L’illuminazione dei Mosaici di Monreale.


Descrizione:
Il progetto di illuminazione degli interni del Duomo di Monreale ha posto questioni tecniche e concettuali di difficile soluzione; riuscire a contemperare alle esigenze della corretta illuminazione dei mosaici e della protezione degli stessi, alle necessità liturgiche e a quelle della fruizione culturale del monumento è stata una sfida professionale unica e stimolante.
L’iter progettuale è stato approfondito in tutte le sue fasi, da quella dell’analisi storico-morfologica dell’edificio, allo studio del comportamento ottico delle tessere musive fi no alla realizzazione di simulazioni digitali e di innumerevoli prove dal vero.
In tal modo si è ottenuto un risultato di altissimo livello, sicuramente ineccepibile dal punto di vista tecnico-normativo e di grande valore culturale.

Contenuto:

PREFAZIONE
– Riflessioni (Piero Castiglioni)

STORIA E ARCHITETTURA
– L’architettura del Duomo
– Storia del Duomo

CRITERI DI PROGETTAZIONE
– L’illuminazione dei luoghi di culto
– Valori di illuminamento

L’ILLUMINAZIONE DEI MOSAICI
– L’illuminazione di superfici musive
– Normativa sulla conservazione dei mosaici

IL PROGETTO PER MONREALE
– Storia della luce nel Duomo
– Le scelte progettuali
– I corpi illuminanti
– Le sorgenti luminose
– Elaborati grafici
– Calcoli illuminotecnici
– Immagini

APPROFONDIMENTI
Bibliografia
Sitografia

Emanuela Pulvirenti, architetto, si è laureata a Palermo nel 1998 con una tesi sull’illuminazione dei centri storici. Nel 1999 frequenta un Master in Light Design presso l’Accademia di Brera a Milano e nel 2001 fonda a Palermo lo Studio Triskeles Associato in cui si occupa di illuminotecnica e design di corpi illuminanti. Nel 2004 consegue il Dottorato di Ricerca in Fisica Tecnica Ambientale con una tesi sull’illuminazione urbana. Ha pubblicato decine di articoli sulle riviste di illuminotecnica Luce e Design, Flare e Luce e ha tenuto lezioni in ambito universitario, al Master in Light Design della Sapienza a Roma e all’Accademia di Brera e presso la Lighting Academy di Firenze. Dal 2004 al 2006 è stata docente di Light Design presso l’Istituto Europeo di Design di Milano; dal 2007 al 2008 ha insegnato Illuminotecnica presso l’Accademia di Belle Arti di Catania. Attualmente vive e lavora a Caltanissetta.
Emanuela Pulvirenti, L’illuminazione dei mosaici di Monreale,casa editrice Alinea.

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La via della Bellezza!

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La dimensione estetica è essenziale nella vita umana. A detta di Dostoevskij (I demoni), la bellezza è «il vero frutto dell’umanità intera e, forse, il frutto più alto che mai possa essere». «Quale bellezza salverà il mondo?», si chiede allora lo scrittore russo nell’Idiota.
Charles Moeller in Saggezza greca e paradosso cristiano dice: la bellezza dell’arte su questa Terra è superata dalla bellezza dei santi, quindi dell’uomo, che di Dio è immagine. «La gloria di Dio è l’uomo vivente», aveva affermato prima di lui icasticamente sant’Ireneo.
Tutto ciò non può che aiutarci ad apriare gli occhi su quel brutto a cui ci siamo abituati e che sta diventando categoria di giudizio per venire, pian piano, istradati dentro quella via pulchritudinis che davvero rappresenta l’urgenza educativa del nostro tempo».

In questo contesto si inserisce il Duomo di Monreale con lo splendore incomparabile dei suoi mosaici. Il duomo di Monreale è una delle testimonianze più impressionanti di quella stagione artistica straordinaria che la Sicilia visse nel XII secolo.
Sulle pareti del duomo si snoda un ciclo musivo, conservatosi pressoché intatto, che racconta la storia della salvezza, dalla creazione del mondo alla resurrezione di Cristo, in un percorso che ha alle sue estremità le due figure imponenti del Cristo pantocratore dell’abside, le cui braccia si aprono in un abbraccio commovente che accoglie il fedele lasciandolo senza parole, e della Vergine nella controfacciata, la cui maternità è segno perenne del rinnovarsi della presenza di Cristo che accompagna la vita degli uomini, posto genialmente sopra la porta attraverso la quale i fedeli lasciano la basilica per portare nel mondo la loro speranza.
Oltre alla sequenza narrativa vetero e neotestamentaria, le pareti della basilica ospitano una impressionante serie di ritratti di santi, testimonianze perenni della vita della Chiesa. Anche in questo caso, la loro collocazione rivela un progetto geniale:
se infatti le absidi laterali ospitano i due capisaldi della fede cristiana, Pietro e Paolo, lungo le pareti del presbiterio e nei sottarchi delle navate si susseguono figure intere, busti e volti di monaci, vescovi, laici, eremiti, uomini e donne che hanno testimoniato la loro fede, chiesa trionfante sempre più vicina alla chiesa militante che affolla ogni giorno la chiesa, per concludersi nella controfacciata, accanto alla figura di Maria, con gli esempi più vicini alla gente di Monreale, Cassio, Casto e Castrense, i “loro” santi.
Il ciclo musivo di Monreale dispiega così un inno alla Chiesa di eccezionale bellezza.

Un patrimonio artistico di eccezionale bellezza mai documentato prima d’ora con tale ampiezza di immagini, realizzate mediante una apposita campagna fotografica e strumenti tecnici all’avanguardia.

«Il duomo di Monreale mostra tutta la sua bellezza quando vi si celebra la liturgia. È stato costruito per la liturgia. E per una liturgia regalmente solenne. È nel momento liturgico che esso appare davvero una reggia, una bellissima reggia, una regale casa di Dio, in cui si celebrano i divini misteri e sulle cui pareti si leggono i racconti della Bibbia, le storie di Dio. Tutto vi dice la presenza del Cristo risorto. Tutto aiuta a farsi presenti alla Divina Presenza. Il mondo di Dio e il mondo degli uomini vi appaiono contigui. Chi lo progettò e ne ideò i cicli musivi aveva molto vivo il senso della trascendenza di Dio e, insieme, della regalità divina di Gesù Cristo, il Figlio eterno di Dio fattosi uomo e morto e risorto per la nostra salvezza.»
S.E. Mons. Cataldo Naro

Testi di David Abulafia e Massimo Naro
Presentazione di Cataldo Naro
Curatore campagna fotografica: Giovanni Chiaramonte
Fotografi: Daniele De Lonti, Santo Eduardo Di Miceli, Jurij Gallegra
Coedizione Itaca – Libreria Editrice Vaticana

Il duomo di Monreale – Recensioni
Per chi… cerca Dio nel bello. «Il duomo di Monreale»,
«Famiglia Cristiana», n. 50, 13 dicembre 2009
Duomo_Monreale-FC50-2009.pdf (265,6 KB)

IL DUOMO di MONREALE.Lo splendore dei mosaici.

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A quasi tre anni dalla morte,tanto repentina quanto eccessivamente improvvisa….., dell’Arcivescovo di Monreale Mons.Cataldo Naro,avvenuta il 29-09-2006,vede la luce un altro volume dedicato allo splendore dei mosaici del Duomo di Monreale in cui Cataldo Naro ebbe la sua “cattedra” come Pastore e Maestro per circa quattro anni.

L’Arcivescovo Naro fu un grandissimo estimatore del significato teologico,biblico-catechetico,artistico,liturgico-mistagogico del duomo e dei sui meravigliosi mosaici che il Re normanno Guglielmo II fece costruire.

Mons.Naro fece,davvero,tanto per rilanciare il significato spirituale e storico culturale del “suo” amato Duomo come luogo di preghiera,personale e comunitaria e d’incontro con il Cristo Risorto e Pantocratore della chiesa locale. Cristo come alfa e omega,il principio e la ricapitolazione,Colui che E’,prima del tempo,che si è fatto carne e che ritornerà,alla fine dei tempi,a giudicare i vivi e i morti:il suo regno non avrà fine!

I testi del  volume, edito da Itaca libri, sono curati da David Abulafia e Massimo Naro.La presentazione,postuma,è dello stesso Mons.Cataldo Naro.

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 Un patrimonio artistico di eccezionale bellezza mai documentato prima d’ora con tale ampiezza di immagini, realizzate mediante una apposita campagna fotografica e strumenti tecnici all’avanguardia. 

Il duomo di Monreale è una delle testimonianze più impressionanti di quella stagione artistica straordinaria che la Sicilia visse nel XII secolo. 
Sulle pareti del duomo si snoda un ciclo musivo, conservatosi pressoché intatto, che racconta la storia della salvezza, dalla creazione del mondo alla resurrezione di Cristo, in un percorso che ha alle sue estremità le due figure imponenti del Cristo pantocratore dell’abside, le cui braccia si aprono in un abbraccio commovente che accoglie il fedele lasciandolo senza parole, e della Vergine nella controfacciata, la cui maternità è segno perenne del rinnovarsi della presenza di Cristo che accompagna la vita degli uomini, posto genialmente sopra la porta attraverso la quale i fedeli lasciano la basilica per portare nel mondo la loro speranza.
Oltre alla sequenza narrativa vetero e neotestamentaria, le pareti della basilica ospitano una impressionante serie di ritratti di santi, testimonianze perenni della vita della Chiesa. Anche in questo caso, la loro collocazione rivela un progetto geniale: 
se infatti le absidi laterali ospitano i due capisaldi della fede cristiana, Pietro e Paolo, lungo le pareti del presbiterio e nei sottarchi delle navate si susseguono figure intere, busti e volti di monaci, vescovi, laici, eremiti, uomini e donne che hanno testimoniato la loro fede, chiesa trionfante sempre più vicina alla chiesa militante che affolla ogni giorno la chiesa, per concludersi nella controfacciata, accanto alla figura di Maria, con gli esempi più vicini alla gente di Monreale, Cassio, Casto e Castrense, i “loro” santi. 
Il ciclo musivo di Monreale dispiega così un inno alla Chiesa di eccezionale bellezza. 
«Il duomo di Monreale mostra tutta la sua bellezza quando vi si celebra la liturgia. È stato costruito per la liturgia. E per una liturgia regalmente solenne. È nel momento liturgico che esso appare davvero una reggia, una bellissima reggia, una regale casa di Dio, in cui si celebrano i divini misteri e sulle cui pareti si leggono i racconti della Bibbia, le storie di Dio. Tutto vi dice la presenza del Cristo risorto. Tutto aiuta a farsi presenti alla Divina Presenza. Il mondo di Dio e il mondo degli uomini vi appaiono contigui. Chi lo progettò e ne ideò i cicli musivi aveva molto vivo il senso della trascendenza
di Dio e, insieme, della regalità divina di Gesù Cristo, il Figlio eterno di Dio fattosi uomo e morto e risorto per la nostra salvezza.»
S.E. Mons. Cataldo Naro

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 Testi di David Abulafia e Massimo Naro
Presentazione di Cataldo Naro
Curatore campagna fotografica: Giovanni Chiaramonte
Fotografi: Daniele De Lonti, Santo Eduardo Di Miceli, Jurij Gallegra

Il Duomo di Monreale.Lo splendore dei mosaici.

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Testi di David Abulafia e di Massimo Naro.

Presentazione di Cataldo Naro

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David Abulafia-Massimo Naro,Il Duomo di Monreale.Lo splendore dei mosaici.Itaca libri.Marzo 2009.

Il Duomo di Monreale.Lo splendore dei mosaici.

 

Testi di David Abulafia e Massimo Naro
Presentazione di Cataldo Naro

Il racconto della storia della salvezza, dalla creazione del mondo alla resurrezione di Cristo.
Un inno alla Chiesa di eccezionale bellezza, mai documentato prima d’ora con tale ampiezza di immagini realizzate mediante una apposita campagna fotografica e strumenti tecnici all’avanguardia.

Il Duomo di Monreale è una delle testimonianze più impressionanti di quella stagione artistica straordinaria che la Sicilia visse nel XII secolo.
Sulle pareti del Duomo si snoda un ciclo musivo, conservatosi pressoché intatto, che racconta la storia della salvezza, dalla creazione del mondo alla resurrezione di Cristo, in un percorso che ha alle sue estremità le due figure imponenti del Cristo pantocratore dell’abside, le cui braccia si aprono in un abbraccio commovente che accoglie il fedele lasciandolo senza parole, e della Vergine nella controfacciata, la cui maternità è segno perenne del rinnovarsi della presenza di Cristo che accompagna la vita degli uomini, posto genialmente sopra la porta attraverso la quale i fedeli lasciano la basilica per portare nel mondo la loro speranza.
Oltre alla sequenza narrativa vetero e neo testamentaria, le pareti della basilica ospitano una impressionante serie di ritratti di santi, testimonianze perenni della vita della Chiesa. Anche in questo caso, la loro collocazione rivela un progetto geniale: se infatti le absidi laterali ospitano i due capisaldi della fede cristiana, Pietro e Paolo, lungo le pareti del presbiterio e nei sottarchi delle navate si susseguono figure intere, busti e volti di monaci, vescovi, laici, eremiti, uomini e donne che hanno testimoniato la loro fede, chiesa trionfante sempre più vicina alla chiesa militante che affolla ogni giorno la chiesa, per concludersi nella controfacciata, accanto alla figura di Maria, con gli esempi più vicini alla gente di Monreale, Cassio, Casto e Castrense, i “loro” santi.
Il ciclo musivo di Monreale dispiega così un inno alla Chiesa di eccezionale bellezza, mai documentato prima d’ora con l’ampiezza di immagini di questo volume. Per giungere a questo risultato è stata svolta una campagna fotografica completamente nuova, utilizzando strumenti tecnici all’avanguardia.

 

 

Antonio Paolucci:Il Duomo di Monreale nelle tavole di D.B.Gravina.

Intervento del Prof.Paolucci

alla presentazione del volume

“I Mosaici del Duomo di Monreale nelle tavole di Domenico Gravina”

dedicato alla memoria di Mons. Cataldo Naro

nella ricorrenza del 75 dell’editrice Lussografica di CL

Caltanissetta, 23 maggio 2008

Eminenza,Eccellenze,Sig.Sindaco,Signore e Signori,

il mio compito è quello di parlare di un libro e del monumento che quel libro illustra e dell’uomo,Cataldo Naro, che quel libro ha voluto e quel monumento ha servito,amato ed abitato nella qualità di Vescovo di Monreale:il Duomo di Monreale.

Del Duomo di Monreale io parlerò,questa sera,e di questo grande libro monumentale,esposto nell’ingresso e che avete visto tutti entrando in questo teatro nisseno.

Un libro di cui ormai esistono poche edizioni,rarissimo ormai e con un valore commerciale molto alto,parlo del libro originale, cioè la descrizione del Duomo di Monreale realizzata dall’abate Domenico Benedetto Gravina tra il 1859 e il 1869 con un corredo cromolitografico che era, per l’epoca, qualcosa di assolutamente sperimentale all’avanguardia.

Un capolavoro di tecnologia editoriale che oggi viene anche contestualmente presentato nell’edizione fac-similare prodotta da Salvatore Granata dell’editrice Lussografica:orgoglio imprenditoriale,editoriale di questa città,della Sicilia,ma anche della editoria nazionale.

Raramente ho visto una esecuzione di questa qualità.

Questo è il libro. La ristampa di questo testo fondante tutta la bibliografia sul duomo di Monreale.

Domenico Benedetto Gravina era un monaco benedettino,appartenente ad una delle più nobili famiglie siciliane,i Gravina,e produce il suo capolavoro in un tempo,tra il 1859 e il 1869,grandioso,bellissimo per certi aspetti,ma drammatico per certi altri:la fine dell’antico regime,della dinastia dei Borboni,dell’unità d’Italia,di Garibaldi in Sicilia,ma anche il tempo della demanializzazione dei beni della Chiesa,la soppressione degli ordini religiosi ecc.ecc. Quindi quest’uomo,vive in questo tempo,grandioso e drammatico,della storia nazionale.

Era un intellettuale poliedrico,curioso di tutto un po’ enciclopedista illuminista del ‘700 e un po’ già dentro lo spirito positivista dell’1800. Infatti si occupò,anche,di archeologia,scienze naturali,filosofia,storia,teologia,ma la sua passione,il suo capolavoro è il libro sul duomo di Monreale.Una testimonianza su questo capolavoro assoluto del medioevo siciliano e italiano.

Dicevo Cataldo Naro è il suo amore per il duomo di Monreale. E’ importante toccare la personalità di questo altro intellettuale del ‘900,dei nostri giorni,morto,purtroppo,troppo giovane. Io non l’ho conosciuto,ma l’ho conosciuto,indirettamente,tramite la lettura un libro prezioso-ecco a cosa servono i libri- di cui mi ha fatto omaggio il fratello,don Massimo,La speranza è paziente.

Un libro che raccoglie,discorsi occasionale,interviste,articoli di giornale,conferenze che Mons.Naro fece dal 2002 al 2006. In questo libro tra i tanti argomenti riportati, si parla delle grandi cattedrali delle chiese d’Italia e d’Europa ormai abitati più dai turisti che dai fedeli. Ormai più oggetto dei flash e delle spiegazioni turistiche che di preghiere e di liturgie. Proprio così scriveva Cataldo Naro. Parla anche del dramma,perché di dramma si tratta,dell’arte sacra oggi.

Il Cristianesimo,scrive Cataldo Naro,si è trasmesso,attraverso i secoli, per mezzo dell’arte. Se questo non funziona come farà il cristianesimo a trasmettersi oggi? Ebbene quest’uomo, ama la sua chiesa e il duomo di Monreale, aveva capito,con la sua acuta intelligenza,che la caratteristica del duomo di Monreale è,innanzitutto, la sua internazionalità. E ciò è assolutamente vero perché se c’è qualcosa che distingue,tra le regioni d’Italia,la Sicilia per la sua vocazione,in qualche modo,universale, e proprio l’internazionalità. Non ha caso la montagna in cui si identificano i siciliani,L’Etna,viene chiamata Mongibello,ossia la sintesi del latino mons e dall’arabo ghebel che significano entrambi monte. Perchè lo dico? Perché se nel nostro tempo c’è una regione che può far capire a tutti come è importante la contaminazione,il meticciato questa è proprio la Sicilia per averlo dimostrato in tutta la sua storia.

Così come avvenne per Agostino,un romano d’Africa, con sangue magrebino nelle vene,che arriva in Italia, a Milano,e incontra un romano di sangue tedesco,Ambrogio,che faceva il funzionario imperiale a Trevi, in Renania.

Questi due meticci si incontrano e Ambrogio battezza Agostino nell’anno di Cristo 393 della nostra era: e nasce l’Europa.

Cataldo Naro aveva capito che un altro tratto distintivo del duomo di Monreale è la sua pluralità culturale. Infatti chi lo conosce e lo ha visitato sa che quella è una chiesa latina con uno stile proprio del romanico d’occidente- come potrebbe essere il duomo di Modena- suddivisa in tre navate con colonne imperiali romane spoglie e questo è l’aspetto tipicamente occidentale,romanzo.

Un impianto così potrebbe essere in val padania o in Borgogna. Però se uno entra nel presbiterio e va verso l’abside entra in una dimensione liturgica e architettonica di tipo greco,ortodosso. Perché la parte absidale è molto ampia e separata dal resto dell’architettura e porta entro i suoi confini il diaconicon e la protesis :sono tipiche costruzioni architettoniche dell’aspetto ecclesiale ortodosso.

Il diaconicon che ospitava i diaconi per il servizio liturgico e la protesis che era una sorta di sagrestia di pronto impiego.

Però se uno si guarda intorno,guarda, ad es.,il soffitto,la sua iperbole decorativa unitamente alla sua decorazione cromatica ci si sente in un luogo dal gusto morisco,arabo.

Infatti furono arabo-musulmane le maestranze che negli ultimi 30-40 anni del XII secolo,lavoravano all’ordine di maestranze,capomastri,ingegneri,architetti in parte bizantini in parte italiani o francesi-ancora la questione non ci è chiara del tutto-lavorarono nel duomo. Questo è l’aspetto sapiente della decorazione musiva straordinariamente ricca,ma tutta centrata sul tema della salvezza. La storia della salvezza che occupa questa la natura dei mosaici.

Un ettaro di mosaici,circa 10 mila metri quadri,una spesa immensa ha sostenuto il re,Guglielmo II,che volle questa chiesa come cappella palatina,come sua chiesa. Tra i mosaici ce n’è uno che non saprei come definire tra il divertente e l’imbarazzante.

Ad un certo momento si vede il re,l’autocrate Guglielmo II,in ginocchio di fronte alla Vergine con una scritta latina-lo stile dei mosaici è greco ma le scritte sono latine-rivolgendosi alla Madonna che le dice:pro cunctis ora,sed pro rege labora.Prega pure per tutti,ma ricordati di me che sono il Re!!

Una forma di fede ingenua e confidenziale. Crede veramente alla madonna e sa che è la sua madre.

La cattedrale di Monreale prende forma in pochissimo tempo,in una mangiata di decenni,30-40 anni non di più,in questo periodo straordinario della storia della Sicilia. Quando la Sicilia era,veramente,il cuore del mediterraneo. Nella Palermo di quegli anni si parlavano,indifferentemente, tre lingue:latino,greco e arabo. Una città straordinariamente internazionale. Era una specie di mito,di sogno per i mercanti d’oriente,per gli intellettuali arabi,per i latini che arrivavano nella bellissima Palermo. Vi arrivavano per nave,nella coca d’oro di allora,questo mare di verde lucente di smeraldo. Come è rimasta sino agli anni ’50 del secolo scorso. Dobbiamo andare a vedere i quadri di Antonello da Messina per capire com’era il lago verde smeraldo,lucente nel sole,della conca d’oro.

Una città internazionale,la Palermo del tempo,dove tutti gli intellettuali del mediterraneo avevano udienza perché i re normanni,Guglielmo II tra gli altri,ma dopo di lui anche Federico Hohenstaufen erano straordinariamente tolleranti. Tutti potevano venire in Sicilia ed avere occasioni di lavoro e di successo.

Chi sono gli artigiani,i maestri mosaicisti che lavorarono a Monreale? Certo sono stati molti e su questo non c’è dubbio. Per decenni hanno lavorato,decine,centinaia di specialisti. Debbo dire che il del dibattito sull’argomento è molto complesso. Ma posso assicurarvi che nella storia dell’arte moderna,dai tempi di Gravina in poi, tutti (Salvini,Moresca ecc ecc.) si sono confrontati con l’affascinante problema di Monreale. E tutti accettano il fattore della Koinè,cioè la lingua condivisa da tutte le varie botteghe che lavorano a Monreale era il greco. Lo stile è quello bizantino.

E’ probabile che Guglielmo II abbia chiamato degli iconografi e dei capi-bottega,progettisti provenienti,direttamente,da Costantinopoli.Poi hanno assunto maestranze locali con la procedura del lavoro di sub-appalto,come si usa ancora,a ditte locali. Forse,in parte,ancora musulmane e parzialmente cristianizzate. Tutte lavorano insieme,evidentemente con una disciplina molto severa, e con una efficienza invidiabile per costruire l’iconografia del duomo di Monreale che è,secondo me,l’esempio più perfetto,più didatticamente efficace tra tutti i sistemi iconografici che il medio-evo abbia prodotto.

Infatti se uno entra nel duomo di Monreale capisce tutto,è tutto spiegato. Come inizia la storia (la creazione dell’universo),la creazione dell’uomo,il peccato d’origine poi il diluvio ecc.ecc.

E’ la historia salutis,la storia della salvezza. Come siamo nati,chi siamo,verso dove andiamo.

E andando nel presbiterio,cuore del duomo poichè luogo della consacrazione e eucaristica,troviamo nell’abside le storie di Cristo,le storie principali della vita di Cristo. Il presbiterio e l’abside sono il luogo cristologico per eccellenza.

Secondo la tradizione ortodossa,nel diaconicon sono raffigurate le storie mosaicali dell’apostolo Pietro

e nella protesis quelle dell’apostolo Paolo.

I due proto apostoli su cui si regge la gerarchia e la dottrina della Chiesa sono raffigurati in questi due luoghi del presbiterio. Tutto questo,storia sacra,tempo dell’attesa,profezie dagli abissi dei secoli,testimonianze dell’Antico Testamento,dottrina,gerarchia, il tutto sarebbe nulla se non si concludesse in quella idea,genialmente fuori scala,che è il Cristo.

Questo Cristo che domina l’abside,volutamente e genialmente fuori scala,al di la di ogni proporzione poiché tutta la historia salutis si conclude con Lui,l’alfa e l’omega, colui che era che è e che viene e che ritornerà e giudicare i vivi e i morti.

Dunque una catechesi attraverso le immagini sacre. Tutto ciò affascinava Mons.Naro e che anch’io condivido naturalmente.

Come storico dell’arte,però,sono particolarmente affascinato dall’aspetto stilistico dei mosaici con delle tensioni di naturalismo,d’espressionismo tipicamente romanze,occidentali. Poi ci sono delle scritte in latino che fanno capire come la lingua latina stia sfarinandosi,stia,in qualche modo,declinando in una lingua nuova. Nella scena del sacrificio di Isacco c’è una bella scritta in latino che dice:estendas manum tuam a puero ,togli la mano da quel ragazzo. E’ già italiano.

Oppure alla fine del diluvio,si vede l’arca che si arena,il patriarca che è uscito e le bestie che escono una ad una e con la scritta:cessato diluvio che dice che la mutazione della lingua latina è già in atto e che la lingua della Chiesa stava sciogliendosi per diventare idioma romanzo.

E’ affascinante la storia musiva del duomo di Monreale perché ci fa capire cos’è l’arte ossia la storia che si fa figura. E la storia è contaminazione,mutazione è compromesso ed è accordo tra culture diverse. Il duomo di Monreale lo testimonia benissimo. Cataldo Naro lo aveva capito. Aveva capito anche,perché non c’è solo la chiesa,c’è quella parte straordinaria che è il chiostro di Monreale.

Nei capitelli del chiostro è presente lo stile romanico classico che viene dalla Francia,da Arles, e il chiostro in quest’epoca non è solo un posto dove si passeggia si sta all’ombra, è molto di più. E’ una specie d’enciclopedia,è speculum mundi è repertorio classico. Vi si possono trovare Ercole,i ciclopi; si possono trovare gli animali,il lupo, la volpe,l’aquila, il leone. Sono tutti animali simbolici,ognuno di loro significa qualcosa. Un grande mistico irlandese scrive:omnis mundi creatura sicut liber aut figura nobis set in simbulo. Ogni cosa di questo mondo,sia un libro o come una pittura ci viene data sotto forma di simbolo. E’,cioè,immagine di se stessa e figura di altre cose. Il leone,ad esempio-lo troviamo anche a Monreale nel chiostro-è figura del diavolo,liberaci dalla bocca del leone recita un inno medievale,ma contestualmente è anche figura di Cristo. Perchè? Perché c’era una leggenda scritta da Plinio il vecchio, nella Naturalis Historia,che poi il medio-evo credette come vera,secondo cui quando i leoncini nascono sono morti. Però,dice Plinio,arriva il leone papà e soffia su di loro e ritornano in vita. Così il leone diventa simbolo di Cristo che porta la salvezza e fa risuscitare. L’allodola che si alza verso il sole dal campo di grano e,quindi,diventa simbolo di Cristo poiché il campo di grano è segno eucaristico.La potenza della simbologia medievale!

Tutto questo per dirvi come una chiesa sia un libro che può parlare,affascinare,insegnare. E questo Mons. Naro l’aveva capito bene. Dunque è questo il motivo della ristampa di questo prezioso volume. Il meticciato ci salverà,lo pensava anche Mons. Cataldo Naro.

Il Prof. Antonio Paolucci è nato a Rimini (1939),residente a Firenze è allievo di uno dei massimi storici dell’arte del ‘900 Roberto Longhi e con lui si laurea in storia dell’arte nel 1964 all’università di Firenze.Nel 1969 entra nella carriera direttiva dei beni culturali e ricopre,successivamente, l’incarico di sovraintendente a Venezia e a Roma,quindi a Firenze quella di direttore dell’opificio delle pietre dure e di direttore generale per i beni culturali della Toscana. Dal gennaio del 1995 al maggio del 1996,Paolucci ricopre la carica di Ministro dei beni Culturali italiani del governo presieduto da Lamberto Dini.Il sisma del 1997,segna per Paolucci gli anni più difficili e più impegnativi della sua carriera a causa dei gravi danni subiti dalla basilica di San Francesco ad Assisi che costituiscono una perdita sofferta ad un così grande tesoro. Lo vedo impegnato a dirigere il cantiere di restauro ,nella qualità di commissario governativo, e vive l’esperienza come una realtà della quale si è sempre detto orgoglioso. Paolucci è vice presidente del consiglio superiore dei beni culturali e presidente del comitato scientifico per le mostre d’arte delle scuderie del Quirinale.Consulente del Sindaco di Firenze per i musei civici e accademico dei Lincei. Studioso,con molte pubblicazioni a riguardo, di parecchi artisti del ‘400 e del rinascimento,Piero della Francesca,Michelangelo,Antoniazzo Romano,Luca Signorelli,Benvenuto Cellini.E’ l’attuale direttore dei Musei Vaticani.

Timothy Verdon:ATTRAVERSO IL VELO,Come leggere un’immagine sacra.

L’immagine sacra come incontro. Chi legge un’immagine sacra può penetrare “oltre il velo” costituito dallo stile o dal contenuto dell’opera per arrivare alla Persona che l’immagine rivela.

Da trent’anni l’autore scrive e pubblica testi d’interpretazione di complessi religiosi monumentali e di lettura d’immagini sacre:un campo piuttosto nuovo in Italia……Il presente volume si offre come saggio metodologico nell’esegesi dell’iconografia sacra.L’immagine sacra come incontro.

Duomo di Monreale:Cristo Pantocratore