Ernesto Ruffini,Il vero volto della Sicilia.

Ernesto Ruffini, Il vero volto della Sicilia

in:

http://terradinessuno.wordpress.com/biblioteca-di-terra-di-nessuno/ernesto-ruffini-il-vero-volto-della-sicilia/

 

Emmanuel inno GMG 2000

Emmanuel

 

Dall’orizzonte una grande luce

viaggia nella storia

e lungo gli anni ha vinto il buio

facendosi Memoria,

e illuminando la nostra vita

chiaro ci rivela

che non si vive se non si cerca

la Verità…

 

…l’Emmanuel

 

Da mille strade arriviamo a Roma

sui passi della fede,

sentiamo l’eco della Parola

che risuona ancora

da queste mura, da questo cielo

per il mondo intero:

è vivo oggi, è l’Uomo Vero

Cristo tra noi.

 

Ritornello

 

Siamo qui

sotto la stessa luce

sotto la sua croce

cantando ad una voce.

E’ l’Emmanuel

Emmanuel, Emmanuel.

E’ l’Emmanuel, Emmanuel.

 

Dalla città di chi ha versato

il sangue per amore

ed ha cambiato il vecchio mondo

vogliamo ripartire.

Seguendo Cristo, insieme a Pietro,

rinasce in noi la fede,

Parola viva che ci rinnova

e cresce in noi.

 

Ritornello

 

Un grande dono che Dio ci ha fatto

è Cristo il suo Figlio,

e l’umanità è rinnovata,

è in Lui salvata.

E’ vero uomo, è vero Dio,

è il Pane della Vita,

che ad ogni uomo ai suoi fratelli

ridonerà.

Ritornello

La morte è uccisa, la vita ha vinto,

è Pasqua in tutto il mondo,

un vento soffia in ogni uomo

lo Spirito fecondo.

Che porta avanti nella storia

la Chiesa sua sposa,

sotto lo sguardo di Maria

comunità.

 

Ritornello

 

Noi debitori del passato

di secoli di storia,

di vite date per amore,

di santi che han creduto,

di uomini che ad alta quota

insegnano a volare,

di chi la storia sa cambiare,

come Gesù.

 

Ritornello

 

E’ giunta un’era di primavera,

è tempo di cambiare.

E’ oggi il giorno sempre nuovo

per ricominciare,

per dare svolte, parole nuove

e convertire il cuore,

per dire al mondo, ad ogni uomo:

Signore Gesù

 

Ritornello

 

(su di un tono)      (2 volte)

E’ l’Emmanuel, Dio con noi

Cristo tra noi.

Sotto la sua croce

E’ l’Emmanuel, Emmanuel

Sotto la stessa croce

cantando ad una voce.

 

This city which has poured out

its life-blood out of love

and has transformed the ancient world

will send us on our way,

by following Christ, together with Peter,

our faith is born again,

the living word

that makes us new

and grows in our hearts.

 

Ce don si grand que Dieu nous a fait

le Christ son Fils unique;

L’humanité renouvelée

par lui est sauvée.

Il est vrai homme, il est vrai Dieu,

il est le pain de la vie

qui pour chaque homme

pour tous ses frères

se donne encore,

se donne encore.

 

Llegò una era de primavera

el tiempo de cambiar:

hoy es el d^a siempre nuevo

para recomenzar,

cambiar de ruta y con palabras nuevas

cambiar el corazòn

para decir al mundo, a todo el mundo:

Cristo Jesùs.

 

Y aquì

bajo la misma luz,

bajo su misma cruz,

cantamos a una voz.

 

E’ l’Emmanuel, l’Emmanuel, l’Emmanuel.

E’ l’Emmanuel, l’Emmanuel.

(Sotto la stessa croce, cantando ad una voce.)

E’ l’Emmanuel, l’Emmanuel, l’Emmanuel.

(Cantando ad una voce.)

E’ l’Emmanuel, l’Emmanuel.

“VINCE LA LUCE…..”,RICORDANDO CATALDO NARO.

Il Padreterno è abituato a scrivere,spesso e volentieri, sulle righe storte piuttosto che sulle dritte,così come, invece, vorremmo noi. In questa logica “illogica”, il 29 Settembre di due anni fa chiamava a sè, improvvisamente e prematuramente,l’Arcivescovo Mons.Cataldo Naro.Si spegneva,così, una figura esemplare di studioso,sacerdote e vescovo. Moriva proprio nel giorno della festa di

San Michele Arcangelo patrono della diocesi nissena.

Nato a San Cataldo, Mons. Naro aveva compiuto i suoi studi tra Caltanissetta,Napoli e Roma,dove aveva conseguito il dottorato in Storia della Chiesa e Archivistica. Appassionato di storia locale,aveva intrapreso un cammino di riscoperta del movimento cattolico a Caltanissetta e,più in generale, in Sicilia.

Nel 1983,ha fondato il centro studi Cammarata,con sede a San Cataldo,divenuto nel tempo un punto fermo per la cultura in Sicilia,richiamando decine e decine di studiosi dall’Italia e non solo.

A testimonianza di ciò le tantissime pubblicazioni del centro studi.

Uomo della sostanza,Cataldo Naro ha contestato e contrastato, con la sua vita ,i percorsi dell’apparenza, del bigottismo,dell’effimero,del pietismo,del cattolicesimo municipale,di una chiesa serva del potere,decidendo di vivere, e non di sopravvivere, la sua giovane vita con autenticità, con spirito di servizio evangelico,credendo nella sua alta dignità sacerdotale ed episcopale.

Ha speso la sua grande ed intuitiva intelligenza al servizio della formazione di intere generazioni di giovani studenti.

Precursore di molte cose,tra cui la nascita del progetto culturale della chiesa italiana, ha insegnato in diverse luoghi e soprattutto presso la Facoltà Teologica di Sicilia di cui è stato prima docente, per tanti anni,poi vice preside e,infine, preside per 6 anni.

Ha collaborato attivamente alla vita della chiesa in Italia oltre che con i suoi studi,anche facendo parte del comitato di gestione di Avvenire,collaborando con l’Osservatore Romano e con il progetto culturale della chiesa italiana.

Nominato arcivescovo di Monreale, nell’ottobre del 2002,si è prodigato incessantemente per il servizio pastorale alla chiesa affidatagli. Tantissime le iniziative poste in essere in soli 4 anni.

Il 29 settembre 2006 si è spento,causando la gioia di qualche delinquente patentato,(il quale non pago di tutto il MALE che gli ha fatto mentre Mons.Naro era ancora in vita, continua a dire.”Io me ne sono andato,ma lui non ha visto il trasloco”), e il pianto,la sofferenza di tantissime persone che lo hanno conosciuto,apprezzato ed amato.

Poiché rifiuto della morte è innanzitutto la memoria,così come scriveva Sergio Quinzio,aspettando il giorno del giudizio di Dio, ieri pomeriggio per ricordarlo è stata inaugurata,presso la meravigliosa cornice del museo diocesano di Caltanissetta,una mostra pittorica disegnata e plasmata dall’artista Silvana Pierangelini Recchioni,denominata:

Vince la Luce!

La mostra è stata presentata dalla Professoressa Maria Antonietta Spinosa,docente di estetica alla FaTeSi, ed inaugurata dal Vescovo di Caltanissetta Mons.Mario Russotto che ricordava i cinque anni dall’ insediamento alla guida della diocesi nissena.

Totus Tuus musica di Marco Frisina

 

TOTUS TUUS

 

Totus tuus sum ,Maria,

Mater nostri Redemptoris,

Virgo Dei, Virgo pia,

Mater Mundi Salvatoris.

 

Totus tuus sum, Maria,

Mater nostri Redemptoris,

Virgo Dei, Virgo pia,

Mater Mundi Salvatoris.

 

Totus tuus sum, Maria,

Mater nostri Redemptoris,

Virgo Dei, Virgo pia,

Mater Mundi Salvatoris.

 

Amen.

La pedagogia della lumaca…..di Gianfranco Zavalloni.

INTRODUZIONE

 

di Gianfranco Zavalloni*

 

A scuola di lentezza

 

In questi tempi è di gran moda, nelle case di campagna nabitate dai cittadini, avere un ulivo secolare in giardino. Peccato che dove oggi si costruiscono ville, un tempo non c’erano uliveti. Se si piantassero piccole pianticelle di ulivo ci vorrebbero anni per avere una bella pianta. Allora esistono ditte specializzate che espiantano ulivi secolari e li ripiantono anche a pochi metri dalla porta di casa. Nessuno ha più il tempo di attendere? Oggi si vuole tutto velocemente. Grazie alla televisone prima, e alle reti telematiche ora, è di gran voga la somministrazione di notizie “in tempo reale”, “in diretta”. Si è cioè convinti di potere di più se si è “in rete” con tutto il mondo attraverso un computer, un telefono o un monitor. A cosa serve tutto questo? Spesso non si sa. Si sa solo di essere collegati con tutto il mondo. Forse si ottiene un grande senso di sicurezza, di protezione, rispetto alla sensazione di “esser soli”. Si vive con il mito incalzante del tempo reale e si sta perdendo la capacità di saper attendere. Chi ha più il tempo di aspettare l’arrivo di una lettera? Oggi è possibile alzare la cornetta e sentire la persona con cui si vuoi comunicare in pochi secondi. Che vantaggio c’è nello scrivere delle lettere? Se tutto va per il giusto verso c’è da attendere una settimana. Molto meglio il telefono, la posta elettronica, la chat. Alcuni anni fa, quando ancora non esisteva Internet, Jeremy Rifkin ci ricordava che “… la razza umana si è basata, nel corso della storia, su quattro dispositivi fondamentali di assegnazione del tempo: i rituali vitali, i calendari astronomici, le campane e gli orari, e ora i programmi dei calcolatori. Con l’introduzione di ogni nuovo dispositivo, la razza umana si è staccata sempre più dai ritmi biologici e fisici del pianeta. Siamo passati da una stretta partecipazione ai ritmi della natura all’isolamento pressoché totale dai ritmi della terra…”.

Siamo nell’epoca del tempo senza attesa. Questo ha delle ripercussioni incredibili nel nostro modo di vivere. Non abbiamo più il tempo di attendere, non sappiamo partecipare a un incontro senza essere disturbati dal cellulare, vogliamo “tutto e subito” in tempo reale. Le teorie psicologiche sono concordi nel pensare che una delle differenze fra i bambini e gli adulti risieda nel fatto che i bambini vivono secondo il principio di piacere (“tutto e subito”), mentre gli adulti vivono secondo il principio di realtà (saper fare sacrifici oggi per godere poi domani). Mi sembra che oggi gli adulti, grazie anche alla società del consumismo esasperato, vivano esattamente come i bambini secondo le modalità del “voglio tutto e subito”. Sapremo ritrovare tempi naturali? Sapremo attendere una lettera? Sapremo piantare una ghianda o una castagna sapendo che saranno i nostri pronipoti a vederne la maestosità secolare? Sapremo aspettare? Si tratta di intraprendere un nuovo itinerario educativo. Genitori. insegnanti e tutti coloro che ruotano attorno al mondo della scuola, sono stimolati dalle suggestioni offerte dalla pedagogia della lumaca e possono ricominciare a riflettere sul senso del tempo educativo e sulla necessità di adottare strategie didattiche di rallentamento, per una scuola lenta e nonviolenta.

 

 

*Gianfranco Zavalloni è dirigente scolastico, dopo aver fatto per 16 anni il maestro di scuola materna. Vive da sempre in campagna, a Cesena. Ama dipingere e disegnare. Recita nella compagnia Baracca & Burattini e anima l’associazione di volontariato Ecoistituto di Cesena. È l’estensore del manifesto I diritti naturali di bimbi e bimbe e curatore del sito wwwscuolacreativa. it

 

IN CLASSE CHE SUCCEDE?

 Che cosa si insegna oggi nella scuola italiana? O meglio: qual è l’oggetto della comunicazione didattica che interviene tra insegnante e allievo al fine di produrre acquisizione di nuove esperienze?

 

Alla luce della tradizione culturale a cui apparteniamo (che affonda nelle radici cristiane ed ebraico-greco-latine) l’oggetto della trasmissione sono le conoscenze, ovvero i saperi che ci introducono nella realtà facendocene gustare il significato, secondo le modalità rese possibili dalle circostanze di tempo e di luogo e dalla situazione degli alunni.

 

 Il passaggio della conoscenza dal maestro all’alunno costituisce un metodo, strada adeguata all’obiettivo comune che è l’apertura della ragione alla scoperta del significato di tutta la realtà.

La tradizione ha indicato la conoscenza che diventa consapevolezza personale con la parola “cultura”, intesa come riflessione critica e sistematica sulla esperienza.

 

La scuola (di ogni ordine e grado) è ambito di cultura nella misura in cui il contenuto della comunicazione didattica non si chiude in sé stessa, in maniera quasi onnicomprensiva, ma permette di effettuare la verifica delle ipotesi che il docente offre ai propri allievi. Una ipotesi di significato relativa ad un aspetto particolare della realtà lancia il docente e l’alunno alla scoperta dei legami e dei rapporti tra il particolare e il tutto. Nella libertà del coinvolgimento con il significato si fonda la libertà del coinvolgimento tra persone che guardano oltre i muri delle aule.

Ad una scuola fonte di continua novità per una comunità basterebbero poche cose: alcuni contenuti (o livelli essenziali) validi per tutti e molta autonomia, molta libertà interpretativa offerta ad insegnanti ed alunni. Libertà ed autonomia non solo, e non tanto, nella determinazione delle programmazioni, quanto nella organizzazione degli stessi contenuti conoscitivi in nuclei fondanti per are a, per materia, per argomento.

 

L’impressione è che invece si sia proceduto in altro modo e che la presenza di una forte componente statalista nella realtà del nostro sistema scolastico abbia finito per statalizzare anche la conoscenza, con conseguenze dalle quali facciamo fatica a rientrare.

 

L’oggetto del contendere sono, senza dubbio, le discipline scolastiche.

 

La disciplina non è solo una particolare organizzazione delle nozioni afferenti ad un oggetto, corrispondente ad una determinata fase storica della società (concezione relativistica del sapere). La disciplina scolastica, come richiama la parola stessa, implica un metodo di introduzione nel reale attraverso una particolare finestra che si apre progressivamente agli occhi dell’allievo. Perciò alle discipline occorre giungere attraverso passi adeguati e un lavoro che talvolta è disciplinare (ci oè propositivo di un metodo di approccio ad una situazione, ad un particolare, ad un aspetto magari pratico della realtà come manovrare un tornio) senza averne le caratteristiche formali.

 

Può essere utile che la scuola primaria non abbia a tema le discipline, pur essendo suo compito quello di appassionare la persona del bambino ad un metodo di rapporto con la realtà che passa attraverso il rapporto con l’adulto. Può essere utile, viceversa, che la scuola secondaria di primo e secondo grado prenda decisamente la strada d elle discipline, pur lasciando ampio spazio ad una verifica della sintesi che è l’allievo, nella sua situazione, che deve compiere.

 

L’impressione è che si sia proceduto nel nostro contesto esattamente in senso opposto. Abbiamo una scuola primaria fortemente disciplinare (nata dai Programmi dell’85) e una scuola superiore che tende ad abbandonare le discipline, intese ripetiamo come metodi di approccio alla realtà.

 

Il risultato è una grande confusione terminologica che pervade i testi e i documenti ministeriali (e non) di riferimento dei vari ordini di scuola, in cui gli obiettivi di apprendimento (che per quanto concerne la loro composizione in proposta formativa dovrebbero essere lasciati alla competenza del docente) sono coniugati secondo logiche curricolari (cioè in qualche modo prescrittive) che ne minano alla radice l’efficacia educativa.

Fuori dal coro….

Segnalato da Enrico  

 

 

Ciao a tutti. Qualche riflessione a raffica sul dibattito Gelminiano.
 

 

Per arrivare al 7* posto in Europa in quanto alle rilevazioni delle  competenze degli alunni in 4-5 elementare, con soddisfazione, ovvio,per il risultato raggiunto, ci si chiede come gli altri stati ci
riescano con un insegnante unico per classe… e non con il modulo a 2o a 3.
Il tempo pieno non viene abolito, ma sostenuto dai docenti che non faranno piu’ compresenze. Non verranno tagliati i posti dedicati alsostegno.

Oggi dal ministero della Pubblica istruzione dipendono circa 1,1milioni di dipendenti. Un lavoratore pubblico su tre è in Italia  dipendente del ministro Gelmini. Qualche dubbio sull’elevato numero e’lecito averlo.

Il “quaderno bianco” di Prodi non era molto gentile nei confronti della situazione scolastica italiana…

Il maestro unico non sara’ la panacea per i mali della scuola italiana (intanto sara’ affiancato dall’insegnante di lingue, da quello di sostegno, dallo specialista di religione…) certo pero’ che alle scuole ex-medie arrivano ragazzi con una preparazione frammentaria, spezzettata, a “coriandoli” che denotano una confusione di nozioni non un’ unita’ di un percorso di competenze, forse, in parte, dovuta anche alle diverse figure che intervengono nella ex-elementare che nei vari protocolli a moduli sembrano causare questa caotica situazione in entrata alla scuola ex-media. Che gli specialisti, e pluri-maestre aiutino ad affrontare lo specifico delle discipline e’certo, ma forse
e’ mancato (ma e’ una mia particolare e limitata rilevazione) nella figura del maestro prevalente la sintesi, cosi’ da costruire un alunno con una preparazione a flash, ottimo fotografo di particolari
argomenti, ma incapace di un minimo di collage … lascio ai pedagoghi l’approfondimento del tema.

Che i nuovi bisogni sociali richiedano da parte scolastica anche assistenza e vigilanza di alunni sempre piu’ lontani come monte ore dai genitori e’ vero, ma non si comprende perche’ debba essere solo la scuola ad addossarsi tale compito di vigilanza e parcheggio, arrampicandosi sui vetri nella creazione di laboratori, attivita’ extra, progetti multipli e creativi per una permanenza sempre piu’
giocosa e ludica dell’utenza, oopps bambine e bambine, che richiedono invece figure materne e paterne, testimoni di esperienze altre da quelle sperimentabili fra quattro mura scolastiche, e non docenti mimetizzati da parenti gestori di responsabilita’ di altri…. anche questa una problematica necessiterebbe un forum a parte…

Si parla di riduzioni a mera alfabetizzazione strumentale, purtroppo
agli esami di terza media (oltre non ho verificato) si assiste a tragicomiche scenette degne di una Zelig-cultura, con conseguenti giudizi giustificanti la promozione degli alunni, capolavori di
fantasia nella creazioni di ragioni addotte alla promozione.
Forse, il voto, almeno permette la sintesi ed evita faticosi percorsi letterari autoreferenziali.

Lo spirito della riforma … iniziata da qualche legislatura, continua, ma in modo meno barocco, piu’ snello e agile. Che la scuola non e’ un’azienda, va bene, ma non puo’ nemmeno essere un quadro escatologico di armonia celestiale, senza limiti di spesa, di personale e di strutture e non puo’ essere tuttologa, omnicomprensiva, fagocitante e totalizzante l’esperienza di tanti alunni.

Che qualcuno usi le parole della Gelmini per fini nostalgici pre-repubblicani puo’ essere, ma sembra che altri le usino strumentalizzandole per nostalgie sessantottine meno antiche o per
pruriti nostalgici pre-legislatura attuale. Per la cifra democratica  citata nel post, ricordo che i cittadini italiani hanno votato liberamente un programma elettorale di risparmi e che qualsivoglia
sigla sindacale non puo’ sostituirsi alla volonta’ popolare,
favorevole anche ad un eventuale “maestro-unico” (conferme vengono da numerosi sondaggi di varie fonti).

Rispecchiano la realta’ alcune affermazioni lette sul post. Il costo della “buona” scuola e’ enorme, la comunita’ nazionale lo apprezza ma non e’ piu’ in grado di sostenerlo, o meglio e’ una scuola che “fa
paura”, si’ e’ vero, fa paura per il deficit economico che richiede.
Bella e buona (ma ne siamo proprio sicuri…?) ma prossima alla bancarotta. Come finanziare ulteriormente il carrozzone? Nuove tasse? Nuovi tributi? Canoni? Trattenute centrali e/o locali? e/o federali?

Le conquiste civile dell’inserimento dei diversamente abili, la soppressione delle classi differenziali, l’insegnamento individualizzato, poi personalizzato, sono delle colonne che nessuno
vuole abbattere. Il guaio, secondo me, e’ stata la progressiva forzatura che ha portato la scuola a divenire un pentolone dove mettere tutto il disagio sociale, economico, educativo, familiare,
occupazionale, migrante, valoriale, politico ed esistenziale, credendo che la moltiplicazione di compiti, servizi e competenze attribuite ai docenti potessero risolvere con riforme e controriforme piu’ o meno ideologicizzate tutti questi guai.

Colpa dei docenti, colpa dei ministri e dei governi, colpe e peccati  addossati a questo carrozzone multiuso sono state lo sfogo ai mali  italiani. Un minestrone pero’ dai costi inflazionati. Diamo alla
scuola le sue reali funzioni; diamo alla scuola e ai docenti una chiarezza di ruoli e finanziamo la scuola per quello che deve fare come scuola, e non altro che fa in modo confuso, sbragato, con punte di eccellenza e con casistiche degne di youtube.

Penso che la ministra (ma anche altri suoi predecessori) veda quello che vediamo noi tutti i giorni a scuola, in piu’ ha una visione globale emergenziale che e’ quella economica.
Blitz, scippo, trancio … intervento da marine economico? Se il buco in dollari americano sara’ finanziato dall’emissione di 1500 miliardi di  dollari in titoli di stato USA, chi comprera’ quelli italici? Come paghera’ gli stipendi il tesoro? E siamo solo all’inizio. Non si puo’ tacciare un pericolo reale economico di bancarotta come un progetto di ritorno al passato.

Se non si puo’ accusare il 68′ di essere la matrice di tutti i mali della scuola, non si puo’ nemmeno affermare che prima del 68′ faceva tutto schifo (oscurantista e fascista…). La scuola di Barbiana non si puo’ estendere a tutta la penisola e non era l’unico metodo didattico e
pedagogico efficace.

Per il discorso meritocratico (dei docenti) attendiamo semplificazioni piu’ puntuali, non si puo’ giudicare senza parametri oggettivi.

Per la difesa gelminiana al nostro lavoro, mi pare, la motivazione e’ venuta da richieste da parte delle famiglie e dei docenti preoccupati dal tam-tam mediatico sulla figura del maestro unico, panico spropositato non causato dalla ministra ma dai suoi detrattori.

Ovviamente, sono solo riflessioni parziali e meritevoli di emendamenti, non verita’ apodittiche.