La scuola italiana da Papa Francesco.

LA SCUOLA ITALIANA DAL PAPA – 10 maggio 2014

Annunci

La Scuola.

 

 

                                                                               LA SCUOLA

SENTENZA STORICA PER I DOCENTI DI RELIGIONE.


Uno dei romanzi più famosi della letteratura italiana è il “Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa che descrive la società siciliana risorgimentale volendo comunicare una amara verità:tutto cambia ma perché nulla,nella sostanza cambi. Il contenuto del predetto romanzo si addice perfettamente alla situazione attuale della gestione dei docenti di religione di ruolo ad opera di chi fa finta che nulla sia cambiato in seguito alla legge n.186/03 che ha disciplinato l’immissione in ruolo di tanti docenti e le conseguenze successive ad essa. Così si continua a far finta di niente e come se nulla fosse successo,in alcune realtà diocesane,la realtà degli IDR è rimasta inalterata con una gestione feudale e “mafiosa” degli stessi ad opera del saccente di turno che non si pone tanti interrogativi né di natura morale né giuridica circa la dignità e lo status giuridico degli IDR. Così si continua a pestare la stessa acqua putrida nel mortaio delle raccomandazioni,delle segnalazioni,dei privilegi,del favorire il docente di turno per questo o quest’altro motivo. E’ amaro costatare che i veri nemici degli IDR non sono all’esterno delle realtà ecclesiali ma proprio al loro interno.
La legge 186/2003 ha sostanzialmente cambiato,malgrado ciò che possa pensare qualche incompetente di turno(in giro ve ne sono sin troppi!), lo stato giuridico dei docenti di religione, principalmente per due motivi: 1) ha trasferito il sistema di reclutamento, sia per i docenti di ruolo che per gli incaricati annuali, dall’istituzione scolastica alla Direzione regionale con un organico regionale articolato su base diocesana; 2) ha previsto per il personale di ruolo l’applicazione delle norme di stato giuridico previste dalle disposizioni legislative in materia di istruzione (D.L.vo 297/1994) e dalle norme contrattuali. Per quanto riguarda il primo punto è indubbio che la legge 186/2003, avendo assegnato la competenza delle nomine al Direttore regionale, ha di fatto elevato il livello dell’Intesa da un settore ristretto alla singola istituzione scolastica ad un ambito più ampio che abbraccia tutto il territorio della diocesi.
Se poi si tiene presente che per la mobilità dei docenti di religione di ruolo si applicano le disposizioni contrattuali, allora diventa ancora più chiaro che il compito di individuare chi voglia o debba spostarsi da una sede all’altra compete al Direttore regionale, il quale dovrà utilizzare i criteri oggettivi stabiliti dal Contratto collettivo e dall’ordinanza ministeriale. Insomma appare chiaro che il docente di religione di ruolo ha il diritto di rimanere nella propria sede di servizio (ovviamente escludendo il caso in cui viene revocata l’idoneità), a meno che non voglia andare su un’altra sede oppure sia costretto a chiedere una nuova sede per contrazione delle ore disponibili.
Questa doverosa premessa serve a segnalare agli addetti ai lavori una sentenza di portata storica,la n.4666 emessa dal pretore del lavoro di Lucera (FG) del 1/12/2010,in favore di un insegnante MARIO LORIZIO che lo scorso anno scolastico si è visto trasferire d’ufficio dalla sua sede di servizio-il circolo didattico di Viesti,ad un’altra sede di servizio a 40 KM di distanza ossia presto l’istituto G.Falcone di Rodi.Un trasferimento,unitamente ad un passaggio dalla scuola primaria a quella dell’infanzia,che il giudice ha ritenuto illegittimo “in quanto la normativa in materia degli IDR prevede che dopo la prima assegnazione IL TRASFERIMENTO Può AVVENIRE SOLAMENTE PER LA PERDITA’ DELL’IDONEITA’ O PER LA MANCANZA DELLA DISPONIBILITA’ DI ORE”.Presupposti assenti nella vicenda dell’insegnante in questione,il quale è anche titolare della legge n.104.
Inoltre,si ricorda ai benpensanti del malaffare e a chi vuole coprire le proprie incapacità gestionali con brogli di sorta per favorire il lecchino di turno, che l’O.M. n.29/2010,art.8 c.2 dice che “le sedi assegnate agli IDr si intendono confermate di anno in anno”.Dunque la normativa vigente non disciplina alcuni ipotesi di “utilizzazione forzata” assicurando loro il diritto alla mobilità e alla utilizzazione SOLTANTO A DOMANDA DELL’INTERESSATO.
Infine,augurando al collega Mario di ritornare al più presto nella sua sede naturale,è opportuno precisare come la “causa” del collega sia stata portata avanti dalla Flc CGIL e non da altri sindacati “vicini”,solo a parole,agli idr.

VOCI DALL’AULA.I giovani oltre il nichilismo.


Noi adulti sappiamo davvero poco dei ragazzi di oggi, di come vedono se stessi e il mondo, di come giudicano i grandi e la società, delle loro paure, sofferenze, desideri, bisogni, sentimenti. Ci accorgiamo raramente di quanto sono intelligenti, autentici, maturi. Solitudine, disorientamento, delusione, paura, mancanza di prospettive, noia, percezione del non senso, aridità nelle relazioni, apatia, scetticismo, sfiducia: questo è il terreno nichilista nel quale crescono i ragazzi.
Ma in essi c’è una profonda attesa, di felicità e di pienezza: quello che Nietzsche definiva ospite inquietante – e che si annida nel loro cuore – attende l’Ospite dolce dell’anima, che bussa alla porta di ciascuno di noi.
Questo libro è la risposta scritta di un Professore di Liceo alle domande e alle riflessione che i suoi ragazzi gli hanno posto attraverso i temi, le lettere, i dialoghi in aula. Cultura, esperienza, senso religioso, sono la materia che l’umanità dell’educatore plasma in queste pagine, offrendo la sua chiave di lettura sul senso e il buono della vita.
Il presente lavoro è lo sviluppo di un precedente saggio (1), una riflessione sul mondo dei ragazzi condotta attraverso la lettura dei loro componimenti scolastici. I testi utilizzati allora erano stati elaborati all’interno di due classi (una seconda ed una terza liceo) di un Istituto Superiore della Provincia di Bergamo. Decisi di intervenire il minimo possibile nella trama delle riflessioni contenute negli elaborati, per lasciare che emergesse la voce dei protagonisti, consapevole del fatto che difficilmente i ragazzi parlano davvero di loro stessi, della loro intimità: come stanno, cosa provano, cosa desiderano, cosa pensano. Dovevano essere loro a fornire elementi di conoscenza del proprio mondo agli adulti.
Perché allora una continuazione? Quella lettura aveva il pregio di far emergere le domande dei ragazzi, alle quali non volevo sovrapporre le mie risposte: oggi mi sento quasi in dovere di addentrarmi in questo ulteriore tentativo, poiché essi, a mio modo di vedere, sono evidentemente in attesa di proposte, anche umili, frutto di un’esperienza in divenire e del tutto personale.
Colgo un grande vuoto ed una profonda solitudine nel viso dei miei interlocutori, non frutto della loro aridità ma della nostra assenza o della nostra indifferenza.
Amore, politica, cultura, lavoro: tutto sembra essere così svuotato di dignità, intensità, profondità da rendere comprensibile quel radicale nichilismo con cui tanti ragazzi percepiscono la realtà, al limite dell’invivibilità.
Quando entro in una classe, soprattutto quelle iniziali della scuola superiore, ho sempre la percezione che gli occhi, i volti, la vitalità, la sola presenza dei ragazzi che ho davanti, siano domanda, attesa di qualcosa che essi aspettano da me, da noi, dagli adulti in generale. Oggettivamente è così: sono l’insegnante e si aspettano che io trasmetta loro qualcosa, possibilmente significativo, bello. Un ragazzo è una promessa, un bisogno rispetto al quale l’adulto ha naturalmente una responsabilità. Ebbene il testo l’ho scritto perché tante volte mi sento in debito verso di loro: sento che c’è qualcosa che è dovuto, una ragione e una proposta di vita, un’ipotesi di impegno della loro esistenza, che oggi non riusciamo più a comunicare adeguatamente. Ma in essi c’è una profonda attesa, di felicità e di pienezza: quello che Nietzsche definiva ospite inquietante – e che si annida nel loro cuore – attende l’Ospite dolce dell’anima, che bussa alla porta di ciascuno di noi.
Ho cercato l’espressione delle corde più profonde che fanno vibrare il mio cuore e alla mancanza delle quali nessun giovane dovrebbe mai abdicare: il desiderio della bellezza, dell’amore, di Dio.
Ciò che più di tutto mi preme esprimere è la percezione dell’assoluta coincidenza tra Dio e ciò che nel mondo creato attrae come bellezza: natura, persone, sentimenti, affetti… tutto della creatura coincide con il Creatore. Il male non è negato ma il mio sguardo sul mondo creato desidera e vuole essere capace di coglierlo nella sua innocenza, grazie al sacrificio redentore di Cristo.
L’assenza di Cristo, il vuoto da Lui lasciato nel cuore dei giovani, è la radice più profonda del loro smarrimento. Il cuore umano ha bisogno di Dio, lo cerca, niente può dare respiro all’animo, alla profondità della sua sete, se non l’abbraccio e la deposizione della propria inquietudine nella presenza del Padre. Cercare di rispondere al bisogno di un giovane senza arrivare a questo livello è, nella mia esperienza, un girare a vuoto, un «immoto andare» per usare un’espressione di Montale (2).
Alla libertà dignitosa ma soffocante, colma di solitudine e di aridità, che Nietzsche ha lasciato alla sua era, si oppone compiutamente una sola alternativa: l’amore, l’amore inconcepibile di quella Croce, nella quale ogni umano sentimento, sfumatura, intuizione è accolta nella sua verità. La Sua verità è inclusiva: tutto ciò che è veramente umano è Lui.
Il giovane, come ricorda San Giovanni Bosco, ha bisogno di sentire di essere amato: il nichilismo è sconfitto se la nostra esistenza è per sempre, è importante, se le esigenze del cuore contano qualcosa.
Ma quale amore può dissetare una sete d’amore che umanamente è inestinguibile? Arrivare a Cristo è arrivare alla fonte profonda, dove la domanda di Dio diventa domanda di occhi, mani, braccia, sorriso, dolore di Dio, dove il bisogno d’amore è accolto fino alla sua implicazione ultima: morire d’amore, morire d’amore su una Croce, alla cui base è deposto tutto il dolore umano. «Io ho bisogno di Cristo, e non di qualcosa che Gli somigli», affermava ancora Lewis (3): abbiamo bisogno della Sua presenza, della Sua amicizia.
E’ l’innocenza di quella vittima che ha spaccato la ferrea visione di Nietzsche: l’innocenza di quella vittima è la pace e l’approdo a quella guerra che combattiamo in noi, quel combattimento – che in fondo vorremmo perdere – contro la Sua amorosa e discreta presenza, perché la pace è riconoscerLo e amarLo, come afferma sant’Agostino: «Tu mostri in modo abbastanza evidente la grandezza che hai voluto attribuire alla creatura razionale; alla sua quiete beata non basta nulla, nulla che sia meno di te, Cristo» (4).

1.M. Lusso, Quello che ai genitori non diciamo, Liberedizioni, Brescia 2007.
2.E. Montale, Arsenio in L’opera in versi, Einaudi, Torino 1980, p. 81.
3.C. S. Lewis, Diario di un dolore, op. cit., p. 74.
4.Sant’Agostino, Confessiones, Libro XIII, 8.9.

L’AUTORE

Matteo Lusso, laureato in Lettere Moderne, è docente di ruolo in un Liceo Socio-Psicopedagogico della Provincia di Bergamo. Svolge attività di ricerca negli àmbiti dell’orientamento scolastico e del diritto allo studio. Fra le sue opere ricordiamo: Quello che ai genitori non diciamo, un viaggio nel mondo dei ragazzi attraverso la lettura dei loro componimenti (2007); e la raccolta di poesie Non morire dentro (2008).

Diritto e religioni nelle democrazie contemporanee.

taranto_indice
Nel volume s’indaga su come dirimere l’intreccio, non sempre felice, tra sfera del diritto e sfera della religione. A tal fine è necessario individuare una teoria politica e dei principi giuridici che godano di una solida giustificazione filosofica. Nel tentativo d’individuarli, l’autore presenta una tesi – definita razionale – secondo la quale, dal punto di vista filosofico, diritti umani, libertà fondamentali e laicità sono concetti che hanno una genesi teorica unitaria, riconducibile in via principale alla svolta soggettivistica avviatasi con la filosofia moderna e il razionalismo cartesiano. Da allora l’uomo non è più considerato “soggetto” nel senso di sottoposto all’autorità ma quale individuo emancipato, dotato di autonome capacità conoscitive e di giudizio. Il lume della ragione è sufficiente a rischiarare il cammino dell’uomo, che può rivendicare diritti e libertà a titolo individuale e lo Stato, non più detentore della Verità, deve riconoscere uno spazio pubblico sganciato da visioni religiose del mondo.

Salvatore Taranto attualmente svolge attività di ricerca nella Facoltà di giurisprudenza di Catanzaro. Ha trascorso periodi di studio presso università straniere, tra cui Cambridge.

S. Taranto, Diritto e religioni nelle democrazie contemporanee. Collana: Università degli Studi «Magna Græcia» di Catanzaro,Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 2010,pp. 328.

Che confusione:sarà perchè ti amo!!


Ora di religione, non di catechismo

Ieri sul Sole 24 Ore è stato pubblicato un interessante articolo di Sergio Luzzatto dal titolo “Ora di religione, non di catechismo” nel quale l’autore notava una contraddizione in alcune attività del ministero. La prima è l’esultanza del ministro per la sentenza della Cassazione che dichiarava legittimo il ruolo dell’IRC nell’attribuzione del credito scolastico in sede di scrutinio, e la seconda è la riunione del Comitato paritetico Miur-Ass. Biblia del 13 maggio dopo che, il 29 marzo, gli stessi Miur e Ass. Biblia avevano sottoscritto un Protocollo d’intesa sull’insegnamento della Bibbia a scuola in modo laico, aconfessionale e interculturale senza interferire con l’IRC. Nota Luzzato che “è a questo punto che le due notizie giunte da Viale Trastevere vanno sommate l’una all’altra, e pongono un problema. Oppure, quanto meno, evidenziano un paradosso. È il paradosso per cui il ministro Gelmini può cantare vittoria per l’ora di religione che obbligatoriamente va calcolata nei crediti scolastici, e insieme può riconoscere – promuovendo una lettura aconfessionale della Bibbia in orari diversi della didattica – che quell’ora di religione non è altro (giusto il Concordato) che un’ora di catechismo”. La quaestio è più vecchia del mondo:ora di religione come catechismo o come cultura religiosa?Il rinnovo del concordato del 1984 ha spostato l’asse della disciplina IRC sulla cultura religiosa mutuata dai principi del cattolicesimo poiché quest’ultimi fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano. Evidentemente non è bastato tutto questo tempo per metabolizzare,dentro e fuori il mondo cattolico,il nuovo statuto epistemologico della disciplina IRC,poiché in tanti continuano a considerarla come un momento,a voler essere buoni,di evangelizzazione delle giovani generazioni creando così una sempre maggiore marginalizzazione della disciplina a confronto con le altre discipline scolastiche.
A differenza di Luzzatto a me non fa molto scalpore che il ministero si contraddica nei suoi atti: è dal 1929 che ci si contraddice in materia di insegnamento di religione. Quello che mi preoccupa è l’idea che ha dell’IRC, e di noi IdR, l’Associazione Biblia, che ha tra i suoi membri anche eminenti biblisti e uomini di cultura cattolici. L’intenzione e l’obiettivo educativo di Biblia è ottimo, fare della Bibbia un libro conosciuto e studiato a scuola, ma va perseguito nonostante l’IRC o anche con il suo pur limitato supporto? L’IRC è un’ostacolo o una risorsa? Il fatto che il nostro insegnamento sia confessionale, nei contenuti anche se non negli obiettivi, lo rende meno serio nella conoscenza della Bibbia? La formazione biblica degli IdR conseguita negli ISSR o nelle Facoltà di Teologia è mancante di qualcosa perché confessionale? È catechistica? Certo qualche problema c’è se qualche idr (caso sporadico?) dice ai suoi allievi niente che poco di meno che la Bibbia andrebbe imparata a memoria così come il Corano.Certo,una tantum,qualche controllo a qualche mente inquieta,seppur pluri-laureata,non farebbe male.La grande soddisfazione personale,che credo di poter condividere con migliaia di colleghi sparsi nella penisola,è quello di aver contribuito a fare amare l’IRC ai tantissimi giovani che la scelgono non per avere il credito scolastico alla fine dell’anno,sarebbe troppo riduttivo e altremodo offensivo,ma per potersi confrontare,per poter apprendere,conoscere la cultura religiosa,i valori etico-morali del cristianesimo a confronto con altri sistemi religiosi di significato. Dunque la tanta confusione che regna è ripagata dal grande “amore” dei giovani per l’IRC:provare per credere o,una volta tanto,credere senza provare!A proposito di Bibbia,della sua diffusione e conoscenza dal punto di vista storico,culturale,esegetico,spirituale,spesso si alza l’ingegno e si invita taluni idr a farsi promotori di tale iniziativa nelle parrocchie con la grave affermazione che c’è scarsa conoscenza dei testi sacri. Vera,purtroppo l’affermazione,ma di chi è la responsabilità?Come si porta avanti la c.d. “pastorale biblica” nelle parrocchie?E si è a conoscenza che il compito principale degli IDR è essere e fare gli IDR a scuola?Compito per cui sono “mandati” dal Vescovo e pagati dallo Stato!Il compito degli IDR non è fare i “tappabuchi” nelle lacune pastorali di realtà extra scolastiche. Dunque ci si chiarisca le idee e la smetta di pensare che gli IDR siano alla mercè,ai dictat del dittatore di turno.Le logiche fasciste e parafasciste sono finite unitamente a quelle del ricatto. La pastorale bilbica,nelle parrocchie va portata avanti da tutta la comunità ecclesiale soprattutto per arginare,oltre che l’ignoranza in materia,il fondamentalismo biblico di matrice geovista.
Speriamo solo che tra i membri del comitato scientifico di Biblia non si condividessero le conclusioni di Luzzatto nel suo articolo: “In fondo, è come se il ministro ammettesse così che l’ora di religione non coincide con l’ora della Bibbia. E così facendo, il nostro ministro della Pubblica istruzione rende omaggio – forse senza saperlo – a una tradizione ultrasecolare dell’Italia cattolica: al bronzeo principio della Controriforma secondo cui un conto è saper leggere i testi sacri, tutt’altro conto è essere buoni cristiani. Ma entrambe le cose, secondo il ministro, dovranno “fare media” il giorno degli scrutini, se non proprio il giorno del Giudizio universale”.

link articolo Luzzatto: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-05-23/religione-catechismo-081000.shtml?uuid=AYHbxCsB
link protocollo d’intesa: http://www.istruzione.it/getOM?idfileentry=538505
link comunicato stampa riunione Commissione paritetica: http://www.biblia.org/comunistampa.pdf