Mafia:dalla Mattanza a Provenzano di Costantino Margiotta.

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LA MAFIA DEL VALLONE……

L’associazione culturale denominata LA RADICE,fondata nel comune di Valleunga Pratameno,è “un’organizzazione di volontariato che intende perseguire finalità di solidarietà sociale.Non persegue fini di lucro,pertanto è un’organizzazione no-profit e ritenendo la cultura,in tutte le sue accezioni,locale,nazionale,comunitaria ed internazionale,il mezzo più adatto ed efficace per l’evoluzione dei popoli…..”.Il concetto di cultura altro non è che “una visione della vita”,dei suoi valori di fondo,che i soggetti,singolarmente e comunitariamente,devono ricevere,vivere e trasmettere alle generazioni future. Diceva un grande filosofo tedesco Martin Haideggher che tutti noi nasciamo in u solco già scavato da altri e che nessuno di noi deve cominciare da capo,ma deve continuare a scavare il solco….Così emerge,all’interno di un vero percorso culturale,il concetto fondamentale di comunità locale,di storia locale e,dunque,di riscoperta e salvaguardia delle proprie RADICI. Un concetto,quello della storia locale,oggi ampiamente rivalutato proprio contro il maldestro tentativo di MASSIFICAZIONE del genere umano e di perdita delle IDENTITA’ locali,regionali e nazionali. Contro questo percorso di assoluto relativismo STORICO-CULTURALE,urge riscoprire le proprie radici,metabolizzarle,viverle tramandarle alle nuove generazioni. Il concetto di RADICE,però,implica anche la presenza,in forza della dialettica etico-storico-sociale,tra bene e male,di qualche radice SELVATICA che i percorsi negativi della storia hanno fatto crescere e sviluppare. Bisogna prenderne atto per un efficace percorso di contrasto alla Radice selvatica. Esattamente ciò che ha fatto la predetta associazione culturale,ponendo in essere un interessante lavoro di ricerca sulla mafia del Vallone. Su che cosa sia la mafia,credo non ci sia bisogno di spendere troppe parole,vivendo in Sicilia! Il Vallone è,per chi non lo conoscesse,quella parte centrale della Sicilia,dove si incontrano le punte estreme di tre provincie:Palermo-Caltanissetta-Agrigento. Costituito da comuni,della provincia nissena, come Mussomeli,Villalba,Vallelunga,Sutera,Campofranco,Milena,Bompensiere,Montedoro,Campofranco. Dai comuni di Cammarata,San Giovanni Gemini,della provincia di AG e dai comuni di Lercara Friddi e Castronovo di Sicilia della provincia di Palermo. Questo territorio ha assunto, nella storia repubblicana della Mafia, un ruolo di primaria importanza. Infatti è notorio a tutti come personaggi del calibro di Don Calò Vizzini,Genco Russo,Luck Luciano,rispettivamente capi mafia di Villalba,Mussomeli e Lercara,hanno dato un notevole contributo allo sbarco degli americani nell’isola. Una mafia,quella degli anni ’40,sostanzialmente legata alla gestione dei feudi,agraria,ma che non ha disdegnato di creare legami politici con i potenti di turno per avere anche la gestione politico-amministrativa del territorio. Infatti il famoso Don Calò Vizzini,fu nominato sindaco di Villalba il 27 luglio 1943 proprio dagli americani. A proposito di Don Calò,voglio narrarvi un fatto,storicamente accaduto,raccondatomi da una persona che lo ha conosciuto personalmente.Un giorno Don Calò,accompagnato sempre dal suo autista,scese a Palermo per “disbrigo pratiche”.All’improvviso,a metà della via Roma,gli venne da minzionare e fece fermare il suo autista. Non curante di trovarsi nel cuore della città,si mise in una traversa e minzionò!Un vigile urbano assistette alla scena e multò il malcapitato Don Calò con lire 500. Don Calò,sotto lo sguardo attonito ed incredulo del vigile,estrasse,dalla sua tasca,un mazzone di soldi,prese 1000 lire e li diede al vigile. Il quale,replicò,non conoscendo il personaggio in questione,che non aveva il resto.Don Calò non si scompose più di tanto,fece scendere il suo autista e gli disse:”piscia puru tu!”. Dopo di chè si rivolse al vigile e gli disse:”ora siamo pari”!

Per non divagare, e ritornare al tema,l’associazione La Radice,ha posto in essere una ricerca “dal basso” del fenomeno mafioso nel vallone.Cioè sono state poste in essere delle ricerche,da parti di ragazzi,dei diversi comuni predetti,proprio sui personaggi di spicco della mafia del vallone.La mafia di ieri legata fortemente a quella di oggi.Così come esiste un forte legame posito tra la cultura di ieri e di oggi,in egual modo,ciò avviene tra la Radice “malata “di ieri,che genera altre Radici “malate” di oggi.Duque,da Don Calò Vizzini,ai corleonesi di Totò Riina e di Bernardo Provenzano,trovando strettissimi collaboratori nel nisseno,nell’agrigentino e nell’ennese.E’ notorio a tutti come nel feudo di Verbuncaudo si sia nascosto il “Papa”della mafia Michele Greco.Così come molti mafiosi del vallone,capeggiati dai Madonia di Vallelunga,abbiano partecipato alla stagione stragista posta in essere dal capo dei capi. Queste ricerche,sono state raccolte e pubblicate. Cioè affidate alla memoria collettiva,per non dimenticare.Dunque un plauso a questa interessante iniziativa che partendo da un importante evento storico,lo sbarco degli americani in Sicilia,ha analizzato tutto l’interessante contorno che permise tutto ciò.

La cultura,cioè il cambiamento radicale di mentalità,l’affermazione del senso dello Stato,delle sue istituzioni e delle sue leggi,unitamente ad un sano percorso etico-morale e al fenomeno repressivo posto in essere dai magistrati e forze dell’ordine,danno a tutti noi la speranza di credere in un futuro migliore,senza Mafia,per il quale ci battiamo con grande senso di civiltà.

Quadri del pittore partinicese:Prof.Gaetano Porcasi:

Angelo Vecchio:Storia illustrata della MAFIA(2005)

Prefazione

Angelo Vecchio è un giornalista d’assalto. Il suo pane è la cronaca nera: dai fatti mafiosi ai delitti di ordinaria amministrazione. Non so se sia nato così o lo sia diventato: certo è così. È diventato un autentico maestro di ‘nera “. Ed era inevitabile che diventasse profondo conoscitore di fatti, vicende, cose mafiose, che ha raccontato in buona parte dei libri che ha già scritto, trovando il tempo solo Dio sa dove.

Il fenomeno mafioso, le sue vicende, i suoi delitti, i suoi personaggi, i suoi misteri, escono dai libri dì Vecchio con una connotazione diversa: chiari, precisi, documentati, carichi di verità.

È quella verità di cui è sempre stato permeato il suo lavoro, esaltato dalla passione e santificato dall’amore per la sua Sicilia, per la sua gente. E di cui brillano ora i suoi libri dei quali, per chi vuole conoscere la suo terra, non può fare a meno.

Sono stato il suo direttore. Lo ricorderò sempre come il ragazzo di quel giorno in cui si presentò a me con il volto pestato, punito perché aveva fatto il suo lavoro. Ma mi fece capire, con i suoi occhi vivissimi e un p0’ lucidi, che voleva tornare subito a fare un altro servizio. Allora lo colsi per quello che era e poi sarebbe diventato. E ora ha ripagato un vecchio che lui chiamava “maestro”. Grazie mio ragazzo antico. Il “maestro” è stato superato dall’allievo e ne è felice.

Umberto Bassi

Ai caduti nella lotta contro la mafia

L ‘AUTORE

Sicilia, terra di conquista, centro di traffici internazionali, terra di stragi, di lutti; terra di ma/esseri quotidiani, di gente che per fame è costretta a inventarsi la vita.

Certo, è anche la terra di Pitagora, Antonello da Messina, Verga, Pirandello, Musco, Capuana, Tornasi di Lampedusa, Sciascia, Bufalino, e ora anche di Carni/ieri, il più con temporaneo a questo millennio che sta per salutarci,forse con grande piacere di farlo, visto le centinaia di brutture che ha fatto registrare la cronaca degli ultimi anni.

Un mare di fango si è abbattuto sull ‘Isola: stragi di bambini, massacri di adulti, patti scellerati per eliminare uomini dello Stato, che hanno avuto l’unico torto di combattere Cosa nostra.

Già, la mafia. Tragedia secolare, di cui – a volere credere agli storici – non si conosce ancora neppure l’origine. Però, nessuno ha più alcun dubbio sui/a sua ferocia, su/la capacità di organizzare intrecci e traffici da una città all’altra, tra Continenti.

Avrebbe tante cose da raccontare il “corleonese” Totò Rima, che è in carcere dal gennaio del 1993. Assieme al latitante Bernardo Provenzano era stato il picciotto prediletto del boss Luciano Liggio.

Certo, sarebbe un bel colpo per gli investigatori se Rima decidesse di collaborare con la giustizia e raccontare la propria vita. Sarebbe come scrivere la storia de/la mafia da dentro, dalla mano di uno dei protagonisti de/la “malapianta” siciliana. Ma è solo una speranza, perché Rima non ha mai lasciato intendere di avere voglia di collaborare. Nota dolente.

Ora gli investigatori sperano di mettere le mani su Provenzano. sparito dalla circolazione più di trent’anni fa e negli ultimi tempi inseguito non dalle forze dell’ordine, ma anche dagli stessi “corleonesi’. con i quali avrebbe rotto dopo la cattura di Rima.

Mafia, male oscuro. Ne sanno qualcosa le vedove e gli orfani di quegli uomini caduti per averla affrontata a viso aperto. Nei primi del Novecento ci aveva provato anche un investigatore italo-americano: Joe Petrosino, tenente della polizia di Nuova York, che, arrivato a Palermo per capire gl’ ingranaggi della temibile ‘Mano Nera ‘ muore assassinato a colpi di pistola.

Qualche anno dopo ci prova un prefetto del nord Italia, Cesare Mori, ma solo per alcuni mesi, perché viene nominato senatore del Regno e richiamato a Roma. Dagli anni Venti ad oggi è una strage: cadono, infatti, poliziotti, carabinieri, magistrati e giornalisti, perché ritenuti invadenti. Uccisi anche imprenditori che si erano rifiutati di pagare il pizzo alle cosche.

Una carneficina, mentre i business di Cosa nostra si allargano a macchia d’olio: traffici di droga, contrabbando di armi, reinvestimento di “denaro sporco” in attività apparentemente legali, edilizia selvaggia, tangenti, corruzioni, accordi con politici disponibili, guerre tra cosche. E ancora. Pentimento di capifamiglia e gregari di mafia, patti tra boss siciliani e Cosa nostra americana, figlia di uomini che hanno fatto la storia della criminali:. organizzata: Al Capone, Lucky Luciano, Vito Genovese, Joe Masseria, Joe Bonanno, ma solo per fare alcuni nomi. Ecco, è tutto ciò di cui vogliamo parlare in questo lavoro. La speranza è di esserci riusciti, senza fronzoli e senza lasciare alcuna notizia tra le pieghe della cronaca.

Con umiltà

Angelo Vecchio

Angelo Vecchio,giornalista del Giornale di Sicilia.Da circa 30 anni si occupa di storie di nera e cronaca giudiziaria.Laureato in scienze politiche, ha svolto la sua formazione professionale tra Palermo e Catania.

JOSE’ TROVATO:LA MAFIA IN PROVINCIA DI ENNA….

LA MAFIA A ENNA,20 ANNI DI OMICIDI E FATTI DI SANGUE DAI RESOCONTI DEI PROCESSI CHE HANNO SMANTELLATO I VERTICI DELLE COSCHE.