I vescovi calabresi: “La ‘ndrangheta non è cristiana”.

vescovi-600x310

“Testimoniare la verità del Vangelo” è la nuova nota pastorale diffusa dalla Conferenza episcopale della Calabria

(ANSA) – REGGIO CALABRIA, 2 GEN – La ‘ndrangheta “è contro la vita dell’uomo e la sua terra. E’, in tutta evidenza, opera del male e del Maligno”. Così si esprime la Conferenza episcopale della Calabria in una pastorale sulla ‘ndrangheta “Testimoniare la verità del Vangelo”. “La ‘ndrangheta non ha nulla – scrivono i vescovi – di cristiano. Attraverso un uso distorto e strumentale di riti religiosi e di formule che scimmiottano il sacro, si pone come una forma di religiosità capovolta, sacralità atea e negazione dell’unico vero Dio. “La ‘ndrangheta – scrivono ancora i vescovi nella pastorale presentata stamani a Reggio Calabria dal presidente e dal vice presidente della Cec, mons. Salvatore Nunnari e mons. Francesco Milito – è un’organizzazione criminale fra le più pericolose e violente. Essa si poggia su legami familiari, che rendono più solidi sia l’omertà, sia i veli di copertura. Utilizzando vincoli di sangue, o costruiti attraverso una religiosità deviata, nonché lo stesso linguaggio di atti sacramentali (si pensi alla figura dei ‘padrini’), i boss cercano di garantirsi obbedienza, coperture e fedeltà. Lì dove attecchisce e prospera svolge un profondo condizionamento della vita sociale, politica e imprenditoriale nella nostra terra”.
“Con la forza del denaro e delle armi – sostengono ancora i vescovi calabresi – esercita il suo potere e, come una piovra, stende i suoi tentacoli dove può, con affari illeciti, riciclando denaro, schiavizzando le persone e ritagliandosi spazi di potere. E’ l’antistato, con le sue forme di dipendenza, che essa crea nei paesi e nelle città. È l’anti-religione, insomma, con i suoi simbolismi e i suoi atteggiamenti utilizzati al fine di guadagnare consenso. È una struttura pubblica di peccato, perché stritola i suoi figli”. “L’appartenenza ad ogni forma di criminalità organizzata – è scritto nella pastorale – non è titolo di vanto o di forza, ma titolo di disonore e di debolezza, oltre che di offesa esplicita alla religione cristiana. L’incompatibilità non è solo con la vita religiosa, ma con l’essere umano in generale. La ‘ndrangheta è una struttura di peccato che stritola il debole e l’indifeso, calpesta la dignità della persona, intossica il corpo sociale”.
“La Calabria – sostengono ancora i Vescovi – è una terra meravigliosa, ricca di uomini e donne dal cuore aperto ed accogliente, capaci di grandi sacrifici. D’altra parte, però, la disoccupazione, la corruzione diffusa, una politica che tante volte sembra completamente distante dai veri bisogni della gente, sono tra i mali più frequenti di questa nostra terra, segnata, anche per questo, dalla triste presenza della criminalità organizzata, che le fa pagare un prezzo durissimo in termini di sviluppo economico, di crisi della speranza e di prospettive per il futuro”. (ANSA)
Nota-Pastorale-sulla-’ndrangheta

Annunci

“L’Eucarestia mafiosa”.

eucarisitia-mafia

Cos’hanno in comune le organizzazioni criminali e la Chiesa di Roma? Com’è possibile che proprio nelle quattro regioni più devote di Italia – Sicilia, Calabria, Puglia e Campania – siano nati questi fenomeni criminali così feroci?
L’eucaristia mafiosa – La voce dei preti, opera prima di Salvo Ognibene, affronta il controverso rapporto tra mafia e Chiesa cattolica, una storia che va dal dopoguerra ai giorni nostri. Una storia di silenzi e di mancate condanne che dura da decenni e che è stata interrotta da rari moniti di alti prelati, dall’impegno di pochi ecclesiastici e da alcune morti tristemente illustri come padre Pino Puglisi e don Peppe Diana.
La riflessione prende il via dal tema della ritualità come manifestazione di potere: la processione come compiacenza; l’affiliazione come nuova religione; uomini che indossano la divisa di Dio per esercitare il loro potere in terra. Uomini di morte e di pistola con i santi sulla spalla. La fede di Provenzano nel libro di Dio, la Bibbia, ma anche l’ateismo di Matteo Messina Denaro. Le due facce della mafia nello scontro con i mezzi di Dio. Pur percorrendo la linea già segnata da due grandi studiosi come Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, L’eucaristia mafiosa – La voce dei preti si presenta con un taglio diverso: non si basa su strutture, non dialoga con i sistemi, ma indaga la realtà di prima mano, interroga i protagonisti di questo dualismo e cattura le ‘voci’, gli esempi concreti del presente per rivalutare la missione e la posizione della Chiesa di oggi. Le voci dei religiosi-testimoni all’interno del libro ripercorrono tutta l’Italia: Monsignor Pennisi; Don Giacomo Ribaudo; Monsignor Silvagni; Don Giacomo Panizza; Don Pino Strangio, Suor Carolina Iavazzo. Preti e suore che hanno preso posizione e hanno fatto del Cattolicesimo, ognuno a modo proprio, uno strumento di lotta alle mafie.
In una nazione in cui l’azione cattolica è ancora fortemente coinvolta nel tessuto politico e sociale, questo lavoro si pone come strumento essenziale di ‘pratica civile’ e di informazione sull’uso della liturgia della fede come strumento di propaganda mafiosa.
Maggiori informazioni nel sito http://www.eucaristiamafiosa.it/

________________________________________
Indice

Prefazione

1. Storia dei rapporti tra Chiesa, mafia e religione
2. Il Dio dei mafiosi
3. La Chiesa tra peccato, ritardi e giustizia
4. Il Vangelo contro la lupara
5. La voce dei preti
6. Biografie

Salvo Ognibene,
L’eucaristia mafiosa. La voce dei preti

Navarra Editore, Marsala (TP)
Categoria: Saggistica
Anno: 2014
Pagine: 144
Prezzo: 12,00 €
ISBN: 978-88-98865-11-6
Formato: 14×21

La Chiesa di fronte alla criminalità organizzata.

P

naro porcasi

Intervista a Don Pino Demasi, parroco di Polistena e referente di Libera

(La Redazione di OLIR.it)

Il primo intervento di condanna alla criminalità organizzata dei vescovi calabresi risale al 1975. Che differenza c’è fra la situazione di ieri e quella di oggi? Perché tornare sull’argomento a distanza di quasi 40 anni?

L’episcopato calabro, forse primo rispetto ad altri episcopati, nel 1975 avvertì l’esigenza di una vera e propria condanna al crimine organizzato, elaborando il documento “L’episcopato calabro contro la mafia,disonorante piaga della società”. Da allora continui sono stati gli interventi di singoli Vescovi e dell’intero episcopato sino all’ultima dichiarazione della sessione primaverile di quest’anno della CEC. E’ stato ed è un cammino tuttora in atto, quello dei Vescovi calabresi, che in un certo qual modo sta andando di pari passo con l’evoluzione del fenomeno ndranghetistico.
Per quanto riguarda la ‘ndrangheta, si è passati, in questi anni, dalla ‘ndrangheta vissuta e percepita solo come organizzazione criminale ad una ‘ndrangheta “liquida” che si infiltra dappertutto e si interfaccia con gli altri sistemi di potere, producendo valori e cultura. Un’organizzazione globalizzata, fatta di famiglie che vivono in tutti gli angoli della terra, capace ormai essa stessa di farsi istituzione.
Gli interventi dei Pastori della Chiesa, dall’altra parte, sono stati innanzitutto di denunzia; man mano che si è andati avanti si è passati dalla semplice denuncia della ‘ndrangheta, come un “cancro”, una zavorra, un triste peso, ad indicazioni pastorali abbastanza puntuali e precise. Interessante il documento del 2007 ”Se non vi convertirete, perirete tut ti allo stesso modo”, dove si mette in evidenza che la ‘ndrangheta è soprattutto un fatto culturale e che per sconfiggerla serve un’azione incisiva che pervada ogni settore della società.
C’è da dire, però, che la ricaduta nella base di questi documenti è stata “timida”. Abbiamo assistito infatti a comportamenti di accondiscendenza nei confronti del fenomeno mafioso, ma anche a fulgidi esempi di contrasto e di grande coraggio e determinazione. E’ mancata però in questi anni una prassi pastorale collettiva e condivisa.

Il documento della Cei del 21 febbraio 2010 “Per un paese solidale. Chiesa italiana e mezzogiorno” afferma (paragrafo 9) che le mafie “non possono essere semplicisticamente interpretate come espressione di una religiosità distorta, ma come una forma brutale e devastante di rifiuto di Dio e di fraintendimento della vera religione”.

Come la Chiesa può concretamente educare alla legalità?

Oggi di fronte alla presa di coscienza sempre più diffusa dell’insostenibilità dell’assurdità del costume mafioso, la risposta che la Chiesa è chiamata a dare non può essere quella esclusiva di una denuncia o di una reprimenda. E’ necessario prendere sempre più sul serio il ministero della evangelizzazione e della liberazione affidato alle nostre comunità, partendo dalla presa di coscienza delle nostre responsabilità.
Com’è possibile, infatti, che terre come la Calabria, dove esiste ancora una fortissima presenza della Chiesa, dove la partecipazione popolare alle funzioni ecclesiastiche, alle processioni, alle messe, all’ora di religione è ancora fortissima rispetto ad altri territori, com’è poss ibile che una presenza così forte possa coesistere con uno dei fenomeni più violenti, più crudeli, più illegali, più contrari al bene comune, come quello della ‘ndrangheta?
E poi come abbiamo potuto permettere alle varie associazioni o famiglie mafiose di utilizzare nei loro codici d’onore il linguaggio e i simboli religiosi? O come abbiamo potuto permettere agli uomini di ‘ndrangheta di utilizzare la religiosità popolare e in particolare le sue feste come momento per trovare legittimazione sociale e spesso anche per sancire vincoli, formalizzare spartizioni, stabilire gerarchie, decretare ed eseguire sentenze mafiose? Gli stessi riti religiosi, in alcune situazioni, sono stati oggetto di manipolazione. Attraverso di essi è avvenuto lo sfoggio del potere mafioso.
Ecco questo è lo scandalo da cui dobbiamo partire, per costruire un modello ecclesiologico ed una conseguente prassi pastorale.
Nel documento Chiesa Italiana e Mezzogiorno i Vescovi italiani hanno affermato: «rivendichiamo alla dimensione educativa, umana e religiosa, un ruolo primario nella crescita del Mezzogiorno: uno sviluppo autentico ed integrale ha nell’educazione le sue fondamenta più solide, perché assicura il senso di responsabilità e l’efficacia dell’agire, cioè i requisiti essenziali del gusto e della capacità di intrapresa. I veri attori dello sviluppo non sono i mezzi economici, ma le persone» .
Le Chiese del Sud sono chiamate in questo campo a dare il loro essenziale contributo, con la loro pastorale ordinaria, trasformata in profondità, puntando soprattutto ad un nuovo protagonismo dei laici. Laici maturi, impegnati e responsabili, protagonisti del cambiamento.
Occorre, allora, restituire le comunità cristiane a uno stile pastorale evangelico superando un male atavico delle nostre parrocchie: il dualismo sa cro-profano, secondo il quale quando il fedele varca la soglia del tempio, la sfera della sua vita professionale, familiare, sessuale, civile, ecc., viene lasciata dietro le spalle e diventa importante solo in quanto lettore, catechista, accolito, ministro straordinario dell’eucaristia. Si spoglia della sua veste tra virgolette profana e acquista quella di cristiano. Quando il fedele varca in senso inverso la soglia del tempio ritorna ad essere il professionista di trecento euro a visita, l’amministratore che chiede il pizzo per poter fare andare avanti una pratica o che la fa andare avanti solo per gli amici suoi, il professore svogliato che arriva sempre tardi a scuola, il padre nervoso e distratto che se ne sta tutto il giorno fuori, insomma dentro il tempio siamo nel sacro e ci salviamo l’anima, fuori dimentichiamo di essere membri di una comunità cristiana.
Nel documento Educare alla legalit&a grave; del 1991 l’indicazione che vi è fornita appare chiarissima: «Il cristiano non può accontentarsi di enunciare l’ideale e di affermare i principi generali. Deve entrare nella storia ed affrontarla nella sua complessità, promuovendo tutte le realizzazioni possibili dei valori evangelici e umani della libertà e della giustizia».
Concetti netti, che saldano l’etica dei princìpi e l’etica della responsabilità, la dimensione spirituale con l’impegno civile, e richiamano chi si professa credente ad una coerenza che non ammette intervalli, né accomodamenti.

Basta invitare chi sbaglia al pentimento o bisogna pensare anche a delle sanzioni canoniche come ha fatto, ad esempio, il Vescovo di Acireale che ha emanato un decreto circa la Privazione delle esequie ecclesiastiche per chi è stato condannato per reati di mafia (20 giugno 2013)?

Fermo restando che la conversione per tutti i cristiani passa attraverso un reale pentimento e ravvedimento e che quindi la strada da seguire è quella indicata da Zaccheo “Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri e, se ho defraudato qualcuno di qualcosa, gli restituirò quattro volte tanto” (Lc. 19,8), io personalmente mi trovo d’accordo con il Vescovo di Acireale sulla necessità di qualche sanzione quando ci troviamo in situazioni in cui manca con chiarezza il ravvedimento ed il pentimento.
E’ un modo questo per superare quel dualismo sacro- profano di cui parlavo prima e per affermare con fermezza e senza tentennamenti che la mafia è una struttura di peccato e che vivere da cristiani è un non vivere da mafiosi, rifiutarsi e sempre più potersi rifiutare di vivere da mafiosi.
Non a caso, Il decreto di Mons. Raspanti si apre c on una citazione dettata da San Giovanni Paolo II nella storica visita alla Valle dei Templi di Agrigento il 9 maggio 1993: “La fede […] esige non solo un’intima adesione personale, ma anche una coraggiosa testimonianza esteriore, che si esprime in una convinta condanna del male. Essa esige qui, nella vostra terra, una chiara riprovazione della cultura della mafia, che è una cultura di morte, profondamente disumana, antievangelica, nemica della dignità delle persone e della convivenza civile”.

Che lei sappia solo la Chiesa calabrese è impegnata nella lotta alla criminalità organizzata oppure questa lotta vede impegnate anche altre conferenze episcopali regionali?

Il cammino di consapevolezza della pericolosità delle mafie e quindi la conseguente ricerca di una pastorale adeguata ha visto in questi ultimi decenni come protagoniste non solo le Chiese di Calabria, ma anche le Chiese del resto del Paese e soprattutto di quelle aree maggiormente interessate al fenomeno mafioso. Le linee direttive dei vari episcopati regionali, dell’episcopato italiano e dei Sommi Pontefici non ammettono ormai più passi e ritorni indietro.
Molto di nuovo anche in questo campo sta nascendo nella Chiesa. L’ascolto del popolo, del suo malessere, della sua soggezione, l’ascolto del grido degli onesti e degli indifesi che reclamano il bisogno di dignità umana e di reale libertà sta scuotendo ormai tutte le chiese, incoraggiate anche da Papa Francesco.
E’ certamente il tempo della speranza, intesa non come un’attesa fatalistica di cambiamento, un appigliarci all’eventualità che accada qualcosa in grado di scacciare, come per incanto, paure e incertezze. E’ Il tempo di quella speranza che ha il volto dell’impegno, del mettersi in marcia (in latino la parola speranza, spes, richiama del resto il termine pes, piede) di quella speranza, stretta parente del realismo, che risveglia il desiderio di reagire, di rialzare la testa.

fiorita_mafiem

Il Gattopardo,la “quarume” e il contrabbando del vino…..

Così va la storia…..

Aveva ragione Tomasi di Lampedusa a scrivere che in Sicilia

SI CAMBIA TUTTO PER NON CAMBIARE NULLA!

Cambiamenti “gattopardeschi” per l’appunto. Il Principe di Salina, i Borboni e i garibaldini. Lo status quo,lo status ante quo, e la voglia di cambiamento.

Il Gatt.

Alla fine,la voglia di cambiare si riduce sempre ad una solita farsa, dove si preferisce salvare, solamente, la FACCIATA e non la SOSTANZA delle cose.

Bisogna tirare avanti…..che importa al principe di Salina se i Borboni continuano a saccheggiare l’isola? Egli,tranquillo,se ne va in giro sulla sua carrozza,

Carrozza

tirata a lucido,cocchiere, accompagnatore di turno,e,ovviamente,regali a “tinchitè” meglio se in busta. Il principe gradisce regali in busta……!!! Va e viene da Baaria….A casa sua maggiordomi,cammareri (camerieri) e lustrascarpe.

Ovviamente,in tutto questo contesto gattopardesco, non possono essere assenti anche i LUSTRINI  di turno, I LACCHE’ che fanno il gioco di confermare che tutto sta cambiando.

Sciascia li chiama ne “Il giorno della civetta” i QUAQUARAQUA’.Qualche altro autore della latinità classica li ha chiamati SERVI SCIOCCHI,ma la sostanza è sempre la stessa…..cambiano i nomi,ma non la realtà delle cose da loro indicati.

Nel frattempo certi sudditi del principe di dimenano a mangiare e ad ingozzarsi di “quarume e stigghiole”,ossia le interiore dei bovini,puliti e poi cucinati. Cibo per la plebaglia,frattaglie, ma ai sudditi che devono mantenere il gioco al principe, piace e come se piace…..

Privi di dignità ,si ingozzano e gozzovigliano. Mangiano,bevono,banchettando tra “caligni e matielli” come se nulla fosse…..Intanto,il contrabbando del vino,ha fatto strada….è arrivato alla corte del principe di Salina ;ovviamente avendo la testa piena di alcool e fumi,

il contrabbando è arrivato……

Osteria

Però, è pur vero che certi sudditi meritano questo,meritano di avere il principe di Salina,la quarume e,soprattutto,il contrabbando di vino; testimone,quest’ultimo,del CARPE DIEM e del CARPE VITAM che regnano alla corte del Principe, allorquando le idee non sono né “chiare” né “distinte”.

Insomma, la Sicilia risorgimentale,straordinariamente “dipinta”dalla mano di Tomasi di Lampedusa nel romanzo “Il Gattopardo”, è uno spaccato,un paradigma che dice come andavano e come vanno le cose ancora oggi.Non solo il cambiamento fittizio,ma paradossalmente,il cambiamento di male in peggio:”dal censo alla funnaria”(dalla padella alla brace)!!

Che dire? Il cambiamento fittizio  c’è,la “quarume” pure e visto l’arrivo del contrabbando di vino, l’osteria continua…..oste, portaci del buon vino!!!

Dunque:”bibite frates”!!!!

Vino

Le famiglie di Cosa Nostra.

FCN

Le famiglie di Cosa Nostra è un’opera monumentale legata a un soggetto apparentemente circoscritto: Genovese, Gambino, Bonanno, Colombo e Lucchese, vale a dire i componenti delle dinastie più potenti nella storia della mafia in America, Una storia che, da sempre, parte dai colpi di lupara per culminare nei palazzi del potere, i luoghi dove la criminalità organizzata intreccia ambigue alleanze con i rappresentanti della politica. Così, fin dai tempi del fascismo, l’infltrazione della mafia negli Stati Uniti tu favorita dall’idea di predisporre una micidiale “quinta colonna” nel cuore del paese. Ma la capacità di Cosa Nostra di reggersi sulle proprie gambe e di muoversi con interessi autonomi divenne evidente quando, nel corso del secondo conflitto mondiale, si scoprì che la mafia controllava tutti i principali porti di New York e che aveva accumulato una fortuna con i dazi e le estorsioni oltre che con gli alcolici, il gioco d’azzardo e la prostituzione. Dopo la guerra, la mafia americana si modernizza e, grazie al traffico degli stupefacenti, ingigantisce il suo giro d’affari, realizzando profitti enormi. Le famiglie di Cosa Nostra illustra questi passaggi con dovizia di particolari, dando grande spazio alla vita quotidiana, alle abitudini e alle manie dei diversi protagonisti della mafia italo- americana. Per ricostruire le loro vicende processuali, l’autore non usa soltanto fonti d’archivio ma ricorre spesso all’intervista, conferendo una dose supplementare di realismo all’intera opera; preconizza inoltre scenari prossimi futuri e invita a guardare oltre l’11 settembre del 2001 per vedere, dietro la mobilitazione generale provocata dall’attentato alle Torri gemelle, il contesto ideale in cui la mafia può continuare a riprodursi e a moltiplicarsi in assoluta libertà.

Selwyn Raab,LE FAMIGLIE DI COSA NOSTRA.La nascita,il declino e la resurrezione della più potente organizzazione criminale americana.Universale storica Newton,2009,pp.754.

In memoria di Mons.Cataldo Naro….

dsc06303

MONS.CATALDO NARO

N.il 6-01-1953 a San Cataldo

M.il 29-09-2006 a Monreale.

“….Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno…..”

(Giovanni Falcone)

Foto sito 1

BannerSanMichele

InvitoSanMichele

MARTEDI’ 29 SETTEMBRE 2009,MESSA DI SUFFRAGIO

PRESSO LA CHIESA MADRE DI SAN CATALDO(CL),ORE 17.

TU,CARO ALDO,NON SEI “SCOMPARSO”…….!

DPR sullo scioglimento del C.C.di Vallelunga Pratameno(Cl).

GAZZETTA UFFICIALE: SOMMARIO

(ANSA) - ROMA, 27 AGO - La Gazzetta Ufficiale n. 197 del 26
agosto pubblica oggi:
 DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 27 luglio 2009.
Scioglimento del consiglio comunale di Vallelunga Pratameno e
nomina della commissione straordinaria. (Pag. 9)

 DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 27 luglio 2009 Scioglimento del consiglio comunale di Vallelunga Pratameno e nomina della commissione straordinaria. (09A10172) (GU n. 197 del 26-8-2009 )

                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
 Considerato che nel comune di Vallelunga Pratameno (Caltanissetta),
i  cui  organi  elettivi  sono  stati  rinnovati  nelle consultazioni
amministrative del 13 e 14 maggio 2007, sussistono forme di ingerenza
della   criminalita'  organizzata,  rilevate  dai  competenti  organi
investigativi;
Considerato che tali ingerenze espongono l'amministrazione stessa a
pressanti  condizionamenti,  compromettendo  la libera determinazione
degli  organi  ed  il  buon  andamento  della  gestione  comunale  di
Vallelunga Pratameno;
Rilevato,    altresi',    che   la   permeabilita'   dell'ente   ai
condizionamenti  esterni  della criminalita' organizzata arreca grave
pregiudizio  allo  stato  della  sicurezza  pubblica  e  determina lo
svilimento   delle  istituzioni  e  la  perdita  di  prestigio  e  di
credibilita' degli organi istituzionali;
Ritenuto  che, al fine di rimuovere la causa del grave inquinamento
e  deterioramento  dell'amministrazione comunale, si rende necessario
far  luogo  allo  scioglimento  degli  organi  ordinari del comune di
Vallelunga Pratameno, per il ripristino dei principi democratici e di
liberta' collettiva;
Visto l'art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267;
Vista  la  proposta  del Ministro dell'Interno, la cui relazione e'
allegata al presente decreto e ne costituisce parte integrante;
Vista  la  deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione  del 24 luglio 2009 alla quale e' stato debitamente invitato
il Presidente della regione siciliana;
                              Decreta:
 Art. 1.
 Il  consiglio  comunale  di Vallelunga Pratameno (Caltanissetta) e'
sciolto per la durata di diciotto mesi.
Art. 2.
 La  gestione  del comune di Vallelunga Pratameno (Caltanissetta) e'
affidata alla commissione straordinaria composta da:
   dott. Nicola Diomede - viceprefetto;
   dott. Andrea Nino Caputo - viceprefetto aggiunto;
   dott. Carmelo Fontana - direttore amministrativo-contabile.

 Art. 3.

La  commissione  straordinaria  per la gestione dell'ente esercita,
fino  all'insediamento  degli  organi  ordinari  a norma di legge, le
attribuzioni  spettanti  al  consiglio  comunale,  alla  giunta ed al
sindaco nonche'  ogni altro potere ed incarico connesso alle medesime
cariche.
   Dato a Roma, addi' 27 luglio 2009
 NAPOLITANO
 
                                  Berlusconi, Presidente del
                                  Consiglio dei Ministri
                                  Maroni, Ministro dell'interno
 
Registrato alla Corte dei conti il 5 agosto 2009
Ministeri istituzionali, registro n. 8 Interno, foglio n. 19

                                                                      Allegato

 Al Presidente della Pepubblica
 Il comune di Vallelunga Pratameno (C1), i cui organi elettivi sono
stati rinnovati nelle consultazioni amministrative del 13 e 14 maggio
2007,  presenta  forme  di  ingerenza  da  parte  della  criminalita'
organizzata    che   compromettono   la   libera   determinazione   e
l'imparzialita'    degli   organi   elettivi,   il   buon   andamento
dell'amministrazione  ed  il  funzionamento  dei  servizi  con  grave
pregiudizio per lo stato dell'ordine e della sicurezza pubblica.
   A  seguito  di  attivita'  investigative,  che  hanno  evidenziato
situazioni   di   diffusa   illegalita'   riconducibili  a  forme  di
condizionamento  e  di  infiltrazione  delle  locali  consorterie nei
confronti    degli   amministratori   dell'ente,   il   Prefetto   di
Caltanissetta  ha  disposto  l'accesso presso il comune di Vallelunga
Pratameno  ai  sensi  dell'art.  1,  comma  4,  del  decreto  legge 6
settembre  1982,  n.  629, convertito dalla legge 12 ottobre 1982, n.
726, per gli accertamenti di rito.
L'esito  degli  accertamenti  svolti ha messo in risalto come, nel
tempo,  l'uso  distorto  della cosa pubblica si sia concretizzato nel
favorire   soggetti   collegati  direttamente  od  indirettamente  ad
ambienti  malavitosi,  grazie anche ad una fitta ed intricata rete di
parentele,  affinita',  amicizie  e  frequentazioni  che  lega alcuni
amministratori  e  parte dell'apparato burocratico ad esponenti delle
locali consorterie criminali od a soggetti ad esse contigue.
In  particolare, gli aspetti di condizionamento risultano evidenti
in una serie di elementi quali:
a)  il profilo soggettivo degli amministratori ed i loro rapporti
con la locale consorteria criminale;
b) l'attivita' svolta dal corpo di polizia municipale;
c)  la  vigilanza  nella  fase  di  esecuzione  degli  appalti  e
l'analisi delle imprese fiduciarie dell'ente;
d) la gestione del servizio di assistenza agli anziani.
In  ordine  al  primo  degli  aspetti  emarginati  la  commissione
d'accesso   ha  evidenziato  come,  sebbene  la  limitata  estensione
territoriale   dell'ente  avrebbe  dovuto  consentire  a  coloro  che
rivestono  cariche  pubbliche  di  esercitare  un  positivo controllo
sociale  sui  fatti  cittadini che minano la convivenza democratica e
danneggiano  l'economia legale e conseguentemente favorire l'adozione
di prudenziali scelte politico amministrative, soprattutto per quanto
attiene  alla  sfera  relazionale,  i  diversi  personaggi  politici,
succedutisi  negli anni alla guida dell'ente, indipendentemente dalla
loro   posizione   di  componenti  della  maggioranza  governativa  o
dell'opposizione,  non  hanno mai posto in essere una effettiva presa
di distanza dalle locali consorterie mafiose.
Significativa  in tal senso risulta essere la posizione di uno dei
componenti   dell'organo   esecutivo  che  attualmente  svolge  anche
attivita'    imprenditoriale    e    che   oltre   a   frequentazioni
particolarmente  intense  con  esponenti  della  locale cosca risulta
essere stato condannato per turbata liberta' degli incanti.
L'indagine   ispettiva  ha  inoltre  evidenziato  come  sia  stato
accertato   nel   corso   della   campagna   elettorale   un  diretto
coinvolgimento  di  alcuni  esponenti  di «cosa nostra» in favore del
sindaco  e  come  tale  sostegno  si  sia  rilevato  determinante per
l'affermazione dell'attuale compagine amministrativa.
Il  sodalizio  politico  mafioso  formatosi  durante  la  campagna
elettorale   ha   infatti   condizionato   sin   da  subito  l'azione
amministrativa  dell'ente  locale, in particolare nel settore dei sub
appalti    favorendo    personaggi    legati   alle   locali   cosche
nell'affidamento di lavori e forniture.
In  relazione  al  secondo  degli  aspetti evidenziati viene posta
l'attenzione  sulla  figura  del  comandante  dell'ufficio di polizia
municipale,  sottoposto  in  passato alla sanzione dell'avviso orale,
destinatario  di  un  provvedimento di divieto di detenzione di armi,
oltreche' condannato in primo grado per omessa denuncia di reato (con
sentenza di non doversi procedere in grado di appello per intervenuta
prescrizione del reato) che e' inoltre noto, in ambito locale, per le
continue   frequentazioni   con  soggetti  appartenenti  alle  locali
consorterie  mafiose,  condannati  anche per reati per associazione a
delinquere.
La   commissione  d'accesso  ha  rappresentato  come  l'azione  di
prevenzione  e  contrasto degli illeciti posta in essere da parte del
corpo  di polizia da questi diretto sia stata particolarmente carente
cosi'  come  del  tutto  assente e' il rapporto di collaborazione del
citato comandante con le altre forze dell'ordine locali.
Significativa  delle  modalita'  di  gestione  dell'ufficio  si e'
rivelata  l'analisi  del  registro  dei  verbali  delle infrazioni ai
regolamenti  comunali  ed alle ordinanze sindacali che ha evidenziato
come  alcuni  accertamenti  effettuati  da  operatori  del comando, a
carico  di  amministratori  comunali o a carico di soggetti vicini ad
ambienti  controindicati  dopo  essere  stati  registrati  sono stati
successivamente cancellati.
L'organo  ispettivo ha messo in rilievo come scelte organizzative,
quale il conferimento del suddetto incarico, sebbene effettuate dalle
precedenti  amministrazioni, nonostante si siano rivelate palesemente
inopportune  oltre  che  non  adatte  ad  assicurare un controllo del
territorio,  non  sono  state  in  alcun modo messe in discussione da
parte  dell'attuale  amministrazione  ma  anzi  sono  state da questa
avallate.
Anche   l'attivita'   di   verifica   disposta   con   riferimento
all'esecuzione  degli  appalti  di  lavori  affidati dalla precedente
amministrazione   ed   in  relazione  ai  quali  l'attuale  compagine
amministrativa  avrebbe  dovuto  assicurate  un'opera di vigilanza ha
consentito di accertare delle gravi irregolarita' amministrative.
L'organo   ispettivo  ha  segnalato  come  spesso  l'attivita'  di
verifica  posta  in  essere  sia  stata  particolarmente difficoltosa
attesa, talvolta, l'assenza presso gli uffici comunali della relativa
documentazione,  condizione che, in relazione al comprovato intreccio
di   rapporti   tra   politica,   amministrazione   ed  imprenditoria
sussistente  nel  comune  di Vallelunga Pratameno, denota come l'ente
abbia,  di fatto, preventivamente rinunciato ad esercitare la propria
funzione  di  controllo,  con  cio'  consentendo  agli appaltatori di
stipulare  sub  contratti  e consentire ad ambienti controindicati di
potersi  illegittimamente  inserire negli appalti pubblici percependo
proficui guadagni.
Elementi    sintomatici    di   un   sistema   locale   fortemente
caratterizzato da un intreccio di rapporti tra politica ed economia -
che  ha  rivelato  peraltro  una sostanziale disapplicazione da parte
dell'apparato  burocratico del protocollo di legalita' «Carlo Alberto
Dalla  Chiesa»  volto  a prevenire tentativi di infiltrazione mafiosa
nel  settore  degli  appalti  di lavori e servizi - sono emersi anche
dall'analisi  dell'elenco  delle  imprese  fiduciarie  dell'ente  per
l'affidamento di lavori.
La  commissione  d'accesso  ha al riguardo evidenziato come, negli
anni,  l'elenco delle ditte fiduciarie, seppur formalmente rinnovato,
sia   rimasto  sostanzialmente  immutato  a  fronte  di  un'accertata
sussistenza  di  situazioni che, invece, avrebbero imposto un riesame
di  talune  delle  iscrizioni  gia'  effettuate  e come pertanto tale
condotta  omissiva  dell'amministrazione,  abbia  permesso  a  talune
aziende di continuare ad operare pur non essendo piu' in possesso dei
requisiti richiesti per l'iscrizione all'albo.
   Ancor  piu'  rappresentativa di tale stato di cose e' la richiesta
che  l'ente  locale  ha  formulato  alla Prefettura di Caltanissetta,
solamente  dopo  l'avvio  delle  operazioni di accesso, per acquisire
informazioni  antimafia  nei  confronti dei soggetti da iscrivere, in
sede di aggiornamento, nell'albo di fiducia dell'ente.
   L'organo  ispettivo  ha  messo  in rilievo che la comparazione tra
l'elenco di ditte allegato alla predetta richiesta e quello acquisito
in  sede  di accesso evidenzia una consistente diminuzione del numero
delle  societa'  iscritte  oltre all'assenza di alcune aziende locali
che  nel  2008  hanno  effettuato  lavori per l'ente. Peraltro tra le
ditte  non  presenti nel nuovo elenco se ne rinvengono alcune nei cui
confronti  la  richiesta di informazioni antimafia avrebbe comportato
l'emissione  da  parte  della Prefettura di un provvedimento positivo
per  la  sussistenza  di  cause  ostative. Tale circostanza, valutata
assieme  agli  altri aspetti dell'intera vicenda, mette in rilievo la
consapevolezza  da  parte  dell'ente  di  aver  intrattenuto rapporti
contrattuali   con  imprese  prive  dei  requisiti  prescritti  dalla
normativa  antimafia  al  punto  di  non  aver  mai avanzato nei loro
confronti,   prima  dell'accesso,  una  richiesta  formale  ai  sensi
dell'art. 10 del d.P.R. n. 252/1998.
   Significativa  e'  inoltre la vicenda relativa all'istituzione del
servizio   assistenziale   e   l'affidamento   dello  stesso  ad  una
cooperativa,   unica   partecipante   alla   gara,   che   al   tempo
dell'aggiudicazione del servizio era amministrata da persona indagata
per  associazione  per  delinquere  ed altre tipologie di reati. Tale
cooperativa  ha  inoltre operato in associazione temporanea d'imprese
con  altre societa', a loro volta vicine ad ambienti controindicati e
risulta  aver avviato al lavoro soggetti collegati a vario titolo con
elementi delle locali cosche.
   L'organo  ispettivo  ha  rappresentato  come  molteplici  elementi
evidenzino  che  la  procedura  in  esame  non  abbia apportato alcun
vantaggio  per  l'ente  locale  atteso  che,  per  l'affidamento  del
servizio,  il  comune  si  e'  di  fatto spogliato di un immobile del
patrimonio pubblico per il quale era stata prevista la corresponsione
di   un   canone   mensile  che  tuttavia,  per  espressa  previsione
contrattuale,  avrebbe  dovuto  essere  corrisposto  sotto  forma  di
ammortamento  mensile,  attraverso  migliorie  strutturali, di cui si
sarebbe dovuta fare carico la stessa cooperativa.
   Tale   ammortamento,   che   si  sarebbe  dovuto  esaurire  in  35
mensilita',  non ha in realta' mai avuto fine essendo stato rinnovato
fino  a  tutto  il  mese  di  ottobre  2008  e  conseguentemente, per
l'effetto,  il comune non ha in alcun modo introitato quanto pattuito
mentre  il privato, pur senza aver di fatto sostenuto alcun onere, in
quanto  non  ha  assolto  l'obbligo  di  migliorare  la struttura, ha
peraltro  incassato le rette dei degenti non provvedendo nemmeno alla
manutenzione     ordinaria     dell'immobile,     considerato     che
l'amministrazione    ha    recentemente   formulato   due   richieste
all'assessorato regionale delle politiche sociali al fine di ottenere
il  finanziamento  per  lavori da effettuare presso la struttura che,
come  si  legge  nella  relativa  documentazione,  risulta  essere in
cattivo stato di manutenzione e con impianti fatiscenti.
   L'inosservanza del principio di legalita' nella gestione dell'ente
e  l'uso  distorto delle pubbliche funzioni incide in modo fortemente
negativo  sulle  legittime  aspettative  della  popolazione ad essere
garantita  nella  fruizione  dei  diritti  fondamentali,  minando  la
fiducia dei cittadini nella legge e nelle istituzioni.
   In   relazione  alla  presenza  ed  all'estensione  dell'influenza
criminale,   si   rende  necessario  che  la  durata  della  gestione
commissariale sia determinata in diciotto mesi.
   Ritenuto  pertanto  che ricorrano le condizioni per l'adozione del
provvedimento  di  cui all'art. 143 del decreto legislativo 18 agosto
2000,  n.  267,  si propone lo scioglimento del consiglio comunale di
Vallelunga Pratameno (Caltanissetta).
    Roma, 23 luglio 2009
   Il Ministro dell'interno: Maroni