Scenari di Resurrezione.

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E’ sul punto di essere pubblicato un interessante volume sulla Pasqua in Sicilia del fotografo Prof.Mario Virga.Un interessante volume fotografico,con il supporto dei testi del Prof.Michele Vilardo,per narrare,trasmettere,documentare alcuni momenti fondamentali della ricca e variegata settimana santa in Sicilia.Da sempre l’uomo ha vissuto il suo rapporto con le immagini , dalle pareti delle caverne in poi in modo sacrale. Da millenni la riproduzione delle stesse ha sviluppato nella mente dell’individuo processi antropologici complessi. L’immaginazione  è, per Platone, una delle forme di conoscenza meno elevata – trattandosi di un ambito inerente “copie di copie” – rispetto alla dialettica che si basa, invece, sulla razionalità del linguaggio (orale). Per le immagini questo comporta, inevitabilmente, una declassificazione del loro valore.

L’invenzione della fotografia, che risale alla prima metà del XIX secolo, portò una radicale innovazione nella riproduzione della realtà. Bisogna infatti pensare che, prima di questo momento, non esisteva l’idea di una riproduzione oggettiva delle sembianze di persone, cose o paesaggi.

In Sicilia,come scrive G.Cammareri  di simani santi ce ne sono davvero tante. “Se ne possono incontrare di meste,chiassose,nevrotiche,follemente amate e disprezzate,profumate dal vino che lava le notti e dall’acre odore dei ceri che le sporca dolcemente,profumate da tanti fiori e illuminate da tantissime luci. Simani gonfiate con l’elio dei palloncini,fatte di mille macchine fotografiche al collo ,di bambini vestiti da angioletti e di mamme che li accompagnano,di vecchietti piangenti ai balconi al passaggio di Cristi e Madonne….Croci,pennacchi,spade attaccate alla vita da centurioni più o meno baffuti e ancora il gesto per un altro e un altro ancora “clic” di quelle mille macchine fotografiche il cui piccolo rumore annega,miseramente,in un mare di note scandite da suonatori infiocchettati nella divisa di questa o quella banda”.   

La Pasqua in Sicilia, di Mario Virga ,è il racconto fotografico di alcuni momenti delle simani santi che si svolgono in Sicilia e si pone sulla scia del lungo cammino di affermazione progressiva della civiltà dell’immagine. Tante immagini,quelle del Virga,per documentare,narrare,appassionare,tramandare quella che gli israeliti chiamarono Pesach che significa passaggio.

Il presente volume è una preziosa raccolta fotografica scaturente dalla pazienza, certosina, del  Virga quale grande appassionato,oltre che di fotografia,soprattutto della Sicilia e della Sicilianità,terra che gli ha dato i natali e dove Egli vive. La pubblicazione delle foto, del Prof.Virga, riguardanti alcuni momenti dei riti extraliturgici della Settimana Santa e della Pasqua in alcuni comuni isolani,arriva dopo anni di passione e di impegno, profusi dall’Autore fotografo per passione, nel documentare ,attraverso la nobile e difficile arte dello scatto fotografico,alcuni momenti della Pasqua “Siciliana”.

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Giorni di Mafia……di Roberta D’Aquino.

 

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Roberta D’Aquino,GIORNI DI MAFIA,Dalle origini alla morte di Michele Greco,Biesse Editore,2008.

Saperi e Sapori….

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UN ABSTRACT DEL LIBRO

Per usare la metafora della cucina, si tratta di un pasto abbondante, con tantissime portate.
A noi piace immaginare che i lettori l’abbiano gustato come i pranzi di festa di una volta.
Ci si alzava sazi, ma non appesantiti, contenti di avere condiviso non tanto il cibo ma la gioia dello stare insieme.
Oggi questa dimensione si è un po’ perduta, ma chi ha esperienza seria di convivialità sa bene che per arrivare sazi ma non appesantiti alla fine di un lauto pasto, occorre possedere alcuni semplici “segreti”.
Il primo: non iniziare il pasto buttandosi famelicamente sugli antipasti, con abbondante uso di pane. Viceversa, il  “mangiatore saggio” assaggia di tutto, ma con moderazione, assaporando i cibi e ascoltandone i sapori.
Il secondo: usare bene l’arte del conversare, che dà il giusto ritmo al pasto, e “alleggerisce”, quasi magicamente, il cibo, perché noi ci nutriamo anche di parole, e le parole “efficaci” (non le chiacchiere) a loro volta alleggeriscono la vita quotidiana.
Terzo: il saper inframmezzare il cibo e le parole con la musica. Beate quelle tavolate dove a un certo punto salta fuori una chitarra e si comincia a cantare!
Quarto: una bella passeggiata, calma e distesa, alla fine del pasto, in cui “smaltire” quello che si è mangiato…
Se vogliamo proprio esagerare, possiamo immaginarci uno di quei pranzi delle corti medievali, di quelli che prevedevano anche i balli, oltre che i canti. Certo, di fronte alla quantità dei percorsi e delle suggestioni presentate in questo volume, sembra difficile trovare una chiave di lettura unitaria: gli stimoli sono così tanti che si fa fatica a ricondurre il tutto a unità. Eppure, a noi pare che robusti fili di unità possano essere individuati e afferrati, per cogliere il disegno che ha guidato la nostra ricerca. A partire dal titolo, proviamo a indicarne qualcuno.
I saperi.
Se mi piace una bella ragazza e non la conosco, farò di tutto per creare occasioni di conoscenza e contatto: solo in questo modo riuscirò a capire se mi piace davvero, e se lei contraccambia il mio interesse. Non c’è vero amore se non è nutrito dalla conoscenza. Ed è così per ogni attività umana, che trova il suo fondamento nell’esperienza. Io esisto e conosco il mondo a partire dal quel “mondo” così particolare che sono gli altri.
Va detto con molta onestà che nel mondo delle organizzazioni (ma si potrebbe dire lo stesso della politica, dell’economia, eccetera) molto spesso le persone non sanno quello che stanno facendo. E questo, a partire dai capi! Ci raccontava un giovane informatico: il problema di molti manager è che il più delle volte non sanno quello che stanno gestendo. In questo modo, non solo non aiutano i loro collaboratori a svolgere meglio le attività, ma addirittura gliele complicano!
Questo libro, volutamente ricco di contributi anche molto diversi tra loro, ha un primo pregio: tutti gli autori, certo con i limiti di ogni esperienza, conoscono la realtà di cui raccontano. Ne hanno fatto esperienza autentica, cogliendone il senso e cercando di ricostruirne il significato. E poiché ogni esperienza umana apre a molte altre esperienze, tutti gli autori dei diversi contributi sono appassionati ricercatori della verità. E questo ci porta alla seconda chiave di lettura del testo.
I sapori.
Se è vero quindi che non c’è autentico amore senza conoscenza, è però altrettanto vero che ogni conoscenza, se non conduce all’amore, resta vuota e priva di attrattiva.
Perché? Ecco la domanda chiave di ogni esperienza umana.
Per amare ed essere amati. Che è il vero e unico bisogno di ogni donna e ogni uomo che siano minimamente sinceri con se stessi.
Il “sapore” è ciò che dà senso alla vita propria e a quella degli altri. Il gusto, il piacere di fare.
Questo spiega perché l’uomo tende naturalmente al bene, pur essendo egli una contraddizione vivente e sperimentando la sconfitta quotidiana operata dal limite, dalla sofferenza, in definitiva dalla morte. Eppure, nel profondo dell’esperienza umana, il cuore dell’uomo anela ad amare e ad essere amato. Come ha detto il papa Giovanni Paolo II nel messaggio di inizio anno 2005: «L’amore è ciò cui anela il cuore di tutti!».
Nel mondo delle organizzazioni questa evidenza si traduce in conseguenze molto semplici e chiare: non mi interessa tanto se un’organizzazione è “efficiente”, quanto se essa è “efficace”, se produce cioè il “profitto” per cui essa vive e cresce. Il “bene” di un’organizzazione è costituito dalla capacità di essere “ordinata”, cioè di essere sempre “al lavoro”, per realizzare il più possibile armoniosamente i propri scopi. In termini gastronomici: non mi interessa se la ricetta è stata eseguita alla perfezione, mi interessa che il piatto portato in tavola sia buono al gusto e facile alla digestione! Che mi nutra e mi faccia star bene!
A noi piace poi immaginare questo libro come una grande partitura musicale, in cui suonano tanti strumenti, per far “cantare” tante note… Armonia, fatta di incontro, ma anche di scontri, di tensioni, di (ri)soluzioni cercate e trovate insieme. E qui viene fuori una terza chiave di lettura.
Il cammino, la strada.
Il sottotitolo del libro è: Idee e pratiche per umanizzare le organizzazioni.
Diventare ciò che siamo è il grande segreto delle tradizioni filosofiche e religiose dell’umanità.
Siamo portatori di una vocazione e di un destino: diventare pienamente uomini.
Il segreto di ogni attività umana è riuscire a stare sempre in contatto con la propria anima. Non dobbiamo cercare modi strani di realizzare una vita buona per noi stessi, per gli altri, per l’organizzazione cui apparteniamo e in cui viviamo. Ci basta stare ancorati alla nostra umanità.
Tornando all’esempio di prima: mi piace una bella ragazza, cerco di conoscerla; la reciproca conoscenza mi/ci fa capire se la passione è autentica; iniziamo un cammino comune. L’uomo è senza dubbio faber, perché agisce sul mondo e lo trasforma, ma è allo stesso tempo viator, perché è sempre in cammino, sempre in ricerca. Nella strada, si fa esperienza di cosa è davvero necessario, e di cosa si può tranquillamente tralasciare. Sulla strada si incontrano le persone e si realizzano le migliori iniziative: la strada come luogo fondamentale del mondo. Solo per fare un esempio, si pensi a “come” e “dove” è stata fondata la città di Roma: un luogo di commercio e di scambio, sul fiume Tevere, tra le popolazioni etrusche e latine. Così è nel mondo delle organizzazioni: capire cosa serve davvero e cosa in tutta tranquillità si può lasciar perdere, sarebbe un enorme progresso per la produttività e il profitto! Tutti gli autori di questo libro sono infaticabili camminatori sulle strade del mondo e leggendo i loro contributi si avverte il peso e il valore delle esperienze fatte sulla strada…
Ma il libro resta come non finito, per due motivi. Per prima cosa, perché gli autori sono già all’opera su diversi cantieri di lavoro professionale e culturale. Il secondo, perché la loro speranza è che i lettori, cogliendo il senso di ricerca del testo, ne facciano propri, del tutto o in parte, i contenuti e li sviluppino nei diversi contesti di vita e di lavoro.
Buona strada a tutte/i!

Elio Meloni -Valerio Beretta,Saperi e Sapori,idee pratiche per umanizzare le organizzazioni,Monti Editore,2008

http://www.growingmanagement.it/growingmanagement/Saperi_e_Sapori.html

Fumo e arrosto…..di Mary Taylor Simeti*

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Letteratura e cucina, parole e sapori, poetica del gusto e piatti della tradizione: un connubio inscindibile, quello tra arte letteraria e gastronomia, particolarmente per gli scrittori siciliani, da sempre affascinati dal potere evocativo e simbolico del cibo. Ecco così che l’autrice, nelle sue “escursioni nel paesaggio gastronomico della Sicilia” riapre le celebri pagine del “Gattopardo” dedicate alla descrizione sontuosa e dettagliatissima del pranzo in casa Salma e quelle, diversamente evocative e nostalgiche, di Vittorini sul mondo umile e silenzioso dei contadini e degli emigranti. O ancora quelle scritte dall’Abate Meli sotto forma di poesie dialettali in onore delle prelibatezze nate dalle abili mani delle monache dei tanti monasteri che, per secoli, hanno addolcito le tavole delle famiglie palermitane con le loro specialità dolciarie.

E, per permettere al curioso lettore di sperimentare in prima persona le squisitezze passate in rassegna ne sono puntualmente riportate le relative ricette, Un invito stuzzicante a far rivivere piatti come I “Timballo del Gattopardo”, le “Paste delle Vergini” o il “Ragù di tonno”, ormai appartenenti alla storia della gastronomia siciliana.

 

*Nata a New York, Mary Taylor Simeti vive in Sicilia dal 1962. È l’autrice di articoli apparsi sul New York Times, il Financial Times di Londra ed altri periodici, e di vari libri, fra cui On Persephone’s lsland: A Sicilian Journal; Pomp and Sustenance: 25 Centuries of Sicilian Food; e Travels with a Medieval Queen, tutti pubblicati a New York e Londra. Con Flaccovio ha pubblicato Mandorle amare.

 

Mary Taylor Simeti,Fumo e arrosto.Escursioni nel paesaggio letterario e gastronomico della Sicilia.Flaccovio Editore,2008.

Io canto di Laura Pausini

 

La nebbia che si posa la mattina
le pietre di un sentiero
di collina
il falco che s’innalzerà
il primo raggio che verra’
la neve che si sciogliera’
correndo al mare
l’impronta di una testa sul cuscino
i passi lenti e incerti
di un bambino
lo sguardo di serenita’
la mano che si tendera’
la gioia di chi aspettera’
per questo e quello che verra’
Io canto
le mani in tasca canto
la voce in festa canto
la banda in testa canto
corro nel vento
Canto
la vita intera canto
la primavera canto
la mia preghiera canto
per chi mi ascoltera’
voglio cantare
sempre cantare
l’odore del caffe’ nella cucina
la casa tutta piena di mattina
e l’ascensore che non va
l’amore per la mia citta’
la gente che sorridera’
lungo la strada
i rami che s’intrecciano nel cielo
un vecchio che cammina tutto solo
l’estate che poi passera’
il grano che maturera’
la mano che lo cogliera’
per questo e quello che sara’
io canto
le mani in tasca canto
la voce in festa canto
la banda in testa canto
corro nel vento canto
la vita intera canto
la primavera canto
la mia preghiera canto
per chi mi ascoltera’
voglio cantare
sempre cantare
cantare…
io canto
le mani in tasca e canto
la voce in festa e canto
la banda in testa e canto
la vita intera canto…

Novembre nuovo singolo di Giusy Ferreri

Ho difeso le mie scelte io ho
creduto nelle attese io ho
saputo dire spesso di no
con te non ci riuscivo.
Ho indossato le catene io ho
i segni delle pene lo so
che non volendo ricorderò
quel pugno nello stomaco.
A novembre
la città si spense in un istante
tu dicevi basta e io rimanevo inerme
il tuo ego è stato sempre più forte
di ogni mia convinzione.
A novembre
la città si accende in un istante
il mio corpo non si veste più di voglie
e tu non sembri neanche più così forte
come ti credevo un anno fa
novembre.

Ho dato fiducia al buio ma ora sto
in piena luce e in bilico tra estranei
che mi contendono la voglia di rinascere
A novembre
la città si spense in un istante
tu dicevi basta e io rimasi inerme
il tuo ego è stato sempre più forte
di ogni mia convinzione.
A novembre
la città si accende in un istante
il mio corpo non si veste più di voglie
e tu non sembri neanche più così forte
come ti credevo un anno fa
novembre.
E tu parlavi senza dire niente
cercavo invano di addolcire quel retrogusto amaro
di una preannunciata fine.

L’assoluto nelle tradizioni religiose: il divino e il cosmo

 di

Alberto Pisci

 

 

La storia dell’umanità porta in sé la traccia evidente di uomini e donne, appartenenti ai più diversi orizzonti culturali, che affermano di aver fatto un’esperienza radicale dell’Assoluto. Qualunque sia il nome attribuito a tale Assoluto, che sia stato percepito come personale o impersonale, tutti testimoniano di un’esperienza unica che ha dato senso alla loro vita. Sapienti taoisti, hindù o buddisti, filosofi greci e romani, mistici ebrei, cristiani o musulmani, toccati dalla trascendenza, hanno rifiutato una visione puramente materialista dell’uomo e del mondo. Essi hanno evocato la forza dello spirito e testimoniato la possibilità di un’esperienza interiore che conduce a una profonda trasformazione dell’essere. Attraverso differenti concetti e immagini improntati alle singole tradizioni filosofiche e religiose, essi hanno cercato di trasmettere il proprio percorso individuale, invitando i discepoli a impegnarsi lungo il cammino della ricerca spirituale.
Oggi la crisi delle ideologie e delle istituzioni (comprese quelle religiose) riporta in primo piano il bisogno degli individui di dare un senso alla propria vita. Il bisogno di spiritualità e sapienza non è mai apparso così forte in Europa come in questi decenni in cui le società appaiono fortemente secolarizzate. L’uomo occidentale, all’inizio del XXI secolo, si scopre sempre meno ancorato a certezze e risposte preconfezionate; tuttavia non ha rinunciato a interrogarsi sul senso dell’esistenza e sulle modalità di vita in armonia con se stesso, con il prossimo e con il mondo. In questo debole scenario riprende vigore la ricerca mistica dell’Assoluto sia attraverso coloro che ne hanno fatto esperienza all’interno delle religioni tradizionali, sia attraverso nuovi e differenti percorsi esterni alle istituzioni ecclesiali.

Per cercare di avvicinare alcuni di questi percorsi e, con essi, il fine ultimo proposto dalle principali tradizioni religiose si possono percorrere strade differenti quali: 
la percezione della dimensione cosmica 
il rapporto tra l’uno e il molteplice 
l’insondabilità del divino 
la divinità che si rivela 
il divino come Provvidenza 
il divino interiore e il Sé 
la percezione dell’aldilà e del fine ultimo 

Avviciniamo il primo di tali percorsi, accostando alcune esperienze religiose dell’Assoluto percepito nella sua dimensione cosmica: come viene compresa la natura e la realtà che ci circonda? Gli O.S.A. delle secondarie superiori offrono numerosi spunti per la comprensione della rivelazione cristiana in relazione al rapporto tra Dio e il mondo e per la comparazione tra questa e le altre tradizioni religiose.

Per alcune tradizioni religiose l’Assoluto è percepito proprio attraverso la natura, l’ordine del mondo. In alcuni casi presiede il cosmo, in altri si identifica con esso. Quest’ultimo è il caso della visione cinese del Tao (o Dao) dell’armonia universale; o la Concezione della Terra-Madre presente in alcune tradizioni etniche come quella degli Amerindi che offrono una comprensione “religiosa” della natura e rispettano tutti gli esseri viventi come “popoli fratelli”.
Anche se è meno presente, questa dimensione cosmica è possibile ritrovarla presso alcuni mistici delle grandi religioni monoteiste che, come Francesco d’Assisi, lodano il Creatore attraverso la bellezza della sua creazione. Non si possono poi trascurare le esperienze di alcuni mistici contemporanei al margine delle grandi tradizioni religiose, come Bernadette Roberts, che evocano un’esperienza panteista dell’Assoluto attraverso cui scoprire che “Dio è dappertutto e che Egli è tutto ciò che esiste”.

 

 Ebraismo 

“I cieli narrano la gloria di Dio” (Salmo 19)

Il Salmo 19 è un inno che loda i prodigi di Dio nella natura. L’autore, probabilmente si tratta di Davide, celebra in Jahvè il creatore del cielo e l’autore della legge: l’idea che viene perseguita è che natura e legge di Dio siano espressione della perfezione divina, identificata nel sole. Nella liturgia cristiana questo salmo è applicato, nella liturgia del Natale, al Verbo di Dio, sole di giustizia.

I cieli narrano la gloria di Dio,
e l`opera delle sue mani annunzia il firmamento.
Il giorno al giorno ne affida il messaggio
e la notte alla notte ne trasmette notizia.
Non è linguaggio e non sono parole,
di cui non si oda il suono.
Per tutta la terra si diffonde la loro voce
e ai confini del mondo la loro parola.

Là pose una tenda per il sole
che esce come sposo dalla stanza nuziale,
esulta come prode che percorre la via.
Egli sorge da un estremo del cielo
e la sua corsa raggiunge l`altro estremo:
nulla si sottrae al suo calore.

 

Cristianesimo 

“Per mezzo di Lui tutte le cose sono state create” (Col 1,15-20)

Nella Lettera ai Colossesi San Paolo espone il primato di Cristo sia nella realtà naturale, sia in quella soprannaturale. Cristo, primogenito della creazione, Figlio di Dio fatto uomo, riflette nella sua natura umana l’immagine del Dio invisibile.

Egli è immagine del Dio invisibile,
generato prima di ogni creatura; poiché per mezzo di lui
sono state create tutte le cose,
quelle nei cieli e quelle sulla terra,
quelle visibili e quelle invisibili:
Troni, Dominazioni,
Principati e Potestà.
Tutte le cose sono state create
per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose
e tutte sussistono in lui. Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa;
il principio, il primogenito di coloro
che risuscitano dai morti,
per ottenere il primato su tutte le cose. Perché piacque a Dio
di fare abitare in lui ogni pienezza e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose,
rappacificando con il sangue della sua croce,
cioè per mezzo di lui,
le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli.

“Cantico delle creature” di San Francesco

giotto

Giotto, La predica agli uccelli, particolare, 1296-1298 ca.
(Assisi, Basilica Superiore di San Francesco).

 

 

 

Non è solamente per i doni della Grazia e per la sua storia personale che Francesco d’Assisi prova un sentimento di gratitudine estrema, ma anche grazie all’ineffabile spettacolo della realtà naturale, così generosamente offerta alla nostra contemplazione. Ispirato dai Salmi, egli scopre nell’universo lo specchio delle perfezioni divine e vi aggiunge quel sentimento di fraternità con tutte le opere di Dio perché sono state santificate dal Figlio nello Spirito. Il Creatore non ha dato nulla all’uomo che non sia un bene; compresa la morte. È il peccato che lo priva del bene. Animato da una passione cosmica, il poeta santo che parlava agli uccelli e predicava ai lupi ricorda che tutto nell’universo è degno di amore, e che nell’amore non si deve fare economia.

Altissimu, onnipotente bon Signore,
Tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.

Ad Te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo ène dignu te mentovare.

Laudato sie, mi’ Signore cum tucte le Tue creature,
spetialmente messor lo frate Sole,
lo qual è iorno, et allumeni noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si’, mi Signore, per sora Luna e le stelle:
in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento.

Laudato si’, mi’ Signore, per sor Aqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.

Laudato si’, mi’ Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore
et sostengono infirmitate et tribulatione.

Beati quelli ke ’l sosterranno in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato si’ mi’ Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente po’ skappare:
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no ’l farrà male.

Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate.

 

Islam 

“Scrutate ciò che è nei cieli”

Il mistico del XII secolo Ibn ’Ata Allah era a capo di un’importante confraternita islamica sulle sponde del Nilo. Numerose delle sue Sentenze affermano che chi ha il cuore illuminato da una conoscenza soprannaturale vede i segni della presenza di Dio in tutta la creazione. Lui solo occorre scrutare e bramare di comprendere, non i cieli stessi ai quali bisogna guardarsi dal rendere culto.
(Ibn ’Ata Allah, Sentenze e colloquio mistico, Adelphi, 1981; Sentenza n.132)

Egli ti ha permesso di scrutare ciò che c’è nelle creature, ma non ti ha permesso di sostare con le creature. “Di’: Scrutate ciò che è nei cieli”; e dicendo “Scrutate ciò che è nei cieli” apre la porta della comprensione; e non dice “Scrutate i cieli” perché tu non ti rivolga agli astri.
(Sentenza n. 227)
Se non hai contemplato il Creatore, sei con le creature; se Lo hai contemplato, le creature sono con te.

 

Taoismo 

“L’armonia dell’universo è il Dao universale”

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Un monaco taoista del monastero di Wudang in preghiera.

L’Invariabile Mezzo

è un breve trattato dell’antichità cinese attribuito a Zisi, nipote di Confucio, che sarebbe vissuto nel V secolo a.C.
Il suo titolo
Zhongyong designa il Mezzo (Zhong) nel senso di equilibrio, di controllo dello spirito e dei sentimenti nell’agire quotidiano e costante (yong). Il Cielo è l’entità suprema che abbraccia la totalità dell’esperienza umana, dal cielo fisico al cielo astratto, conservando, sul piano religioso, le prerogative del Signore che governa gli esseri e la natura e determina il destino di ciascuno. Sul piano cosmico è il grande ordinatore del cosmo che si fonde con l’ordine naturale. La sua azione è sottile, ma continua e immensa.
Ciò che il Cielo destina all’uomo è la sua natura; seguire la sua natura è il Dao; coltivare il Dao è l’insegnamento. Il Dao non potrebbe essere abbandonato un solo istante; se potesse esserlo, non sarebbe più il Dao (…). Quando piacere, collera, tristezza e gioia non vengono manifestati, lì si trova il Mezzo, l’armonia. Il Mezzo è il grande fondamento dell’universo, l’armonia è il Dao universale.

 

Amerindi 

“Ogni luogo sacro contiene la sua propria rivelazione” (Vina Deloria, God is Red)

Giurista e scrittore per vocazione, Vine Deloria è uno dei più brillanti scrittori degli Stati Uniti ed è stato uno dei maestri del Red Power (Potere rosso), movimento di contestazione sociale e politica della minoranza indiana d’America che conobbe il suo apogeo negli anni 1960-70, lungo la scia del Black Power e della lotta per i diritti civili. L’opera più conosciuta di Vine Deloria è un best seller intitolato Custer died for your Sins (“Custer è morto per i vostri peccati”), pubblicato nel 1969, un pamphlet incisivo in cui denuncia i pregiudizi anti-Indiani della conquista dell’Ovest. È una riflessione personale sull’universo spirituale degli Indiani, divisi tra Cristianesimo e tradizionalismo. La sua riflessione religiosa è un’esaltazione delle religioni tradizionali degli Amerindi.

La convinzione secondo la quale gli esseri umani possono trasformarsi in uccelli o in altri animali così come le altre specie possono trasformarsi in esseri umani, è molto importante in alcune religioni tribali. Pertanto le differenti specie possono comunicare tra di loro e istruirsi a contatto gli uni con l’altri. Alcune di queste idee sono state tacciate di stregoneria per il fatto che tali fenomeni, in una prospettiva occidentale, sarebbero naturalmente percepiti come malefici e diabolici. Ma ciò che sfugge agli occidentali è che l’unicità del mondo ne è una conseguenza logica. In effetti, se tutti gli esseri viventi condividono lo stesso creatore e la stessa creazione, non è logico supporre che tutti hanno la capacità di essere uniti a tutte le creature viventi. Chi ascolterà l’insieme dell’universo? (…) Ogni luogo sacro contiene la sua propria rivelazione. L’avvenire dell’umanità dipende da coloro che giungeranno a comprendere il senso della loro esistenza ed assumersi la loro responsabilità di fronte a tutte le creature viventi. Chi ascolterà gli alberi, gli uccelli e gli altri animali, chi ascolterà le voci dei siti naturali? Quando i popoli a lungo dimenticati sui loro rispettivi continenti si solleveranno e cominceranno a rivendicare la antica eredità, essi comprenderanno il significato dei territori dei loro avi. Sarà allora che gli invasori del continente nord-americano scopriranno che su quel continente Dio è indiano.

 

New Age 

“Dio è dappertutto” (Bernadette Roberts, L’esperienza del non-sé, Astrolabio-Ubaldini)

L’americana Bernadette Roberts (1931) è stata per nove anni suora carmelitana e dice di sé, non senza humour, di essere “madre di famiglia di professione e contemplativa per grazia di Dio”. Sostiene di aver praticato un viaggio “aldilà dell’unione” in seguito alla quale avrebbe annullato il suo “io”. Desiderosa di trasmettere la sua esperienza, Roberts si rifà a figure di mistici cristiani quali Giovanni della Croce, Maestro Eckhart, Thomas Merton, ma sostiene di aver iniziato lì dove questi ultimi si sarebbero fermati: sulla soglia cioè della dissoluzione completa e definitiva del proprio “io” e dunque di ogni possibilità di unione con un Dio troppo personale per non essere oggetto di illusorie proiezioni e identificazioni.

Dopo aver scoperto che Dio è dappertutto io fui ricompensata del centuplo per la perdita sconcertante di un Dio personale interiore. Sembra che io sia dovuta passare attraverso il personale, poi l’impersonale, prima di realizzare che Dio era più vicino dell’uno e dell’altro e trascendeva queste due forme. Le nozioni e le esperienze di un Dio personale e interiore, o impersonale ed esterno, sono di ordine puramente relativo, poiché appartengono all’io e alla coscienza individuale. Dio, tuttavia, è aldilà della relatività della nostra mente e delle nostre esperienze percettive; in effetti Egli è così vicino che non può mai essere localizzato. Ma comprendere veramente questa intimità, vederla, vuol dire scoprire che Dio è dappertutto e nello stesso tempo vedere che Egli è tutto ciò che esiste.

Induismo 

“Dall’Immutabile emana l’universo dove siamo” (Mundaka Upanishad I, 1,7; II, 1,1)

Dal punto di vista indiano, il mondo può essere considerato illusorio, una specie di ectoplasma energetico che può riassorbirsi nel proprio principio. In questo senso l’universo è chiamato Maya, illusione o apparenza. L’uomo fa parte della creazione e non esiste sotto alcun aspetto fisico, mentale o spirituale al di fuori di essa. Lo Shivaismo in particolare si fonda sul principio che non esiste nulla che non faccia parte del corpo divino, che non possa essere una via per raggiungere il divino. Tutti gli oggetti, tutti i fenomeni naturali, le piante, gli animali, ma anche gli aspetti dell’uomo, possono essere punti di partenza per avvicinarsi al divino. Non esistono un alto e un basso, funzioni inferiori e superiori, una sfera profana e una sacra. Se riconosciamo l’ordine divino in ogni nostra tendenza, funzione fisica e azione, siamo padroni di noi stessi, compagni del dio. Se invece ignoriamo o rifiutiamo di vedere l’ordine universale in tutto ciò che costituisce il nostro ordine fisico o mentale e i legami che ci uniscono, a ogni livello, al mondo naturale e cosmico, attiriamo su di noi la follia distruttrice che è la manifestazione della collera degli dei.

Così come il ragno secerne e riassorbe il proprio filo,
come dalla terra sorgono le piante
e all’uomo crescono capelli e peli sulla testa e sul corpo,
dall’Immutabile emana l’universo dove siamo…
Dall’Immutabile provengono le diverse specie di creature
che tornano a perdersi in lui.
“Brahman è la suprema unità” (Sankara, Le plus beau Fleuron de la discrimination, versetti 226 e segg., Paris, 1998)

 

brahma1
Brahma, il dio della creazione dalle quattro teste,
rappresentato sul suo mezzo di trasporto: un’oca;
miniatura indiana del XVIII secolo, scuola Pahari
(Himachal Pradesh, Museo di Simla).

L’asceta indiano Sankara (788-820) è all’origine del sistema filosofico fondato sulla “non-dualità” che afferma, a partire dai testi Upanishad, che esiste un unico essere, il Brahman, la sola realtà, causa prima dell’universo che non è altro che un’illusione.
Brahman è la suprema realtà,
poiché non esiste altro che il Sé (…)
Tutto questo universo che l’ignoranza ci presenta sotto l’aspetto della molteplicità,
non è altro che Brahman (…)
Questo Brahman è la totalità di tutti gli esseri e di ogni cosa,
il Sé di ogni creatura (…)
Perché niente esiste fuori di Brahman (…)

 


Stoicismo 

“Zeus, principio della natura che tutte le cose con leggi governi” (Cleante, Inno a Zeus)

Lo stoicismo è la filosofia di gran lunga più rappresentativa al momento delle origini cristiane. Iniziata da Zenone di Cizio vissuto tra il 333 e il 262 a.C. questa filosofia è sostanzialmente materialistica, nel senso però che Dio (chiamato Logos) si identifica con la natura: la divinità pur essendo corporea è immanente all’universo. Nel cosmo è presente anche un principio finalistico, fonte di armonia universale, chiamato prònoia (“provvidenza”) il quale fa sì che nel mondo vi siano i migliori presupposti per la sua conservazione e che nulla venga a mancare. L’Inno a Zeus

che segue è di Cleante (morto verso il 232 a.C.) ed è un esempio sommo della religiosità stoica.

Gloriosissimo tra gli immortali, dai molti nomi, sempre onnipossente, Zeus, principio della natura, che tutte le cose con legge governi, salve! È giusto infatti che tutti i mortali si rivolgano a te, poiché da te siamo nati (…).
A te questo cosmo tutto, che si volge attorno alla terra obbedisce ovunque tu lo conduca e di buon grado a te si sottomette (…). Nulla avviene sulla terra senza di te, o nume, né sotto la divina volta celeste, né sul mare, tranne quanto compiono i malvagi nella loro demenza.
Ma tu sai rendere perfette anche le cose smodate e ordinare le cose disordinate, poiché ciò che non è amico diventa per te amico. Tutte le cose hai congiunto in unità, buone e cattive, in modo che per tutte le cose ci fosse un unico Lògos sempre presente, lui che, fuggendo, abbandonano quanti mortali sono malvagi (…).
Ma tu Zeus, donatore di ogni cosa, dio delle oscure nubi e della folgore scintillante, libera gli uomini dalla funesta ignoranza; bandiscila, Padre, dall’anima e permetti di ottenere conoscenza, con la quale governi ogni cosa secondo sicura giustizia.
Così onorati da te possiamo noi onorarti in cambio, cantando incessante le tue opere, come spetta a un mortale: poiché non c’è altro premio maggiore né per i mortali né per gli dèi che celebrare sempre secondo giustizia la comune legge.
“O Natura tutto viene da te, tutto è in te” (Marco Aurelio, Pensieri)

L’ultimo stoicismo, proprio dell’età imperiale, raggiunge i vertici amministrativi con Marco Aurelio. L’imperatore filosofo riafferma con forza il monismo panteistico. Egli ha conosciuto i cristiani e, sebbene il suo pensiero non dipenda da loro, entrambi attingono elementi del proprio rispettivo messaggio da un ambiente culturale ormai in trasformazione.

La natura universale… è la più antica delle divinità (9,1).
Quello che giova al Tutto è sempre bello e opportuno (12,23).
Per me, o natura, è sacro tutto quello che arrecano le tue stagioni: tutto viene da te, tutto è in te, tutto torna a te (4,23; confronta la Lettera ai Romani 11,36).
Tutte le cose formano un insieme organico… Uno infatti è il mondo che risulta da esse, uno il Dio che le pervade, una la sostanza, una la legge, uno il lògos comune a tutti gli esseri pensanti, una la verità. Una sarà quindi la perfezione di tutti gli esseri che hanno un’origine uguale e che partecipano dello stesso lògos (7,9; confronta la Lettera agli Efesini 4,4-6).
La natura universale non può portarti nulla che non ti sia sopportabile (8,46; confronta la Prima Lettera ai Corinzi, 10,13).

 


SPUNTI OPERATIVI 

 

1.    Riprendi i riferimenti alle lettere di San Paolo che compaiono nel testo di Marco Aurelio e metti in evidenza gli elementi di affinità tra il pensiero stoico e la predicazione cristiana.

2. In quali tradizioni religiose qui presentate appare più evidente l’identificazione tra la divinità e la natura?

3. Cerca nel sito dell’Unione Buddista Italiana (www.buddhismo.it) degli elementi per la comprensione buddista della natura.

 

 http://www.rivistadireligione.it/rivista/articolo.aspx?search=mjPoPxlzvvfNaFF7CPHBeFXwpCa9rLVx