemento tipico del folklore celtico, e se ne ritrovano le tracce ancora nell’opera di John Ronald Reuel Tolkien (1892-1973). Ma i tentativi moderni di ridurre The Dream of the Rood a un testo pagano non possono che fallire. Lo specifico albero da cui è tratta la Vera Croce è eminente per il suo rapporto con la Passione di Gesù Cristo, e il suo messaggio annuncia Cristo crocifisso e destinato a risorgere, non gli alberi o un mito pagano della natura. Contrapporre la radice celtica e quella cristiana del poema è, anche qui, un errore. I due elementi vivono e compongono un gioiello della poesia europea proprio in quanto stanno insieme.
Porzioni di The Dream of the Rood sono incise sulla croce di Ruthwell, un’opera dell’arte anglo-sassone dell’ottavo secolo che è una vera Biblia pauperum e corrisponde a un vasto programma catechistico sviluppato attraverso le immagini. È significativo che la croce sia stata distrutta da protestanti iconoclasti nel 1664, i quali però provvidenzialmente non ne dispersero i pezzi, così che nel secolo XIX è stato possibile il restauro dell’opera che oggi si trova nella chiesa scozzese di Ruthwell.
Il Vercelli Book non contiene solo poesia. C’è anche prosa: in particolare, una vita di san Guthlac di Croyland (673-714), un santo tuttora molto venerato nell’Inghilterra Orientale. San Guthlac ci richiama a un’altra radice del cristianesimo inglese ricordata da Benedetto XVI nel suo viaggio, quella regale e nobiliare. Rivolgendosi alla regina Elisabetta II il Papa così si è espresso: «I monarchi d’Inghilterra e Scozia erano cristiani sin dai primissimi tempi ed includono straordinari Santi come Edoardo il Confessore [1002-1066] e Margherita di Scozia [1045-1093]. Come Le è noto, molti di loro hanno esercitato coscienziosamente i loro doveri sovrani alla luce del Vangelo, modellando in tal modo la nazione nel bene al livello più profondo. Ne risultò che il messaggio cristiano è diventato parte integrale della lingua, del pensiero e della cultura dei popoli di queste isole per più di un millennio. Il rispetto dei vostri antenati per la verità e la giustizia, per la clemenza e la carità giungono a voi da una fede che rimane una forza potente per il bene nel vostro regno» (Benedetto XVI 2010a).
San Guthlac, nobile guerriero imparentato con re degli antichi popoli inglesi e maestro di futuri re come Etebaldo di Mercia (?-757), conclude – come altri nobili inglesi di quell’epoca – la sua vita diventando monaco, nutrendosi – come ci assicura il Vercelli Book – di pane ed acqua e vestendosi di sole pelli di animale. A riprova dell’intreccio culturale di cui il libro è testimone, il testo di Vercelli deriva da una più antica Vita Sancti Guthlaci in latino, quasi contemporanea al santo e per questo particolarmente attendibile. Insieme, la duplice vita di san Guthlac come guerriero e come monaco ci richiama alla complessità delle radici dell’Europa, la cui identità è stata difesa contro tanti nemici, con le armi e con i libri. In questo senso, la riflessione sulle radici monastiche e regali della cultura europea costituisce un nuovo richiamo a riscoprire quel segreto dell’Europa, l’armonia fra fede e ragione, fra religione e vita civile che già era al cuore del discorso di Benedetto XVI a Ratisbona.
Riferimenti
Benedetto XVI. 2008. Incontro con il mondo della cultura al Collège des Bernardins. Discorso del Santo Padre, Parigi, 12-9-2008.Disponibile sul sito Internet della Santa Sede all’indirizzo abbreviato http://tinyurl.com/6d9grq.
Benedetto XVI. 2010a. Visita a Sua Maestà la Regina e incontro con le Autorità nel Parco del Palazzo Reale di Holyroodhouse a Edimburgo, del 16-9-2010. Disponibile sul sito Internet della Santa Sede all’indirizzo abbreviato http://tinyurl.com/326oxo3.
Benedetto XVI. 2010b. Incontro con il mondo dell’educazione cattolica nella cappella e nel campo sportivo del St Mary’s University College a Twickenham (London Borough of Richmond), del 17-9-2010. Indirizzo agli insegnanti ai religiosi. Disponibile sul sito Internet della Santa Sede all’indirizzo abbreviato http://tinyurl.com/3xlcshd.
Benedetto XVI. 2010c. Celebrazione Ecumenica nella Westminster Abbey (City of Westminster), del 17-9-2010. Parole introduttive nella recita dei Vespri. Disponibile sul sito Internet della Santa Sede all’indirizzo abbreviato http://tinyurl.com/38438hj.
Benedetto XVI. 2010d. Il viaggio apostolico nel Regno Unito, Udienza generale in Piazza San Pietro, del 22-9-2010. Disponibile sul sito Internet della Santa Sede all’indirizzo abbreviato http://tinyurl.com/34qjaxw.

I PRETI E I MAFIOSI.STORIA DEI RAPPORTI TRA MAFIE E CHIESA CATTOLICA.


Il 2 Luglio del 1960,veniva ordinato sacerdote, dall’allora Arcivescovo di Palermo,Cardinale Ernesto Ruffini,don Pino Puglisi.Oggi compirebbe 50 anni di sacerdozio se la mano armata di Salvatore Grigoli non avesse fermato,barbaramente,la sua vita terrena il 15 settembre del 1993.L’omicidio Puglisi ha scosso fortemente le coscienze non fosse altro perché la mafia alzava il tiro contro la Chiesa. Lo stesso delitto Puglisi non può non essere letto come un giudizio di Dio sulla chiesa palermitana in primis e sulle chiese del sud Italia in relazione proprio al lungo legame tra la Chiesa,parte della gerarchia e la mafia. Proprio a questo argomento è dedicata l’ultima fatica editoriale del Prof. On.Isaia Sales dal titolo:”I preti e i mafiosi. Storia dei rapporti tra mafie e chiesa cattolica”.L’interessante ed avvincente volume affronta il tema delle responsabilità della chiesa cattolica nell’affermazione delle organizzazioni mafiose,esaminando l’apporto culturale che direttamente o indirettamente la dottrina della Chiesa ha fornito al loro apparato ideologico. Come spiegare il fatto,si chiede l’autore,che in quattro “cattolicissime”regioni meridionali si siano sviluppate alcune delle organizzazioni criminali più spietate e potenti al mondo?Come spiegare che la maggioranza degli affiliati a queste organizzazioni criminali, con la patente di spietati assassini, si dichiarino cattolici osservanti?Che rapporto c’è tra cultura mafiosa e quella cattolica?Perchè questo rapporto non è mai stato indagato in sede storica e,invece, è stato sempre smentito o sottovalutato?Fino a pochi anni fa la Chiesa ha taciuto sulle mafie e non le ha mai considerate nemici ideologici. Personaggi come Don Ciro Vittozzi,Don Stilo,Don Agostino Coppola,Fra Giacinto sono stati fortemente collusi con essa. E ancora l’attentato a Mons.Peruzzo,l’eremo di Tagliavia,il santuario di Polsi,i frati di Mazzarino:luoghi ed ecclesiastici avvezzi a complicità e compiacenze. Dopo l’assassinio di Don Puglisi il silenzio è stato,in parte,interrotto. Il volume parla di tutto questo senza intenti scandalistici nella forte convinzione dell’autore che senza il sostegno culturale della Chiesa le mafie non si sarebbero potute radicare così profondamente nel sud del paese. Il successo delle organizzazioni mafiose rappresenta un insuccesso della Chiesa cattolica,ma,al tempo stesso,senza una Chiesa realmente e cristianamente antimafiosa la lotta per la sconfitta definitiva delle mafie sarà ancora lunga.Don Pino Puglisi,sacerdote secondo il cuore di Dio e della Chiesa,ha aperto la strada per un cammino di vera conversione e di rescissione dei legami tra Chiesa e mafie:quanti sono disposti a seguirne l’esempio?

Isaia Sales,I PRETI E I MAFIOSI.STORIA DEI RAPPORTI TRA MAFIE E CHIESA CATTOLICA.Saggi B.C.Dalai editore,pp.367.2010.

Spiriti maligni…..


Chi è il diavolo? Che differenza c‘è tra Satana e Lucifero? Come agiscono i demoni? Sono tutti uguali? Che potere hanno e come si determina la loro presenza nel mondo? Gli spiriti maligni possono interferire con le nostre vite? E se sì, in che modo? Cos‘è il Male? Esiste un dio del Male? Cos‘è la tentazione satanica? Come si vince? Perché alcuni angeli si ribellarono al Creatore fino a deformarsi in demoni? Quale fu la prova che non riuscirono a superare? Come funziona il patto satanico? Si può sciogliere? Cosa sono le possessioni diaboliche? Come si riconoscono? Esistono le fatture, i sortilegi, i malocchi, la magia? Gli esorcismi a cosa servono? E in cosa differiscono dalle preghiere di liberazione? Come ci si protegge dagli attacchi del Maligno? Quali sono le preghiere da recitare? Ecco, queste sono solo alcune delle domande alle quali questo libro si propone di rispondere. Scritto in forma di manuale e supportato da una vasta documentazione bibliografica, Spiriti Maligni è un saggio di demonologia che si impone all‘attenzione del lettore per la chiarezza espositiva e la completezza dei contenuti, e il tutto nell‘intento di approfondire tematiche religiose considerate “scomode“ e di dare risposte a quesiti troppo spesso ignorati dagli stessi vertici della Chiesa Cattolica.

AGOSTINO TOMMASELLI è nato e vive a Roma. Da sempre impegnato in ambito cattolico , ha approfondito le sue conoscenze teologiche dedicando molti anni dei suoi studi alla demonologia, agli esorcismi e alle possessioni diaboliche.
AGOSTINO TOMMASELLI,Spiriti Maligni – Chi è il diavolo? Qual è il suo potere? Come si combatte?,Editore Boopen,pp. 142,2010